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  1. Christian Busca Rispondi
    Per la verità un regolamento già esiste (1060/2009) e regola in modo molto analitico e invasivo l'organizzazione e l'attività delle agenzie di rating e istituisce anche un'autorità di controllo: basta leggerlo. Il testo appena approvato interviene proprio su quel regolamento, ma senza affrontare il problema vero: come evidenzia bene Andrea Resti, restringe la libertà di espressione delle agenzie (cosa che - direi - fa poco onore alle "democrazie europee"), ma non affronta il problema del valore legale dei rating (che è ciò che veramente fa pesare così tanto i loro giudizi). In questo caso, chi sta sbagliando davvero è il regolatore. Le intenzioni saranno pur buone, ma ricordiamoci che la strada per l'inferno ne è lastricata.
  2. bellavita Rispondi
    meglio una cattiva regolamntazione che nessuna regolamentazione. Almeno si stabilisce un principio, e un potere del parlamento europeo
  3. Marco Scarozza Rispondi
    Dagli interventi che il legislatore propone sembra chiaramente emergere che il vero dilemma non sia se il rating possa essere considerato efficace quanto piuttosto se le agenzie possano essere realmente considerate affidabili. Purtroppo pagano, a mio avviso, uno scotto di credibilità che deriva dal non essere sempre apparse del tutto indipendenti nei tempi, modi e toni con cui hanno espresso i propri giudizi. Per questo sembra che, in fin dei conti, il giudizio sullo strumento sia buono e il giudizio sul musicista sia scarso
  4. Marco Trento Rispondi
    È certamente perfettibile, ma un regolamento ci vuole. Le democrazie europee non possono dipendere da tre agenzie di notazione americane. Si è visto nei mesi scorsi il potere del tutto incontrollato di cui godono queste agenzie. La sovranità oggi passa attraverso il contrasto della "haute finance" internazionale e del suo braccio armato: le agenzie di notazione. Ogni movimento in tal senso è utile, anzi necessario.