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Chiamparino: com’era in utile la mia Olimpiade! O no?

Il fact-checking de lavoce.info passa al setaccio le dichiarazioni di politici, imprenditori e sindacalisti per stabilire, con numeri e fatti, se hanno detto il vero o il falso. Questa volta tocca alle affermazioni di Sergio Chiamparino, presidente della regione Piemonte, sui costi delle Olimpiadi invernali. Vuoi inviarci una segnalazione? Clicca qui.

Le Olimpiadi tornano a Torino?

La sindaca di Torino, Chiara Appendino, si è detta favorevole a candidare il capoluogo piemontese quale città ospitante delle Olimpiadi invernali del 2026. Anche la regione Piemonte è d’accordo, ma in Consiglio comunale è mancata la maggioranza per opposizione degli stessi consiglieri del Movimento 5 stelle. Nel commentare la vicenda, il presidente della regione Piemonte, Sergio Chiamparino, nonché sindaco di Torino al tempo delle Olimpiadi invernali 2006, ha dichiarato in un’intervista al Corriere della Sera:

«Criticare le olimpiadi e le candidature passate, gestite da Coni e Comitato olimpico internazionale, dicendo che sono stati i giochi del debito e del malaffare […] non mi sembra unidea brillante.

[Su Torino 2006] parlano i numeri, se proprio non vogliamo tenere conto di come quell’evento ha cambiato la città. Il Toroc, il comitato per lorganizzazione dei Giochi invernali del 2006, ha finito in attivo. LAgenzia Torino 2006 sta chiudendo con un tesoretto che potrebbe anche essere usato sul nuovo dossier».

 Per Chiamparino, le Olimpiadi del 2006 rappresenterebbero dunque un modello di oculatezza della gestione finanziaria, i cui risparmi costituirebbero un “tesoretto” da cui attingere per il 2026. Per la sindaca Appendino, le precedenti Olimpiadi hanno invece lasciato un segno “vivo e forte nei bilanci della città”.

Le Olimpiadi del 2006 hanno davvero lasciato un surplus nelle casse pubbliche?

È sempre complesso, come hanno già scritto Jerome Massiani e Francesco Ramella, analizzare i costi delle olimpiadi, a causa della molteplicità di enti interessati. Inoltre, la posizione finanziaria finale degli enti non dà, di per sé, un’informazione rilevante perché va considerato anche il totale delle somme trasferite. Se, ad esempio, per far fronte a una perdita di esercizio è stato varato un incremento di fondi di provenienza statale, non è possibile interpretare un eventuale avanzo come esempio di oculata gestione.

A Torino, sei anni prima dell’arrivo della fiaccola olimpica, furono fondati i due enti menzionati da Chiamparino: il Toroc (Torino Organising Commitee) e l’Agenzia Torino 2006. Il primo – una fondazione di diritto privato – è l’ente che organizzò i giochi in base allo Host city contract, il documento che definisce gli obblighi nei confronti del Comitato olimpico internazionale. L’Agenzia Torino 2006, che è invece un ente pubblico (istituito dalla legge 285/00), ebbe il duplice ruolo di fungere da stazione appaltante e di attuare il piano degli interventi predisposto dal Toroc.

I bilanci del Toroc

Per quanto riguarda il Toroc, diversi giornalisti, assieme agli autori de “Il libro nero delle Olimpiadi di Torino 2006”, suggeriscono una storia diversa da quella raccontata dal presidente Chiamparino.

È il 2006 e il bilancio di esercizio del Toroc (reperibile tramite il registro imprese) si chiude, stando al conto economico, con una perdita di 24,8 milioni di euro. Nella relazione allegata allo stesso bilancio, si legge però che alcuni crediti saranno da riscuotere nel 2007 e che “l’eventuale residuo verrà coperto tramite utilizzo del patrimonio Toroc”, ossia tramite il fondo di dotazione della città di Torino. È, infatti, quello che succede: con una delibera del marzo 2007 il comune trasferisce 11 milioni di euro. Così l’ultimo rendiconto finanziario disponibile (2008) riporta una posizione finanziaria netta finale in attivo di 447 mila euro.

Che cosa ci dicono questi numeri? A fine 2006 il Toroc ha chiuso in rosso di 24 milioni. Nell’anno seguente, per far fronte alla passività, il comune ha varato un incremento del fondo di dotazione, sul quale si è registrato l’avanzo menzionato da Chiamparino. L’attivo di cui parla il presidente è dunque un avanzo su un intervento che mirava a ripianare, con fondi pubblici, la situazione debitoria di un ente privato. Sembra azzardato indicarlo come prova di amministrazione parsimoniosa.

