La “quasi” flat tax che verrebbe introdotta nell’ipotesi di un governo M5s-Lega darebbe metà dei risparmi ai redditi più alti lasciando comunque 50 miliardi di buco nei conti pubblici. Nel frattempo Matteo Salvini si concentra su un obiettivo più facile, la riforma del bilancio Ue, bollata con il riassunto: “Meno soldi agli agricoltori, ai comuni, alle famiglie, 100 miliardi di nuove tasse europee e più soldi per gli immigrati e chi li ospita”. Falso, come indica il fact-checking de lavoce.info.
L’eventuale accordo M5s-Lega potrebbe includere come punto qualificante anche l’assunto che la concorrenza serve a poco. Se fosse, niente di nuovo: come ricorda la relazione dell’Autorità antitrust, anche nel 2017 la legge “annuale” per la concorrenza era stata approvata con un ritardo di tre anni. Intanto con la Cassa depositi e prestiti (Cdp) ritorna la mano pubblica in Tim a supporto di un fondo d’investimento che dice di voler proteggere i piccoli azionisti dallo sfruttamento di Vivendi. In effetti Cdp e il fondo Elliott hanno messo in minoranza il primo azionista e controllano la maggioranza del cda di Tim. La Consob dovrebbe chiedere chiarimenti ai tre azionisti. Altra contesa dai contorni poco chiari è quella dei diritti televisivi del calcio. Su cui Lega calcio, Sky e la società Mediapro giocano una partita miliardaria a colpi di aste, trattative private, ricorsi agli arbitri (Antitrust e Tribunale civile). È il caso di dirlo: il calcio è nel pallone.
Negli ultimi dieci anni si è ridotta dal 48 al 45 per cento del totale la quota di paesi classificabili come democrazie. Tra gli stati in recessione democratica la Tunisia ma anche Gabon, Ucraina, Messico e Maldive. E crescono gli elementi illiberali in Usa e alcuni paesi Ue (Malta, Polonia, Ungheria). Cosa sta succedendo?

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