Lavoce.info

La sirena della moneta fiscale

C’è molta confusione sulla moneta fiscale. Non è il pasto gratis che molti propagandano. Emettere moneta fiscale per 100 miliardi è esattamente come un taglio alle tasse di 100 miliardi, una cifra pazzesca ed insensata, che genera un aumento equivalente delle passività dello stato.

Una versione più estesa e dettagliata di questo articolo può essere scaricata qui in versione pdf.

“Moneta fiscale”, “moneta complementare”, “minibot”: sono tutte espressioni equivalenti, usate per indicare una  via alternativa  per rilanciare l’economia,  un modo per aggirare il monopolio della produzione di moneta da parte della Bce senza dover uscire  dall’euro. Essa consentirebbe di mettere “potere d’acquisto” extra nelle mani dei cittadini, e quindi di innescare il meccanismo del moltiplicatore aumentando consumi, reddito e occupazione.

In ciò che segue partirò dalle stesse ipotesi dei proponenti, e   mostrerò che le varie proposte di moneta fiscale sono esattamente equivalenti ad un taglio di tasse di pari ammontare nei loro effetti su potere d’acquisto,  reddito e  occupazione, ma anche sulle passività dello stato (il debito pubblico). Date le ipotesi di partenza e la logica del modello usato dai fautori della moneta fiscale, questo risultato è  puramente una questione di contabilità nazionale.

Chi propone di immettere una quantità permanente di moneta fiscale pari a 100 o 200 miliardi (una cifra usuale tra i fautori di questa proposta) sta quindi proponendo esattamente di fare un taglio di tasse di 100 o 200 miliardi ogni anno, una cifra semplicemente pazzesca, considerato anche che si aggiungerebbe alle decine di miliardi delle altre proposte.

COSA È LA MONETA FISCALE

La formulazione più compiuta della proposta  è  contenuta nell’ebook di MicroMega “Per una moneta fiscale gratuita. Come uscire dall’austerità senza spaccare l’euro” a cura di Biagio Bossone, Marco Cattaneo, Enrico Grazzini e Stefano Sylos Labini, con la prefazione di Luciano Gallino. La moneta fiscale è  un  Certificato di Credito Fiscale (CCF), cioè  un titolo emesso dallo stato che può essere usato, alla scadenza, per pagare tasse, multe, ed altre obbligazioni finanziarie verso lo stato,  per un valore pari al valore facciale del titolo stesso. Poiché il  titolo  è trasferibile a terzi, se emesso in tagli sufficientemente piccoli è possibile che possa circolare come quasi-moneta, cioè possa essere utilizzato per fare acquisti di beni e servizi. Se si forma un mercato secondario sufficientemente liquido, un  CCF è dunque “potere d’acquisto extra”.

MONETA FISCALE E BOT SONO  LA STESSA COSA

Prima di proseguire, è fondamentale chiarire un concetto che è spesso frainteso dai fautori della moneta fiscale: i CCF non sarebbero debito pubblico, perché hanno natura “monetaria” e non di debito. Questo è profondamente errato. Sicuramente un BOT (il tipico titolo di debito pubblico) e un CCF sono una passività dello stato. Una passività è un impegno a trasferire al possessore del titolo un certo ammontare di risorse a scadenza. Un BOT  è  ovviamente una passività dello stato, perché è un pezzo di carta che dice: “alla scadenza di questo BOT, lo stato ti dà 100 euro”. Ma anche un CCF  lo è,  perché è come se lo stato dicesse: “alla scadenza di questo CCF, lo stato ti ridà 100 euro di tasse che hai pagato”. Non c’è alcuna differenza rispetto a un BOT.

Leggi anche:  Decreto liquidità: ecco chi ci ha guadagnato

Inoltre, entrambe queste passività possono essere facilmente vendute dal possessore sul mercato secondario, senza  aspettare la scadenza. In questo senso sono passività liquide. Anche da questo punto di vista non c’è differenza sostanziale tra i due strumenti.

Da tutto questo discende una conseguenza: un  BOT e un CCF sono la stessa cosa. Entrambi sono passività dello stato. Entrambi possono essere scambiati contro  moneta legale. Insomma, se un CCF da 100 euro è “quasi moneta”, “potere d’acquisto extra”, lo deve essere anche un BOT. (Ovviamente per essere considerati come “quasi moneta” sia i BOT sia i CCF dovranno essere emessi in tagli sufficientemente piccoli, ma questa è l’unica condizione.)

Di seguito, quindi, per evitare di restare impantanato in disquisizioni semantiche inutili con chi non apprezza il termine “debito pubblico”,  mi riferirò a BOT e CCF come “passività dello stato”.

COME FUNZIONA LA MONETA FISCALE 

Tutto quello che dobbiamo fare per comparare gli effetti di una emissione di moneta fiscale e di un taglio alle tasse è  dunque stabilire gli effetti sul potere d’acquisto dei due esperimenti, dove il potere d’acquisto è definito come:

Potere d’acquisto = Reddito in euro + CCF + BOT

In altre parole, dobbiamo solo stabilire quanti Euro + CCF + BOT hanno in tasca i cittadini alla fine dei due esperimenti, e di quanto cambiano  le passività pubbliche,  cioè la somma di BOT +  CCF.

La Tabella 1 registra i movimenti delle due componenti del potere di acquisto, cioè BOT + CCF (riga 5) ed euro (riga 6) in tasca ai cittadini, nei due esperimenti (In ciò che segue, il tasso di interesse, per semplicità, è zero. Inoltre nella situazione  iniziale il disavanzo dello stato è pari a 0: le tasse sono esattamente sufficienti a pagare la spesa pubblica).

Tabella 1: gli effetti della moneta fiscale e di un taglio di tasse

Se lo stato emette CCF per 100 euro nell’anno 1, il potere d’acquisto aumenta di 100 euro (colonna 1, righe 1 e 7). Se invece lo stato taglia le tasse per 100 euro (colonna 2), ovviamente i cittadini hanno 100 euro di più in tasca (riga 2). Lo stato finanzia il taglio alle tasse emettendo BOT per 100 euro, che i cittadini  comprano sborsando 100 euro (righe 3 e 4). Alla fine quindi hanno BOT per 100 euro in più e gli stessi euro in tasca (righe 5 e 6). Quindi nell’anno 1 il potere d’acquisto aumenta esattamente dello stesso ammontare,  100 euro, in entrambi i casi (riga 7).  Anche le passività dello stato aumentano esattamente dello stesso ammontare, 100 euro (riga 5): cambia solo la composizione, CCF nel primo caso, BOT nel secondo, ma come sappiamo questo è irrilevante.

Nell’anno 2, nel caso di moneta fiscale (colonna 3)  i  CCF emessi l’anno precedente scadono e scompaiono dalla circolazione. Lo stato emette altri 100 euro di CCF, in sostituzione di quelli scaduti, quindi ci sono sempre 100 euro di CCF in circolazione (riga 1).  Ma ora c’è anche il taglio alle tasse di 100 euro, che va finanziato con BOT (righe 2,3 e 4). Quindi alla fine i cittadini hanno CCF per 100 euro e BOT per 100 euro, e gli stessi euro in contanti in tasca (righe 5 e 6). Il loro potere d’acquisto è aumentato di 200 euro (riga 7). Nel caso di un taglio di tasse (colonna 4), nell’anno 2 ovviamente i cittadini incassano 100 euro in contanti dal taglio di tasse (riga 2), che poi sborsano per finanziare l’acquisto di BOT emessi per finanziare il disavanzo (riga 3).  Quindi i cittadini hanno 100 euro di BOT in più che vanno ad aggiungersi ai 100 euro di BOT emessi l’anno precedente e rinnovati (righe 4 e 5), e gli stessi euro in tasca  (riga 6). Come nel caso di emissione di CCF, il loro potere d’acquisto è quindi aumentato di 200 euro (riga 7). L’unica differenza come al solito è nella composizione delle passività: là erano 100 euro di BOT e 100 euro di CCF, qui 200 euro di BOT, ancora una volta  una differenza puramente nominale.

