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Quella pesantezza del Fondo di solidarietà comunale

In alcuni casi i contributi al Fondo di solidarietà comunale finiscono per minare la capacità delle amministrazioni locali di fornire servizi ai propri cittadini. Queste situazioni paradossali si possono evitare con un leggero aggravio per lo stato centrale.

Quando la solidarietà è insostenibile

Il Fondo di solidarietà comunale è stato introdotto nel 2013, con lo scopo di limitare gli squilibri tra enti comunali, operando una redistribuzione da enti con maggiori capacità di entrata e spesa verso quelle con minori capacità. Da allora si è discusso molto sulle modalità di calcolo, ma poco rilievo è stato dato all’effettiva sostenibilità del meccanismo perequativo per la finanza comunale.

Il Fondo di solidarietà comunale può essere scomposto sostanzialmente in tre parti: l’alimentazione del fondo, ovvero il suo finanziamento, deriva dalla trattenuta del 22,43 per cento del gettito Imu standard che Agenzia delle Entrate effettua per ogni comune; la perequazione, ovvero come si redistribuisce il fondo, basata secondo i nuovi criteri di ripartizione (i fabbisogni standard e le capacità fiscali) e il ristoro da parte dello stato ai comuni della cancellazione della Tasi prima casa.

Vi sono comuni che beneficiano e comuni che contribuiscono alla perequazione operata dal Fondo di Solidarietà. Il prelievo negativo o il trasferimento positivo che giunge al comune è la somma algebrica dell’alimentazione e della quota di perequazione: se positiva, il comune beneficia della perequazione, se negativo ne è contributore. Tale calcolo prende il nome di Fondo netto. Il ristoro Tasi non viene invece considerato perché è meramente un trasferimento e niente ha a che fare con la perequazione del Fondo. La figura 1 descrive la situazione per il 2017.

Osservando i maggiori beneficiari netti, nei primi trenta posti troviamo comuni del Centro-Nord come Genova, Terni, Cinisello Balsamo (Milano), Livorno e Reggio Emilia. Tra i maggiori contributori netti si ritrovano comuni turistici, la Capitale e alcuni capoluoghi del Centro-Nord.

Questo risultato è strettamente connesso a come viene calcolata la quota perequativa, sia essa positiva o negativa, di ciascun comune. Questa è determinata per buona parte (il 40 per cento nel 2017) dai fabbisogni standard e dalle capacità fiscali di ogni ente. Il calcolo di queste due grandezze soffre in termini di qualità dei dati a disposizione e dell’assenza, nel caso dei fabbisogni standard, di valide variabili di output o di Lep; nel caso delle capacità fiscali di basi imponibili o riferimenti di aliquota validi (per un’analisi della metodologia usata si veda Gandullia G., Taddei A., 2017). La parte rimanente (il 60 per cento nel 2017) si basa, invece, sui trasferimenti storici: i tagli subìti dai comuni nel tempo e il passaggio dall’ICI all’IMU incidono molto, invece, su questa componente.

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Figura 1 – Fondo netto 2017 per i comuni italiani

Fonte: Elaborazioni su dati ministero dell’Interno

Per i comuni contributori del Fondo, l’aggravio provocato dal prelievo perequativo giunge in molti casi a pesare più del 10 per cento delle entrate proprie (al netto della Tari). Percentuale che corrisponde mediamente al peso dell’addizionale comunale all’Irpef. In alcuni casi, il prelievo perequativo potrebbe persino intaccare la parte di risorse destinate all’erogazione di beni e servizi, facendo sì che si raggiunga un risultato più basso, oppure che si superi quella soglia che implica una difficoltà nella sostenibilità del servizio.

La definizione della soglia

Per impedire che il peso sia troppo gravoso per le municipalità, si potrebbe definire una “soglia di solidarietà” al di là della quale si blocca il contributo del singolo comune. Oggi sono per larga parte i valori dei fabbisogni e delle capacità fiscali a determinare il prelievo e la sua sostenibilità.

Il limite potrebbe essere definito calcolando un indicatore che cerchi di approssimare l’attuale sostenibilità finanziaria di parte corrente della municipalità, a prescindere della modalità di utilizzo delle risorse. I risultati, combinati con il fondo netto e con la capacità fiscale media, sono esposti nella tabella 1 (per la metodologia si rimanda di nuovo al nostro lavoro).

Nei casi “congrui” (2 e 3), dove la sostenibilità finanziaria coincide con comuni contributori del fondo e la non sostenibilità con comuni beneficiari, la quasi totalità degli enti ha una capacità fiscale rispetto alla media come atteso. Nel caso 1, invece, dove i comuni dovrebbero possedere sostenibilità finanziaria ma sono beneficiari del fondo, la maggior parte degli enti si colloca sotto la media per quanto riguarda la capacità fiscale.

Tra i 724 comuni ricompresi nella classe di enti con fondo netto negativo e con un indicatore di sostenibilità basso (caso 4), sono 190 le municipalità con un’incidenza del Fondo superiore al 10 per cento delle entrate proprie (al netto della componente rifiuti) e quindi potenzialmente in difficoltà.

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La contabilizzazione del Fondo netto a loro carico è di 135,8 milioni euro, che scendono a 108,8 milioni se si considerano solo quelli con capacità fiscale sotto la media. Oltre che basso, il valore è vicino agli stanziamenti che ogni anno lo Stato prevede per compensare gli aggravi eccessivi derivanti dal Fondo. Le risorse potrebbero quindi essere trovate all’interno della dotazione del fondo o con un trasferimento verticale da parte dello Stato. Una simile soluzione contravviene alle disposizioni del decreto legislativo 23/2011, per le quali il Fondo deve essere prettamente orizzontale e operare senza aggravi per la finanza centrale, tuttavia risulta in linea con la legge delega 42/2009. D’altra parte, il confronto internazionale mostra come anche in paesi totalmente federali come la Svizzera, il sistema di perequazione nazionale preveda una componente verticale (Confederazione) oltre a quella orizzontale dei cantoni.

Tabella 1 – Indicatore di sostenibilità finanziaria e fondo netto

Fonte: elaborazioni su dati ministero dell’Interno.

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  1. Francesco Mazzoni

    Gentilissimo dott.Gandullia,
    anzitutto grazie infinite per il vostro lavoro, davvero molto interessante. Mi sorgono alcune domande che magari per lei risulteranno banali: qual è la facilità di previsione delle entrate di un comune e quale la tempistica perequativa una volta accertate le entrate? Mi spiego: se il fondo perequativo ha necessità immediata, come è possibile stabilire se in un determinato anno un comune ha bisogno di un determinato ammontare ed assegnare proprio quella quota precisa? In secondo luogo: il calcolo è basato su accertamenti o sugli incassi? Spesso la più grande difficoltà di un comune è quella di collezionare le tasse accertate, può il fondo in questo caso influire nel compensare questo gap? Tra l’altro mi sembra che la perequazione si basi su una percentuale di tasse -prelevate- dall’agenzia delle entrate, pertanto quelle non prelevate ma accertate che fine faranno? Grazie in anticipo per le risposte.

  2. buongiorno. Sto facendo una ricerca per un comune del lazio. è possibile avere l’elenco dei comuni della tabella 1? in particolare quelli con indicatore sotto la media

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