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Se per il Pd un Parlamento senza governo è uno spreco di denaro

Il fact-checking de lavoce.info passa al setaccio le dichiarazioni di politici, imprenditori e sindacalisti per stabilire, con numeri e fatti, se hanno detto il vero o il falso. Questa volta tocca alle affermazioni di Michele Anzaldi, deputato del Pd, sul costo del Parlamento. Vuoi inviarci una segnalazione? Clicca qui.

252 milioni di “sprechi”

Michele Anzaldi, deputato Pd e responsabile della comunicazione per Matteo Renzi (di cui ci eravamo già occupati), ha scritto su Facebook, a proposito dell’inizio della XVIII legislatura e delle trattative tra Movimento 5 stelle e Lega: “Il loro vergognoso balletto è costato finora 252 milioni di euro di spese parlamentari per sole 12 ore totali di lavoro in queste prime settimane di legislatura. Quattro anni fa, nei suoi primi 50 giorni di insediamento, il governo Renzi aveva già approvato fondamentali misure di urgenza: gli 80 euro, il tetto ai mega stipendi dei dirigenti pubblici, il taglio all’Irap per le aziende, i primi decreti legge su Pa e lavoro”.

Quanto sono costate davvero le prime settimane di legislatura e quanto si è lavorato in Parlamento? La situazione attuale (inizio legislatura) è davvero paragonabile al caso del governo Renzi (insediatosi quasi un anno dopo l’avvio della legislatura)? Sono questi i tre aspetti che andremo a verificare.

I calcoli sui bilanci

Cosa c’entrano i costi del Parlamento con l’operatività del governo? Probabilmente il deputato Pd ritiene sprecate le settimane in attesa della nascita dell’esecutivo, per la mancanza della regia e dell’iniziativa politica ormai propria di Palazzo Chigi. È inoltre prassi consolidata che non si proceda alla costituzione delle commissioni prima della formazione del nuovo governo, in modo da consentire ai partiti che compongono la maggioranza di essere rappresentati nelle loro presidenze. Per il momento, dunque, nessuna commissione permanente è stata nominata; mentre è stata varata una commissione speciale per l’esame degli atti di governo.
La dichiarazione di Anzaldi è stata ripresa tra gli altri da Tiscali News, che ha provato a spiegare i numeri forniti dal deputato Pd. Anzaldi avrebbe calcolato il costo del Parlamento, tra Camera e Senato, per due mesi di attività, considerandolo uno “spreco” per via degli scarsi risultati delle consultazioni. Secondo i bilanci di previsione del 2018 la Camera costerà 974 milioni e 689 mila euro e il Senato 539 milioni e mezzo. In totale, circa un miliardo e mezzo, ovvero poco più di 4 milioni al giorno.
Moltiplicando questo dato per i giorni di attività del Parlamento, si ottiene il costo delle prime settimane di legislatura. Tuttavia, per arrivare ai 252 milioni di cui parla Anzaldi sarebbero necessari almeno due mesi, 60 giorni (scenario 1). Alla data della dichiarazione del deputato ne erano trascorsi 45 dal giorno delle elezioni: il costo avrebbe dunque dovuto essere di 186 milioni (scenario 2). Ma la legislatura è iniziata solo il 23 marzo 2018, quando si è tenuta la prima seduta in Parlamento, pertanto erano passati appena 29 giorni. Fatte le proporzioni, il costo totale risulta essere 120 milioni (scenario 3), meno della metà di quanto dichiarato dal deputato del Pd.

Giorni Costi
Scenario 1 (dichiarazione di Anzaldi) 60 252 mln
Scenario 2 (dal 5 marzo) 45 186 mln
Scenario 3 (dalla prima seduta) 29 120 mln

 

Sorvolando sull’opportunità politica di valutare un’istituzione come il Parlamento della Repubblica solo sul suo costo, bisogna inoltre precisare che per questo calcolo si deve accettare un’ipotesi poco solida, ossia che le spese del Parlamento siano costanti nel tempo e che i costi siano completamente fissi e non variabili secondo l’attività legislativa.

I lavori parlamentari

Nello stesso post, Anzaldi dichiara che il costo corrisponde a 12 ore totali di lavori parlamentari. Per Tiscali, la fonte sarebbe l’ufficio studi del Senato, che pubblica le statistiche sui lavori dell’assemblea e delle commissioni. Si tratta in realtà di un dato molto parziale, non solo perché si riferisce ai soli lavori d’aula (nel computo non include dunque le commissioni), ma soprattutto perché si riferisce al solo Senato.

I provvedimenti

Anzaldi sottolinea poi che nei suoi primi cinquanta giorni il governo Renzi aveva già approvato diversi provvedimenti, in particolare il decreto legge 66 del 24 aprile 2014 (quello degli 80 euro). Matteo Renzi, però, aveva già una maggioranza stabile su cui fare affidamento (Pd, Scelta civica e il neonato Ncd): il confronto non ha dunque senso. Il vero paragone con la scorsa legislatura è da fare con la fase di consultazioni precedente alla nascita del governo Letta, durata dal 15 marzo (data di inizio della legislatura) al 28 aprile 2013 (data del giuramento), 43 giorni durante i quali venne eletto anche il Presidente della Repubblica.

Il verdetto

Michele Anzaldi riporta numeri ottenuti sulla base di ipotesi errate (i giorni) e deboli (la misura dei costi). I numeri e le argomentazioni pubblicate sul suo profilo sono in parte falsi, in parte poco suffragati. Il verdetto sulle sue affermazioni non può dunque che assegnare FALSO.

Ecco come facciamo il fact-checking. Vuoi inviarci una segnalazione? Clicca qui.

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  1. michele zazzeroni

    Mi chiedo davvero sinceramente: ma come è possibile che vi siano esponenti politici che, come in questo caso, per puro fine di polemica politica, rilascino dati ed argomentazioni falsi? Quando mai la buona politica e i buoni politici metteranno a tacere finalmente questa cattiva politica? Oppure bisogna giustificare tutto, abbuonare tutto? E’ davvero normale in una democrazia iniettare nel dibattito dati e argomentazioni false, fare promesse elettorali inverosimili, buttarla sempre in caciara?

    • Pier Giorgio Visintin

      Posso solo essere concorde con Michele Zazzeroni .
      Aggiungo che manca da parte dei media (diciamo i giornalisti) una vera cultura della veridicità di quanto si scrive e/o si dice in pubblico od al pubblico.
      E questo lo ritengo grave perchè fomenta solo il livore polemico.

  2. Savino

    L’onore di ricoprire cariche pubbliche per il proprio Paese non può più essere quantificato monetariamente da chicchessia.
    Non può tutto ridursi nel “quanto ti pagano per sederti su quella poltrona”.
    Siamo pieni di problemi fino alla cima dei capelli per fossilizzarci su questioni di rancore ed invidia sociale.

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