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Quante sono davvero le pensioni da fame?

Il fact-checking de lavoce.info passa al setaccio le dichiarazioni di politici, imprenditori e sindacalisti per stabilire, con numeri e fatti, se hanno detto il vero o il falso. Questa volta tocca alle affermazioni della giornalista Luisella Costamagna sull’importo delle pensioni. Vuoi inviarci una segnalazione? Clicca qui.

La dichiarazione

Il tema delle pensioni continua a infiammare gli animi di politici e commentatori, anche adesso che la campagna elettorale è – almeno ufficialmente – terminata. Da qualche settimana, vitalizi e pensioni sono infatti al centro del dibattito televisivo serale a Non è l’arena (La7). Nel corso dell’ultima puntata, l’editorialista del Fatto Quotidiano Luisella Costamagna ha dichiarato nel bel mezzo del fuoco incrociato:

“Due pensionati su tre stanno sotto 750 euro al mese”

Un’affermazione significativa che merita senza dubbio un approfondimento, anche alla luce dell’ultimo osservatorio sulle pensioni recentemente pubblicato dall’Inps. Essenziale nella nostra analisi è sicuramente la distinzione semantica tra pensioni e pensionati: prendere in considerazione l’una o l’altra unità di riferimento genera, come vedremo, esiti molti diversi.

L’importo delle pensioni

Come evidenziato anche in un articolo di Repubblica, le pensioni vigenti all’inizio del 2018 sono circa 18 milioni, di cui 14 di natura previdenziale, cioè prestazioni che hanno avuto origine dal versamento di contributi previdenziali (vecchiaia, invalidità e superstiti) durante l’attività lavorativa del pensionato. Le prestazioni rimanenti sono invece di natura assistenziale (gestione degli invalidi civili, pensioni e assegni sociali), erogate per sostenere condizioni di invalidità congiunta o meno a reddito basso. L’importo complessivo annuo delle prestazioni previdenziali e assistenziali risulta pari a circa 200 miliardi di euro. È bene precisare che questi dati non comprendono le prestazioni della gestione dipendenti pubblici e quelle della gestione sport e spettacolo.

Esaminando la ripartizione delle pensioni per classi di importo mensile, risulta evidente la concentrazione nelle classi basse. Ed ecco i numeri riproposti da Costamagna: più del 60 per cento delle pensioni erogate ha un importo inferiore a 750 euro, quindi circa due pensioni su tre. Attenzione: pensioni, non pensionati. L’alta percentuale di pensioni basse deve essere letta con cautela: molti pensionati, infatti, sono titolari di più prestazioni pensionistiche o comunque di altri redditi, e il dato non può pertanto essere considerato come un criterio di valutazione della povertà. Secondo l’Inps, delle pensioni con importo inferiore a 750 euro, “soltanto” il 44 per cento comprende prestazioni legate a requisiti reddituali bassi, quali per esempio integrazione al minimo, maggiorazioni sociali, pensioni e assegni sociali e pensioni di invalidità civile. Per quanto riguarda invece i dipendenti pubblici, dei 2,8 milioni di pensioni erogate nel 2015, soltanto l’8 per cento del totale risultava sotto i 750 euro. Escludere il settore pubblico dalla valutazione sovrastima quindi la percentuale di pensioni al di sotto della soglia indicata.

Ma quanto percepiscono i pensionati?

Parlare di due pensioni su tre sotto i 750 euro mensili sarebbe quindi quasi corretto, seppure sia doveroso specificare quale tipo di pensione stiamo considerando. Utilizzando, invece, il termine ”pensionati” si commette l’errore di invertire le due unità di riferimento. L’importo delle pensioni e le prestazioni percepite dai pensionati non sono infatti da confondere, in quanto molti pensionati sono titolari di più prestazioni. Nel 2013, ad esempio, solo il 67 per cento dei pensionati totali era titolare di una sola pensione, il 25 per cento di due, mentre il restante di tre o più. Per non parlare degli altri redditi che questi ultimi percepiscono (436 mila pensionati nel 2016 ricevevano la pensione, pur lavorando). Cosa che distorce ancor di più tale affermazione.

È difficile stimare precisamente quanti pensionati “stiano sotto 750 euro al mese”, ma alcune statistiche possono aiutarci a cogliere la dimensione del problema. Secondo i dati Istat, nel 2016 si contavano 16,1 milioni di pensionati e percepivano in media un reddito pensionistico lordo di 17.580 euro. Il dato medio lordo potrebbe non essere ancora sufficiente, ma, prendendo il 2015, al reddito pensionistico lordo (18.180) corrisponde un reddito pensionistico netto di 14.311 euro. L’aliquota di imposta media stimata per quell’anno era del 18,9 per cento e, dato che dal 2016 il calcolo del reddito pensionistico tiene conto di due nuove componenti (arretrati e pensioni estere), si può affermare che il reddito netto al 2016 si aggiri attorno ai 14.000 euro annui. Cioè 1166 euro al mese, ben superiori a 750 euro.

