Lavoce.info

Bce e sofferenze bancarie: l’amaro pungolo

Le Bce ha proposto nuove rigide regole sui crediti deteriorati. All’inizio i costi per le banche italiane saranno alti. Ma il provvedimento potrebbe essere l’occasione per adeguare gli istituti di credito e il sistema paese ai migliori standard europei.

Nuove regole sui crediti deteriorati

Il 4 ottobre la Banca centrale europea ha emanato un Addendum alle linee guida sui crediti deteriorati (Npl), in cui propone nuovi livelli minimi di accantonamento prudenziali per le esposizioni past due (cioè scadute da oltre 90 giorni) e le inadempienze probabili (dove è improbabile che il debitore adempia integralmente alle sue obbligazioni).

In sintesi, il documento prevede che un credito deteriorato venga interamente svalutato entro due anni se si tratta di un prestito senza garanzie, entro sette anni se si tratta di un prestito garantito. Gli accantonamenti devono essere effettuati in maniera graduale dal momento in cui l’esposizione è classificata come deteriorata, mentre ogni scostamento dalle linee guida deve essere motivato e accolto dalla Bce.

Dopo una fase di consultazione pubblica, le nuove regole dovrebbero entrare in vigore a partire dal 1° gennaio 2018 sui nuovi flussi di prestiti deteriorati, anche se sono stati erogati prima dell’entrata in vigore della norma.

Il provvedimento trova una sua giustificazione nella “prassi internazionale in materia di accantonamenti”, nella necessità di rendere più chiari e trasparenti i bilanci delle banche e nei ritardi che alcune di loro hanno accumulato nel prendere atto delle posizioni in sofferenza facendo le opportune rettifiche. Questi ritardi hanno indotto la Bce a imporre un tempo-limite, entro il quale constatare che un prestito a un soggetto insolvente va svalutato e ammettere che escutere una determinata garanzia dopo un certo numero di anni è di fatto un’impresa impossibile.

I costi

Il documento della Bce è stato accolto dalle proteste non solo delle banche italiane, ma anche della Confindustria e di alcuni esponenti politici. Tutti lamentano i costi e i vincoli eccessivi che il provvedimento imporrà al sistema bancario, e paventano una stretta creditizia e un rialzo dei tassi d’interesse come probabile conseguenza.

Leggi anche:  Piani europei: ecco cosa prevedono

È certamente vero che il provvedimento risulterà nei primi anni estremante costoso per le nostre banche. Prometeia ha stimato le maggiori rettifiche in 700 milioni nel 2018 e 3,1 miliardi nel 2019. Va poi aggiunto il fatto che il prossimo anno entreranno in vigore i nuovi principi contabili Ifrs 9, basati sull’expected loss invece dell’incurred loss, che richiederanno maggiori accantonamenti. E la Bce ha già annunciato che entro il primo trimestre del 2018 potrebbe adottare ulteriori misure per fronteggiare lo stock di Npl in essere, se dovesse risultare ancora alto. Forse un po’ troppo per un sistema bancario appena timidamente uscito dalla più lunga crisi economica del dopoguerra, che già ha fatto notevoli sforzi per aumentare la sua dotazione di patrimonio e ripulire, almeno parzialmente, i bilanci da un enorme stock di crediti deteriorati.

Né bisogna trascurare l’effetto pro-ciclico che le nuove regole potrebbero produrre. Nelle fasi negative, quando le sofferenze crescono, le banche saranno costrette ad aumentare rapidamente gli accantonamenti a fronte di perdite su crediti: l’effetto sarà equivalente a un aumento dei ratios patrimoniali, con possibili conseguenze negative sull’offerta di credito e sull’economia. Il contrario avverrà nelle fasi positive del ciclo. Questi meccanismi amplificano l’ampiezza e la durata delle fluttuazioni cicliche: l’esatto contrario di quello che la vigilanza prudenziale e la politica monetaria dovrebbero fare.

