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Anche la “quasi” flat tax costa 50 miliardi

La “quasi” flat tax sarebbe uno dei punti centrali di un possibile governo Lega-M5s. La metà dei risparmi andrebbe ai redditi più alti, mentre quelli della classe media sarebbero modesti. E si aprirebbe un buco di 50 miliardi nei conti pubblici.

Due scaglioni

Le discussioni sulla formazione del nuovo governo sembrano confermare che la flat tax sarà uno dei punti centrali del programma. Da quanto si legge sui giornali, il futuro governo punterebbe a una “quasi flat tax”, con due scaglioni: fino a 80mila con aliquota del 15 per cento, oltre 80mila euro con aliquota del 20 per cento. La base imponibile sarebbe costituita dal reddito familiare e non da quello individuale come per l’attuale Irpef. Ciò potrebbe porre problemi di costituzionalità, perché penalizzerebbe le coppie sposate (che dovrebbero sommare i propri redditi e quindi più facilmente sarebbero sottoposte alla maggiore aliquota). Su questo aspetto si veda quanto ha scritto recentemente Dario Stevanato.
Oltre che dalle due aliquote, la progressività sarebbe realizzata da una deduzione di 3mila euro che va moltiplicata per il numero dei componenti se il reddito familiare è inferiore a 35mila euro, per il solo numero di quelli a carico nel caso di reddito familiare tra 35mila e 50mila euro, zero oltre questa cifra. Sembra inoltre che il bonus Renzi sopravvivrà.
È prevista una clausola di salvaguardia che permetterà ai redditi bassi di calcolare l’imposta secondo le attuali regole, se più convenienti.
I problemi sollevati dal passaggio a un’imposta del reddito quasi flat sono molti e non c’è qui lo spazio per discuterne, anche perché i margini di incertezza sono molto grandi. Ad esempio, diminuirà l’evasione fiscale grazie alle minori aliquote? E di quanto? I contribuenti saranno spinti a lavorare di più? Ci sarà un effetto sulla domanda o sulla crescita economica?

Chi beneficia della riforma?

Una riforma di questo tipo pone soprattutto due questioni centrali: a) chi beneficerà maggiormente della riduzione di imposta? b) la riduzione di gettito produrrà conseguenze sulla spesa pubblica? I due problemi sono strettamente legati perché i guadagni ottenuti in termini di minore imposta potrebbero essere annullati dal calo della quantità o qualità dei servizi pubblici.

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Qui affrontiamo il primo dei due aspetti, con qualche cifra sulla ripartizione dei guadagni derivanti dal calo dell’imposta. Non vogliamo certo proporre una analisi approfondita di un tema complesso, ci limitiamo ad aggiornare i dati sugli aspetti distributivi in base alle ultime notizie.
Cominciamo con alcuni esempi di famiglie (tabella 1). Il reddito familiare è la somma dei redditi dei due partner. La tabella mostra l’Irpef ora pagata da alcune famiglie e cosa cambia con la quasi flat tax. Ad esempio, la famiglia con reddito totale di 30mila euro oggi paga 210 euro di Irpef. Con la flat tax ne pagherebbe 780, ma potrà avvalersi della clausola salvaguardia, e dunque in questo caso non cambierebbe nulla. A 40mila euro di reddito familiare il guadagno sarebbe di 268 euro all’anno, corrispondente a un incremento del reddito netto dello 0,7 per cento. Il guadagno cresce poi velocemente: circa 2 mila euro per redditi familiari di 50mila euro, 3.247 a 60mila, quasi 9mila a 80mila e così via.

Tabella 1 – Irpef e quasi flat tax: confronto per alcuni redditi familiari

Nota: le simulazioni della tabella 1 sono relative a una famiglia di 4 persone di cui due percettori e due figli a carico

Passando dai casi tipo all’intera popolazione, sulla base di un campione che ne è rappresentativo, la tabella 2 mostra il risparmio medio per decili di reddito complessivo familiare (ad esempio, le famiglie del quinto decile in media risparmierebbero 802 euro all’anno), la ripartizione del risparmio totale (ad esempio, queste stesse famiglie otterrebbero il 4,1 per cento del risparmio complessivo di imposta) e infine come cambia l’incidenza dell’imposta sul reddito familiare (l’incidenza sul primo decile è negativa a causa del bonus di 80 euro al mese).

