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Quoziente familiare? Buono solo per i più ricchi

Bassa natalità e carichi fiscali sono due temi sentiti dalla classe media italiana. Ma una riforma basata sull’introduzione del quoziente familiare non risolverebbe i problemi. avvantaggerebbe i più ricchi e avrebbe effetti negativi sul lavoro delle donne.

La Francia è un esempio?

Facciamo pochi figli, nel 2016 sono stati 1,34 per donna, un valore fra i più bassi al mondo e di molto inferiore alla soglia (2,05) che assicurerebbe il ricambio generazionale. Come intervenire: con maggiori servizi o minori imposte a favore delle famiglie numerose?

Chi propone di agire usando la leva fiscale adduce quasi sempre ad esempio il sistema del quoziente alla francese. Dove la tassazione non è su base individuale, come in Italia, ma l’imposta si applica al complesso della famiglia. Per quantificare l’imposta dovuta, il reddito della famiglia è diviso per il quotient familial, calcolato sommando i seguenti coefficienti:

  • 1 per ciascuno dei due coniugi o conviventi;
  • 1,5 se l’adulto è uno solo e ha figli a carico;
  • 0,5 per i primi due figli a carico;
  • 1 dal terzo figlio in poi.

Cosa cambierebbe nel nostro paese, rispetto al sistema vigente? Abbiamo stimato gli effetti dell’introduzione del quoziente ipotizzando che la riforma non comporti maggiori spese per lo stato, garantisca cioè invarianza di gettito.

Va ricordato che nel modello francese, tutte le detrazioni, anche quelle da lavoro, sono sostituite da una deduzione proporzionale al 10 per cento del reddito complessivo. L’invarianza di gettito è garantita da un aumento proporzionale delle aliquote di tutti gli scaglioni.

Prendiamo tre famiglie tipo, distinguendo per numero di percettori (uno o due) e reddito complessivo (25 mila, 45 mila e 65 mila euro). Come si evince dalle tabelle, se il reddito familiare è di 25 mila euro, il passaggio al quoziente è penalizzante, perché l’aliquota media aumenta, sia che la famiglia sia monoreddito sia che via siano due percettori. Inoltre, il nostro sistema di detrazioni familiari per figli a carico assicura al crescere dei figli una riduzione della pressione fiscale, cosa che nel sistema francese si palesa per i redditi più elevati, ma in modo più contenuto.

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Tabella 1

Il quoziente applicato all’Italia

Andiamo oltre gli esempi e simuliamo gli effetti del sistema francese per il complesso delle famiglie italiane, attraverso il modello MicroReg dell’Istituto regionale programmazione economica della Toscana (i dettagli della simulazione sono disponibili qui). Nella figura 1 sono riportate le variazioni dell’Irpef (aliquota media e valore medio del gettito) attese per famiglie con diversi livelli di reddito. L’80 per cento dei nuclei avrebbe un aumento di esazione, mentre il 20 per cento delle famiglie più abbienti ricaverebbe un guadagno di imposta.

Il forte impatto regressivo è dovuto alla sostituzione delle detrazioni da lavoro, che in Italia sono decrescenti, con una deduzione proporzionale. Ciò suggerisce che, per mantenere la diseguaglianza inalterata, l’introduzione del quoziente dovrebbe essere accompagnata da una rimodulazione delle aliquote in senso progressivo.

Figura 1 – Variazione del gettito medio ed aliquota media (quoziente versus legislazione vigente) per decile di reddito familiare equivalente

La figura 2, invece, mostra gli effetti simulati sulle famiglie composte di sole coppie distinte per numerosità di figli, confrontando sempre la differenza fra aliquote medie, nel quoziente rispetto al meccanismo vigente, lungo la distribuzione per decili.

Figura 2 – Variazione dell’aliquota media (quoziente versus legislazione vigente) per decile di reddito familiare equivalente

Avere più figli comporta una minore esazione nel sistema francese, ma solo per le famiglie più abbienti. Per il 70 per cento delle famiglie, le detrazioni familiari del sistema italiano, combinate con le altre detrazioni, comportano un minore aggravio di imposta.