Anche la forte discriminazione tra prestiti garantiti e non garantiti, per quanto abbia una sua ovvia giustificazione, rischia di essere distorsiva. Indurrà le banche a stringere i cordoni della borsa verso i (potenziali) debitori che non dispongano di garanzie, quali Pmi, start-up e persone fisiche. Tuttavia è soprattutto la rigidità del provvedimento che desta qualche sospetto. È evidente che non tutti i crediti non collateralizzati hanno la stessa natura (si pensi al credito commerciale o al factoring, dove dispute di natura commerciale possono ritardare i termini di pagamento) e non tutti i collaterali hanno la stessa esigibilità e liquidabilità.

Per l’Italia è un’occasione

Leggi anche:  A Wall Street ora volano le Spac

Certamente la nuova normativa porterà a modificare il modello di business delle banche italiane. Sarà necessaria una più attiva gestione del credito sia in bonis che deteriorato. Un maggior numero di impieghi dovrà essere cartolarizzato e ceduto a intermediari non bancari. I tempi di reazione e le misure adottate dovranno diventare molto più rapide ed efficaci. Questo però non sarà sufficiente se il sistema paese non si adeguerà rapidamente agli standard europei in termini di dilazione dei pagamenti, velocità di recupero delle garanzie, efficienza del sistema giudiziario e così via. Un bel pungolo per l’Italia.

Non illudiamoci, questi processi richiedono tempo e consapevolezza. Riformare il nostro sistema giudiziario e creare nuovi intermediari capaci di acquistare posizioni in bonis o deteriorate è un’operazione lunga. Così come il miglioramento della qualità delle informazioni sui crediti messi sul mercato dalle banche, al fine di chiudere il bid-ask spread, richiede investimenti importanti. Tuttavia, strapparci le vesti e urlare al lupo non è la giusta strategia. È meglio portare avanti critiche costruttive e chiedere un po’ di tempo per adeguarci ai migliori standard internazionali. Altrimenti rischiamo di rimanere soli e isolati. Non a caso, quello che da noi è finito sulle prime pagine dei giornali, non ha meritato neppure un trafiletto sulle pagine interne della stampa estera. Nel frattempo, mettiamoci a testa bassa a lavorare e usiamo le dilazioni che riusciremo a conquistare, sull’entrata in vigore del provvedimento e sull’entità degli accantonamenti dovuti, per non finire ai margini dell’Europa.

Lavoce è di tutti: sostienila!

Lavoce.info non ospita pubblicità e, a differenza di molti altri siti di informazione, l’accesso ai nostri articoli è completamente gratuito. L’impegno dei redattori è volontario, ma le donazioni sono fondamentali per sostenere i costi del nostro sito. Il tuo contributo rafforzerebbe la nostra indipendenza e ci aiuterebbe a migliorare la nostra offerta di informazione libera, professionale e gratuita. Grazie del tuo aiuto!

Precedente

Il Punto

Successivo

Theresa May, una zombie a Downing Street

  1. Rino IMPRONTA

    Egregio Prof. le volevo porre una domanda: perché l’ABI o altra autorità competente in materia (tipo Banca d’Italia), non impone alle banche di consegnare la lista dei clienti assegnatari di fidi e ancora oggi risultanti inadempienti? Sarebbe un bel servizio a favore della clientela e del sistema. Grazie e cordiali saluti, Rino Impronta.

  2. Piero

    Giusto: ma perchè Bce e Vigilanza Europea in FrancoForte continuano a non veder la Bolla Derivati DeutchBank ed altra roba nelle Banche dei Landers ? Ed anche molte Francesi continuano a non esser Stranamente viste. Inoltre quando serve modificano pure gli Ias Ifrs sui Derivati in senso anti-prudenziale. Un giorno ci penserà il cosí detto Mercato a spazzare la regola (nn solo ingiusta ma pure inefficiente) dei “2 pesi 2 misure”. Cosí parló SpeculaThor

