Lavoce.info

Lezioni inglesi sull’autonomia scolastica

Dal 2010 le scuole del Regno Unito possono diventare autonome dal governo. La loro esperienza mostra che per migliorare la qualità dell’istruzione più dell’indipendenza conta il modello di governance adottato. La Buona scuola dovrebbe tenerne conto.

Cosa sono le academy

Nella maggior parte dei paesi Ocse il sistema scolastico è gestito da governi centrali o locali e poco è lasciato alla discrezione delle scuole. Nell’ultimo decennio, però, alcuni hanno cambiato rotta, Italia compresa: la Buona scuola mira infatti a concedere più autonomia agli istituti scolastici nella gestione della didattica e degli insegnanti.
Per capire qual è il miglior modo di dare autonomia alle scuole può essere utile l’esperienza inglese. Già dal 2010, nel Regno Unito tutte le scuole hanno la possibilità di diventare academy, cioè autonome dal governo locale. La riforma ha avuto successo e da un recente sondaggio emerge che metà delle scuole che non lo sono ancora pensano di convertirsi entro il 2022. A gennaio 2018 le scuole primarie e secondarie trasformatesi in academy erano rispettivamente 4.440 (27 per cento) e 2.220 (65 per cento).
Le academy inglesi continuano a essere interamente finanziate dal governo, ma acquisiscono autonomia, nel rispetto di linee guida stabilite dal dipartimento dell’Istruzione, sull’utilizzo dei fondi, la gestione delle risorse umane, il curriculum scolastico e le ammissioni: tutti aspetti gestiti in precedenza dal governo locale (Local Authority). Il loro principale obiettivo è quello di accedere direttamente ai fondi a loro destinati e investirli in maniera più efficiente di quanto facessero le autorità locali.
La diffusione delle academy ha generato un acceso dibattito nell’opinione pubblica. Da un lato, c’è chi sostiene che un modello decentralizzato sia più efficiente e permetta alle scuole di utilizzare meglio le risorse. Altri sostengono invece che la riforma porti a una privatizzazione di fatto del sistema scolastico e temono che le academy possano usare la loro autonomia per discriminare certi studenti durante il processo di selezione.
Recenti ricerche hanno dunque provato a capire se concedere autonomia alle scuole porti effettivamente i benefici indicati dai sostenitori della riforma. Nello stesso tempo – data la rapida espansione delle academy e l’intenzione di altri paesi di rendere più autonomo il sistema scolastico – altrettanto cruciale è comprendere quale sia il miglior modo di gestire l’autonomia.

Meglio soli che male accompagnati?

Per quanto la prospettiva sembri attraente, per le scuole diventare autonome comporta una serie di responsabilità non indifferenti. Avere un buon dirigente scolastico – nel Regno Unito viene assunto direttamente dagli istituti, al contrario di quanto accade in Italia – rischia di non essere più sufficiente, se la gestione della scuola comincia a richiedere capacità di gestione aziendale. Per superare l’ostacolo di dover amministrare la scuola e gestire allo stesso tempo le attività che in passato erano a carico dei governi locali (come la gestione dei fondi e del personale), molte academy decidono di affiliarsi ad altri istituti, entrando a far parte di consorzi, i MATs, Multi-Academy Trusts. Affiliarsi permette di sfruttare le economie di scala, ma ha come contropartita la condivisione dello stesso organo gestionale con altre scuole. Invece per le academy che restano singole (SATs, Single-Academy Trusts) la composizione dell’organo direttivo rimane pressoché immutata dopo la conversione. Come si vede dal grafico, il numero di scuole che decide di entrare in un consorzio è decisamente aumentato.

Grafico 1 – Numero di academy che entrano in consorzi rispetto alle singole

Fonte: Neri, L. and Pasini, E., Heterogeneous Effects of Mass Academisation in England

L’effetto sui risultati degli studenti

Il fenomeno academy ha destato subito grande interesse. Poiché devono far fronte a un’ampia riorganizzazione delle loro funzioni, è importante capire se diversi modelli di management hanno un diverso effetto sui risultati degli studenti.
In un recente studio abbiamo confrontato i voti di bambini iscritti in scuole elementari MAT e SAT, prima e dopo la conversione della scuola in academy. I risultati mostrano che gli studenti iscritti a MATs ottengono risultati migliori rispetto agli iscritti in SATs. E i miglioramenti sembrano ancor maggiori per studenti provenienti da ambienti socio-economici svantaggiati.
Usando indagini condotte dal ministero dell’Istruzione si può provare a capire cosa differenzia i due tipi di scuole. Dopo la conversione, i SATs prediligono cambiamenti legati a pratiche educative (come cambiare il curriculum o la durata del giorno scolastico) o amministrative (come assumere nuovi impiegati). I MATs sembrano invece prediligere cambiamenti manageriali, come la riorganizzazione dell’organo di governo o la nomina di nuovi presidi. Purtroppo, data l’impossibilità di combinare indagini e dati amministrativi, per il momento è difficile stabilire un chiaro nesso causale tra queste pratiche e i risultati degli studenti.
L’esperienza inglese suggerisce che l’indipendenza in sé non porta necessariamente a un miglioramento nella qualità delle scuole. Sembra piuttosto che il modello di governance scelto possa giocare un ruolo importante nell’apprendimento dei bambini e nella gestione dell’autonomia.
Qual è dunque il messaggio per il nostro paese? Riforme come la Buona scuola possono funzionare, ma solamente a patto che le scuole vengano dotate degli strumenti necessari per sfruttare nel modo migliore l’autonomia.

