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Una proposta di paracadute per il debito pubblico

Come assicurare il debito pubblico della periferia dell’Eurozona e spingere la crescita: è una recente proposta di quattro autori. Questo contributo vuole ricostruire il contenuto “autentico” della proposta, per concentrarsi sui suoi pro e contro invece che su “cosa dice esattamente”.

Un recente articolo di Milena Gabanelli sul Corriere della Sera ha presentato una proposta di Giovanni Dosi, Marcello Minenna, Andrea Roventini, e Roberto Violi per una riforma del Meccanismo di Stabilità Europeo (MSE) volta ad assicurare il debito pubblico della periferia dell’Eurozona  e instaurare un circolo virtuoso di crescita. Per vari motivi che non è qui il caso di approfondire  l’articolo  ha scatenato una polemica sui social. Una parte  di questa polemica è spiegabile dall’incertezza sui termini esatti della proposta, che non sono apparsi chiari a tutti i partecipanti (né al sottoscritto). Questo primo articolo si ripropone semplicemente di esporre i termini “autentici” della proposta, allo scopo di mettere un punto fermo nel dibattito e di potersi concentrare d’ora in poi sui pro e contro  invece che su “cosa dice la proposta”.

La proposta – originariamente elaborata da Marcello Minenna a fine 2017 e condivisa successivamente dagli altri autori – è stata riportata in diversi articoli. Di seguito i link ad alcuni di essi: RISK MagazineFinancial Times AlphavilleFinancial TimesWall Street JournalSocial Europe.

Inoltre, è stata da me discussa durante un seminario pubblico tenutosi lo scorso 13 giugno alla Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa. La relazione di Marcello Minenna al seminario in questione si trova a questo link.

Per evitare qualsiasi fraintendimento: non ho partecipato in alcun modo alla stesura della proposta, non faccio parte in alcun modo del gruppo che la sostiene, anzi, come si evincerà dall’articolo di accompagnamento, non sono d’accordo con essa. Questo primo articolo ha semplicemente lo scopo di avviare costruttivamente un dibattito sui relativi pro e contro.

Il testo che segue è stato concordato con gli autori della proposta ai fini del presente articolo.

Leggi anche:  Sul Pnrr serve un dibattito costruttivo

A solo scopo esemplificativo, assumo che l’Eurozona sia composta da due paesi, Italia e Germania e da due altri attori: la Banca Centrale Europea (BCE) e l’MSE (Meccanismo di Stabilità Europeo), il fondo salva stati europeo. Il suo capitale attuale di 80 miliardi (più circa 600 che possono essere richiesti in caso di necessità) è contribuito dai singoli stati in proporzione al loro Pil, nel nostro esempio semplificato circa 3/8 dall’Italia e 5/8 dalla Germania.

Per semplicità,  assumo che il debito pubblico di Italia e Germania abbia una scadenza residua massima di circa 10 anni e che l’Italia paghi uno spread rispetto al debito tedesco per finanziarsi sul mercato.

La proposta prevede un accordo tra Italia e Germania così articolato:

  1. il debito pubblico (sia italiano che tedesco) ha una scadenza di 10 anni e man mano che matura viene rinnovato con la clausola di risk-sharing (“condivisione dei rischi”). Le clausole vietano la ridenominazione del debito in altra valuta e consentono il default dello Stato membro solo in pochi e definiti casi.
  2. Se l’Italia fa un default consentito sul debito garantito, l’MSE paga i possessori del debito italiano garantito attingendo al proprio capitale ed emettendo proprio debito ed interagendo se necessario per motivi di mercato con la BCE.
  3. In cambio della garanzia definita dalla clausole di risk-sharing, l’Italia paga all’MSE un premio assicurativo di mercato.
  4. La garanzia decade e l’MSE tiene i premi assicurativi versati dall’Italia sino a quel momento se: (i) l’Italia non rispetta le regole del fiscal compact modificate come descritto al punto 6 (ii) oppure fa un default non consentito dall’accordo.
  5. Il debito assistito da queste clausole diviene titolo privo di rischio nell’ambito dell’area valutaria dell’euro. Il rifinanziamento del debito attraverso questa procedura si traduce per l’Italia in un notevole risparmio sulla spesa per interessi.
  6. Le regole dell’accordo fiscal compact vengono modificate per consentire un’extra-deficit pari ai premi assicurativi pagati all’MSE.
  7. L’MSE emette obbligazioni sovranazionali per controvalore pari a quello dei premi ricevuti dall’Italia e utilizza i fondi così ottenuti per finanziare investimenti in Italia.
  8. La selezione e gestione dei progetti di investimenti saranno compito di un comitato fiscale europeo indipendente. La legge che disciplina gli appalti e il contenzioso è definita a livello europeo.
  9. Nell’anno 10 il debito pubblico italiano e tedesco è assistito integralmente dalle clausole di risk-sharing e man mano che giunge a scadenza viene rifinanziato attraverso un Eurobond emesso direttamente dall’MSE e che prevede debiti condivisi tra Italia e Germania.
  10. Coerentemente durante questo processo di conversione del debito pubblico garantito in Eurobond una parte crescente delle entrate fiscali di Italia e Germania sono trasferite direttamente all’MSE concordando un bilancio federale e la quota di politica di bilancio che si intende mantenere a livello nazionale.
Leggi anche:  I comuni alla sfida del Pnrr