La riduzione di gettito sarebbe di circa 50 miliardi. Metà circa del risparmio andrebbe al decimo decile. Se vogliamo identificare la “classe media” con i decili dal sesto all’ottavo, il risparmio medio sarebbe di circa 1.500 euro all’anno, 125 euro al mese per famiglia.

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Tabella 2 – Risparmio di imposta e incidenza per decili di reddito complessivo familiare

Nota: Elaborazioni su dati Silc. Il reddito complessivo esclude tutte le voci di reddito non imponibili

In conclusione, la riforma porta a risparmi modesti per la classe media se confrontati con quelli della classe più ricca, che invece assorbirebbe più della metà del totale. Il fabbisogno necessario è anch’esso molto elevato. Cinquanta miliardi da recuperare tra (auspicata) minore evasione, maggiori altre imposte (quali?) e minori spese. Vedremo quale sarà il mix di questi tre ingredienti che il futuro governo saprà proporre.

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31 commenti

  1. Fernando Di Nicola

    Vorrei solo sottolineare, ma gli autori lo sanno bene, che i 50 miliardi di costo da recuperare provocherebbero, attraverso maggiori imposte o minori benefici, una perdita per le classi o i decimi medi e bassi.
    Con un solo gruppo che ci guadagnerebbe comunque e tanto: il 3% di contribuenti con redditi molto elevati.

  2. Savino

    In un Paese che vede il boom di società fantasma, che una famiglia media paghi 200 o 800 euro l’anno di imposte mi pare una goccia nell’oceano.
    Solo la mediocrità degli elettori italiani poteva garantire 25 anni di campagne elettorali basate su queste quisquiglie, come accaduto per le imposte sulla casa, che, invece, avrebbero consentito un minimo di equità.

  3. Giuseppe Ottomano

    Come al solito il cetriolo finisce per colpire la classe medio/basse. …. il delta tra attuale tassazione e quella proposta pel chi guadagna di più è spaventoso

  4. Giuseppe G B Cattaneo

    Per una volta concordo pienamente con l’analisi e mi domando come sia possibile che un partito come la Lega, che non è Forza Italia, possa sostenere una flat tax che di fatto va contro l’interesse del suo elettorato. Credo ci sia stato un corto circuito mentale.
    Diverso sarebbe il caso una flat tax diciamo al 30% anche per i redditi da capitale associata ad un reddito di base universale diciamo di 400 euro mensili eliminando ovviamente quasi tutte le detrazioni etc… Qualcuno è in grado di simulare con gli strumenti adeguati questa ipotesi?

    • Giorgio

      C’è un’analisi di questo tipo fatta dall’Istituto Bruno Leoni, da Nicola Rossi se ricordo bene. Non ho approfondito, ma si parlava di aliquota unica al 25%.

      • Giuseppe G B Cattaneo

        Il mio riferimento è ai calcoli fatti da Dino Rizzi e Nicola Rossi negli anni 90. Sulla rivisitazione che Nicola Rossi ne ha fatto per l’Istituto Bruno Leoni, ho due perplessità. a) L’aliquota flat al 25% è troppo bassa per essere attendibile. Il 30% è assolutamente il minimo. Oggi l’aliquota media è del 27%. b) Se si devono eliminare le detrazioni e deduzioni per migliorare l’equità come da Costituzione, è necessario che ci sia un reddito di base universale uguale per tutti, compresi i bambini, che sia grossomodo la metà del salario minimo che oggi in Italia equivale a circa 400 euro mensili. Non credo che Nicola Rossi e l’Istituto Bruno Leoni convengano su questa posizione.

  5. Giuseppe Esposito

    Buonasera. Siccome l’Agenzia delle Entrate fornisce i dati reddituali individuali e non sono riuscito a reperire una banca dati che “incroci” i redditi dello stesso nucleo familiare, vorrei sapere in base a quali presupposti si stima l’ammamco di 50 miliardi di euro. È una ipotesi scientifica oppure una simulazione empirica?

    • Massimo Baldini

      E’ una simulazione basata sul dataset Silc (Statistics on income and living conditions) dell’Istat, rappresentativo della popolazione. Sulle famiglie del campione si riproduce l’Irpef pagata e le sue variazioni.
      Certo ci sono dei margini di errore, essendo dati campionari, ma si sono seguite le procedure usuali dei modelli di tax-benefit usati da tanti centri di ricerca.

