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Cosa c’è dietro il venerdì nero di Amazon*

Amazon significa new economy ma anche tradizionali relazioni sindacali con gli addetti ai magazzini e alle spedizioni. Tanto che durante il Black Friday è arrivato uno sciopero. Motivato da un scontro sulla qualità delle condizioni di lavoro.

Da cosa dipendono i salari

Lo sciopero proclamato dai lavoratori di Amazon Italia il 24 novembre in occasione del “Black Friday” ha attirato l’attenzione sulle condizioni di lavoro garantite dai colossi della new economy. I lavoratori hanno avanzato alcune rivendicazioni salariali, con l’obiettivo di ottenere incrementi retributivi rispetto ai minimi previsti dal contratto collettivo nazionale di lavoro del settore terziario, distribuzione e servizi. L’azienda si è difesa affermando che i lavoratori di Amazon percepiscono già gli stipendi più alti del settore logistica. Il fact-checking dell’agenzia Agi ha mostrato come l’apparente contraddizione tra le due posizioni sia spieghi con il fatto che sindacati e azienda fanno in realtà riferimento a due diversi Ccnl.

Ma i salari pagati da Amazon sono alti o bassi?

Per rispondere alla domanda possiamo utilizzare la teoria economica. In mercati concorrenziali il salario dovrebbe riflettere la produttività dei lavoratori. In mercati non concorrenziali può essere invece il frutto di contrattazione sia individuale che collettiva e il livello salariale dipende allora dalla forza contrattuale delle parti. I Ccnl fissano solo minimi salariali, diversi a seconda del settore produttivo. Se da un lato ci aspettiamo che imprese di grandi dimensioni siano più produttive e quindi paghino salari più elevati, dall’altro hanno anche un maggiore potere di mercato nella contrattazione. Le due forze vanno in direzione opposta, pertanto non necessariamente ci si deve aspettare una relazione positiva tra dimensioni aziendali e livelli salariali.

La produttività di Amazon

Per valutare le ragioni dei lavoratori è utile analizzare la dinamica di occupazione e ricavi di Amazon Italia. Abbiamo fatto alcuni calcoli utilizzando la banca dati Orbis di Bureau van Dijk e l’azienda identificata come “Amazon Italia Logistica srl”. I dati sono disponibili dal 2011 al 2015. La figura 1 mostra come sia il numero di lavoratori che i ricavi siano aumentati vertiginosamente nel periodo, con tassi annualizzati medi di crescita rispettivamente del 48 e del 54 per cento. L’azienda gode pertanto di ottima salute ed è in forte crescita.

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Una misura di produttività del lavoro spesso utilizzata è il valore aggiunto (Va) per lavoratore. Utilizzando questo indicatore, il tasso medio annualizzato di crescita della produttività è stato del 23 per cento, con un Va per lavoratore di 72.392 euro nel 2015.

Nella figura 2 abbiamo confrontato il Va per lavoratore di Amazon con la media dello stesso settore (Nace rev. 2 codice 5229 “Altre attività di supporto ai trasporti”) nel periodo 2011-2015, con la linea verticale che mostra la posizione di Amazon. Con un Va per lavoratore medio nel periodo di 69.836 euro, rispetto a quello medio del settore di 46.370 euro, Amazon si colloca nell’82o percentile: l’82 per cento delle imprese del settore hanno una produttività inferiore a quella di Amazon.

Ci aspetteremmo dunque che un’azienda come Amazon paghi salari molto più elevati dei minimi dei Ccnl di settore, a prescindere da quale venga applicato (logistica o commercio, per i quali la differenza è comunque di circa 29 euro lordi al mese).

Figura 1 – Andamento di vendite, occupazione e valore aggiunto per lavoratore di Amazon Italia Logistica

Note. Vendite e valore aggiunto espressi in euro nominali.
Fonte: nostre elaborazioni sulla banca dati Orbis di Bureau van Dijk

Figura 2 – Posizione di Amazon nella distribuzione del valore aggiunto (Va) per lavoratore (media 2011-2015)

Note. Le osservazioni sotto il 5° e sopra il 95o percentile sono state omesse per eliminare valori estremi. Fonte: nostre elaborazioni sulla banca dati Orbis di Bureau van Dijk.

Quando aumenta la produttività del lavoro?

La produttività dei lavoratori può essere aumentata in vari modi. Uno è incrementare gli investimenti per lavoratore. Un esempio è la robotizzazione, che rimpiazzando forza lavoro, aumenta il Va per lavoratore. In questo caso, ricadendo gran parte dei costi sull’azienda, è possibile che ci sia meno spazio per rivendicazioni salariali da parte dei sindacati.

