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Assicurazione europea dei depositi: indietro tutta

Hanno vinto i tedeschi: l’assicurazione europea dei depositi non si farà. Così si dà l’addio al completamento dell’Unione bancaria. In arrivo nuovi esami per le banche e forse il bail-in per i titoli pubblici. Per l’Italia tempi duri all’orizzonte?

Cambio di rotta della Commissione

Ormai è ufficiale: il terzo tassello della Unione bancaria, cioè l’assicurazione europea dei depositi, non arriverà mai. La proposta presentata dalla Commissione l’11 ottobre, anche se richiama nel titolo il “completamento dell’Unione bancaria”, segna di fatto la resa alla linea tedesca: l’assicurazione comune dei depositi non s’ha da fare.

La proposta della Commissione prevede infatti che il futuro European Deposit Insurance Scheme (Edis) faccia solo prestiti ai sistemi nazionali di assicurazione dei depositi, qualora abbiano esaurito i loro soldi. Non ci sarà quindi alcuna condivisione delle perdite, anche se il meccanismo viene chiamato (impropriamente) “ri-assicurazione”.

Per la verità, si prevede che fra qualche anno si possa passare a un meccanismo di co-assicurazione, nel quale il sistema europeo Edis contribuisca, insieme a quelli nazionali, a sostenere le eventuali perdite generate dal rimborso dei depositanti di banche poste in liquidazione. Ma l’attivazione della seconda fase è tutt’altro che scontata. Anzi, è subordinata al fatto che le banche superino un esame dei loro attivi (Asset Quality Review – Aqr) e riducano eventuali rischi eccessivi ancora presenti nei loro bilanci. Questo esame dovrà essere tenuto entro il 2022. Come dire: niente fretta, la fase (eventuale) della co-assicurazione può aspettare cinque anni.

Rispetto alla proposta fatta dalla Commissione due anni fa, quella avanzata adesso rappresenta un arretramento clamoroso. Il documento del 2015 prevedeva, dopo una fase di ri-assicurazione vera e propria e una di co-assicurazione, di passare a un fondo comune di livello europeo, per garantire il rimborso dei depositi di banche liquidate (fino alla soglia dei 100mila euro) secondo un calendario ben definito, seppure con la dovuta gradualità.

Quella proposta rispondeva a una esigenza ben precisa: la mutua assicurazione tra i paesi europei dovrebbe rendere il sistema di garanzia dei depositi più solido, aumentando le risorse del fondo di assicurazione rispetto al caso in cui ogni paese ne abbia uno suo, separato dagli altri. Essa mirava anche ad attuare il progetto politico alla base della Unione bancaria: una volta accentrati i controlli sulle banche (affidandoli alla Bce) e una volta introdotti i nuovi meccanismi di gestione delle crisi bancarie (leggasi bail-in), si può procedere alla condivisione dei rischi, mettendo in comune il meccanismo di garanzia dei depositi. Ora, rispetto al progetto originario, la fase della assicurazione europea è stata cancellata, e quella della co-assicurazione è divenuta ipotetica.

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È l’eredità di Schäuble?

Perché questo arretramento? Perché il governo tedesco ha posto il suo veto al completamento del progetto, temendo che si trasformasse in un trasferimento unilaterale di risorse dalla Germania ad altri paesi europei. La tesi sostenuta dai tedeschi è: “prima di condividere i rischi, bisogna ridurli”. Il documento diffuso dalla Commissione UE sembra uscito dalla penna del ministro delle Finanze tedesco Wolfgang Schäuble dove recita: “i rischi ereditati dal passato (legacy risks) vanno risolti nei settori bancari che li hanno generati, prima che parta la fase della co-assicurazione” (pag. 11).

Il principio sostenuto dai tedeschi non è di per sé sbagliato. Il problema è che sembra diventato uno strumento negoziale per posporre all’infinito la condivisione dei rischi. Intanto si procede con la loro riduzione, come si è visto con le recenti disposizioni della Bce sulle svalutazioni automatiche da apportare ai prestiti deteriorati.

Il documento della Commissione non è solo deludente, è anche allarmante. Annuncia una proposta della Commissione stessa, in arrivo nei prossimi mesi, volta a trasformare il Meccanismo di stabilità europeo (Esm) in un Fondo monetario europeo (Fme). Ancora non conosciamo i dettagli, ma possiamo ragionevolmente sospettare che la Commissione si appiattirà ancora una volta sulla posizione tedesca, che prevede un Fme guardiano del Fiscal Compact e dotato del potere di imporre perdite ai detentori di titoli pubblici di un paese, qualora questo chiedesse la sua assistenza finanziaria: una sorta di bail-in applicato al debito pubblico. È quello che si legge nel “testamento di Schäuble”, presentato all’ultima riunione dei ministri finanziari europei.

Se queste proposte dovessero diventare realtà, ci aspettano tempi molto duri. Forse i nostri politici dovrebbero pensare di più a come impostare la trattativa sul fronte europeo e un po’ meno alle loro alleanze e ai loro litigi, che assomigliano sempre di più a beghe condominiali se confrontate con i temi di cui si discute in Europa.