Lavoce è di tutti: sostienila!

Lavoce.info non ospita pubblicità e, a differenza di molte altre testate, l’accesso ai nostri articoli è completamente gratuito. L’impegno dei redattori è volontario, ma le donazioni sono fondamentali per sostenere i costi del nostro sito. Il tuo contributo rafforzerebbe la nostra indipendenza e ci aiuterebbe a migliorare la nostra offerta di informazione libera, professionale e gratuita. Grazie del tuo aiuto!

Precedente

Startup italiane in attesa di una svolta*

Successivo

Pensione a pezzi

  1. Massimo D'Ambroso

    Interessante articolo. Mi piacerebbe capire come sono cambiati i risultati degli studenti nelle rilevazioni internazionali degli apprendimenti (es. OCSE PISA) dopo l’introduzione delle Academy.

  2. Stefano

    Ma, di grazia, quali cambiamenti positivi ha apportato la buona scuola? L’alternanza scuola lavoro sta naufragando nel caos e nella disorganizzazione: il governo si è solo preoccupato di investire le scuole di nuove incombenze invitandole, nei fatti, ad arrangiarsi. L’organico di potenziamento (che, sia chiaro, non è stato scoperto dal senatore Renzi) invece di arricchire le proposte didattiche e formative viene utilizzato per le supplenze. L’insegnamento di materie in lingua straniera, in moltissimi casi, rasenta il ridicolo, non essendoci insegnanti formati. Il “merito” è squallidamente una mancetta i cui criteri di attribuzione sono scandalosamente discrezionali. L’unico obiettivo quasi centrato dal predetto senatore è stato l’aumento del potere discrezionale dei Dirigenti che, fortunatamente, la ministra Fedeli ha avuto il buon senso di tenere un po’ a bada, Quand’è che cominceremo a non usare più questa espressione: “buona scuola” e cominceremo a parlare di scuola della Repubblica che, come tutte le repubbliche è innanzi tutto una comunità, senza capi e capetti, ma con progetti ai quali tutti, ognuno secondo le proprie competenze, lavorano?

  3. Riccardo

    Le scuole italiane al giorno d’oggi sono talmente oberate di pratiche burocratiche che è una cosa inverosimile. Per partecipare ai famosi PON e poi successivamente alle loro rendicontazioni c’è da diventare dei matti. Per acquistare un bene è necessario fare visure alla Camera di Commercio, al Casellario Giudiziario e ad Equitalia… e forse ne dimentico qualcuna. Le segreterie ed i docenti devono attuare leggi fatte e basate su ministeri con centinaia di dipendenti. Mah…

  4. ELENA SCARDINO

    Sono stata per 13 anni preside di scuole medie.I miei sforzi di dare vita a una scuola attenta e funzionale ai bisogni dei ragazzi sono stati spesso frustrati dagli impedimenti burocratici, in primo luogo l’impossibilità di selezionare e aggiornare il personale docente e non docente in modo efficace e regolare. L’autonomia assistita da controlli attenti e intelligenti è secondo me da realizzare.

  5. michele di saverio

    Indipendenza. Ma chi tiene i cordoni della Borsa?’ Sempre il Governo centrale, proprietario dei fondi. La gestione dei soldi è altra cosa dalla proprietà, secondaria se i soldi non arrivano.

    Il preside è scelto da un consorzio che ha fame di fondi. E’ indipendente ma assume i docenti, NOMINATIVAMENTE. E volendo anche li licenzia, alla faccia della libertà costituzionale di insegnamento.

    La scuola forma l’idea politica e religiosa, e scelte di vita dei giovani. Difficile pensare che non si tenti un controllo dell’opinione pubblica tramite la scuola, come avviene tramite la stampa.

    Forse per garantire pari opportunità a tutti ( e al minimo costo possibile) dovrebbe essere il Governo centrale a provvedere ai beni di base: cancelleria, gessi, lavagne elettroniche, pulizia dei locali (carta igienica), ecc. Per questo tipo di beni di acquisto (commodities ) è risaputo che si possono ottenere drastiche riduzioni di prezzo. Buone con i consorzi, massime con la Centrale Acquisti unica della Pubblica Amministrazione: moltiplicare i centri decisionali e di spesa, serve ben a poco per la qualità del servizio.

  6. ANDREA PUGLIA

    La premessa dell’articolo è poco chiara. Sembra attribuire alla legge 107 l’autonomia scolastica, che ha invece le sue basi in altre leggi (semmai la 107 deprime l’autonomia). Migliore è la spiegazione relativa alla struttura dell’academy, che mi sembra peggiorare la già classista scuola inglese. La chiarezza della spiegazione, in compenso, mi porta ad una considerazione: visto che cià dobbiamo combattere con la 107, speriamo che questa “inglesata” non ci tocchi mai.

Lascia un commento

Non vengono pubblicati i commenti che contengono volgarità, termini offensivi, espressioni diffamatorie, espressioni razziste, sessiste, omofobiche o violente. Non vengono pubblicati gli indirizzi web inseriti a scopo promozionale. Invitiamo inoltre i lettori a firmare i propri commenti con nome e cognome.

Powered by WordPress & Theme by Anders Norén