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Quanto costa il sostegno alle famiglie nel programma Pd

Nel suo programma elettorale il Pd propone una riforma complessiva degli interventi a favore delle famiglie con figli. Porterebbe a una razionalizzazione e semplificazione del sistema, oltre a ridurre in modo significativo disuguaglianze e povertà.

Le misure in vigore

Nel suo articolato programma elettorale, il Partito democratico propone una riforma complessiva degli interventi a supporto delle famiglie con figli, mantenendo inalterata la struttura delle aliquote e degli scaglioni Irpef attuali. La nostra analisi utilizza Euromod, il modello di microsimulazione statico per i paesi dell’Unione Europea  sulla base dei dati It-Silc rappresentativi della popolazione italiana.

Oggi le famiglie con figli possono usufruire di una pluralità di misure che sono spesso il frutto di interventi legislativi parziali, accumulati nel corso del tempo e perciò privi di un disegno coerente.

La detrazione Irpef per figli a carico decresce al crescere del reddito individuale, ma si caratterizza per essere del tutto o in gran parte inutilizzata da chi non paga imposta perché risulta percettore di un reddito basso (un esempio di incapienza). Lo strumento è quindi iniquo.

Un secondo strumento a beneficio delle famiglie è l’assegno al nucleo familiare (Anf). Definito sulla base del reddito familiare, viene erogato anche se il contribuente è incapiente ai fini Irpef, ma esclude i lavoratori autonomi ed è di applicazione complessa.

Oltre a queste due misure principali, nel corso degli anni ne sono state istituite altre quali l’assegno ai nuclei con più di tre figli minori, la detrazione per famiglie con almeno 4 figli (anche per gli incapienti), i bonus bebè e altri interventi vari, a volte in vigore anche per un solo anno. Secondo le nostre stime, la spesa per tutti gli strumenti permanenti (detrazioni e assegni) ammonta a circa 12,9 miliardi di euro l’anno, che corrisponde a una cifra pro-capite sostanzialmente più bassa della media europea.

La proposta del Pd: gli effetti distributivi

Il Partito democratico propone di abolire le detrazioni per figli a carico, l’Anf e gli altri strumenti esistenti per sostituirli con un assegno “universale” a favore anche di chi ha redditi bassi (e oggi è incapiente e quindi non usufruisce delle detrazioni) e dei lavoratori autonomi che non ricevono l’Anf. L’assegno è definito in 240 euro mensili per ciascun figlio minorenne e in 80 euro mensili per figli maggiorenni a carico fino ai 26 anni di età.

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Se pagato a tutti senza limiti di reddito, lo strumento costerebbe 33 miliardi di euro l’anno. Ma dai dettagli emersi, nella proposta del Pd l’assegno decresce linearmente con il reddito del genitore che guadagna di più, fino ad annullarsi per redditi superiori a 100 mila euro all’anno. La stima di costo della misura scende perciò a 22,5 miliardi di euro l’anno. Se poi sottraiamo il costo delle misure che si intendono abolire, arriviamo a una stima di costo aggiuntivo pari a 9,6 miliardi di euro l’anno. La distribuzione dei 9,6 miliardi è illustrata nella tabella 1 per decili di reddito equivalente: oltre la metà delle risorse aggiuntive andrebbero a beneficio del 20 per cento più povero degli individui. La tabella 2 riporta gli indici di diseguaglianza, misurata dal coefficiente di Gini, e di povertà nella situazione attuale e come essi cambierebbero se la proposta Pd venisse adottata.

A nostra memoria, si tratta di riduzioni della diseguaglianza e della povertà mai ottenute con riforme fiscali (o proposte di riforma) recenti.

L’analisi per alcune famiglie tipo (figura 1) mostra come la proposta determini un vantaggio, rispetto alla situazione corrente, soprattutto per quelle con due o più figli, con redditi da lavoro autonomo e, in generale, con redditi bassi. Da una prima analisi, la platea di coloro che potrebbero rimetterci è molto limitata e con perdite di poche decine di euro, facendo emergere dubbi sulla reale necessità della clausola di salvaguardia inserita nel programma del Pd.