Leggi anche:  Se Borsa italiana torna italiana

I MINIBOT

I  minibot  del programma del centrodestra sono dei CCF che verrebbero emessi per pagare i debiti dello stato verso le imprese; i crediti di imposta pluriennali, i crediti iva delle piccole e medie imprese e dei professionisti, etc.. I minibot dunque anticipano il pagamento di una passività dello stato non mobilizzabile, e che quindi non è potere d’acquisto perché non negoziabile. Da qui in poi l’effetto è come quello di una distribuzione gratuita di CCF, eccetto che le passività dello stato non cambiano: aumentano però le passività liquide, che costituiscono potere d’acquisto, e diminuiscono quelle non mobilizzabili, che non sono potere d’acquisto.

I CCF SI PAGANO DA SOLI?

Uno dei vantaggi dei CCF, secondo alcuni suoi fautori, è che si pagano da soli: l’emissione di CCF aumenta il potere d’acquisto e  fa aumentare il Prodotto Interno Lordo. Le tasse incassate dallo stato quindi aumentano, e questo più che compensa la riduzione del gettito delle tasse quando i CCF vengono presentati all’incasso.

Che i CCF si paghino da soli, cioè che il disavanzo non cresca o addirittura diminuisca, è ovviamente una questione empirica. Ma abbiamo appena visto che i CCF sono esattamente uguali a un taglio di tasse; quindi la questione è esattamente identica alla plausibilità empirica della teoria della “curva di Laffer”, secondi cui i tagli di tasse si pagano da soli.  C’è ben poco supporto empirico per questa teoria.

Questo lavoro è basato in gran parte sul capitolo 5 del mio libro: Falso! Quanto costano veramente le promesse dei politici, Feltrinelli, 2018.

Lavoce è di tutti: sostienila!

Lavoce.info non ospita pubblicità e, a differenza di molte altre testate, l’accesso ai nostri articoli è completamente gratuito. L’impegno dei redattori è volontario, ma le donazioni sono fondamentali per sostenere i costi del nostro sito. Il tuo contributo rafforzerebbe la nostra indipendenza e ci aiuterebbe a migliorare la nostra offerta di informazione libera, professionale e gratuita. Grazie del tuo aiuto!

Precedente

Ebook: La sirena della moneta fiscale

Successivo

Concorrenza ad alta velocità

64 commenti

  1. Alessandro Corradi

    Professore, grazie, ma mi pare che ci si dimentichi di un particolare importante. I CCF nella proposta della Lega non costituirebbero nuovo debito ma cartolarizzazione di debito dello Stato già esistente a fronte di crediti fiscali dei cittadini e delle imprese per Iva et similia. Mi sembra particolare non da poco.

    • Roberto Perotti

      Grazie. La risposta è nella versione più lunga in pdf.

      • Roberto Perotti

        Anzi, è già in quest’articolo, nella sezione “I minibot”: I minibot sostituiscono debiti dello stato non mobilizzabili, che quindi non sono potere d’acquisto, con un CCF, che è potere d’acquisto.

        • Ringraziamo il prof. Perotti per l’articolo (sono uno di quelli che ha scritto il libro di Hoepli sulla moneta fiscale nel 2014 https://www.hoepli.it/libro/una-soluzione-per-leuro/9788820359164.html e poi quello di Micromega che viene citato qui).Mi sfugge dove sia le versione più estesa in PDF di Perotti, ma a quanto spiega qui sopra è stata data risposta nelle circa 500 pgg appunto scritte in questi 2 libri a cui hanno partecipato una decina di autori oltre al sottoscritto.Sul fatto che non costituisce debito per lo Stato c’è il capitolo del prof Massimo Costa, riassunto anche qui https://it.finance.yahoo.com/notizie/sugli-aspetti-giuridico-contabili-moneta-170000543.html
          In sostanza se lo Stato emette crediti fiscali differiti nel tempo (CCF) queste sono passività, sicuro, ma per Eurostat non sono passività FINANZIARIE perchè non c’è obbligo di pagarle in euro, non creano un obbligo, come nel caso dei debiti, di dover effettuare pagamenti in futuro in euro. Per Eurostat sono “non–payable tax credit” cioè appunto NON PAGABILI e quindi non classificate come debiti. Questo dal punto di vista giuridico

          • Roberto Perotti

            sulla questione se siano debito pubblico o no secondo EUROSTAT, vedi sopra la mia risposta a Marco Cattaneo

        • ,,,,Questo per quanto riguarda l’aspetto contabile della definizione di ciò che costituisce Debito nei conti pubblici europei, come definiti nella contabilità Eurostat. che è quella appunto che fa testo per il debito pubblico nella UE
          Dato però che il prof Perotti ne parla in termini della sostanza economica arriviamo al punto essenziale (che è trattato in modo esteso nell’altro libro scritto in cui si proponeva la Moneta Fiscale quello del 2014 “Una Soluzione per l’Euro” https://www.hoepli.it/libro/una-soluzione-per-leuro/9788820359164.html )
          Lo Stato moderno, in un sistema di moneta “fiat” (e non ad esempio legata a metalli preziosi) può sempre, se vuole,creare moneta, cioè strumenti di pagamento che non siano debito. Lo Stato non è obbligato a indebitarsi se vuole avere più soldi. Le famiglie e le imprese non possono creare moneta e devono indebitarsi, ma lo Stato è l’unico che ha il potere di creare moneta. L’idea della Moneta Fiscale è un escamotage, se vogliamo, per far sì che lo Stato torni a creare moneta anche all’interno dei vincoli dell’Euro. Non si tratta di moneta legale, che tutti sono obbligati ad accettare in pagamento come gli Euro, ma di moneta “fiscale” nel senso che solo lo Stato accetta sempre questi strumenti in pagamento delle tasse dovute dai cittadini nei suoi confronti. Il modo “normale” in cui li Stati moderni creano moneta è tramite la Banca Centrale. Ma se lo Stato può emette ogni anno sconti fiscali trasferibili di fatto funzionano come moneta

      • Se lo Stato allora emette ogni anno sconti fiscali trasferibili (CCF)I che di fatto funzionano come moneta e continua a farlo ogni anno, per una cifra che corrisponde ad esempio al 3% del PIL cosa succede all’indebitamento in Bot e BTP ? Come mostra la stessa tabella del prof Perotti l’indebitamento in Bot e Btp aumenta di meno, mentre aumentano i CCF in circolazione. Se continui a farlo ogni anno, indefinitivamente, la quantità di questi strumenti aumenta sempre a fianco degli euro. Di fatto aumenta progressivamente la quantità in circolazione di una “seconda moneta parallela” (agli euro) che viene a sostituire come sistema di finanziamento dello Stato i Bot e CCT e BTP. Dato che in Italia c’è un enorme disoccupazione e una carenza di domanda interna ci dovrebbe essere un effetto più che proporzionale da un taglio delle tasse massiccio finanziato con CCF per cui anche la quantità di euro in circolazione aumenterà. Come fa ad aumentare la quantità di Euro però ? Come tutti dovrebbero sapere, gli euro vengono creati quasi tutti dalle banche, cioè dall’aumento del credito. In Italia le banche hanno però tagliato da 910 a 780 mld il credito alle imprese dal 2010 ad es creando una scarsità di moneta (euro). Una volta che entri in circolazione una seconda moneta parallela di uso solo locale (“moneta fiscale”) avrai che più gente è in grado di pagare debiti e tasse e le banche reagiranno aumentando il credito e quindi la quantità di euro in circolazione ecc..

