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Riforma Irpef, cominciamo dal terzo scaglione

Una semplice revisione del terzo scaglione Irpef potrebbe alleviare il carico fiscale delle classi medie. Non avrebbe alcun effetto sulla distribuzione del reddito. E il costo sarebbe di gran lunga inferiore rispetto alla flat tax di Lega e Forza Italia.

Non c’è solo la flat tax

Finita la campagna elettorale, prima o poi i nodi delle promesse elettorali verranno al pettine. Lega e Forza Italia, in particolare, hanno promesso di ridurre la pressione fiscale introducendo una flat tax con aliquota unica molto bassa, ancora debolmente progressiva grazie alla presenza di una deduzione. In campagna elettorale è quindi passata l’idea che per ridurre la pressione fiscale sia necessario abbattere il numero delle aliquote a una sola, molto bassa. Abbiamo visto come un’operazione del genere riduca la pressione fiscale nel senso che si pagano meno imposte, ma il beneficio vada in gran parte alle classi medio-alte di reddito. Inoltre, il grado di progressività del sistema diminuirebbe, ovvero diventerebbe molto bassa la differenza nell’incidenza dell’imposta sul reddito tra redditi bassi e redditi alti. E infine la perdita di gettito sarebbe di circa 60 miliardi, mettendo a rischio la capacità di finanziare la spesa pubblica.

Ma non è assolutamente necessario portare il sistema a un’unica aliquota per avere una diminuzione della pressione fiscale. L’Irpef pagata dai cittadini può scendere diminuendo le aliquote applicate agli scaglioni e lasciando questi ultimi invariati, senza far crollare il suo grado di progressività e senza creare voragini nei conti dello Stato.

Da dove cominciare? Osservando l’Irpef attualmente in vigore, colpisce il fatto che al terzo scaglione, che va da 28 mila a 55 mila euro, è associata un’aliquota del 38 per cento, superiore di ben 11 punti percentuali a quella dello scaglione precedente. Considerando anche le addizionali comunali e regionali, in pratica i redditi superiori a 28 mila euro sono sottoposti a un’aliquota marginale che supera il 40 per cento, davvero molto alta. Al terzo scaglione è associata una base imponibile complessiva di ben 290 miliardi, che rappresenta circa il 33 per cento di quella totale dell’Irpef. Ridurre l’aliquota sul terzo scaglione è sicuramente una priorità.

Leggi anche:  Riforma dell’Irpef: come garantire l’equità

Due ipotesi di riforma

Ipotizziamo due semplici riforme dell’Irpef: 1) l’aliquota del 38 per cento scende al 32 per cento lasciando invariato lo scaglione; 2) il terzo scaglione si sdoppia in due: uno che va da 28 mila a 43 mila a cui si applica un’aliquota del 32 per cento e uno che va da 43 mila a 55 mila euro a cui si applica il 37 per cento. La prima ipotesi costa 6,2 miliardi e la seconda 4,9 miliardi.

La tabella mostra per classi di reddito complessivo individuale l’Irpef pagata in media secondo la legislazione vigente e nelle due ipotesi di riforma. Nella prima, ad esempio, i redditi tra 40 mila e 45 mila euro risparmierebbero in media 816 euro all’anno. Il risparmio crescerebbe fino a 1.620 euro a cominciare dal livello di reddito che sfrutta appieno l’abbassamento di aliquota, ovvero 55 mila euro. In termini percentuali, il risparmio raggiunge il massimo nella fascia tra 45 mila e 60 mila e poi decresce.
Nella seconda ipotesi i redditi tra 40 mila e 45 mila risparmierebbero in media 808 euro. A differenza dell’ipotesi precedente, il risparmio per la fascia 40-60 mila sarebbe molto simile anche in termini assoluti al risparmio ottenuto dai redditi molto più alti.
Visto che le due riforme riguardano solo i redditi sopra i 28mila euro, determinerebbero un lieve aumento della diseguaglianza nella distribuzione dei redditi netti (tabella 2). L’effetto sull’indice di Gini sarebbe simile, ma con segno opposto, a quello del bonus di 80 euro al mese per i lavoratori dipendenti, che ha riguardato i redditi fino a 26mila euro. In altre parole, le due riforme si potrebbero pensare come il complemento per i redditi medio-alti del bonus. Considerati assieme, il calo dell’aliquota sul terzo scaglione e il bonus hanno un effetto praticamente nullo sulla distribuzione del reddito.