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12 commenti

  1. Piero

    Siccome sono d’accordo sull’analisi (oltre a far i complimenti all’autore) aggiungo alcuni quesiti.
    1) è utile che i media italiani continuino a minimizzare o nascondere certe cose x non impaurire la ignara gente comune ?
    2) anche i sistemi bancari tedesco e francese sono molto fragili ancorchè i regolatori (captured) europei fingano di non vedere: ci penserà il cosí detto Mercato a romper le uova nel paniere anche a loro ! Cosí parló SpeculaThor

  2. U G-M TAMBURINI

    Finche’ certa gente occupa via Nazionale, l’atteggiamento non ha ragione di cambiare: dall’oro di Kappler non sembra esci evoluzione, salvo la parentesi Baffi

  3. Marcomassimo

    Si riconferma la caratteristica della politica italiana di faziosità interna accesa e di pronazione esterna totale ad interessi stranieri; la voce dell’Italia nella UE è debole e i nostri politici non se ne curano; per quanto riguarda la Germania l’ingresso nel governo dei Liberali al posto dei Socialisti non farà che accrescere vieppiù il mercantilismo feticistico ed il monetarismo feroce quanto miope; una politica economica introvertita e sadomaso che può schiantare l’Europa

  4. Maurizio Cocucci

    Suvvia prof.Baglioni, la posizione non è della (sola) Germania, è di quasi tutta la UE, semmai la Germania è quella più rappresentativa, quella che con maggiore influenza mostra le proprie posizioni. Perché questa conclusione, seppur al momento temporanea? Non è che le vicende che hanno riguardato da noi MPS, le quattro banche del centro Italia e le due venete ‘salvate’ in extremis abbiano avuto qualche effetto? E il livello dei crediti deteriorati? Tutte questioni che andrebbero guardate con attenzione e svelate prima di tutto a noi cittadini e poi in sede europea onde guadagnare qualche spicchio di fiducia. La posizione tedesca la condivido pienamente: prima si faccia ordine e poi che si parli di condivisione dei rischi.

    • Flavio

      “In Germania il Tesoro è dovuto intervenire in due riprese, per un totale di circa 18 miliardi di euro, per salvare la seconda banca del Paese, Commerzbank, la cui situazione era stata appesantita anche dall’impulso governativo per rilevare Dresdner Bank, il terzo istituto, che si trovava sull’orlo del collasso. La banca ha restituito 14,3 miliardi. La quota pubblica, dall’originario 25% è ora scesa intorno al 15%. L’intervento è stato attuato prima che entrasse in vigore la nuova legislazione europea sulle banche con il bail-in. Così come il maxi intervento nella casse di Landesbanken e Sparkassen: le cinque maggior Landesbanken hanno ricevuto aiuti per 123 miliardi, ma l’intervento complessivo è stato quasi il doppio tra acquisto di Npl e intervento diretto. Oggi continua ad aleggiare sul sistema bancario tedesco un possibile salvataggio del numero uno, Deutsche Bank.”.

      Ohibò, i tedeschi hanno molti più problemi dell’Italia. Ohibò, lo Stato tedesco ha acquisito gli NPL delle Sparkassen. Ohibò, i tedeschi hanno prima agito, poi regolamentato a livello Europeo che, no, gli NPL vanno venduti a prezzi di mercato e che lo Stato non può intervenire. Ohibò, forse toccherà anche al colosso Deutsche Bank? Ohibò, quindi vale la regola che loro possono tutto perchè sono tedeschi, noi niente perchè siamo italiani? Ohibò, a noi il Bail In a loro il Bail out? Ohibò, a noi la Trojka, e loro no?

      • Flavio

        Solo per completezza, “Ecco tre esempi di trattamento dispari: i crediti ristrutturati in Germania possono diventare immediatamente «buoni», mentre in Italia per almeno due anni le partite ristrutturate devono permanere tra i crediti deteriorati. Oppure i criteri di calcolo del valore delle garanzie: sempre a fair value al di qua delle Alpi, al valore nominale se si tratta di garanzie immobiliari tedesche. O infine gli avviamenti, che in Germania sono inclusi nel patrimonio, una possibilità che la Banca d’Italia non concede.”. Su quest’ultimo commento segnalo che è stato fatto da Ignazio Angeloni, membro del supervisory board della vigilanza bancaria europea.