Ma i rapporti finanziari tra Toroc e comune non si limitano a questo episodio. Leggendo le delibere e le determinazioni dirigenziali è possibile ricostruire i trasferimenti di risorse dal comune di Torino al Toroc registrati tra febbraio 2006 e dicembre 2007 che sono serviti a tappare diversi “buchi” nei bilanci del comitato. Li riportiamo schematicamente:

Tabella 1 – Trasferimenti dal comune di Torino al Toroc

Impiego Data Importo/Risorse Riferimento
Incremento del patrimonio di dotazione 11

dicembre 2006

31 milioni determinazione 10404/069
Trasferimenti in conto capitale 11 dicembre 2006 12 milioni determinazione 10406/069
Copertura delle spese di progetti 14 novembre 2006 6 milioni determinazione 08639/069)

 

Anticipazione per copertura dei debiti verso fornitori Toroc 16 febbraio 2006 19 milioni determinazione 01208/024
Copertura dei debiti verso il Coni 27 dicembre 2007 5 milioni delibera 10212/101
Trasferimento di Personale 28 dicembre 2006 Personale del comune delibera 10760/004

Esiste davvero un “tesoretto”?

Nell’istituire Agenzia Torino, la legge 285 del 2000 prevede, come impegno massimo di spesa, circa 52 milioni di euro per 15 anni, a partire dal 2001. La stessa legge stabilisce contributi straordinari per un totale di 18 milioni di euro tra il 2000 e il 2002, oltre a un importo per spese generali, che corrisponde al 3,6 per cento dei costi lordi per lavori e forniture. Complessivamente, al momento della costituzione, per Agenzia Torino vengono stanziati 843 milioni di euro.

Apparentemente, però, non si dimostrano sufficienti. Le successive finanziarie (dal 2001 al 2004) istituiscono ulteriori impegni, in gran parte in favore dell’Agenzia Torino: altri 50 milioni annui per 15 anni, secondo la stima della Corte dei conti (a p. 16, la tabella n. 1 riassume tutti gli impegni).

Sempre nelle relazioni della Corte dei conti (approvate con le delibere 9 del 2007 e 33 del 2009), si legge che, complessivamente, sono stati stanziati circa 1.532,46 milioni di euro, a carico dello stato. La delibera del 2007 evidenzia inoltre come Agenzia abbia ricevuto co-finanziamenti da enti pubblici per un totale di 245 milioni di euro (tabella n. 4 p. 21, delibera del 2007).

Su questo impegno di spesa, l’Agenzia ha attivato due mutui, per un totale di 1.160 milioni di euro (i cui oneri di ammortamento erano a totale carico dello stato). Nel 2006, al momento della ricognizione finale del debito, si registrava un residuo non utilizzato: circa 130 milioni, che Agenzia Torino chiese al ministero dell’Economia di destinare a copertura del contenzioso ancora aperto. Tuttavia, negli anni della liquidazione, l’onere del contenzioso si è sensibilmente ridotto, passando da 118 milioni nel 2007 a 5 milioni di euro nel 2017 (stando alla relazione condivisa dal liquidatore dell’Agenzia). Sempre nella stessa relazione si legge che il “tesoretto” ammonta allo stato a 78 milioni di euro, di cui 50 già destinati a manutenzione e riqualificazione degli impianti.

Il “tesoretto” di cui parla Chiamparino altro non è, dunque, che un residuo su una previsione di spesa che comunque è risultata essere quasi il doppio del limite massimo previsto con la legge del 2000 (art. 10). Non esattamente, dunque, un indice di gestione virtuosa dell’insieme dell’operazione Olimpiadi.

Il caso Italia Evolution

Per un’analisi il più completa possibile, però, non ci si può limitare ai bilanci dei due enti menzionati da Chiamparino, ma è opportuno guardare ad almeno altri due.

Nel 2005 il Toroc sigla un protocollo d’intesa con Italia Evolution, società per azioni del gruppo Sviluppo Italia (oggi Invitalia), controllata a suo volta al 100 per cento dal ministero dell’Economia. In base all’accordo, Italia Evolution ha realizzato tra il 2005 e il 2009 svariate attività collegate alle Olimpiadi. Con quali risorse? Il decreto legge n. 7 del 2005 (poi convertito nella legge 43 del 2005) destinava (dal fondo per interventi strutturali di politica economica) un contributo di 80 milioni per l’anno 2005 per “interventi urgenti per i Giochi olimpici invernali Torino 2006” a Sviluppo Italia, saliti – stando al bilancio di liquidazione di Italia Evolution – a un totale di 112 milioni di euro fino al 2008.

