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  1. Alessandro Pescari Rispondi
    Il giusto tecnicismo spiegato la dice lunga sul nostro sistema fiscale. In particolare sulla tassazione del lavoro. Al di là dei tanti stratagemmi tributari non è più accettabile la vessazione subita da imprenditori e lavoratori autonomi che sono i pochi rimasti (dipendenti e pensionati compresi) a scontare l'IRPEF e relative add.li. infatti, oramai, sia i redditi fondiari (in larga parte), sia i redditi da capitale, scontano aliquote proporzionali nel range dal 10% (cedolare secca) al 26%. In sostanza uno Stato che non tutela il lavoro nel giusto modo contribuisce soltanto a mortificare i cittadini che con il proprio lavoro soddisfano in modo essenziale i bisogni propri e quelli delle famiglie.
  2. Giuseppe Gargiulo Rispondi
    professoressa, leggo sempre le sue pubblicazioni e la stimo. Tuttavia che la riforma Iri fosse desiderabile ed opportuna lo sostiene Lei unitamente ad altri studiosi di scienza delle finanze. Le vostre conclusioni si basano su una modellizzazione teorica che considera ottimale equiparare la tassazione degli utili della impresa individuale con quelli della impresa societaria di capitali. Ma la vostra modellizzazione non considera gli enormi rischi di elusione che l'IRI presenta sui prelievi (facilmente occultabili carlcando spese personali fatturare sulla partita iva individuale) e gli enormi costi amministrativi di controllo necessari x evitare questi abusi, che renderanno la tassazione iri al 24% di fatto definitiva sulle ditte ivdividuaki. se nei vostri modelli matematici incorporaste i rischi di elusione ed i costi dei controlli, arrivereste alla conclusione che iri e' una imposta non efficiente e non desiderabile.