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Minniti affonda sulle navi Ong nel Mediterraneo

Il fact-checking de lavoce.info passa al setaccio le dichiarazioni di politici, imprenditori e sindacalisti per stabilire, con numeri e fatti, se hanno detto il vero o il falso. Questa volta tocca alle affermazioni di Minniti sulle navi delle Ong. Vuoi inviarci una segnalazione? Clicca qui.

Il numero delle navi di salvataggio

Appare ormai chiaro che il tema principale della campagna elettorale sia stato l’immigrazione. Non è infatti un caso che nelle ultime settimane il Partito democratico abbia spesso mandato in televisione il ministro dell’Interno Marco Minniti per spiegare la strategia di contenimento degli sbarchi.
Nel corso dell’ultima puntata di Piazza Pulita, su La7, il ministro ha avuto uno scambio acceso con il conduttore e la redazione sul numero di navi delle organizzazioni non governative rimaste in mare per la ricerca e il salvataggio dei migranti.

Corrado Formigli: “Ci sono nettamente meno navi delle Ong in mare, perché dopo la regolamentazione oggi ce ne sono tre anziché dieci”.

Marco Minniti: “Sta dicendo dati sbagliati, le chiedo scusa. Non sono tre […]. Di tutte le organizzazioni non governative che operavano nel Mediterraneo centrale prima del codice del ministero dell’Interno una soltanto […] non ha firmato, ed è Medici senza frontiere, che ora opera sulla nave di un’altra Ong. L’unica nave ferma è quella sequestrata dall’autorità giudiziaria, ed è ancora ferma”.

Linda Giannattasio (redazione Piazza Pulita): “Le abbiamo sentite tutte. Ci sono Sos Méditerranée con a bordo Medici senza frontiere, Sea Watch e Proactiva Open Arms”.

Marco Minniti: “No guardi, gliene cito una che è Aquarius, che in questo momento è al largo di Tripoli. Lei sta dando dei dati imprecisi. Non dobbiamo fare polemiche: io sono il ministro dell’Interno, lei deve avere un minimo di fiducia”.

Da dove siamo partiti

Uno scambio duro, su un aspetto – quello della sicurezza dei migranti in Libia e in mare – evidentemente caro a Minniti. Contattando direttamente le singole organizzazioni non governative, siamo riusciti a ricostruire la flotta a disposizione per la ricerca e il salvataggio (Sar) dei migranti partiti dalla Libia e dalla Tunisia. Abbiamo raccolto informazioni anche da articoli di stampa di mesi precedenti (Vita.it, Agi e La Stampa), oltre a contattare il ministero dell’Interno e la Guardia costiera – che coordina tutte le operazioni di salvataggio – i quali però non ci hanno fornito informazioni. Agli enti istituzionali abbiamo inviato una richiesta di accesso agli atti (Foia), per comprendere il reale numero di navi operative nel salvataggio, sia delle Ong sia degli stati europei. Aggiorneremo il fact-checking al momento della risposta, secondo la nostra policy. Frontex fornisce pubblicamente dati parziali, come anche la Guardia costiera: su 2.138 persone salvate nel dicembre 2017, il 49 per cento è stato portato in salvo da navi delle Ong. La fetta preponderante dei salvataggi in mare, come accaduto nella gran parte dei mesi precedenti. Le navi delle organizzazioni umanitarie sono dunque fondamentali per l’opera di salvataggio.

Le navi delle Ong

Tra le organizzazioni che hanno operato nel Mar Mediterraneo tra il 2015 e il 2018, e le relative imbarcazioni dedicate all’attività Sar, compaiono:

  • Sos Méditerranée– con Aquarius (77 metri), ora operativa, con il quale collabora uno staff medico di Medici senza frontiere. Minniti cita l’imbarcazione come ulteriore rispetto a quelle riportate da Piazza Pulita, ma in realtà si tratta della nave di Sos Méditerranée, riportata dalla trasmissione;
  • Proactiva – con Open Arms (37 metri), oggi operativa, mentre la nave Golfo Azzurro ha smesso di agire ad agosto 2017;
  • Sea Watch – che negli anni ha utilizzato tre navi, Sea Watch 1 (21 metri), Sea Watch 2 (32 metri), Sea Watch 3 (55 metri), di cui solo l’ultima dovrebbe essere operativa (anche se al 28 febbraio risultava attraccata vicino Valencia);
  • Sea Eye – con Sternhai e Seefuchs, due piccoli battelli (27 metri) operativi rispettivamente dal 2016 e da maggio 2017, ora in manutenzione (da novembre);
  • Jugend Rettet – con la Iuventa (33 metri), la nave sequestrata dall’autorità giudiziaria a cui Minniti si riferisce, per indagini di favoreggiamento all’immigrazione clandestina;
  • Life Boat Project – con la Minden (23 metri), operative dal 2016 e che non dovrebbe essere più esecutiva (l’ultima posizione segnalata, tra la Libia e Malta, è del 24 luglio 2016);
  • Medici Senza Frontiere – con la nave Prudence (75 metri), ha abbandonato le operazioni dopo non aver firmato il codice di comportamento proposto dal ministero dell’Interno;
  • Mission Life Line – con la Lifeline (32 metri), che ha operato per due mesi fino alla fine di novembre 2017;
  • Moas – con Topaz Responder, fino alla fine del 2016, e Phoenix, attiva fino a settembre 2017 quando ha abbandonato le operazioni nel Mar Mediterraneo perché ritenute “meno necessarie”;
  • Save The Children – con la nave Vos Hestia (59 metri), operativa da settembre 2016 a ottobre del 2017 per la riduzione dei flussi e la minore “sicurezza ed efficacia delle operazioni”.

All’interno dei link delle singole imbarcazioni è possibile individuare l’ultima posizione rilevata da portali come marinetraffic.com, per la geolocalizzazione delle navi.

Da nove a tre

Dalla veloce panoramica, si evince come siano solo tre le Ong attive nel Mediterraneo centrale per la ricerca e il salvataggio dei migranti: Sos Méditerranée, con Aquarius, Proactiva, con Open Arms, e Sea Watch, con Sea Watch 3 (Sea Eye è temporaneamente in manutenzione). Mentre nell’estate del 2017 erano almeno nove le navi delle organizzazioni umanitarie (Aquarius, due battelli di Sea Eye, Proactiva, Phoenix, Vos Hestia, Prudence, Iuventa, Sea Watch 2).
Un calo attribuito probabilmente in gran parte alla riduzione dei flussi di sbarco verificatasi nella seconda metà del 2017, ma anche alle condizioni di sicurezza precarie dovute alle scorribande della guardia costiera libica e al codice di condotta proposto dal ministero dell’Interno (sicuramente per Medici senza frontiere e Jugend Rettet). Va tenuto conto inoltre della stagionalità: in inverno gli sbarchi diminuiscono rispetto ai mesi estivi, e dunque la dotazione di vascelli di salvataggio può ridursi.
Al numero delle navi delle Ong a disposizione vanno aggiunte le imbarcazioni della Guardia costiera (19 per cento dei salvataggi, con una dotazione di piccole unità navali), della Marina militare (5 per cento dei salvataggi), di Frontex (5 navi, 13 per cento) e dell’operazione Sophia (4 navi, 9,3 per cento di persone soccorse). Ovviamente non si può dimostrare – né tanto meno siamo intenzionati a farlo – una correlazione tra la riduzione delle navi per la Sar e l’aumento del numero dei morti in mare, casus belli del dibattito tra Minniti e la redazione di Piazza Pulita. Questo esercizio statistico non ha soluzione, dal momento che le variabili sono molte di più; ad esempio, le condizioni del mare.

Il verdetto

Marco Minniti è nel torto. Sebbene abbia dimostrato l’attenzione per il tema che la sua carica richiede, le sue argomentazioni non risultano fondate, alla luce della nostra analisi. Minniti chiede di fidarsi del ministro dell’Interno: evidentemente è necessario fidarsi almeno altrettanto della libera stampa. Il numero di imbarcazioni delle Ong è infatti calato drasticamente. La dichiarazione del ministro è dunque FALSA.

Ecco come facciamo il fact-checking. Vuoi inviarci una segnalazione? Clicca qui.