    • Bruno Puricelli

      Prof Perotti, ha dottamente e tecnivamente spiegato i CCF e strumenti molto simil
      i ma, mi consenta, se dei simil-CCF che amo identificare con l’acronimo TDPII (titoli dei proprietari di immobili italiani) emessi su un debito dei cittadini verso lo stato causa tassa anticipata per 30 anni che gli stessi cittadini “pagherebbero” cedendo allo Stato il 10% del patrimonio immobiliare e lo Stato emetterebbe TDPII (o CCF?) otterremmo che il rischio ricadrebbe sulle nostre spalle, avremmo circa 400 mlds di circolante aggiuntivo che ci farebbe risparmiare in primis gli interessi passivi a lunga scadenza ecc. ecc. se è curioso mi scriva. Saluti e buon lavoro PS. saltano fuori >1500 mlds gratis in 30 anni

  2. giovanni dettori

    Se ho ben capito, questi CCF o simili sono paragonabili ai “pagherò” che il giocatore di carte perdente firma per non avere sul tavolo i soldi per coprire la puntata. Quindi è chiaramente un debito la cui scadenza è solo differita. In quanto poi all’atteso moltiplicatore economico, non ho capoito bene a chi sarebbero destinati questi CCF. Che non siano come gli 80 euro in più che in molti casi non sono stati neppure spesi per il timore di tempi futuri peggiori o addirittura restituiti per mancato raggiungimentio del minimo imponibile. Una volta charito questo punto occorre vedere in che modo, ad es. l’acquisto di prugne della California o di Smartphone della Apple massicciamente acquistati a fronte di questa disponibilità monetaria non vadano poi ad incidere negativamente sulla nostra bilancia dei pagamenti, ammesso che risollevino il PIL nazionale… Mi sembrano tutte scommesse basate sul nulla. Vedo di più la costruzione di ponti, di strade, di infrastrutture che possano servire ad attrarre investimenti e turismo, insomma qualcosa di durevole. La canna da pesca, insomma. Non il pesce.

  3. Gabriele

    Articolo ben fatto ,spiega che non esistono in finanza scappatoie per moltiplicare i soldi , o annullare i debiti. I pasti gratis non esistono , neanche se lo dicono i politici. Una proposta che potrebbe aiutare i consumi , sarebbe quella di dare aumenti a pensionat/dipendenti , ma ‘ questi soldi non sono come gli altri , non si possono risparmiare , ma si devono solo spendere per fare acquisti di beni e servizi devono avere una scadenza , ad es. 1 anno . Poi valgono zero. Hanno un costo per lo stato e le aziende , ma dati al prossimo rinnovo contratti sostituiscono i classici aumenti Spendendo questi soldi aumenta il Pil , lo stato incassa l’Iva ,e le aziende aumentano il fatturato. Certo vi e’ il rischio che la gente spenda questi soldi e risparmi gli altri redditi che avrebbe speso , ed in parte potra’ avvenire , ma penso che in realta’ la gente spendera’ alla fine di piu’ avendo piu’ entrate. Ipotizzando e 1.000 annui per ogni pensionato/lavoratore , fanno 30/35 md di costo tra stato ed aziende , anche ipotizzando che ne vengano spesi in piu’ solo 20/25 md , il Pil aumenta dell’ 1% ca lo stato incassa 3/4 md di iva , aumenta il fatturato delle aziende , che porta ad assumere qualche dipendente in piu’ maggiori utili , maggiori imposte.
    L’operazione deve essere vista come un volano per dare una spinta ai consumi interni. A mio avviso e’ un rischio che possiamo correre a costi , ripeto costi ( non gratis ) iniziali accettabili
    Che ne pensa Prof. Perotti

    • Roberto Perotti

      Se gli aumenti di salari / pensioni sono pagati dalle aziende, sono appunto un aumento di salari; se pagati dallo stato, sono un aumento di spesa pubblica per trasferimenti. Onestamente non vedo cosa ci sia di diverso da questo.

  4. vergerio serbio

    E le banconote cosa sono per lo stato?

    • Piero

      Nessuno stato al mondo ha mai pagato i suoi debiti. Il ragionamento che suppone vengan ripagati serve solo come mezzo x imporre austerity e Riforme Impopolari (cioè AntiDemocratiche). Tutte le case internazionali prevedono nel LT significativi incrementi debiti non solo del Giappone ma pure di Usa e Germania (sorry non posso incollare grafici). Inoltre se sommiamo deb Publ + deb Privati (rispetto al gdp) Italia è assolutente nella norma. Pure concetto di Normalità cambia nel tempo (non è legge di natura): 40anni fa col 60% eri sovraindebitato oggi è obj del max rigore cui non arriva neppure la Germania della Industry 4.0 e del Marco Svalutato e dei MiniJob Svalutati. Inoltre esiston molti grafici di Lt che mostran x tutti i paesi del mondo chiaramente il Gran Segreto: Deb Pubblici = Risparmi Privati. Cordialità in forte Dissenso (se lo pubblicherete).

      • Roberto Perotti

        “Nessuno stato al mondo ha mai pagato i suoi debiti” ??????????? Il fatto che “tutti” prevedano significativi aumenti del debtio non significa che i debiti non vengano pagati …..
        Il “Gran Segreto: Deb Pubblici = Risparmi Privati” non è per niente un segreto, ma è una questione di contabilità nazionale, anche se la versione corretta è leggermente diverso : in una economia chiusa, il risparmio negativo del settore pubblico deve necessariamente essere finanziato da una risparmio positivo del settore privato. In una economia aperta, a finanziare il risparmio negativo del settore pubblico può concorrere anche un influsso di capitali esteri, cioè risparmio di cittadini esteri.

  5. Giovanni Bruno

    Ottimo articolo, ne avevo discusso anche io con argomentazioni simili in un articolo pubblicato l’anno scorso su noisefromamerika.org http://noisefromamerika.org/articolo/riflessioni-moneta-fiscale

  6. La critica di Perotti al progetto CCF / Moneta Fiscale è basata su tre punti riassumibili – e confutabili – come segue.

    UNO: “i CCF sono debito pubblico”. No, in base ai principi contabili internazionali adottati anche nella definizione del “Maastricht Debt” ai fini dello Stability & Growth Pact e del Fiscal Compact. Vedi http://bastaconleurocrisi.blogspot.it/2017/04/ancora-sugli-aspetti-giuridico.html . Titoli a utilizzabilità fiscale senza obbligo di rimborso in euro sono “non-payable deferred tax assets” e non hanno impatti sui conti pubblici fino all’utilizzo per conseguire sconti fiscali (cioè due anni dopo l’emissione, quando produzione e gettito avranno recuperato).

    DUE: “se non sono debito, i CCF sono comunque una passività per lo Stato”. Se per “passività” intendiamo “impegno” (di accettazione) lo è anche la moneta. Il punto è che l’economia italiana ha necessità di rilanciare la domanda, BLOCCANDO nello stesso tempo l’incremento delle passività su cui può essere forzata al default in quanto impongono un rimborso in una moneta (l’euro) che l’Italia non emette. I CCF risolvono il problema appunto perché NON richiedono un approvvigionamento sul mercato dei capitali.

    (segue)

    • Roberto Perotti

      UNO: ho affrontato l’argomento nell’appendice della versione lunga. Che i CCF siano, allo stato attuale, debito pubblico secondo la definizione di Maastricht è incerto. EUROSTAT non si è ancora pronunciata sull’argomento, e ci sono argomenti pro e contro. Come scrivo sopra, però, la cosa è irrilevante. Conta la sostanza, non la forma, I CCF sono sicuramente una passività dello stato, Che i CCF “non abbiano impatti sui conti pubblici fino all’utilizzo per conseguire sconti fiscali” non significa che non siano una passività dello stato, come mostro nella versione lunga.
      DUE: Appunto, i CCF sono senza ombra di dubbio una passività dello stato, come i BOT. Cattaneo scrive che “Se per “passività” intendiamo “impegno” (di accettazione) lo è anche la moneta.” Non so cosa intenda con l’espressione “Impegno di accettazione” . Più in generale. credo che, anche se si è in disaccordo con quello che (a torto) si ritiene il pensioero univoco dell’economia neo-liberista etc etc, ci si debba però accordare almeno sulle definizioni. Usare termini nuovi e / o definiti in modo generico e vago non aiuta il dibattito.