In definitiva, una semplice riforma dal costo di gran lunga inferiore rispetto alla flat tax di Lega e Forza Italia potrebbe alleviare il carico fiscale delle classi medie, che sono quelle a cui probabilmente i due partiti si sono rivolti con la loro proposta.
Non si tratta ovviamente di una proposta di riforma complessiva dell’Irpef, perché rimedierebbe solo a un evidente difetto del sistema attuale, che vede un salto troppo elevato di aliquota tra secondo e terzo scaglione. Ma sarebbe un primo passo, sostenibile, nella direzione giusta.

Leggi anche:  È arrivato il momento della riforma dell’Irpef

Tabella 1 – Irpef attuale e ipotesi di riforma per classi di reddito complessivo

Fonte: elaborazioni su dati Silc

Tabella 2 – Indice di Gini del reddito familiare equivalente prima e dopo l’Irpef

Legislazione vigente Ipotesi di riforma 1 Ipotesi di riforma 2
Reddito lordo 0.380 0.380 0.380
Reddito lordo meno Irpef 0.334 0.338 0.337
Reddito lordo meno Irpef +bonus 0.331 0.335 0.334

Fonte: elaborazioni su dati Silc

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15 commenti

  1. Savino

    FMI e OCSE lo hanno detto chiaramente: un fisco che voglia essere leva per l’uguaglianza sociale deve prevedere una patrimoniale. Chi ha di più deve allo Sato di più, senza girarci tanto intorno.

    • andrea c.

      O tassi il reddito (relativamente semplice da individuare) o tassi il patrimonio (relativamente difficile da individuare). Le scelte secondo me sono alternative: un mix delle due, come avviene oggi in Italia (tassazione redditi + patrimoniali su auto-bollo auto, seconda casa -IMU, ricchezza finanziaria sui depositi titoli e conti correnti), genera sperequazioni e ingiustizie

      • Marco Boni

        il limite di tutte le ipotesi redistributive è che toccano solo quei disgraziati che già pagano le tasse. Chi evade ed elude continuerà a farlo impedendo una equa contribuzione di tutti (pagare tutti, pagare meno). Il punto è che evasione ed elusione valgono 10 milioni di voti, ed è il motivo per cui la lotta all’evasione in Italia è una barzelletta

  2. Giuseppe G B Cattaneo

    Mi chiedo in che mondo gli autori di questa elaborazione vivano. I bonus a favore della classe media sono stati una delle cause della rabbia degli italiani e della caduta del Pd. In Italia il problema non è la classe media, non ci vuole molto per capirlo.

    • andrea c.

      Il problema è invece proprio la tassazione della classe media (redditi 40/60 k) che NON ha beneficiato dei bonus. e che ha comportato la caduta di consensi al PD

  3. Pietro Reina

    Ottimi spunti di riflessione per i decisori, un’altro più empirico che posso offrire, è di sollevare il pavimento dello scaglione 38% dai 28.000 ai 38.000. Mi piacerebbe comparare gli sviluppi con quelli già elaborati

  4. shadok

    Vista la drammatica situazione demografica italiana ritengo sarebbe preferibile “investire” i circa 5 mld ipotizzati incrementando, fortemente, la detraibilità irpef per figli a carico…
    A mio avviso per tentare di risollevare i tassi di natalità si potrebbe arrivare all’azzeramento irpef per coppie di genitori lavoratori con redditi medio-bassi e almeno due figli…

  5. Pietro Reina

    Interessanti spunti per i decisori politici. Aggiungo il mio empirico ragionamento; elevare il pavimento del terzo scaglione da 28.000 a 38.000. Mi piacerebbe conoscere il pensiero dei due estensori in merito.

  6. Ludovico

    questa proposta potrebbe essere a costo zero se ad esempio creassimo uno scaglione per i redditi sopra i 100000 euro con l’ aliquota al 45%?

