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  1. Henri Schmit Rispondi
    Altri ricercatori (Panizza e Russo su Lavoce.info) hanno notato l’imprecisione dei termini del confronto nelle ricerche di Tabellini (e altri) e propongono di indagare meglio definendo come criterio divisorio l’alternativa fra scelta individuale e liste bloccate, senza tuttavia approfondire l’idea (condivisa da chi scrive). “Un limite del lavoro di Tabellini (e altri) è che non individua l’effetto sulla corruzione di aspetti molto dibattuti, come le preferenze e le liste bloccate. Tuttavia, a giudicare dai risultati così netti in favore dei collegi uninominali sembra che l’elezione tramite lista, bloccata o con le preferenze, incentivi comunque una maggiore corruzione. Qual è dunque il sistema che abbassa la corruzione e migliora il livello e la composizione della spesa pubblica, il proporzionale o il maggioritario? Entrambi hanno caratteristiche apprezzabili e semplificare troppo la risposta non aiuta a capire.” La mia risposta alla domanda di questi autori è che occorre una doppia distinzione fra diritti costituzionali (scelta individuale degli eletti dagli elettori) e obiettivi politici (rappresentazione dei partiti e formazione di una maggioranza stabile) e confrontare separatamente l’effetto di sistemi con o senza scelta individuale e quello di sistemi con più o meno rappresentazione proporzionale attraverso liste in collegi più o meno grandi. Propongo da tempo questa evidente DOPPIA distinzione analitica come l’unica coerente.
  2. filippo aleati Rispondi
    Come dire forse un pò banalizzando che a gradi di civiltà superiori la legge elettorale è meno importante e più semplice dibattito, devo dire che tormentoni come Pocellum, Mattarellum etc si sono visti solo in Italia, con una minoranza degli elettori che ci capisce veramente qualcosa ed una maggioranza che se ne frega
  3. Henri Schmit Rispondi
    Battendomi per una legge elettorale giusta (i diritti costituzionali) e conveniente (gli obiettivi di rappresentazione dei partiti e di formazione di maggioranze stabili) penso che l’articolo invece di sbrogliare l’annoso problema della formula elettorale contribuisca alla confusione cinicamente sfruttata dai furbi. Si confrontano due aspetti (misurabili?) del comportamento dei senatori prima (L Mattarella) e dopo (L Calderoli) il 2005, perché la differenza caratteristica era più netta al Senato. Condivido l’idea, dubito della pertinenza dei parametri e contesto quasi tutte le conclusioni: il territorio civicamente più sviluppato favorirebbe l’elezione di rappresentanti attivi e curanti dell’interesse nazionale a prescindere dalla legge elettorale. Trovo più azzeccata il giudizio di PF Casini che dopo aver votato tutte le leggi ora contestate dice che le liste bloccate della 270/2005 hanno modificato il DNA degli eletti, inclusi quelli in carica, incuranti dell’opinione pubblica rispondendo ciascuno al capo-padrone che stabilisce le liste. Non è vero che tutte le leggi elettorali sono uguali. È determinante che i deputati siano scelti dagli elettori e da loro soli. Non importa se in collegi uninominali, più ampi o in uno solo nazionale, con o senza liste (a riparto proporzionale) le quali si abbinano perfettamente con un voto rigorosamente individuale. È vero invece, ma all’inverso, che il fattore culturale conta: la migliore legge può essere svuotata con costumi deviati.
  4. Savino Rispondi
    La stabilità è garantita, per fortuna, da un assetto datoci, nel dopoguerra, da menti raffinate ed inarrivabili e, grazie al quale, il motore delle istituzioni si avvia sempre (lo abbiamo già visto nel 2013). Decisivo sarebbe, invece, uno stop al trasformismo dei meri "cambi di casacca", non paragonabile nemmeno a quello del Regno nell'800. Questo è sicuramente un fattore di instabilità e che intacca la credibilità della politica anche con risvolti negativi per l'Italia nell'economia globalizzata.