      • Sul fatto che i CCF non siano da inserire nel Maastricht Debt non ci sono dubbi. Il Maastricht Debt già oggi non include passività quali i debiti di fornitura delle pubbliche amministrazioni né (appunto) diritti a detrazioni d’imposta future che non comportano impegni di pagamento (vedi gli ammortamenti, le perdite pregresse, le detrazioni per ristrutturazioni immobiliari e molti altri esempi). Quanto a “impegno di accettazione” non è un termine definito in modo “generico e vago”: è l’impegno ad accettare una determinata attività finanziaria per assolvere a obbligazioni preesistenti. La moneta legale comporta questo impegno, ma non è (evidentemente) un debito.

        • Roberto Perotti

          Lei confonde “impegno ad accettare” nel senso di “moneta legale”, che deve venire accettata come pagamento in una transazione, con impegno a trasferire risorse al possessore di una attività finanziaria, da parte del debitore che ha emesso tale attività (per lui, un apassività).
          Faccio sommessamente notare che la moneta (più esattamente, la base monetaria) è una passività della banca centrale, che fa parte del settore pubblico in senso lato.
          Ancora una volta …. un conto è propugnare una propria teoria, un conto è voler ridefinire termini comunemente accettati, che peraltro non hanno alcuna valenza idologica …un minimo di base di partenza comune è necessaria se si vuole poter dialogare …

          • Roberto Perotti

            Lo riscrivo per credo le quarta o quinta volta in questo blog
            1. Che i CCF siano parte o meno del Maastricht Debt è irrilevante per il mio ragionamento; Ho mostrato che i CCF sono euqivalenti a un taglio di tasse di pari ammontare, assolutamente NIENTE nel mio ragionamento dipendenva dal fatto che i CCF siano parte del Maastricht Debt o no. Il punto centrale è che una passività dello stato può esistere anche se non fa parte del Maastricht Debt.
            2. In ogni caso, che i CCF siano parte del Maastricht Debt è incerto: EUROSTAT non si è ancora espressa, e come scrivo nell’appendice della versione lunga vi sono argomenti pro e contro, che risultano evidenti a chijnque legga la normativa vigente, Francamente non capsico come si possa affermare con tanta sicurezza che i CCF non fanno parte del Maastricht Debt, quando EUROSTAT non si è ancora espressa.

          • Perotti ” faccio sommessamente notare che la moneta (più esattamente, la base monetaria) è una passività della banca centrale, che fa parte del settore pubblico in senso lato..”
            La moneta emessa dalla Banca Centrale è una passività particolare perchè non comporta di ripagare delle rate e degli interessi e non è a rischio di default. Che sia così lo mostra il fatto che nessuna Banca Centrale ha mai dato default sulle sua passività. Questo nonostante le passività delle Banche Centrali nel mondo siano passate da circa 4mila mld a circa 20mila mld in pochi anni. Ci sono Banche Centrali come quell di Cina che sono passate da 300 a 5,000 mld (in $) di passività in otto anni…Ci sono Banche Centrali come quella del Cile o Slovacchia che operano con capitale negativo per 20 anni di fila… Dovrebbe essere ovvio che le “passività” della Banca Centrale quando emette moneta sono tali solo come convenzione formale ma nella realtà economica non sono debito. Perchè appunto il debito richiede di pagare rate, interessi, rimborsarlo a scadenza e implica rischio di default. Quando invece lo Stato o un suo ente a cui delega questo potere emettono moneta tutto questo non accade, per cui non si tratta evidentemente di “passività” che costituiscono debito. In tutti i ragionamenti del prof Perotti non è contemplato che si possa creare denaro che non costituisce debito, ovviamente da parte dello Stato. Il punto è che la BCE ha creato 3mila mld di denaro che NON E’ DEBITO, ma non per l’economia

    • Roberto Perotti

      DUE (continua). Sempre nella versione lunga, mostro come l’idea che i CCF, al contrario dei BOT; siano esenti dal rischio di defualt è incomprensibile. Così come lo stato può fare default su un BOT da 100 euro rimborsando solo 50 euro a scadenza, può fare default su un CCF da 100 euro riconsocendo uno sconto fiscale di soli 50 euro a scadenza. Come si possa pensare che esistano delle passività (per di più di un paese sovrano) non a rischio di default mi è semplicemente incomprensibile

      • Abbiamo scritto una cosa diversa: i CCF sono un impegno su cui lo Stato non può essere FORZATO al default. Può decidere VOLONTARIAMENTE di fare default, ma quanto a questo è anche possibile fare volontariamente default su un debito in moneta propria, o addirittura mettere fuori corso la propria moneta legale. Ma queste ultime situazioni richiedono circostanze estreme per verificarsi. Il punto è che esiste un livello di rischio finanziario enormemente diverso tra un impegno a rimborsare euro che NON puoi emettere, e situazioni in cui la scelta di defaultare è volontaria. Vedi più in dettaglio qui https://bastaconleurocrisi.blogspot.it/2018/01/sul-rischio-del-debito-pubblico.html

        • Roberto Perotti

          Supponiamo che lo stato abbia emesso 100 euro di BOT e 100 euro di CCF, ed entrambi scadono oggi. Le entrate fiscali sono di 100 euro. Per semplicità, la spesa pubblica è 0. Se il mercato si rifiuta di rinnovare i BOT, e lo stato vuole onorare i 100 euro di CCF, deve fare default per 100 euro sui BOT. Altrimenti potrebbe onorare i BOT e fare default sui CCF. O fare default per 50 euro sui BOT e 50 euro sui CCF. In tutti questi casi deve fare default su qualche impegno per 100 euro. Supponiamo ora che siamo nella stessa situazione, ma lo stato ha emesso 200 euro tutti in BOT. Se il mercato si rifiuta di rinnovare i BOT, lo stato deve fare default su 100 euro di BOT. Non c’è alcuna differenza. In entrambe le situazioni, lo stato deve fare default per 100 euro. Non esistono pasti gratis.

          • Non esistono pasti gratis ? infatti il progetto Moneta Fiscale NON fa affidamento sul “pasto gratis” ma sul fatto che la capacità produttiva dell’economia italiana oggi è enormemente sottoutilizzata, con i connessi problemi di disoccupazione e precarizzazione del lavoro. O vogliamo negare l’evidenza ? http://bastaconleurocrisi.blogspot.it/2016/09/non-ci-sono-pasti-gratis-ma-la-moneta.html

          • Perotti “….. Se il mercato si rifiuta di rinnovare i BOT, e lo stato vuole onorare i 100 euro di CCF, deve fare default per 100 euro sui BOT…” Cosa vuole dire “onorare” uno sconto fiscale, come ad es quelle delle ristrutturazioni edilizie (che sono simili ai CCF) ? Lo Stato rinuncia ai 100 euro di entrate fiscali ipotizzate da Perotti e incassa al loro posto 100 di CCF… Supponiamo che la spesa pubblica sia 100 (non capisco perchè Perotti la metta a zero…) Lo Stato spende ugualmente 100 emettendo altri 100 di CCF per il periodo successivo (utilizzabili 2 anni più tardi) che il pubblico accetta perchè dovrà pagare tasse. Lo Stato non deve rimborsare i crediti fiscali (CCF) nè più ne meno di quanto debba rimborsare i crediti per le ristrutturazioni edilizie. Ma supponiamo che spaventati dal prof Perotti che parla di default gli operatori di mercato non comprino i BOT in scadenza nel periodo indicato. Dato che nella realtà le tasse dovute sono circa 800mld l’anno e i Bot e BTP in scadenza circa 300 mld l’anno lo Stato può emettere altri CCF oppure Bot e BTP con le medesime caratteristiche “fiscali” cioè che si impegna ad accettare per pagare le tasse alla parità. Alla parità significa che lo Stato si impegna ad accettare Bot, Btp o CCF per pagare le tasse al valore di emissione. Cosa succede ? Lo stato sta creando moneta, sta facendo quello che fa di solito la Banca Centrale, Europea o quello che faceva Bankitalia. Perotti esclude a priori che lo Stato crei moneta

  7. TRE: “i CCF sono un progetto “Lafferista””. No: non fanno affidamento su un incentivo ad aziende e cittadini a lavorare di più perché le tasse sono più basse, ma su un’azione espansiva della domanda. L’utilizzabilità fiscale dello strumento è l’elemento che conferisce ai CCF potere d’acquisto e quindi spendibilità, ma la proposta è demand-side, non supply-side: vedi http://bastaconleurocrisi.blogspot.it/2017/06/moneta-fiscale-un-progetto-demand-side.html .