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10 commenti

  1. Francesco

    “Ovviamente non si può dimostrare – né tanto meno siamo intenzionati a farlo – una correlazione tra la riduzione delle navi per la Sar e l’aumento del numero dei morti in mare” Su https://missingmigrants.iom.int/region/mediterranean si trova una statistica delle morti nel mediterraneo libico mese per mese: dalla (non) firma del codice ONG in ogni mese (eccettuato Agosto 2017) vi sono state meno morti in mare rispetto al mese dell’anno precedente. State quindi riportando una notizia falsa.

    • Lorenzo Borga

      Gentile Francesco, ci riferiamo alle statistiche mostrate da Piazza Pulita, che si riferiscono al periodo 1 gennaio-18 febbraio del 2017 e del 2018. 229 morti nel 2017, 315 nel 2018. Li trova qui a 47:02 https://youtu.be/sSBjkwQ216U

      • Francesco

        I dati dell’OIM sono chiarissimi. Morti nel mediterraneo centrale gen-feb 2017: 442. Morti nello stesso periodo 2018: 316. Formigli si ferma al 18 di Febbraio, un cherry picking di proporzioni enormi visto che il 19 dello stesso anno (2017) si è verificata una tragedia con più di 100 morti (118 per la precisione) che manderebbe in fumo la sua propaganda. Tutti i dati sono facilmente verificabili dai CSV che l’OIM mette a disposizione. Se voi de “lavoce” scrivete “l’aumento del numero dei morti in mare” senza aggiungere nulla, quando in ogni singolo mese da settembre 2017 rispetto all’anno precedente ve ne sono stati di meno, state silenziosamente avallando e favorendo il diffondersi di questa notizia falsa.

        • Lorenzo Borga

          La scelta della redazione di Piazza Pulita potrebbe anche essere stata dettata dal tentativo di non tenere in considerazione un evento tragico, ma (fortunatamente) molto raro nel suo genere, per individuare invece il trend. Rimane comunque impressionante un dato di morti così alto dal momento che i flussi sono invece considerevolmente diminuiti. Fa comunque benissimo a evidenziare questi dati comunque: nel fact-checking ci siamo concentrati su altro, ma è bene che ai lettori sia fornita anche questa informazione. Grazie.

  2. Antonio Carbone

    I commenti che leggo sollevano ma non chiariscono un aspetto cruciale: l’attività di ricerca e soccorso non dovrebbe c’entrare nulla con il controllo dei flussi migratori (salvo per chi vorrebbe “ributtarli in mare”).
    Salvare chi sta’ per annegare è un dovere che gli uomini di mare conoscono bene, non altrettanto gli indignati antimigranti in servizio permanente effettivo.
    Il fatto è che a fronte di una drastica riduzione dei flussi pari addirittura a – 67% nel periodo luglio – dicembre 2017 – grazie agli “accordi” con la Libia (leggi trafficanti) – il rapporto tra sbarchi e annegamenti è rimasto sostanzialmente lo stesso rispetto al 2016 (anno record degli sbarchi e delle vittime in mare):
    2,4% nel periodo luglio 2017 – febbraio 2018
    2,7% nel 2016
    Elaborazioni mie sulle fonti citate nell’articolo e nei commenti.
    Mi sento quindi di poter affermare che 9 navi delle ONG invece che 3 avrebbero sicuramente salvato più vite. Accanirsi sulle ONG sull’onda di allegre dichiarazioni di un procuratore di Trapani e sullo sciacallaggio politico di un Di Maio è stato un errore mortale (nel senso letterale del termine).
    Posso quindi affermare che per me quelle vite sono sulla coscienza di almeno tre persone:
    il ministro Marco Minniti e il vice presidente della camera on.le Luigi De Maio in solido con il procuratore di Trapani Carmelo Zuccaro.

    • Antonio Carbone

      Dimenticavo! Ma dopo quasi un anno che fine hanno fatto i fascicoli aperti sulle ONG? Forse tra un po’, per salvare la faccia, sarà incriminato qualche cuoco di bordo che nel cellulare aveva un numero di Tripoli. Intanto il procuratore rilasciava dichiarazioni come se avessero già arrestato qualcuno e invece….. niente.
      Mi correggo, quel niente è stata una manna mediatica per sciacalli politici. Che vergogna sentire un candidato premier affermare di non aver mai definito le ONG “taxi del mare” insinuando che prendessero soldi dai trafficanti e che, invece, era stato un rapporto Frontex a definirle così (peccato non vi sia traccia di tali definizioni nei rapporti Frontex). Quanta miseria umana dovremo ancora sopportare?