Molto diversa è la situazione se gli incrementi di produttività sono ottenuti tramite un aumento dell’intensità di lavoro. Qui un semplice riferimento dell’azienda ai minimi dei Ccnl o alle medie di settore in sede di contrattazione avrebbe poco senso se non rapportato ai rispettivi ritmi di lavoro. Sfortunatamente non abbiamo dati per fare confronti.

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Anche senza dati, però, il modello di gestione delle risorse umane di Amazon sembra avvalorare la tesi di aumenti di produttività in buona parte basati su ritmi di lavoro particolarmente intensise dobbiamo credere a testimonianze rilanciate dai media. L’età media dei lavoratori in Amazon è relativamente bassa, così come la loro tenure, ovvero il numero di anni trascorsi nell’azienda (la mediana è un anno, tra le più brevi tra le imprese Fortune 500). Questo sembra in parte essere frutto di una deliberata politica aziendale. D’altro canto, se le condizioni lavorative in Amazon fossero così favorevoli ai lavoratori – in termini di stipendi e ritmi di lavoro – rispetto a quelle medie di settore, come sostiene l’azienda, non si comprenderebbe perché la tenure media sia così bassa. Ovviamente, logica a parte, come base di partenza per un solido confronto tra le parti sarebbe utile avere dati statistici verificati su tutti questi aspetti.

* Il punto di vista espresso dagli autori in questo articolo è del tutto personale, e non coinvolge le istituzioni a cui sono attualmente affiliati.

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  1. Mario De Michelis

    Come cliente di Amazon gradirei sapere come stanno veramente le cose riguardo ai dipendenti che, a mio giudizio appunto di cliente, lavorano bene. Se le mie info sono esatte ce ne sono, in Italia, circa 2.000 e tutti giovani. Visti i tempi che viviamo è, comunque, necessario tenerne conto.

    • Alberto

      “…In mercati concorrenziali il salario dovrebbe riflettere la produttività dei lavoratori….”, l’uso del condizionale è una regola aurea in economia. Se l’azienda in questione paga le imposte in un “paradiso fiscale” e come un buco nero, in virtù di questo enorme vantaggio, assorbe il mercato a danno degli esercenti, soprattutto i più piccoli, che uno dietro l’altro, costretti a chiudere perché soggetti ad una pressione fiscale, quella italiana tra le più alte al mondo, il vantaggio di aver creato 2.000 posti di lavoro e discutere se la loro retribuzione è alta o bassa in relazione alla produttività è come guardare il dito e non la luna che la indica. Rispetto alle decine di migliaia di posti di lavoro che si perdono con i negozi che chiudono o costrette a ridurre il personale, personale di cui il nostro welfare si deve e dovrà occupare, con la desertificazione di ampie zone commerciali in cui i negozi chiudono e i miliardi di euro di mancate imposte nel nostro Paese mi sembra poca cosa.

  2. Mauro

    “In questo caso, ricadendo gran parte dei costi sull’azienda, è possibile che ci sia meno spazio per rivendicazioni salariali da parte dei sindacati.” In altre parole gli incrementi di produttività derivanti dalla tecnologia dovrebbero andare a vantaggio solo del reddito da capitale. Quindi, nel lungo periodo, un operaio oggi dovrebbe guadagnare molto meno di uno schiavo delle piramidi perché sicuramente lavora con meno intensità. Ho capito male?

    • Massimiliano Bratti

      Grazie per la domanda. Si ha capito male. Il discorso è abbastanza intuitivo. In generale gli aumenti della produttività andrebbero ripartiti da lavoratore e datore di lavoro. Le share che vanno ai lavoratori ed al datore di lavoro dipendono dalla forza delle parti. Se io devo contrattare con il mio datore di lavoro e: (1) il mio aumento di produttività dipende solo o prevalentemente dal mio sforzo; (2) il mio aumento di produttività dipende solo o prevalentemente dal fatto che il datore di lavoro ha speso milioni di euro in tecnologia (es. io mi sforzo di meno e preparo più pacchi grazie ai robot, e magari rischio pure di perdere il posto a causa di questi); in quale delle due situazioni si aspetta i lavoratori abbiano più potere contrattuale rispetto a richieste di aumenti salariali?

  3. Mauro

    “La produttività dei lavoratori può essere aumentata in vari modi. Uno è incrementare gli investimenti per lavoratore. Un esempio è la robotizzazione, che rimpiazzando forza lavoro, aumenta il Va per lavoratore. In questo caso, ricadendo gran parte dei costi sull’azienda, è possibile che ci sia meno spazio per rivendicazioni salariali da parte dei sindacati Molto diversa è la situazione se gli incrementi di produttività sono ottenuti tramite un aumento dell’intensità di lavoro.”. In altre parole significa che i vantaggi della tecnologia devono remunerare solo il capitale. Quindi un operaio oggi dovrebbe guadagnare meno di uno schiavo delle piramidi dal momento che sicuramente lavora con meno intensità. Non ho capito?

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