    Biagio Bossone / Marco Cattaneo / Massimo Costa / Stefano Sylos Labini

    • Roberto Perotti

      Il punto, come als solito, non è una questione di affibbiare etichette, a cui personalmente non sono interessato. Il punto è una questione empirica. Emettere CCF è equivalente a tagliare le tasse di un pari ammontare, o se si vuole ad aumentare i trasferimenti. Perché questa operazione si paghi da sola occorre un moltiplicatore fiscale molto alto. Empiricamente c’è ben poco supporto per questi moltiplicatori. E sto parlando di supporto empirico, cioè basato sui dati. Non sto parlando dei moltiplicatori impliciti nei modelli utilizzati da questa o quella organizzazione o centro studi, per i quali si può assumere il valore che si vuole, basta ipotizzare i parametri giusti.

      • “Emettere CCF è equivalente a tagliare le tasse di un pari ammontare, o se si vuole ad aumentare i trasferimenti.” Solo in parte. Se utilizziamo Moneta Fiscale per pagare (in tutto o in parte) investimenti pubblici o assunzioni di dipendenti della PA, questo è un incremento netto di domanda, che va direttamente ad aumentare il PIL. Quanto al moltiplicatore più basso per tasse e trasferimenti rispetto a quello della spesa, la differenza è alta solo quando è elevata la propensione marginale al risparmio. Che invece in situazioni di domanda profondamente depressa (come le attuali) è molto bassa.

        • Roberto Perotti

          Lei continua a parlare di teorie, io parlo di evidenza empirica. Ma visto che lei parla di teorie, partiamo da queste. “Se utilizziamo Moneta Fiscale per pagare (in tutto o in parte) investimenti pubblici o assunzioni di dipendenti della PA, questo è un incremento netto di domanda, che va direttamente ad aumentare il PIL.” Questo esperimento è equivalente a un taglio di tasse + aumento di spesa per beni e servizi pubblici. Può darsi che aumenti il PIL (personalmente ritengo che sia questo il caso); ma non è corretto sostenere che questo aumenta “direttamente” la domanda aggergata, come se fossse una identità contabile. Per molti, questo RIDUCE il Pil, quandio tutti gli effetti di euqilibrui generale vengono presi in considerazione. Alla fine, è una questione empirica. E’ perfettamente inutile continuare a citare semplici modelli, perché è una questione empirica, e per “empirica” intendo basata su analisi economertica dei dati, NON sui valori dei parametri del modello ASSUNTI PER IPOTESI sullla base delle teorie sottostanti.

        • Roberto Perotti

          Continua…Per questo sono perplesso quando scrive che “Quanto al moltiplicatore più basso per tasse e trasferimenti rispetto a quello della spesa, la differenza è alta solo quando è elevata la propensione marginale al risparmio. Che invece in situazioni di domanda profondamente depressa (come le attuali) è molto bassa.”. Per parecchi motivi. 1. Non capsico cosa c’entri il moltiplicatore più basso per tasse e trasferimenti rispetto a quello della spesa”. 2. Mi piacerebbe sapere dove esista evidenza empirica che mostri in modo convincente che ” la differenza è alta solo quando è elevata la propensione marginale al risparmio. Che invece in situazioni di domanda profondamente depressa (come le attuali) è molto bassa.” Da anni gli economisti dibattono sui valori di questi moltiplicatori, se siano positivi o negativi, ma qui stiamo parlando della DIFFERENZA tra i moltiplicatori di DIVERSI tipi di spesa e tasse A SECONDA della propensione al risparmio e del ciclo economico, un livello di dettaglio CHIRURGICO praticamente impossibile da testare, e direi non testato finora. Ma, ancora una volta, credo che lei si riferisca non all’evidenza empirica, ma a quanto suggeriscono certi modelli teorici.

          • Disgraziatamente per il nostro paese non mi riferisco affatto a modelli teorici, ma alla catastrofica esperienza dei TREDICI TRIMESTRI CONSECUTIVI di calo del PIL tra metà 2011 e inizio 2014, prodotti da sciagurate manovre procicliche in un contesto di domanda che aveva solo molto parzialmente recuperato l’impatto della crisi mondiale 2008-2009. Proprio la sottostima dei moltiplicatori fiscali e dei trasferimenti (e le manovre di quel periodo sono state principalmente aumenti di tasse e tagli di trasferimenti, pensioni in primo luogo) ha prodotto cinque punti di perdita di PIL, decine di migliaia di fallimenti, il raddoppio delle persone in povertà assoluta. Altro che “modelli teorici”. Altro che “assenza di evidenza empirica”…

          • Roberto Perotti

            ah ma adesso ho capito perché non ci capiamo….. per lei, per stimare un moltiplicatore della spesa pubblica, bastano tredici osservazioni trimestrali su due variabili, spesa pubblica e Pil: se entrambe aumentano, o se entrambe diminuiscono, il moltiplicatore è positivo. Con queste tredici osservazioni su due variabili, lei riesce anche a determinare che “Quanto al moltiplicatore più basso per tasse e trasferimenti rispetto a quello della spesa, la differenza è alta solo quando è elevata la propensione marginale al risparmio. Che invece in situazioni di domanda profondamente depressa (come le attuali) è molto bassa”. Quindi immagino che siccome questo inverno è stato più piovoso del solito, e c’è stata anche una timida ripresa, il moltiplicatore della pioggia è positivo. E magari riusciremo anche a determinare che è più alto quando la propensione al risparmio è più bassa.
            Tanta gente che si scervella da anni su come stimare i moltiplicatori di spesa pubblica e tasse, e la soluzione era così semplice e ovvia ….è be’ ma certo, erano tutti accecati dal loro neoliberismo, neoeuropeismo, neoclassicisnmo, neoconservatorismo, neobocconismo etc etc

  8. roberto

    buona spiegazione. Temo che gran parte della “confusione” che regna sotto i cieli odierni in tema di “stampaggio moneta/debito” sia conseguenza della perdita della parità aurea nel 73. Fino ad allora chiunque avrebbe capito che i trucchi contabili poco servono se manca la controparte “aurea”. Tuttavia fino a che non si tappano le falle di spesa fuori controllo serve a poco creare nuovo debito

  9. Francesco Chini

    h t t p s : / / b a s t a c o n l e u r o c r i s i . b l o g s p o t . i t / 2 0 1 8 / 0 4 / c h e – c o s a – s f u g g e – p e r o t t i . h t m l

    • Francesco Chini

      (a tale indirizzo – eliminando gli spazi vuoti tra un carattere e l’altro – è possibile leggere la risposta di Biagio Bossone / Marco Cattaneo / Massimo Costa / Stefano Sylos Labini in merito alle considerazioni del professor Perotti sul progetto “moneta fiscale”… mi limito a citare un estratto dell’ultimo punto:

      TRE: “i CCF sono un progetto “Lafferista””. No: non fanno affidamento su un incentivo ad aziende e cittadini a lavorare di più perché le tasse sono più basse, ma su un’azione espansiva della domanda. L’utilizzabilità fiscale dello strumento è l’elemento che conferisce ai CCF potere d’acquisto e quindi spendibilità, ma la proposta è demand-side, non supply-side)

  10. giuliano parodi

    Grazie Prof. per l’articolo. I fautori dei CCF non sembrano minimamente preoccupati del fatto che, aumentando il debito, l’onere ricadrà sulle future generazioni. In questo Paese ci si dimentica troppo spesso che non esisono pasti gratis e si fanno spallucce e sberleffi ai giovani.

