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  1. Federico Quaresima Rispondi
    Da giovane assegnista di ricerca mi vien da pensare all'estrema importanza che dovrebbe avere un sistema di valutazione della didattica, ad oggi inesistente. I questionari possono avere delle distorsioni incredibili.. L'Anvur sta ragionando su un possibile sistema alternativo? Spero di sì, io non mi occupo di Education (nella ricerca) e spero sinceramente che mi stìa sbagliando.
    • Andrea Gavosto Rispondi
      credo che l'anvur punti sul costo standard come valutazione della diattica. Secondo questo criterio il giudizio lo danno gli studenti, muovendosi verso gli atenei migliori: le tasse universitarie li seguono (tipo voucher). Per ora è applicato al 25% nella distribuzione dell'FFO, anche se la legge prevederebbe un'applicazione al 100%
  2. davide mancino Rispondi
    Andrea, ho trovato interessante la parte in cui dici che una "analisi preliminare su dati Inps ci dice che il salario di ingresso medio di un laureato è inferiore agli 800 euro mensili". Questo dato sembra in enorme contrasto rispetto a quelli di Alma Laurea, secondo cui lo stipendio medio di un laureato magistrale, un anno dopo aver conseguito il titolo, nel 2017 è stato di circa 1.100 euro (netti). Potresti cortesemente linkare l'analisi che citi, sarei curioso di verificare da cosa possono dipendere le differenze. Grazie,
  3. gianmario raggetti Rispondi
    Ottimo articolo, che suscita alcune curiosità. In particolare, sarebbe da confrontare l'evoluzione del numero di laureati nei vari paesi distinguendo però tra paesi in cui esiste, o meno, il valore legale del titolo di laurea, triennale e magistrale. Sarebbe anche interessante capire in quali paesi ed in quali università si adotti, o meno, il numero chiuso. Occorre anche conoscere, il costo medio delle tasse di iscrizione per accedere all'università pubblica nei vari paesi considerati. Interessante, anche conoscere il livello di spendibilità di un titolo accademico rilasciato in un dato paese, nel contesto europeo: un titolo che possa assicurare la prosecuzione degli studi (laurea magistrale, master, dottorato,..) in altri paesi europei. A livello domestico, sarebbe utile conoscere il livello di attrazione di ciascun ateneo di studenti extra regione ed extra-nazione, come anche il flusso di laureati triennali che proseguono il biennio specialistico in atenei diversi da quello iniziale..
    • Andrea Gavosto Rispondi
      grazie, sono tutti ottimi spunti per la ricerca. Telegraficamente:1. sul valore legale (o in generale la certificazione degli apprendimenti) sappiamo che è tipicamente un fenomeno dell'Europa continentale, ma non ho mai visto correlazioni con numero di laureati; 2. sulle tasse, da vedere Eurydice (National Student Fee and Support Systems in European Higher Education – 2017/18), che mostra come l’Italia richieda tasse apprezzabili non compensate da un sistema generalizzato di supporto al diritto allo studio. La tassazione media italiana (1.300 € e 1.500 € rispettivamente per il primo e per il secondo ciclo di istruzione superiore) si colloca in posizione intermedia Peraltro, in Italia solo il 9% degli studenti riceve un supporto allo studio tramite borse o altri strumenti, come il 25% dei tedeschi, il 39% dei francesi, 54% degli inglesi, 66% dei finlandesi e 85% dei danesi; 3. I cfu europei sono trasferibili nei paesi che partecipano al Bologna process (così come i titoli possono essere fatti riconoscere nell'ambito dell'UE); 4. Quanto al livello di attrazione di ciascun ateneo di studenti extra regione ed extra-nazione, suggerisco di consultare il sito http://anagrafe.miur.it/ : segue tutti gli immatricolati dal diploma di maturità fino al voto di laurea. La fonte per monitorare i laureati dopo il conseguimento del titolo è invece AlmaLaurea, che soffre tuttavia di attrito crescente con il tempo trascorso dall’uscita dal sistema.
  4. Marcello Romagnoli Rispondi
    In termini di risorse le università italiane, falsamente accusate di inefficienza, versano in condizione non difficile: casomai drammatica. Secondo i dati OCSE per ogni studente l'università riceve il 30% in meno di fondi rispetto alla media europea. Questo produce uno scivolamento delle stesse nei fantomatici (e più di marketing) rating mondiali che tutto basano, direttamente o indirettamente, sui fondi a disposizione. Posizionamenti non esaltanti a causa degli scarsi finanziamenti vengono poi usati per dire che gli atenei italiani non sono di grande valore e quindi è inutile finanziarli. La terza missione dipende anche molto dalle aziende che non sono strutturate spesso per avere contatti con le università più che l'incapacità di queste di dare risposte. Circa la qualità della didattica, i questionari ci sono, ma non vengono usati a dovere. Come si valuta la didattica è un altro bel problema. Forse che all'estero hanno sistemi migliori???
    • Andrea Gavosto Rispondi
      rispondo sulla valutazione della didattica. se ne è occupato Matteo Turri nello studio Calimero su AVA reperibile su www.fondazioneagnelli.it e il focus internazionale di Scuola democratica e Fond Agnelli, anch'esso reperibile sul sito. In sintesi, la valutazione della didattica è molto rudimentale ovunque, E'un po' più avanti in Inghilterra.