  3. Matilde Strippini

    La parola d’ordine è gradualità!
    Se la BCE ha avuto il merito di far uscire da dietro le tende la fragilità di diverse banche italiane, con questa ulteriore manovra molti non la pensano piu cosi.
    Non mi sembra condivisibile né il contenuto né la tempistica.
    Manovra che si aggiunge ad altri “corridoi” di prossima introduzione.
    Non esiste una ricetta unica, risolutiva e immediata che valga per tutti i crediti non performanti. Ci vuole tempo e capacità di analisi, anche delle sfumature.
    Non è possibile recepire questa norma cosi “profonda” senza prevederne una gradualità .
    Vengono messi a rischio tutti gli attori economici, le banche, le imprese, i risparmiatori, lo Stato, aprendo il varco a sistemi deregolamentati del credito.
    Nello stesso tempo questa iniziativa sta riuscendo a mettere tutti d’accordo:
    sta diventando l’occasione per muoversi coesi verso un obiettivo comune che aumenti la consapevolezza dei propri margini di miglioramento ma anche di fare fronte comune nella necessità di protezione del nostro sistema in graduale uscita dalla crisi.
    Che almeno però non si neutralizzi questo sforzo!

    • ihavenodream

      Quale gradualità? Si parla di regolamentare i nuovi crediti deteriorati, non i vecchi…più graduale di così. Ma perchè nessuno si rende conto che il re è completamente nudo? Il vero punto qui è che è solo normale che se un credito non è esigibile lo devi svalutare in un periodo di tempo che non può certo essere 20 anni! Il punto è che se l’insieme dei banchieri Italiani è contrario a questa roba, significa che già oggi sono a bilancio crediti deteriorati che non sono riconosiuti dalle banche. Non è che se uno ha una malattia, la colpa è del medico che prescrive di farsi visitare per capire di cosa si tratta.

  4. Marcomassimo

    Il solito siluro dalla Germania a cui la vivacità manifatturiera italiana, che resiste nonostante tutto, deve andare proprio di traverso

  5. Maurizio Cocucci

    Condivido l’analisi degli autori, la riforma presenta luci ed ombre però nel complesso è un passo avanti per migliorare il sistema bancario italiano.

  6. ihavenodream

    Per anni siamo andati avanti con le balle sul nostro sistema bancario che era sano ed immune da rischi, quando altri (Spagna e Portogallo o Irlanda) in situazioni anche migliori della nostra, hanno chiesto aiuto a vari Fondi Salvastati.
    La verità è che siamo come sempre campioni dell’inganno e che sui nostri bilanci, bancari e no, nessuno ci puo’ mettere la mano sul fuoco. Tutto qui si regge sull’inganno, i valori azionari delle banche non quotate sono pura fiction. Quando leggo le cifre sugli NPL mi viene da ridere, le banche italiane nel loro complesso avranno almeno 10000 miliardi di attivi, di questi almeno un terzo, state certi, non esistono nella realtà. Questa è la verità, il resto sono chiacchiere e fumo negli occhi. Non chiediamo aiuto perchè vogliamo continuare a fare i nostri comodi. Se io fossi un azionista di una banca ci terrei che il bilancio della mia società fosse veritiero e rigoroso, altro che..chi puo’ mai investire in un posto dove non è sicuro di ciò che legge in bilancio?La cosa più ridicola di tutti poi è che son tutti contrari in Italia, vale a dire non ce nemmeno una banca senza scheletri nell’armadio che vede favorevolmente questa pseudo serrata perchè così può erodere mercato alle altre competitrici “fraudolente”. Niente, tutti cosi’. La realtà è che siamo una discarica di scorie radiattive a cielo aperto in mezzo all’Europa e il vero appunto da fare alla Bce sarebbe: attenzione a cercare la verità qui, perchè potreste trovarla!

Lascia un commento

Non vengono pubblicati i commenti che contengono volgarità, termini offensivi, espressioni diffamatorie, espressioni razziste, sessiste, omofobiche o violente. Non vengono pubblicati gli indirizzi web inseriti a scopo promozionale. Invitiamo inoltre i lettori a firmare i propri commenti con nome e cognome.

Powered by WordPress & Theme by Anders Norén