L’impatto dell’introduzione del quoziente francese dimostra che il sistema di detrazioni per familiari a carico in Italia è efficace nel ridurre la tassazione per le famiglie numerose. Funziona soprattutto per quelle con reddito medio e medio basso (sotto i 55 mila euro lordi). L’introduzione del sistema francese risulterebbe invece conveniente solo per famiglie numerose con redditi elevati.

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  1. Riccardo

    A me sembra che questi risultati siano dovuti principalmente “alla sostituzione delle detrazioni da lavoro, che in Italia sono decrescenti, con una deduzione proporzionale”.
    Sarebbe interessante simulare uno scenario dove il solo quoziente famigliare viene introdotto – modificando proporzionalmente le aliquote per mantenere invarianza di gettito – ma senza toccare le altre detrazioni.
    Da quanto sapevo io il problema del quoziente famigliare è il disincentivo al lavoro della persona a reddito più basso nella coppia se ci sono grosse differenze di reddito tra moglie e marito. Mi stupisce invece questo risultato, che sembra suggerire un effetto regressivo tout court del quoziente famigliare.

    • arthemis

      sarebbe interessante vedere il risultato della simulazione per i DINK (double income no kids) nei vari scaglioni di reddito complessivo…

    • Luisa, Nicola e Paolo (autori)

      Grazie per il commento. L’effetto regressivo –tipico del meccanismo del quoziente- non trova in effetti mitigazione nelle detrazioni da lavoro che viceversa hanno un impianto a forte progressività. Non le abbiamo incluse nel nostro esercizio perché dove si applica il quoziente familiare, come in Francia, non sono previste. La loro inclusione comporterebbe un mix di imposta su base individuale e su base familiare difficilmente gestibile. Nulla vieta comunque che si possano immaginare configurazioni tali, ad esempio operando dal lato delle deduzioni per fonte di reddito, congegnandole in modo da renderle linearmente decrescente, tali da attenuare l’impianto regressivo del quoziente.

      • Luisa, Nicola e Paolo (autori)

        Grazie per il commento Arthemis. Se confrontiamo le aliquote medie nel sistema vigente e nel sistema con quoziente per questo tipo di nuclei familiari osserviamo che l’aliquota è maggiore per il 70% delle famiglie con redditi inferiori mentre il sistema del quoziente è più conveniente per il 30% delle famiglie più benestanti.

  2. Claudio

    Sono perplesso sulla correttezza della Tabella 1: l’applicazione del quoziente sembrerebbe ininfluente (o quasi) poiché l’aliquota media risultante da 0 a 3 figli varia poco o nulla.

    • Luisa, Nicola e Paolo (autori)

      Grazie per il commento. L’applicazione del sistema del quoziente familiare comporta alcune operazioni sequenziali: identificazione del numero delle quote che spettano a ciascun tipo di famiglia; divisione del reddito complessivo per il numero di quote; calcolo dell’imposta dovuta sul quoziente familiare; moltiplicazione dell’imposta per il numero delle quote stesse; applicazione di un meccanismo (il cd. plafond) che evita di favorire eccessivamente le famiglie con i redditi più alti. L’applicazione di questo sistema sequenziale alla struttura delle aliquote italiane è tale per cui nel caso di un reddito lordo familiare pari a 25 mila euro, l’aliquota media non cambia al crescere dei figli perché a tutti si applica l’aliquota effettiva del primo scaglione (pari al 23%). Analogamente o quasi nel caso di reddito familiare a 45 mila euro. Mentre le cose cambiano se il reddito è di 65 mila euro, perché le famiglia con 1 figlio sono ricomprese dentro il primo e secondo scaglione, mentre quelle con tre solo nel primo con un evidente vantaggio fiscale. Chiaramente modificando la struttura delle aliquote, ad esempio applicando quelle francesi che comportano però una forte perdita di gettito, le cose cambiano ed il vantaggio fiscale per le famiglie numerose si palesa in modo più evidente

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