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12 commenti

  1. Vincenzo Bafunno

    Quando una famiglia o un individuo è indebitato oltre misura, è consigliabile prendere in considerazione la vendita di parte almeno del proprio patrimonio.
    Perché non si parla più di privatizzazione/cartolarizzazione di parti consistenti del patrimonio immobiliare statale?
    In ogni città esistono evidenti esempi di immobili di proprietà pubblica anche in zone di pregio che non sono utilizzati o abbandonati.
    Utilizzando CDP e l’Authority Anti-Corruzione si dovrebbe strutturare e realizzare un programma strutturato di alienazione.
    Il solo annuncio avrebbe un effetto benefico sul nostro spread

    • bob

      ma lo Stato di un Paese non può ragionare con le logiche di una famiglia deve ragionare e agire da Stato. L’ economia di un Paese viene “innescata” solo da scelte politiche lungimiranti, da progetti di crescita e da progetti industriali e anche culturali. Per fare questo c’è bisogno di una classe politica colta, anche visionaria, da uomini lungimiranti e non da masanielli come gli attuali. L’ abbiamo avuta dal, dopoguerra fino alla fine degli anni ’60, dopo il disastro: ’68 distruzione del sistema scolastico – ’70 distruzione del sistema-Paese con le Regioni- ’92 “colpo di Stato” dove i bidelli hanno preso il posto dei professori. Vendere l’argenteria di famiglia o chiudere tutte le Chiese è come prendersi una aspirina avendo un tumore…classico discorso di questi mediocri tempi: da masanielli!!!

  2. jazy quill

    Sono d’accordo che la proposta di Gabanelli sia di estrema insulsaggine (esiste?), ma l’idea degli eurobond forse potrebbe aiutare. Non so cosa ne pensa, ma – da un altro punto di vista rispetto a Gabanelli – il reale vantaggio dell’emettere eurobond non sarebbe mutualizzare i rischi ma sottrarre i titoli dei paesi maggiormente indebitati al mercato secondario, dove sono oggetto di movimenti speculativi. Il debito – eventualmente detenuto dall’EU – si potrebbe così “rischedulare” nel lungo periodo (a 50 anni?) ed i costi di pagamento degli interessi sarebbero comunque a carico dei paesi debitori: sarebbero più elevati nel breve e tendenzialmente decrescenti per via dell’effetto inflazione, comunque contenuta nella zona euro. In media i paesi debitori perderebbero forse qualcosa ma non molto (bisognerebbe stabilire interessi corretti per il lungo periodo) e guadagnerebbero in fatto di stabilizzazione dell’eurozona. Al termine del periodo, sempre per via dell’inflazione, il rapporto debito/pil dovrebbe essersi ridotto considerevolmente. So che esistono proposte in merito (se non ricordo male quei pericolosi comunisti di Juncker/Tremonti e Prodi/Quadro Curzio hanno proposto sistemi simili, tutto sta a fissare cooperativamente e correttamente i tassi di interesse nominali)

    • Henri Schmit

      Nel vertice di fine mese ci potrebbe essere un’apertura condivisa verso un mini-budget dell’eurozona, menzionata da Macron un paio di giorni fa a Meseberg senza farsi contraddire dalla cancelliera. Degli eurobond per finanziare una politica comune dell’immigrazione risponderebbero in ambito 28+ alla stessa logica. Purtroppo la strategia del nuovo governo italiano rende l’ipotesi di tali politiche finanziate con debito comune più incerte, più improbabili che mai. Sarà molto alto il prezzo da pagare nel futuro per la presunta vittoria ottenuta con la voce alzata on tema di immigrazione. E alla fine rischia di allontanare pure una riforma del MSE con un inizio di budget dell’eurozona.

  3. Henri Schmit

    Ringrazio dell’analisi precisa. Il prof. Minenna (della London Graduate School?) professa queste idee da almeno due anni nei dibattiti mattutini di una rete televisiva privata, di solito senza confronto critico e argomentato, al punto che evito ormai la rete. L’assurdità (nel contesto della realtà) o meglio l’ inaccettabilità per almeno 17 dei 18 partner dell’Italia nell’eurozona è tale che sono tutt’al più stupito della lunghezza dei due articoli. Ogni paese deve procedere alle riforme che rendono la sua economia e il suo sistema finanziario efficiente e competitivo e dipendere solo in casi del tutto eccezionali, e a condizioni molto stringenti, dalla solidarietà degli altri paesi membri, cioè dai contribuenti ed investitori di quei paesi.