  6. Henri Schmit

    L’attualità, l’imminenza di un possibile accordo di governo fra M5s e Lega con una quasi flat tax rende la questione e l’obbligo degli esperti, accademici e pubblicisti di informare l’opinione pubblica di estrema importanza, al punto che ieri, prima che fosse pubblicato questo articolo, sono andato a commentare e sostenere la presa di posizione degli autori nel loro articolo del 20 febbraio. Condividiamo tutti una parte della responsabilità di quello che stanno combinando. Fermiamoli spiegando di che cosa si tratta davvero!

    • alessandro

      sono perfettamente d’accordo.
      La responsabiilita’ di quello che sta succedendo in Italia (e non solo) e’ dovuta in gran parte alla rinuncia da parte delle persone piu’ informate e capaci ad esercitare il proprio ruolo di leader.

  7. Pietro Petrocchi

    Per prima cosa si dovrebbe obbligare TUTTI a fare la dichiarazione dei redditi, anche chi guadagna zero. Poi cominciamo a capire come si fa a vivere con i quattro soldi dichiarati….. Si perché se in Italia ci sono i poveri che emergono dalle classifiche ISTAT allora i ristoranti sono pieni di marziani. E’ evidente la presenza di una sistematica evasione fiscale da parte di alcuni percettori di reddito; poi la flat tax sul nucleo familiare mi sembra un’altra bella minchiata….a danno dei soliti che pagano da sempre.

    • Savino

      Gli italiani piuttosto che pagare le tasse ci hanno rifilato i due concorrenti della Corrida Di Maio e Salvini.
      Il Governo del cambiamento per gli italiani è quello che non cambia niente, a cominciare dai loro vizi fiscali.
      E’ lecito dire che il 4 marzo il popolo non aveva ragione e ha pensato egoisticamente solo al portafoglio e non al bene comune nè a chi resta in situazioni di vera indigenza.
      La protesta fine a sè stessa non è per il cambiamento, ma per la conservazione gattopardesca dello status quo.
      E’ inutile che gli italiani piangano miseria, sono sempre la solita massa di furbi.

  8. Giuseppe Esposito

    Sarebbe possibile conoscere su cosa si basa la stima dei 50 miliardi di buco?

  9. buongiorno, non riesco a capire come si possa aiutare maggiormente quelli con reddito oltre 50.000 euro. perche’ non dare di meno a quelli con reddito piu’ alto, e incrementare un po in piu’ a quelli con reddito piu’ basso, che spenderebbero sicuramente l’incremento del salario o pensione. grazie

  10. Carmine

    Ho visto in altri Paesi gli effetti distorsivi di imposte fisse e aliquote basse .
    Cito il caso di un Paese ai nostri confini dove viene praticata una ampia evasione dei prelievi per contributi sociali remunerando il lavoro parte in busta paga e parte fuori busta ,risparimando per questa parte i prelievi per contribti e le imposte personali da parte dei percettori . E udite,udite la parte fuori busta viene finanziata mediante utilizzo di utili tassati .
    Facile comprendere che il maggire reddito di impresa ( 100 salari e 24 di contributo)tassato ) al 15% ( maggiore imposta 19) e’ inferiore alla somma dei prelievi dovuti se il salario fosse in busta
    ( 24 contributi e 20 di imposta personale ) .
    Il lavoratore percepisce 100 netti fuori busta e il titolare dell’impresa rispamia la differenza tra 19 e 24 ovvero di piu se corrisponde meno di 100.

    • Mario F. Parini

      Inesperti allo sbaraglio o in malafede.La soluzioni a molti problemi sarebbe l’introduzione della moneta elettronica per molte spese e la possiblità di detrarre determinate spese tracciate.Ridurre al 10% il denaro circolante avrebbe parecchi effetti positivi sia nei confronti dell’evasione sia nei conti di gestione del contante e della criminalità.Si vuol cambiare per non cambiare nulla.E’ folle varare provvedimenti senza la certezza di una copertura.

  11. Dario Palermo

    Ma la flat tax prevede anche l’abolizione di sgravi per carichi di famiglia e per redditi da lavoro, e si tratterebbe di quasi 60 miliardi. O mi sbaglio?

  12. Alex

    Salve. Volevo chiedere: quando viene indicato 210 euro come IRPEF, come è stato calcolato? Su base individuale (15.000) con l’attuale aliquota a 23% mi esce un annuale di 3450. Mensile dovrebbe essere 287 euro circa. Forse ho trascurato qualche parametro (sì lo so, è da fissati rifarsi i conti, però…)?
    Grazie e scusate.