Razionalizzazione e semplificazione del sistema

Nel complesso, la proposta Pd ha il merito di razionalizzare e semplificare il sistema superando misure, come le detrazioni e l’Anf, caratterizzate da discriminazioni rilevanti a danno delle famiglie incapienti e di quelle degli autonomi, e di incidere sulla riduzione delle disuguaglianze, e soprattutto della povertà, in maniera significativa. Si potrebbe obiettare che ci guadagnano le famiglie degli autonomi evasori, che a differenza dei dipendenti non sono soggetti al sostituto d’imposta, ma è meglio contrastare la possibile evasione degli autonomi con altri strumenti, tutelando il principio del sostegno ai figli di tutti.

Può poi sembrare discutibile considerare il reddito del genitore che guadagna di più invece del reddito familiare, che sarebbe l’indicatore più immediato per misurare le risorse a disposizione della famiglia. Si tratta di una soluzione vantaggiosa da un punto di vista di efficienza a sostegno dell’occupazione femminile, usata anche in altri paesi (per esempio nel Regno Unito. L’offerta di lavoro di chi guadagna di più (spesso il padre) è rigida, e in questo caso la tassazione cambia poco le scelte individuali. Interpretata assieme ad altre proposte del programma del Pd, tra cui un bonus di 400 euro mensili come contributo per acquistare servizi di scuole nido e baby sitter per i primi tre anni del bambino, la politica dell’assegno per figli può rappresentare un disegno coerente per incentivare l’offerta di lavoro delle madri, ancora sostanzialmente inferiore rispetto alla media europea. A parità di qualifiche ottenute, chi si assenta dal lavoro per lunghi periodi viene penalizzato in termini di salario e carriera quando vi rientra. Inoltre, un secondo salario in casa è un’assicurazione per ridurre il rischio di povertà della famiglia se il genitore che guadagna di più dovesse perdere il lavoro. Definendo l’assegno per i figli sulla base della somma dei redditi di padre e madre, un aumento di reddito da parte del partner che guadagna di meno (spesso la madre) si tradurrebbe in una riduzione dell’assegno percepito e, se così fosse, qualche mamma potrebbe ritenere conveniente rimanere a casa.

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Tabella 1 – Distribuzione della spesa aggiuntiva dell’assegno per figli a carico proposto dal Pd

Fonte: nostri calcoli usando Euromod H1.0

Tabella 2 – Impatto distributivo dell’assegno per figli a carico proposto dal Pd

Fonte: Nostri calcoli usando Euromod, H1.0

Figura 1 – Guadagno netto rispetto alla situazione corrente derivante dall’assegno per figli a carico proposto dal Pd per famiglie tipo

Fonte: nostri calcoli usando Euromod, H1.0

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  1. Flavio

    Sembrerebbe una buona idea anche se, come sempre accade, perfettibile. Per il problema dell’evasione, utilizzerei indicatori del patrimonio tipo ISEE invece del reddito. E guarderei al patrimonio familiare, non quello individuale. Il ragionamento sui disincentivi al lavoro per il secondo percettore di redditi mi pare molto teorico, quello sulle iniquità (orizzontali) che introdurrebbe il sistema proposto molto pratico.

  2. Fabio Rosi

    La proposta del PD continua a mantenere l’impostazione completamente sbagliata del reddito individuale, come giustamente fa notare l’autore dell’articolo. Tutta Europa fa riferimento al reddito familiare, l’unico che garantisce un reale sostegno alle famiglie con figli. Aggiungo che andrebbe chiarito quale idea di famiglia abbia il PD, viste le battaglie del partito verso le unioni civili che per loro natura intrinseca non producono figli naturali. Quindi mi sa tanto di una proposta elettorale per attirare voti e basta !

  3. Michele

    Come si può credere a una proposta per ridurre le disuguaglianze fatta da parte di chi con il job act le disuguaglianze le ha grandemente favorite? Se non si sistemano prima gli strumenti base (catasto e anagrafe patrimoniale) ogni misura per ridurre le disuguaglianze produce solo l’effetto netto di favorire i furbetti e gli spregiudicati

  4. Michele

    Non servino interventi paternalistici, regalini gentilmente concessi ai “poveretti”. Occorre ristabilire la dignità del lavoro cancellata da 20 di politiche a favore della precarizzazione.

  5. Filippo

    Francamente sarei per la libertà di scelta delle donne di rimanere a casa con i figli o di lavorare. Perché non si introduce uno “stipendio per l’educazione dei figli” che non costringa la donna a sottostare ai ricatti del lavoro full-time e sotto-pagato? Certo, le statistiche UE sullo pseudo-alvoro femminile ne soffriranno un po’, ma credo che la misura aiuterebbe in concreto gli italiani a fare più figli.

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