  11. Claudio Mazzantini

    Dr, Roberto Perotti,ho letto attentamente la versione estesa del suo articolo.dove prendendo spunto dalla proposta di economisti su Micromega,disquisisce sui CCF arrvando a sostenere che creerebbero un buco nei conti dello stato.Perchè non ci parla invece di Quello che sostiene nella prefazione Luciano Gallino,penso sarebbe molto interessante.Dubito che lo farà.Un saluto e se vorrà rispondermi,anche in privato, sarò tutto orecchie!

    • Roberto Perotti

      Luciano Gallino è scomparso e non potrebbe difendersi. Ho molti punti di disaccordo con quello che ha scritto nella prefazione ma non mi va di aprire un dibattito senza possibilità di replica.

      • Claudio Mazzantini

        No comment.Sarebbe bello però discutere delle scritture create dal nulla dalle banche e come mai permettiamo a Banche Centrali (Private)di stampare denaro dal nulla (non esistendo più dal 1977 l’emissione delle banconote avendo una contropartita in oro.)

        • Roberto Perotti

          Proponga lei un’alternativa, oltre al baratto o al gold standard

          • Claudio Mazzantini

            Dr.Roberto Perotti,quando non si vuol discutere della gestione della moneta,argomento tabù,si getta la palla in tribuna,questo lei ha fatto.Un saluto cordiale.

          • L’alternativa è quella di far creare denaro allo Stato e non alle banche, come avviene dagli anni ’80. Una volta lo Stato creava la maggior parte della base monetaria senza indebitarsi. Nella “Storia monetaria d’Italia” di Fratianni e Spinelli c’è una tabella riassuntiva ad es che mostra come dal 1880 al 1980 più del 60% della base monetaria è stato monetizzata

  12. Stefano Sylos Labini

    Caro Professor Perotti, sono d’accordo sul fatto che la Moneta Fiscale non è un pasto gratis infatti la nostra proposta si fonda sulla convinzione che in un’economia con elevata disoccupazione e capacità produttiva inutilizzata, il moltiplicatore del reddito è tale da consentire una crescita del Pil e del gettito fiscale tale da compensare le minori entrate che si avranno con gli sconti fiscali. Poi Lei dice: “l’idea che i CCF, al contrario dei BOT, siano esenti dal rischio di default è incomprensibile”. Invece è molto semplice: la differenza tra BOT e CCF è che alla scadenza lo Stato potrebbe non avere in cassa gli euro per rimborsare i BOT mentre arriverà sempre il giorno in cui bisognerà pagare le tasse e i CCF consentono di pagarne di meno. Per questo i CCF sono incomparabilmente più sicuri dei BOT. A meno che Lei non pensa di radere al suolo lo Stato italiano levandogli la capacità di riscuotere le tasse. Infine, il CCF è un impegno a ridurre le tasse in futuro che non implica trasferimento di denaro e quindi non va conteggiato all’emissione come debito ma si riconosce solo al momento dell’utilizzo per sconto fiscale. Per rendere l’idea, supponiamo che i CCF siano assegnati ma che per ipotesi non vengano usati per lo sconto fiscale: in tal caso i CCF non esisteranno mai nel bilancio dello Stato a differenza dei BOT che lo Stato deve rimborsare in euro alla scadenza. Oggi queste sono le regole, poi se in Europa giocheranno sporco per cambiarle allora sarà diverso.

    • Roberto Perotti

      Come ho scritto sotto: Supponiamo che lo stato abbia emesso 100 euro di BOT e 100 euro di CCF, ed entrambi scadono oggi. Le entrate fiscali sono di 100 euro. Per semplicità, la spesa pubblica è 0. Se il mercato si rifiuta di rinnovare i BOT, e lo stato vuole onorare i 100 euro di CCF, deve fare default per 100 euro sui BOT. Altrimenti potrebbe onorare i BOT e fare default sui CCF. O fare default per 50 euro sui BOT e 50 euro sui CCF. In tutti questi casi deve fare default su qualche impegno per 100 euro. Supponiamo ora che siamo nella stessa situazione, ma lo stato ha emesso 200 euro tutti in BOT. Se il mercato si rifiuta di rinnovare i BOT, lo stato deve fare default su 100 euro di BOT. Non c’è alcuna differenza. In entrambe le situazioni, lo stato deve fare default per 100 euro. Non esistono pasti gratis

    • Roberto Perotti

      sui CCF come debito secondo Maastricht o no. Ripeto per l’ennesima volta: dalle regole attuali non è affatto chiaro. Ma la cosa è TOTALMENTE IRRILEVANTE per il mio argomento Non c’è niente nel mio argomento che abbia a che fare con i parametri dell’Unione Europea. Il mio argomento è molto semplice: emettere CCF per 100 miliardi equivale a un taglio di tasse di 100 miliardi. Se si pensa che questa sia una buon a idea, attuiamola. Ma resta il fatto che CCF e taglio di tasse sono equivalenti. Se sostenete che si debba emettere 100 miliardi di CCF, state sostenendo che sia una buona idea tagliare le tasse di 100 miliardi. Punto. Ho letto decine di commenti, ma non ho ancora letto una confutazione del mio argomento.

  13. Stefano Sylos Labini

    Per concludere il discorso, con i CCF si guadagnano due anni di crescita prima che ci sia un impatto sul bilancio pubblico. In merito al moltiplicatore su cui ci sono posizioni diverse, semplicemente dobbiamo fare l’opposto di quello che fece Monti il quale attuò una politica fiscale restrittiva portando l’avanzo primario al 2,2% del Pil, il Pil collassò e il rapporto debito Pil si impennò. Con la Moneta Fiscale è possibile promuovere una politica economica espansiva senza chiedere soldi sui mercati.

  14. Massimo Costa

    La sua arringa si fonda su un presupposto semplicemente errato, e cioè che la moneta fiscale sia una passività. Incalzato sul tema dice che il tema è incerto.
    In realtà il punto è chiarissimo.
    Non solo per Eurostat, che sui deferred tax assets si è espressa, eccome, ma per lo stesso Conceptual Framework to IFRS, i crediti tributari di competenza di futuri esercizi non possono mai essere imputati a stato patrimoniale. E questa è sostanza (visto che lei la invoca), non forma. Gli IFRS fanno della prevalenza della sostanza sulla forma un postulato.
    La “passività” è definita come obbligo di dare una “risorsa economica”. Condizione speculare è che Il “credito tributario futuro” (soggetto ad alea) sia considerato un’attività. Ciò che contabilmente sarebbe semplicemente una bestemmia. Altro è se poi, fiduciariamente, qualcuno attribuisce valore a tale credito. In quanto credito tributario non può essere contabilizzato prima della competenza, in quanto “moneta fiduciaria” acquista valore (ma tra coloro che partecipano allo scambio, non certo per lo stato). C’è soltanto, semmai, un problema di futura copertura delle “minori entrate” (ma è una questione di moltiplicatore), e quindi Maastricht etc. non c’entrano proprio nulla. Un ripasso di contabilità non guasta. Anzi no, credo che lei sappia benissimo tutto, ma stia facendo prevalere l’ideologia eurofanatica mettendo da parte un minimo di obiettività scientifica e contabile.

    • Roberto Perotti

      Non so come spiegarlo: concettualmente i CCF sono senza ombra di dubbio una PASSIVITA’ dello stato; se siano DEBITO PUBBLICO secondo i criteri di Maastricht è incerto. EUROSTAT non si è pronunciata sull’argomento, e come spiego nella appendice della versione lunga del mio articolo ci sono argomenti pro e contro. Personalmente ritengo che EUROSTAT, se dovesse pronunciarsi, li considererà debito pubblico, ma questa è una mia opinione personale. Ma, come scrivo sempre nella versione lunga, che alla fine EUROSTAT lo consideri debito pubblico ai fini di Maastricht o no è secondo me abbastanza irrilevante: personalmente, e contrariamente a quanto lei scrive nella sua arringa finale, credo che una idea vada valutata sulla base del fatto che sia buona o no per l’Italia, non se contribuisce a sforare i parametri europei. Rimane il fatto che lei fa confusione tra “passività” e “debito pubblico”, una confusione in cui come ho scritto non volevo impantanarmi perché sono consapevole che vi siano molte persone troppo prese dalla loro crociata per fermarsi un minuto a pensare.

