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  1. Stefano Rispondi
    Indubbiamente non è elegante e politicamente poco corretto pagare una multa per la esprimere il proprio dissenso (specialmente per un eletto poco abbiente). Ad ogni modo credo che gli attuali stipendi parlamentari (con magari il contributo di un altro partito) possano garantire il pagamento di simili multe, pur rimanendo il parlamentare in carica, così che possa continuare ad esprimere liberamente il proprio pensiero, come garantisce la Costituzione.
  2. Carlo Rispondi
    Vorrei capire come mai un contratto simile, che vincolava la sindaca Raggi a rispettare la linea del partito, è invece stato ritenuto valido dalla magistratura. Da non giurista, non riesco a capacitarmene.
    • Federico Rispondi
      La magistratura in quel caso non stabilì la nullità o meno del contratto, ma si limitò ad osservare che il ricorrente (che non era una delle parti firmatarie) non aveva titolo a fare rimostranze sul contratto. Il punto diverrebbe interessante solo se si innescasse il meccanismo delle sanzioni previste dal contratto. E.g.: un parlamentare/sindaco del M5S fa qualcosa contrario al patto, il M5S o chi per esso chiede il pagamento della sanzione. Se cercasse di farlo via decreto ingiuntivo il sanzionato ricorrerebbe e a tal punto avrebbe la pressoché certezza di vedere il contratto dichiarato nullo (avendo il titolo per farlo!) D'altronde la stessa cosa avviene, per esempio, per il PD quando chiede ai deputati di versare la quota pattuita al partito. Perché Bonifazi si spreca in appelli a Grasso a pagare? Perché non ingiunge il pagamento? Proprio perché quello è al massimo, per il parlamentare, un vincolo morale ma non certo garantito dalla legge.
  3. Luigi Zundap Rispondi
    Tutto molto bello e corretto ma come si applicano queste affermazioni al comportamento da "voltagabbana" dei parlamentari uscenti ?? Il parlamento appena terminato ha visto oltre un terzo dei parlamentari cambiare partito/movimento ed alcuni piu' volte e questo non è stato certamente nell'interesse degli italiani elettori. La norma dovrebbe inserire il vincolo che il parlamentare, nel caso non si riconosce piu' nella linea politica del partito/movimento, non puo' continuare in un altro gruppo ma debba essere dichiarato decaduto perché tradisce il mandato degli elettori. Un parlamentare è eletto da parte degli elettori affinchè segua la linea politica del partito in cui si è candidato. Se non lo fa non rappresenta piu' nessun elettore ma solo sé stesso e quindi deve andare a casa.
    • Carlo De Vincentiis Rispondi
      ehm... non esageriamo. I parlamentari sono individui non parti di un organismo politico. Non abbiamo in parlamento dei leviatani di Hobbes che si scontrano ma individui che agiscono in maniera autonoma nei gruppi parlamentari rappresentando i cittadini della propria circoscrizione. Se i parlamentari fanno i voltagabbana la colpa è di chi li ha votati che non li controlla. In altri paesi se uno si comporta male i cittadini stessi richiedono la presenza del proprio parlamentare. Invece i cittadini italiani nemmeno sanno chi hanno votato e se lo dimenticano. Il voltagabbana è una questione ridicola se rapportata a questo principio sacrosanto che è l'autonomia parlamentare.
    • Gio Rispondi
      E chi dice che nel frattempo anche il suo elettore non abbia cambiato idea? oppure che l'elettore si sia pentito del suo voto? il parlamentare deve ragionare con la sua testa, altrimenti eleggiamo solo i capi partito ed evitiamo di pagare migliaia di stipendi inutili. In questo tempo in cui quasi tutti i partiti sono personali introdurre il vincolo di mandato sarebbe come strisciare lentamente verso l'autoritarismo
  4. Riccardo Rispondi
    A livello psicologico credo funzioni così. Per quanto quasi certamente il contratto privato firmato dal consigliere comunale che lo obbliga a votare secondo le direttive del partito pena i 100.000€ di multa sia invalido, poca gente ha voglia di rischiare e di impegnarsi in una lunga e costosa battaglia legale per provarlo. Meglio il quieto vivere e il voto seguendo i dettami della direzione del partito. Per questo, secondo me, questo contratto privato non solo è in contrasto con la Costituzione ma è dannoso per tutti i cittadini perchè, pur se probabilmente invalido, fino a che non viene con certezza dichiarato tale ostacola la difesa degli interessi pubblici da parte dell'eletto grillino, che non può agire liberamente pena la minaccia della battaglia legale detta sopra. Non a caso gli eletti grillini vengono generalmente scelti tra persone con poca disponibilità economica e competenze "non alte": lo si fa - anche - per diminuire la probabilità che un eletto decida di "vedere il bluff" e andare in tribunale per far dichiarare invalido il pezzo di carta firmato prima dell'elezione.
  5. Henri Schmit Rispondi
    Ottimo articolo, che condivido interamente; anche nella forma: tutto è argomentato, nessun richiamo a maestri di comodo. Non solo Marx e Lenin, ma anche Hans Kelsen ha definito il libero mandato come una "grossolana finzione". Alcuni accademici italiani (Salvatore Curreri, 2006) seguono le orme del "faux pas" di Kelsen. Tutti i leader partitici di fatto rivendicano la stessa logica del vincolo di mandato, riflesso nelle scandalose liste bloccate e nella polemica malfondata contro i rappresentanti che si dissociano dal loro partito ... o cambiano gruppo. Sono le logiche del potere studiate dalle scienze politiche che hanno preso il sopravento sulla logica dei diritti (Antonio Floridia, 2017), fino a condizionare la giurisprudenza costituzionale in materia elettorale (sentenze 1/2014 e 35/2017): secondo i giudici i partiti non solo devono selezionare i loro candidati, ma possono pure decidere attraverso liste bloccate corte o parziali l'ordine di elezione, un diritto che la Costituzione aveva riservato agli elettori. L'alterazione dei principi della democrazia costituzionale non è quindi un'esclusiva del M5S.
  6. Savino Rispondi
    Forse non era proprio il caso di lasciare la Costituzione così com'è e o di lasciarla inapplicata. Forse era il caso di apportarvi alcune modifiche o di fare delle leggi applicative sui temi del vincolo di mandato, della rappresentanza politica e della democrazia interna ai partiti. Ad esempio, nel sistema parlamentare e politico britannico il legame partito-gruppo-esecutivo (reale ovvero "ombra") è molto stretto, per cui non succede che pochi cani sciolti trasversali formino un gruppo parlamentare. Idem nel sistema parlamentare e politico tedesco dove, con la sfiducia costruttiva, le maggioranze sono sempre predefinite. O, ancora, una legge ad hoc sui partiti avrebbe dato applicazione al loro ruolo pubblicistico di concorrere all'esercizio della politica nazionale.