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Bruxelles vede il futuro in rosa

La Commissione europea ha pubblicato, come fa periodicamente, le sue previsioni economiche sui paesi dell’Unione Europea.

Le stime di autunno di quest’anno sottolineano il miglioramento delle prospettive economiche dell’area dell’euro. Nonostante la sequenza di eventi politici inattesi e potenzialmente destabilizzanti, la previsione di crescita del Pil dell’Eurozona per il 2017 si attesta intorno al 2,2 per cento, più alta di quella ipotizzata in primavera (1,7 per cento). Inoltre, la Commissione europea si aspetta una crescita in leggero rallentamento, sia nell’Eurozona che nella Ue, pari al 2,1 per cento nel 2018 e all’1,9 per cento nel 2019. La disoccupazione è attesa diminuire, attestandosi al suo livello più basso dal 2009, scendendo al 9,1 per cento nell’Eurozona. Tale trend sembrerebbe continuare nei prossimi anni, con una discesa all’8,5 per cento nel 2018 e al 7,9 per cento nel 2019.

Anche l’Italia può vantare prospettive più rosee rispetto a quanto previsto in primavera dalla stessa Commissione, per quanto la sua crescita rimanga più timida rispetto a quella degli altri paesi europei. Il Pil cresce dell’1,5 per cento nel 2017, con una crescita data in rallentamento più marcato che nel resto dell’Europa negli anni seguenti: +1,3 per cento nel 2018 e +1 per cento nel 2019. Sono previsioni meno ottimistiche rispetto a quelle del governo italiano che ha stimato – includendo gli effetti moderatamente espansivi della manovra di bilancio all’esame del Parlamento –  una crescita dell’1,5 anche per il 2018 e il 2019. Anche per quanto riguarda il debito pubblico e il deficit, le stime di Bruxelles si discostano parzialmente da quelle di Palazzo Chigi che prevede il debito pubblico sotto quota 130 per cento del Pil già a partire dal 2018 e il rapporto deficit/Pil in costante discesa nel corso del triennio.

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Il Punto

  1. Amegighi

    Il problema è che in 3 anni la crescita del PIL risulterebbe inferiore del 2.5% rispetto alla media europea. E si ritorna sempre allo stesso punto. Si può crescere rispetto a prima e rispetto a noi stessi (bicchiere mezzo pieno). Si cresce meno degli altri nel nostro stesso continente e mercato (bicchiere mezzo vuoto).
    Perché si cresce meno degli altri europei ? Sempre e solo un problema “strutturale”, “amministrativo”, e di vari “lacci e laccioli” statali, o è anche perché la nostra economia (leggi imprese) è divenuta sempre più di piccolo cabotaggio e sempre meno competitiva a livello tecnologico (leggi scientifico, leggi investimenti nella ricerca, leggi livello degli imprenditori e capacità di innovare, leggi dipendenti con alto livello di preparazione) ? E se questo è vero c’è da stracciarsi le vesti se i giovani ricercatori, cervelli e le persone con alto livello di preparazione se ne vanno all’estero, dove trovano ciò che qua non trovano ?

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