      • Quando abbiamo formuilato la proposta sono andato a discuterla in blog di economia monetaria come quello di Nick Rowe che è uno dei più frequentati . La risposta che ho avuto ad es da Rowe era
        ———————————-
        “…it all depends on whether the TCCs would or would not actually be used as media of exchange. (How would Gresham’s Law play out?).

        If people do not use them as a medium of exchange, then they are just bonds. And even if they can always be used to pay taxes when they mature, so can regular bonds, in effect, be used this way. Provided the government does not default. When the bond matures, the government gives you money, and you can use that money to pay your taxes.
        If people do use them as a medium of exchange, then it is as if the individual EU countries can print their own money, at a floating exchange rate. Then they might work. http://worthwhile.typepad.com/worthwhile_canadian_initi/2014/07/when-is-helicopter-money-optimal.html
        ———————————-
        Cioè, può funzionare se il pubblico li utliizza (nel periodo di due anni prima della scadenza) come mezzo di scambio, come moneta per pagamenti. Tratteranno ad un “tasso di cambio” fluttuante rispetto agli euro, in base alla fiducia del pubblico italiano nello Stato italiano che effettua questo esperimento monetario. La reazione del pubblico quando introduci una nuova moneta conta. Qui stai introducendo una moneta parallela all’Euro però, il problema è la svalutazione non il default

      • Lasciando da parte la definizione contabile secondo Eurostat o secondo Maastricht e guardando al fatto che l’idea sia buona o no per l’Italia il punto è se si crea moneta o debito. Lo Stato italiano ha perso completamente, all’interno dell’Euro, la capacità che hanno tutti gli Stati moderni di creare moneta senza indebitarsi ? Questo è il punto essenziale a cui si vuole dare una risposta con la Moneta Fiscale, cioè una moneta che non è a corso legale (non obbliga tutti ad accettarla), ma che è accettata sempre dallo Stato alla pari (al valore di emissione). Qui si argomenta che emettendo sconti fiscali, in forma elettronica e/o cartacea, a scadenza differita nel tempo lo Stato DI FATTO CREA MONETA. Non crea debito perchè non si impegna a ripagarli alla scadenza in euro. Il problema dell’eventuale disavanzo che eccede il 3% che ci crea quando dopo 2 anni il pubblico italiano li utilizza girandoli al fisco si ovvia: i) creando più reddito in euro nel periodo se la gente li usa come moneta ii) se questo non basta emettendone altri per coprire la differenza. E’ come se alla fine lo stato stampasse Lire a fianco degli Euro ? Certo, la sostanza è questa come notano economisti esteri come quello citato sopra

  15. Biagio Bossone

    Tre commenti in sequenza in ragione del limitato spazio

    COMMENTO 1

    Perotti, lei fa due affermazioni contradditorie e non corrette:

    “è fondamentale chiarire un concetto…: i CCF non sarebbero debito pubblico, perché hanno natura “monetaria” e non di debito. Questo è profondamente errato”

    “…che alla fine EUROSTAT lo consideri debito pubblico ai fini di Maastricht o no è secondo me abbastanza irrilevante”

    Non è corretta la prima affermazione. Gli standard IFRS e l’Eurostat Guidance Note sul Treatment of Deferred Tax Assets spiegano perché i CCF non possono essere considerati debito e perché s’iscrivono a bilancio solo quando sono utilizzati per accedere agli sconti fiscali.

    Che poi i ‘Teutonici’ (e le loro ‘proxy’ in Italia e altrove) farebbero di tutto per farli diventare debito secondo Maastricht non stento a immaginarlo. Ma, al momento, e secondo le regole vigenti, i CCF non hanno né la sostanza né la forma del debito. Chi sostiene che lo siano sbaglia.

    Riguardo alla sua seconda affermazione: che i CCF non siano debito è invero aspetto centrale e dirimente per una proposta pensata per creare spazio fiscale per un’economia che ne ha pochissimo a disposizione e che non dispone dell’uso di altre leve di politica macroeconomica. Questo scopo può essere raggiunto soltanto attraverso uno strumento che non crei debito.

  16. Biagio Bossone

    COMMENTO 2

    Lei afferma:

    “i CCF sono esattamente uguali a un taglio di tasse”

    No. Non è la riduzione delle tasse (che oltretutto segue di parecchio l’emissione di CCF) a stimolare la domanda. Anzi, la crescita del PIL cui la manovra mira deve generare le risorse per coprirne il costo: il valore fiscale netto della manovra deve essere almeno zero.

    L’emissione di diritti a sconti fiscali futuri serve invece a conferire valore certo ai CCF e quindi a sostenerne la negoziabilità e trasferibilità, facendone potere d’acquisto che, immesso in un’economia con ampie risorse inutilizzate, genera output.

    Non c’è nessun ‘pasto gratis’. Lo stesso avviene col credito bancario diretto all’economia reale: la moneta creata via credito bancario finanzia domanda che genera output che ripaga il credito. Nel caso dei CCF, il nuovo output non ripaga un credito ma finanzia gli sconti fiscali futuri. In entrambi i casi, il potere d’acquisto si crea ex ante; il nuovo output vi corrisponde ex post.

    Il moltiplicatore è essenziale per la riuscita della manovra e, come lei dice, questo è un fatto empirico. Ma la letteratura dalla crisi in poi (con poche eccezioni) mostra valori del moltiplicatore elevati in economie con forte sottoccupazione di risorse e tassi d’interesse bassi. Perché non dovremmo partire dai risultati della letteratura?

    Certo, andrà vagliato tutto rigorosamente (tuttavia: vagliare è una cosa; demonizzare – come lei ha fatto altrove – non aggiunge alle sue argomentazioni)

  17. Biagio Bossone

    COMMENTO 3 – ULTIMO

    Infine, sempre in tema di moltiplicatore, lei richiama possibili effetti da equilibrio economico generale che potrebbero abbassarne il valore.

    A cosa si riferisce?

    La composizione della manovra mira a rilanciare la domanda interna ed esterna, neutralizzando le dispersioni attraverso il canale estero. I CCF generano domanda senza aggiungere al debito, quindi non provocano né effetti di Equivalenza Ricardiana (ammesso che mai ve ne siano) né ripercussioni sul rischio sovrano, soprattutto tenendo conto delle clausole di salvaguardia previste in caso di fiscal under-performance. Inoltre, la politica monetaria non rema contro.

    Cosa altro manca per rendere la manovra sostenibile? Quali altri fattori possono intervenire a ridurne l’efficacia?

    Per concludere, considerato il suo interesse al tema – di cui, polemiche a parte, la ringrazio perché aiuta a diffondere la conoscenza della proposta e a parlarne – le segnalo il contributo pubblicato proprio quest’oggi http://www.economiaepolitica.it/banche-e-finanza/moneta-banca-finanza/moneta-fiscale-aspetti-finanziari-e-contabili/

  18. Supponiamo che a emettere 100 mld di crediti fiscali (a uso differito…) sia uno Stato che NON è nell’euro, che ha la propria moneta e BCentrale (e che sia in condizioni economiche depresse come l’Italia). Perchè dovrebbe farlo ? Ad es se la Banca Centrale è per statuto totalmente autonoma e non vuole fare QE e comprargli il debito finanziando i deficit,,, (come l’Italia pre-euro). Cosa succede ? Il mercato non ha pazienza di aspettare se dopo 2 anni l’effetto espansivo è tale da coprire con maggiore PIL (e relative maggiori tasse) i 100 mld di CCF in scadenza e reagisce subito. Come ? Svaluta la Lira (se ragiona in prevalenza come Perotti) e fa aumentare i rendimenti dei Btp. C’è un problema di credibilità, almeno all’inizio. Se poi PIL, produzione e investimenti aumentano tutto si aggiusta. Ma qui siamo nell’Euro ed emettere una sorta di moneta locale parallela in Italia è malvisto dalla BCE, su cui il governo italiano non ha influenza. Su questo non ci si deve fare illusioni. Questa ostilità della BCE (e il coro degli esperti che parlano di default) fa aumentare la spread dei BTP e fa aumentare lo sconto a cui trattano i CCF e crea tensione nella UE. Questo è lo scenario realistico. Ma il governo italiano ha ora un arma per negoziare con la Germania/BCE. Non è più una situazione impari come nel 2011-2. L’Italia parla di creare moneta locale al suo interno e questo le da una posizione negoziale migliore dell’Eurexit o del chiedere “flessibilità” con il capello in mano

    • Amegighi

      “C’è un problema di credibilità, almeno all’inizio. Se poi PIL, produzione e investimenti aumentano tutto si aggiusta.”