    • Ha ragione Lodovico,se si abbassa il terzo scaglione ne usufruiscono alla stessa maniera anche il 4° e il 5° scaglioni

  7. enzo

    Condivido quanto si afferma sul terzo scaglione, tuttavia credo che vi siano altri problemi che sul piano dell’equità e dell’opportunità siano prioritari. il primo : è normale che redditi fino a 10 mila euro debbano essere sottoposti a irpef? il secondo : problema degli incapienti , mentre chi ha un reddito può beneficiare di un trasferimento attraverso le detrazioni chi non lo ha o ne ha uno troppo basso no, è un problema? terzo : redditi che potrebbero essere facilmente certificabili, affitti o rendite finanziarie sono sottratte all’irpef e tassate in modo flat, con vantaggio per i più ricchi e danno per i più poveri , perché non inserirli in dichiarazione e sommarli con gli altri redditi?

    • Ezio 24/04/2018 La tassazione sugli immobili cioè sul mattone che esiste gia a livello locale con l’IMU,e che ha causato la più grave crisi nel settore edile dalla fine della seconda guerra mondiale ad oggi

  8. Henri Schmit

    Non tutti i redditi sono ugualmente facili da tassare e non tutti gli elementi patrimoniali sono equivalenti. È “giusto” e “naturale” tassare la proprietà immobiliare (perché beneficia della garanzia di godimento pacifico procurata dallo stato, e perché non può scappare) in modo differenziato secondo criteri oggettivi (tipologia, ubicazione, eventualmente stato di efficienza energetica), non soggettivi (prima, seconda etc), fonte di ingiustizia. Il patrimonio e il reddito mobiliare sono più difficili da tassare perché si spostano e si trasformano facilmente. In numerosi paesi, fra cui l’Italia, basta investire in prodotti di assicurazione vita per evitare la tassazione annuale del reddito e quella sulle successioni. Numerosi ultra-ricchi si proteggono così. Un altro campo della tassazione – ignorato dal grande progetto IBL della flat tax – è la successione: è reddito o patrimonio per gli eredi? La tassazione deve essere flat come quella immobiliare o progressiva come tradizionalmente per il reddito? La risposta “giusta” e “naturale” mi sembra evidente, benché spesso ignorata. Oggi manca il coraggio e forse pure un pensiero sistemico, non solo empirico comparativo, indispensabile per ripensare la fiscalità. Un illustre esponente vivente del pensiero liberale (in realtà piuttosto liberista) a domande del genere risponde sempre nello stesso modo: “non importa, purché le tasse si abbassino!”

  9. mario Parini

    Condivido l’articolo,ma penso che la soluzione sia rappresentata dalla tecnologia e dal buon senso.Riduzione della moneta circolante ed obbligo dell’uso della moneta elettronica. Conseguenza riduzione dell’evasione,delle rapine , dei costi di gestione del contante, della contraffazione, delle scorte, ed aumento della base imponibile.L’aumento delle entrate renderebbe inutile una patrimoniale, piuttosto un contributo sanitario legato al reddito anche dei pensionati. Infine introduzione del reddito catastale della prima casa nella dichiarazione dei redditi

  10. Mario Parini

    La riforma fiscale proposta è incostituzionale, iniqua e, soprattutto , disorganizzata..
    Bisogna allargare la base imponibile con misure idonee a ridurre l’elevata evasione fiscale., Bisogna ridurre il contante circolante ed introdurre la possibilità di detrarre alcune spese tracciate.Poi per un’equità fiscale,tutti dovrebbero presentare la dichiarazione dei redditi e dovrebbe essere introdotta la tassazione della prima casa inserendo la rendita catastale nel reddito. Un’altra misura urgente è la revisione delle rendite catastali mentre devono essere incentivate tutte le misure per la riqualificazione del patrimonio immobiliare legale con abbattimenti delle costruzioni nelle aree a rischio idrogeologico.. Alcune misure saranno impopolari, ma necessarie. Siamo in un paese anche a grave rischio terremoti ed eruzioni vulcaniche. Prevenire è l’unica soluzione per evitare sia lutti sia gravi danni economici. Un’eruzione del Vesuvio quali danni può provocare ‘Enormi sia dal punto di vista umano sia economico.

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