Analizzare il reddito pensionistico medio, benché netto, potrebbe essere ancora fuorviante in questo caso, giacché sarebbe necessario poter osservare la distribuzione dei redditi pensionistici. Tuttavia, soltanto per il 2015, confrontando il reddito medio (14.311) con il reddito mediano (13.078), si può dedurre come la distribuzione sia abbastanza simmetrica. Questo permette di poter escludere con un buon grado di certezza che due pensionati su tre stiano sotto i 750 euro.

Infine, supponendo che l’affermazione si riferisca più in generale alla condizione economica di difficoltà dei pensionati, è utile far notare che l’incidenza della povertà assoluta è in (seppur leggera) diminuzione fra gli anziani, rispetto alle altre classi d’età. È infatti passata dal 4,5 per cento nel 2005 al 3,9 nel 2016. Su un totale di quasi 5 milioni di poveri, sarebbero circa 185.000 persone. Sempre troppe, ma in ogni caso lontano dalla dimensione del fenomeno proposta dalla giornalista del Fatto Quotidiano.

Il verdetto

Luisella Costamagna, oltre a non distinguere fra le varie tipologie di pensioni e a escludere quelle pubbliche, confonde il numero delle pensioni con quello dei pensionati. Molti di loro, infatti, percepiscono prestazioni pensionistiche cumulate. Se il numero citato è vicino alla realtà in tema di pensioni, affermare che due pensionati su tre stiano sotto i 750 euro mensili è invece molto lontano dal vero. Pertanto la dichiarazione è FALSA.

Ecco come facciamo il fact-checking. Vuoi inviarci una segnalazione? Clicca qui.

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  1. Savino

    750 euro il marito + 750 euro la moglie = 1.500 euro
    + se possiedono una seconda casa e decidono di affittarla, l’entrata relativa all’affitto
    + se l’affitto è in nero, il surplus derivante dalle imposte non versate
    + lavoretti in nero vari (es. lei fa la sarta, lui fa il falegname)
    Resta da capire se il Governo Di Maio-Salvini, scelto dagli italiani, prevede il cumulo col reddito di cittadinanza, con lo scivolo anti-Fornero e con l’esonero totale da ogni imposizione su reddito e patrimonio.

  2. jazy quill

    Che poi, in media, significa che in una famiglia di pensionati in cui i due coniugi sono entrambi viventi il reddito medio è di 2800€, probabilmente più del reddito familiare di molte famiglie di non pensionati, che scontano il fatto che non tutti e due i coniugi necessariamente sono occupati o che – qualora lo fossero – potrebbero non esserlo a tempo pieno: secondo ISTAT, infatti, il reddito medio per famiglia si aggira intorno a 2500€ mensili (esclusi gli affitti figurativi). Non solo non è vero, è vero probabilmente il contrario… i pensionati sono i nuovi ricchi

    • Piero Pessa

      Beh, adesso non esageriamo: la Costamagna sicuramente sbaglia, ma una parte dei pensionati, come implicitamente riporta l’articolo sopra, si trova effettivamente in condizioni di disagio. Il problema è la quantificazione di questa parte e gli strumenti per alleviarne la condizione.

  3. Andrea

    Gli importi citati sono netti o lordi?

  4. Lettore attento

    Questa confusione tra pensioni e redditi dei pensionati si è già vista più volte.
    Appare curioso che una editorialista esperta torni a riproporla.
    Altrettanto curioso, date le polemiche che innesca la vicenda, una mancanza di dati certi sui redditi dei pensionati vista l’annuale emissione della CU e la dichiarazione fiscale.

  5. gio

    non ho capito cosa c’entrino gli altri redditi con la pensione. normalmente la pensione e frutto del cumulo di contributi versati e, dunque, gli altri redditi dovrebbero essere ininfluenti nel suo calcolo….oppure vogliamo introdurre anche altri criteri per cui chi i risparmi se li è risparmiati deve essere penalizzato con riduzione della prestazione pensionistica?

    • Savino

      C’entra perchè qui si sta dicendo che con 700-800 euro al mese di pensione si muore di fame. Prima di affermare quest,o si deve verificare quante pensioni da 700-800 euro al mese entrano in casa e quante ulteriori entrate diverse da quelle da pensioni vi sono in un mese per gli stessi individui. Il tutto va paragonato alla situzione di quei giovani che risultano alla soglia di povertà nonostante facciano anche 4-5 lavoretti in contemporanea per sbarcare il lunario.

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