logo


  1. Henri Schmit Rispondi
    Con la vicenda Roma-Stadio vengono al pettine i difettucci della normativa sul finanziamento dei partiti politici. Due sembrano evidenti: la possibilità per i grandi finanziatori (fra € 5k e 100k) di chiedere che i loro nomi non siano resi pubblici e l'esonerazione dell' fondazioni (ad attività politica) di censire e pubblicare i loro finanziatori e di rendicontazione pubblica. Fatta la legge si è rapidamente trovato l'inganno. Bisogna piangere i vizi o ammirare l'astuzia?
  2. Henri Schmit Rispondi
    Il DL 149/2013 è una grande, vera e seria riforma. Comporta però rischi e insidie. Chi sono i (potenziali) beneficiari? I partiti? Quali? Perché non altri soggetti, qualsiasi associazione o organizzazione che svolge attività (di riflessione e di proposta) politica? Siano i contribuenti a decidere liberamente. Le condizioni del DL sono la trasparenza dei conti (esigenza indiscutibile) e la democrazia interna (che cos'è? l'unica democrazia vera è quella pubblica, esterna; perché FI o FdI sarebbero più democratici del M5*?). Per questa ragione la battaglia difensiva dei partiti tradizionali che occupano il potere (incombent) da tempo si sta concentrando sull'idea di creare uno statuto pubblico dei partiti (abilitati), cioè di limitare l'accesso di nuovi competitori sia alla selezione elettorale sia al finanziamento "parapubblico" dell'attività politica (nel senso di elettorale: chi sono i concorrenti? le liste? - o parlamentare: i beneficiari dovrebbero essere i rappresentanti individuali, eventualmente i gruppi; ...?). Le regole di accesso alle liste recentemente contestate dai Radicali fanno parte della stessa limitazione più o meno occulta alla libera competizione politica.
  3. ettore falconieri Rispondi
    Che i dati sui soldi ai partiti siano "....un segno della ritrovata fiducia dei cittadini... ai partiti..." pare un tantinello utopistico.
  4. Michele Rispondi
    Mah, che ci sia una “ritrovata fiducia degli elettori” nei partiti politici italiani, mi sembra una affermazione un po’ azzardata. Basta guardare ai livelli di astensione oppure parlare con la gente di ogni estrazione per capire cosa pensino gli italiani dei loro politici. Quanto al 2 per mille ai partiti, probabilmente si tratta delle adesioni fatte dai politici stessi (infatti 1,1 milioni di italiani campano a vario titolo di politica) nelle loro dichiarazioni oppure a un semplice errore.
  5. Savino Rispondi
    Il 4 marzo avremo la fotografia di come il problema non siano i politici, ma l'ipocrisia di questo popolo capace di lamentarsi solo sui social network, ma non dove conta, cioè nelle urne, perchè economicamente non conviene. Il popolo non ha ragione e deve anzitutto guardare bene i propri difetti allo specchio, questa è la verità obiettiva.