  13. Bruno

    I sembra che le due bandiere di questa maggioranza, flat tax e rdc, siano, nel migliore dei casi una scommessa … speriamo di vincerla, altrimenti finiremo nel baratro. Più realisticamente penso che pressioni esterne (penso all’Europa, al presidente della repubblica, …) renderanno graduale e modulabile l’implementazione di queste riforme, sulla cui efficacia rimango molto, ma mooolto perplesso.

  14. Carlo Petrongolo

    Se reddito familiare = 300000 Euro,
    flat tax = 20%, deduzioni = 0,
    quindi flat tax = 60000 Euro, non 56000.
    ???

    • Carlo Petrongolo

      I redditi, le aliquote, e le deduzioni non concordano con la flat tax (?!). Questi economisti dovrebbero studiare un po’ di logica e di matematica elementare, tipo il principio di non contraddizione e le 4 operazioni.

      • Massimo Baldini

        Progressività per scaglioni:
        se reddito familiare = 300000, allora imposta = 0.15*80000 + 0.2*(300000-80000) = 12000 + 44000=56000

  15. Antonio Zavettieri

    E’ assurdo! Hanno preso il voto dei poveri per andare al governo e fare l’interesse dei ricchi. Non ci sono parole!

  16. Federico Giordano

    Salve, vorrei capire come è fatto il calcolo della prima riga, tabella 1: 210€/anno di irpef mi sembrano pochini… Grazie!

    • esempio di famiglia di quattro persone, due lavoratori dipendenti con due figli.
      (in questo caso la detrazione per figli si può assegnare indifferentemente ad uno dei due genitori)

      marito moglie somma
      reddito 15000 15000 30000
      irpef lorda. 3450 3450 6900
      detrazione lavoro 1564 1564 3129
      detrazione figli 1641 0 1641
      irpef netta 245 1886 2130
      bonus 960 960 1920
      irpef netta – bonus -715 926 210

      • scusi la tabella non è venuta bene provo a riscrivere: dal reddito di 15000 applicando il sistema per scaglioni si ottiene l’imposta lorda che è uguale per entrambi i coniugi a 3450. Abbiamo ipotizzato che entrambi siano lavoratori dipendenti e quindi in base al loro reddito hanno diritto ad una detrazione di 1564, la detrazione per figli (ipotizzati di età superiore a tre anni) è pari 1641 che assegnamo interamente ad uno dei due coniugi (il marito). Quindi l’irpef netta per il marito risulta essere 245 e per la moglie 1886 da cui bisogna detrarre il bonus di 960. Infine otteniamo un bonus per il marito di 715 e una Irpef netta per la moglie di 926. 926-715=210

  17. Andrea Sabbadini

    Gentile Prof. Baldini, è possibile fotografare con un indicatore (l’indice di Kakwani?) la variazione di progressività dall’attuale IRPEF alla FT? Grazie

  18. A mio parere si dovrebbe aumentare di 2 punti percentuali tutte le attuali aliquote IRPEF introducendo una detrazione fissa dell’ordine di 200,00/250,00 euro a mese per il lavoro dipendente e portando alla detrazione del 40/50% le spese mediche minute e alla deduzione del 40/50% le spese mediche di livelli elevati e le spese odontoiatriche. Le deduzioni per i fondi pensioni dovrebbero essere portati ad un importo massimo di 10.000,00/15.000,00 Euro/anno. Si darebbe seguito ad una “para” privatizzazione per sanità e previdenza tale da poter abrogare l’IRAP e ridurre fortemente il CUNEO FISCALE..

  19. Franck Paolotti

    L’articolo spiega come si calcolerebbe il reddito familiare (teoricamente) ma il paragone continua ad essere inapplicabile; attualmente un reddito “familiare” composto da 70.000 + 10.000 non paga la stessa IRPEF di un reddito “familiare” da 40.000 + 40.000. In futuro la tassazione sarebbe uguale per entrambe le situazioni.
    E allora? se facciamo i confronti tra l’ipotetica tassazione futura “familiare” e la reale tassazione attuale delle due situazioni reddituali esposte i risultati risultano diversi.
    Confronto che dà due risultati diversi non è un confronto serio.

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