In altre parole, è stata usata una spa, a controllo pubblico, per fare ciò che era di competenza del Toroc. O come disse lo stesso Chiamparino nel 2004: “si stanno escogitando meccanismi per ‘esternalizzare’ alcuni costi del Toroc”.

Un caso molto simile è quello dell’organizzazione dei giochi paralimpici che, in base all’Host city contract, spetterebbe proprio al Toroc. Nel luglio 2005 viene invece costituito con delibera comunale il Comitato per i giochi paralimpici (Com.Par.To), il quale – grazie anche a un fondo di dotazione comunale – si occuperà dell’intero evento. Nel 2006, Toroc cede dunque a Com.Par.To il marchio e gli oneri connessi, ricevendo come corrispettivo oltre 34 milioni di euro. Cesare Vaciago, direttore generale del Toroc (e, contestualmente, direttore generale del comune di Torino), dichiara che parte dei fondi per la costituzione del comitato “saranno stornati dal bilancio del Toroc”.

Il verdetto

La dichiarazione di Sergio Chiamparino è formalmente vera rispetto ai bilanci: alla liquidazione, gli enti hanno effettivamente chiuso in attivo. Quel che però Chiamparino omette è che l’avanzo è stato reso possibile da incrementi continui dell’impegno di spesa, per Agenzia Torino, e del fondo di dotazione, per il Toroc, addirittura dopo la conclusione delle olimpiadi. Accanto a ciò, centinaia di milioni di euro sono giunti come co-finanziamenti o sono stati sostenuti da altri enti. Tutti elementi che rendono la dichiarazione poco veritiera nei confronti della finanza pubblica. Se “parlano i numeri”, come dice Chiamparino, è bene farli parlare tutti. Per queste ragioni, la dichiarazione del presidente della regione Piemonte è nel complesso PARZIALMENTE FALSA.

Ecco come facciamo il fact-checking. Vuoi inviarci una segnalazione? Clicca qui.

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  1. Savino

    Torino ha fame e sete di lavoro e non di Olimpiadi. Non inganni lo sviluppo fasullo dei mesi dell’evento. Il post 2006 è stato qualcosa di scandaloso, tra stato di abbandono degli impianti e debiti messi a carico dei cittadini, con imposte locali incrementate e meno servizi. Spero che un giorno Torino, in un contesto con nuove professioni e nuove tecnologie, torni ad essere quella città piena di lavoratori che si alzano all’alba per il primo turno a Mirafiori

  2. Fabio Rosi

    Vi invito a parlare con i funzionari del Comune di Torino: secondo loro, le Olimpiadi del 2006 hanno provocato una “voragine” nei conti pubblici al punto che oggi il Comune è al limite della bancarotta. Non ho accesso a dati certi, per poter confermare la cosa, ma è interessante il fatto che il Comune non abbia al momento soldi per investimenti in nuove infrastrutture. Invito la VOCE.INFO a controllare queste informazioni che attingono appunto dall’interno della macchina comunale per affossare ancor di più le affermazioni di Chiamparino.

  3. giorgio ponzetto

    Chissà se i dati riportati nell’articolo sono stati a conoscenza e hanno formato oggetto di riflessione da parte dei tanti consiglieri Comunali e della Città metropolitana che si sono dichiarati favorevoli, senza se e senza ma alla candidatura di Torino per le Olimpiadi invernali del 2026,dai vertici della Camera di commercio ,in prima fila nel promuovere la candidatura di Torino, dai giornalisti che sulle pagine delle cronache cittadine hanno nei mesi scorsi scritto articoli su articoli per evidenziare le grandi opportunità derivanti dall’ospitare le Olimpiadi e sollecitato il Comune a presentare la candidatura. nel 2006 ospitare le olimpiadi ha comunque avuto un senso in un momento di profonda trasformazione dell’economia della città; oggi per essere conosciuta come città turistica, Torino non ha più bisogno di una nuova olimpiade. Le scarse risorse finanziarie, umane ed organizzative disponibili nell’amministrazione pubblica dovrebbero essere concentrate nella risoluzione dei tanti problemi che i cittadini incontrano quotidianamente.

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