      Appunto……tutto si basa sulla possibilità…..Interessante osservazione di chi, magari, appare contrario all’Euro, perchè può essere stato un esperimento che non ha dato i risultati (possibili….) attesi (vedrete che tutto si aggiusta….). O che magari inneggia al periodo delle svalutazioni, pensando che tutto sia risolvibile in quel modo (è aumentato il debito o no ?). Mentre ora, come hanno purtroppo scoperto duramente le nostre PMI, si tratta anche di investimenti tecnologici, di persone preparate e specializzate (vedi intervista del Presidente delle PMI di Padova al Corriere del 10.05.2018), in un mondo dove le viti normali e semplici le producono anche in Pakistan ad un decimo di quelle che producono qui da noi. O dove puoi comperare per 5 dollari online led ultraluminosi a 470 nanometri. Cose che negli anni 80 del boom del Nordest, non c’erano neanche (Il Pakistan produttore ed il mercato online).
      Tutto è possibile, ovviamente. Anche che non esistano più lavoratori dipendenti i cui poteri di acquisto cadano vertiginosamente per via delle svalutazioni, ma solo ricchi (pochi) che si arricchiscono vendendo a prezzi bassissimi e poveri che lavorano per loro. Cioè il Pakistan. Basta semplicemente dirlo chiaramente e non raccontare frottole.

  19. Maurizio Cocucci

    Concordo con la posizione del prof.Perotti sul fatto che questi CCF all’atto pratico si comportano come un taglio delle tasse. Lo Stato mi paga un lavoro con 10 mila euro in CCF, in seguito quando devo pagare imposte per 10 mila euro non faccio altro che restituirgli i CCF. Condivido anche la sua perplessità in merito alla posizione, favorevole o meno, di Eurostat sul considerare una sua emissione una passività che comporta un aggravio del debito. Eurostat da un lato infatti prevede che una spesa sia messa a passività solo all’atto dell’effettivo pagamento di un onere eseguito per conto della Pubblica Amministrazione, poi però dall’altro ha richiesto in precedenza che le garanzie a carico di ciascun Paese verso le obbligazioni emesse dal (ex) fondo EFSF fossero iscritte come debito (nonostante ciascun Paese non avesse versato nemmeno un euro) perché il fondo non godeva di una personalità giuridica a differenza dell’attuale ESM per cui si sono messi i soli contributi effettivamente versati per la formazione del capitale di funzionamento e che per l’Italia ammontano a 14,32 mld.
    La questione centrale però, da pochi rilevata e soprattutto poco presa in considerazione dagli autori della proposta dei CCF, è l’effettiva utilità di tale soluzione. Quello che mi lascia alquanto perplesso è la mancanza di un piano strategico che accompagni questa proposta di emettere 100 mld (o altro ammontare) in CCF. E’ come una azienda che chiedesse un fido senza sapere a fronte di quale obiettivo.

  20. Stefano Sylos Labini

    E’ interessante vedere come si cambia idea senza problema:

    “It can be done, technically and politically it is perfectly possible,” said Roberto Perotti, economics professor at Milan’s Bocconi University.

    https://www.reuters.com/article/us-italy-euro-analysis/italys-dual-currency-schemes-may-be-long-road-to-euro-exit-idUSKCN1BJ20F?il=0

    Stiamo ancora aspettando la segnalazione puntuale della norma europea per cui uno sconto fiscale futuro
    andrebbe contabilizzato all’emissione come debito finanziario.

  21. Andrea

    Mi scusi Professore ma per come l’ho capita io (e non vorrei avere capito male), si tratta solo di anticipare tutto il credito di Imposta che lo stato attualmente deve mediante tali strumenti, ovvero di scrivere a tutti coloro che vantano un credito verso lo Stato l’ammontare di quel debito su dei pezzi di carta.
    Se essi verranno poi usati per pagare le tasse, lo Stato non incasserà ma nemmeno pagherà detto credito, se vengono invece “spesi”, lo stato pagherà il credito (se qualcuno lo esigerà invece di pagarci le imposte) ma non riceverà i mini bot in luogo delle tasse. Dovrebbe essere una cosa una tantum perciò.

  22. paolo pullega

    Non capisco l’analogia di Perotti tra BOT e CCF. I BOT nascono come scambio tra gli euro di chi li compra e il pezzo di carta denominato BOT. I CCF sono un pagamento dello stato sotto forma di anticipazione e non mi pare che dialoghino con l’euro. E quanto scrive Sylos Labini mi pare indubbio: “con i CCF si guadagnano due anni di crescita prima che ci sia un impatto sul bilancio pubblico”. E potrebbe essere di più. Mi pare che in Germania, negli anni trenta, la loro durata fosse di tre anni.

  23. Stefano Sylos Labini

    L’impegno a ridurre le tasse nel futuro attraverso gli sconti fiscali a scadenza di due anni può essere considerato al massimo come debito implicito. Il debito implicito è l’insieme degli impegni futuri, in valore attuale e a legislazione vigente, presi dallo Stato in termini di prestazioni pensionistiche, sociali e sanitarie al netto dei contributi. Dunque il debito implicito è quello che avremo in futuro e non viene contabilizzato come debito pubblico che è il debito esplicito ereditato dal passato. Se gli impegni di spesa futuri per le pensioni venissero conteggiati, il valore medio del debito nell’eurozona sarebbe 266 % del Pil, con punte del 592 per la Spagna e del 291 per la Francia. La Germania è al 149%, mentre, l’Italia avrebbe il 57%. Ma se la crescita riparte tutto cambierebbe in meglio.
    http://www.lastampa.it/2017/01/16/economia/perch-litalia-vuole-parlare-del-debito-pubblico-implicito-per-riscrivere-la-classifica-dei-conti-in-europa-H4V77ylXkR0EjH3yCuhNcN/pagina.html

  24. 2300 miliardi di debito pubblico = 260 miliardi annui di evasione fiscale e contributiva! Debito pubblico che costa,a chi concorere all spese pubbliche con i loro reddittii effettivi, 75/80miliardi annui.Perchè dobbiamo emettere moneta virtuale non coerente con l’economia reale, per non fare concorrere tutti alle spese pubbliche e con il criterio della progressività di cui all’articolo 53 della Costituzione? Solo per garantire gli storici evasori legalizzati da questo incostituzionale sistema tributario?Si incostituzionale,perchè i due disposti costituzionali di capacità contributiva effettiva e di progressività sono la chiave di volta per “evitare” elusione ed evasione fiscale e contributiva.

  25. Ludovico

    Caro prof, lei ha ragione, ma si spende inutilmente con questi critici visto che la superstizione keynesiana è una religione (al servizio dei politici) di cui l’ignoranza in materia monetaria (inclusa la storia monetaria, dagli ‘origini’ ad ad oggi) è componente inscindibile. Grazie del suo prezioso lavoro!

Lascia un commento

Non vengono pubblicati i commenti che contengono volgarità, termini offensivi, espressioni diffamatorie, espressioni razziste, sessiste, omofobiche o violente. Non vengono pubblicati gli indirizzi web inseriti a scopo promozionale. Invitiamo inoltre i lettori a firmare i propri commenti con nome e cognome.

Powered by WordPress & Theme by Anders Norén