  3. Henri Schmit

    L’attraversata del Mediterraneo non è solo un viaggio di disperati verso lidi più promettenti, ma anche un traffico di essere umani. La presenza di numerose navi di ong non solo permette di salvare vite ma incentiva anche il traffico criminale e l’emigrazione di poveri Africani ingannati e sfruttati. Il ministro (ho visto solo l’estratto) ha sbagliato di farsi provocare. Doveva rimanere calmo e rispondere con meno presunzione. Ma non vedo la giustificazione del verdetto negativo del ‘fact checking’: Minniti non ha mentito, non si è rivelato ignorante dei fatti e non ha provato a ingannare l’audience. Trovo gravi le accuse di Antonio Carbone. Tutto sommato i conduttori televisivi intendevano accreditare le stesse “verità”. I “facts” non sono solo numeri, presuppongono categorie per ordinare i numeri.

    • Lorenzo Borga

      Dire che le navi sono 9, quando in realtà sono 3, non è mentire? In particolare quando si ha un accesso diretto alle informazioni.

    • Antonio Carbone

      Sono d’accordo con lei dr. Schmit, infatti ho tentato di “ordinare i numeri” secondo “categorie”, separando Ricerca e Soccorso dal Controllo dei flussi. Riconosco il successo del governo nella seconda categoria (-67%) anche se non ne condivido per niente il metodo: in pratica pagare altri per fare il lavoro sporco (come con la Turchia). Non c’è invece alcuna evidenza del fatto che ridurre le navi di soccorso abbia scoraggiato i viaggi. Al contrario sembra esserci evidenza del fatto che il rapporto tra sbarchi e annegamenti sia rimasto in sostanza invariato. È plausibile che le ONG avrebbero potuto comunque ridurre le navi operative adattandosi ai flussi ridotti (diciamo anche 5 navi invece di 9) ma resta il fatto che ad oggi nessuno dei soggetti da me citati (il ministro Minniti, l’on. Di Maio e il procuratore Zuccaro) hanno fornito un solo atto ufficiale a sostegno della tesi “ONG in combutta con i trafficanti”.
      Riscrivo per chiarezza quanto riportato (tra virgolette) dalle agenzie di stampa in merito alle dichiarazioni del dr. Zuccaro: “A mio avviso alcune ONG potrebbero essere finanziate dai trafficanti e so di contatti. Forse la cosa potrebbe essere ancora più inquietante. Si perseguono da parte di alcune ONG finalità diverse: destabilizzare l’economia italiana per trarne dei vantaggi”.
      Condivido l’invito inascoltato del ministro della Giustizia a parlare solo con gli atti d’ufficio e rimango come cittadino in attesa di sapere se quanto sopra riportato sia vero. O falso.

      • Henri Schmit

        Apprezzo molto il tono pacato del contro-commento Antonio Carbone. Penso che l’odio non debba prevalere sugli argomenti e (concedo volentieri) che le bugie non devono nascondere la verità. 1. Di Maio per mestiere prova a raccogliere consenso. Ma la preoccupazione nell’opinione pubblica, ancorché esagerata e spesso irrazionale, è legittima. Non si può negare l’evidenza, cioè l”insostenibilità di un’immigrazione illimitata e la pericolosità di un’immigrazione incontrollata. 2. Zuccaro che non ha fatto una bella figura probabilmente è stato attivato da qualche segnalazione che non conosciamo; penso ai servizi che conoscono, presumo, le trame del governo maltese; una delle ONG era legata a quel paese, ma non ho elementi per giudicare. Non ho neppure elementi per giudicare di eventuali complicità fra l’un o l’altra nave di salvataggio e trafficanti o peggio. Ma c’è anche un rischio di una connivenza involontaria, inconsapevole e questi sono rischi seri. 3. Minniti ha un compito ingrato. Lo reputo un uomo coraggioso, prudente e rispettoso dei diritti, che non ha nulla in comune con i ministri precedenti, di provenienza leghista o forzista. Ci accorgeremmo presto delle differenze, se malauguratamente il prossimo governo fosse espressione della coalizione vincente.

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