        • Maurizio Cocucci

          Lei scrive di cose che non conosce, se non sommariamente facendo poi molta confusione. I salvataggi delle banche in Germania sono avvenuti tutti all’interno senza chiedere un centesimo ad altri Paesi ed in una fase in cui era ammesso l’intervento pubblico, se da noi non vi è stato alcun provvedimento per le banche più a rischio, i tedeschi o la UE non c’entrano nulla. Il Bail-in è stato invocato dai cittadini di tutta Europa stanchi di pagare per le crisi bancarie. Da noi, forse non lo ricorda, fu un cavallo di di battaglia del M5S: “Basta aiuti/soldi pubblici alle banche!”. Quando fu approvato dal nostro Parlamento (non quello di Berlino) la legge di delegazione europea sulla BRRD, il nostro Ministero dell’Economia (non quello di Berlino) ha commentato testualmente e lo può leggere dal sito: “Unione bancaria: con direttiva UE più tutele per depositi e creditori” (2 luglio 2015).Il Bail-in comunque non è stato applicato per l’intervento a favore delle due banche venete, tanto per rispondere alla tesi che i tedeschi fanno ciò che vogliono e noi no. In ogni caso non ha capito nulla del senso del mio commento e allora lo spiego in maniera semplice: se la SUA banca dovesse essere salvata e per questo ricorrere al deprezzamento delle azioni e/o obbligazioni che lei ha eventualmente acquistato, io non ho alcuna intenzione a contribuire per rimborsarla. L’investimento lo ha fatto lei accollandosi per questo anche i rischi connessi.

  5. Massimiliano Grimandi

    Accidenti! Vi accorgete solo oggi che i tedeschi hanno infiltrato tutti i gangli dell’UE per fare i loro comodi a scapito dei nostri interessi nazionali? L’Euro è il giocattolino creato ad uso e consumo della Germania per ampliare la potenza tedesca a spese dei suoi vicini, la storia ed i numeri dicono che è stato un pessimo affare per l’Italia e che sarebbe ora di pensare come uscirne prima che il conto diventi troppo salato. Non c’è nessuno futuro per l’Italia nella morsa della moneta unica, solo un costante declino e un impoverimento generalizzato.

  6. Flavio

    “i rischi ereditati dal passato (legacy risks) vanno risolti nei settori bancari che li hanno generati, prima che parta la fase della co-assicurazione” . E’ veramente paradossale notare che se il lascito di Schaeuble venisse preso alla lettera bisognerebbe iniziare dal settore bancario… tedesco.
    Non è una novità che dalle parti di Berlino chi sia rimasto scottato dai subprime siano proprio i tedeschi (e non parliamo dello shipping), non gli italiani. Chi ha salvato per primo intere banche con enormi sforzi monetari è stata Berlino, non Roma. Chi ha messo alla fame la Grecia per rientrare dai suoi crediti è stata Berlino, non Roma… se dovessimo pertanto iniziare da qualcuno questa opera di risanamento, sarebbe proprio Frau Merkel a dover mettersi al primo posto della fila. Ma come ben sappiamo in molti qui sono a fare gli interessi dello straniero, visto che qualche commento parla di “trasparenza”, vorremmo sapere quanto trasparente è stata Berlino nel mettere sul piatto i propri problemi con i derivati Deutsche Bank o con i crediti deteriorati delle Landesbanken, o vogliamo parlare della fatidica concorrenza che ora permetterà a Lufthansa di acquistare Air Berlin per due spicci, mentre qui in Italia tutto è proibito a meno che non si abbia l’ok da Oltr’alpe. La Germania si oppone a tutto perchè vuole solo i vantaggi e nessun onere. Ma a tirare troppo si rischia che qualcuno rimanga fuori al freddo. E se cade l’Italia per Berlino saranno lacrime e sangue.

  7. Josef

    Gli italiani non hanno nessun vantaggio a restare nell’area della moneta unica e nel dover sottostare ai meccanismi Bancari Europei imposti dai teutonici.
    Siamo solo un paese occupato militarmente, senza sovranità monetaria e con una classe politica inadatta a tutelare gli interessi nazionali. Quanto durerà ancora ?

  8. ihavenodream

    Nessun paese al mondo immobilizza denaro in un fondo a garanzia dei depositi bancari, ovvero ci mette delle cifre simboliche. Non vedo perché l’Europa dovrebbe farlo. Non serve a nulla. La BCE effettua la vigilanza e in caso di situazione critica stampa denaro che inietta nei bilanci bancari. E’ quel che succede già’ oggi, se no non si spiegherebbero i saldi target 2. E’ quel che successe in Grecia 2 anni fa, quando la BCE varò un piano di liquidità di emergenza per le neanche greche. Non ha senso finanziare un fondo, meglio vigilare e nel caso estremo stampare.

    • Flavio

      Forse Lei non si rende conto che con questo diniego, se salta una banca, i depositanti che non centrano nulla con l’operato della banca stessa vedranno i loro depositi e risparmi di una vita sfumare in una bolla di sapone. Forse Lei non si rende conto che ciò che previene i bank run o la fuga dei depositanti alimentati dalla self fulfilling prophecy (profezia che si autoadempie = credo che la banca stia per fallire–> depositanti ritirano i loro risparmi–> banca crolla non perchè sia insolvente, ma perchè va in crisi di liquidità) è proprio la garanzia sui depositi che in UE i tedeschi rifiutano di accettare… perchè a loro fa comodo così…

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