  4. Giuseppe G B Cattaneo

    Premesso che una moneta unica che di fatto non è una moneta unica è un problema che deve essere risolto, la riforma del Meccanismo di Stabilità Europeo (MSE) proposta da Giovanni Dosi, Marcello Minenna, Andrea Roventini e Roberto Violi mi sembra ragionevole, tecnicamente ben costruita dal punto di vista economico e assolutamente condivisibile.

    Detto questo, poiché la proposta prevede esplicitamente l’avverarsi di alcune condizioni politiche, che allo stato dei fatti sono da considerarsi aleatorie, credo che nella sostanza abbia ragione Roberto Perotti nel dubitare della sua fattibilità.

    Ma il problema della moneta costruita male rimane…

  5. ettore falconieri

    Ha ragione Vincenzo Bafunno e aggiungo che in cantine,in depositi, in magazzini vari di musei ed enti simili vi sono migliaia e migliaia di opere d’arte che il pubblico non vedrà mai, che si possono vendere in aste internazionali. che valgono cifre colossali. E si potrebbe risparmiare anche abolendo le colossali cifre che lo stato paga alla chiesa a seguito di un accordo fuori dal tempo che va disdetto. La chiesa ha patrimoni immensi e con i suoi enti collegati è la maggiore proprietaria immobiliare d’Italia ( e del mondo), non ha bisogno dei nostri soldi

  6. ettore falconieri

    Al mio commento precedente sull’abolizione di quanto la chiesa cattolica costa allo stato (oltre sei miliardi) aggiungo: i cattolici battezzari sono in Italia circa i due terzi della popolazione, i cattolici osservanti meno di un terzo, ma osservanti solo di riti, cerimonie e liturgie perchè i dettami della dottrina li rispettano in pochissimi e nessuno quelli in materia sessuale. Quindi la stragrande maggioranza degli Italiani è estranea alle problematiche della chiesa e non vuole mantenerla

  7. Savino

    Non vedo nella proposta e in altre similari forme di responsabilità alcuna per chi ha creato questo debito, siano essi classi dirigenti o comuni cittadini. Troppo comodo abbassare i rischi con tecniche di maquillage contabile. Chi contrae il debito se ne accolla tutti i rischi e non si mette a passeggiare sulla pelle delle generazioni seguenti.

  8. Mario

    Cosa s’intende per premio assicurativo “di mercato”? Se si pensa al CDS spread, cosa ne sarebbe di questo man mano che il debito cessante si dirada nei 10 anni residui? Probabilmente non sarebbe più ” di mercato” e quindi cosa, “politico”?

  9. Maurizio Cocucci

    Oggi ho letto un post breve di Marcello Minenna in un social in cui lui mostra un confronto tra i trasferimenti all’interno degli Stati USA e quelli all’interno UE e colgo l’occasione per una proposta, dato che qui vi sono economisti che hanno conseguto esperienza diretta negli USA, a spiegare come sia la situazione e mostrare come tante credenze siano dei luoghi comuni o inesattezze. Come avvenga negli USA e quali voci di spesa riguardino perché per essere chiari non esiste che uno Stato ‘povero’ come il MIssissippi ad esempio assuma personale non necessario o in sovrannumero oppure decida compensi spropositati agli amministtratori pubblici e il conto viene pagato poi (in parte) da Stati più ricchi come può essere la California. Sarebbe anche utile spiegare che 49 Stati su 50 prevedono il “pareggio di bilancio” (Balanced Budget Amendment) e la maggior parte lo ha pure sancito nella propria Costituzione e che non è previsto che uno Stato o amministrazione pubblica debba venire ‘salvata’ tanto che nella crisi passata molte amministrazioni locali hanno fatto default. Spiegare che possiamo anche includere un sistema di trasferimenti simili ma dietro cessione di sovranità verso un organismo centrale in merito alle voci di spesa da mettere in comune (Difesa, grandi Investimenti pubblici, Welfare etc…) ma saremmo disposti dato il clima attuale da ‘prima la mia nazione’?

  10. Massimo Bassetti

    Secondo me aumentando il livello di complessità della proposta non è che si cambi la posizione tedesca. Possiamo inventarci le piroette finanziarie e lingiustiche che vogliamo, introdurre ulteriori bizantinismi da far ridere sotto i baffi ma ritorneremo sempre a “fare i conti senza l’oste” se le volontà politiche non cambiano. Ad ogni modo, ognuno si paghi il proprio debito, come è giusto che sia. Non è decoroso stare sempre a pietire la benevolenza altrui. I problemi sono nostri e sono stati creati da noi (noi inteso come un settore pubblico onnivoro e dall’appetito smisurato). Una seria proposta per tagliare il debito? Tagliare gli stipendi degli impiegati pubblici e portare il sistema pensionistico interamente e velocissimamente al contributivo. Diverremmo campioni di affidabilità senza l’aiuto di nessuno

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