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Oltre il terremoto, la burocrazia

Il commissario straordinario per la ricostruzione post-sismica ha emanato un’ordinanza sulla partecipazione che è una sequela di disposizioni formalistiche e burocratiche. In nome dell’efficienza. Ma ascoltare le idee dei cittadini non provoca ritardi.

L’ultima ordinanza di Errani

Nell’ultimo giorno del suo mandato, il commissario straordinario per la ricostruzione post-sismica, Vasco Errani, ha emanato l’ordinanza n. 36 dell’8 settembre 2017 sulla partecipazione dei cittadini alle scelte che riguarderanno i loro territori.

Un anno prima, infatti, la legge (decreto legge 17 ottobre 2016, n. 189) aveva stabilito che gli interventi avrebbero dovuto essere disposti “assicurando un ampio coinvolgimento delle popolazioni interessate” (articolo 11, comma 1). Ma il saggio proposito è stato completamente smantellato dal commissario straordinario. L’ordinanza è una sequela di disposizioni formalistiche e burocratiche che invece di favorire la partecipazione, la inibiscono. Cittadini e gruppi possono formulare proposte, ma solo entro 45 giorni della perimetrazione dei siti e devono inviarle esclusivamente per via telematica (articolo 3), una disposizione che, trattandosi per lo più di borghi di poche anime, appare quanto meno strana. Possono formulare osservazioni sui piani urbanistici e ambientali dei comuni, ma solo entro 10 giorni dalla loro adozione, che scendono a 7 se si tratta di osservazioni alle contro-decisioni della commissione permanente (articolo 4). A loro volta, i comitati istituzionali dovranno emanare entro 60 giorni un regolamento sulle modalità di partecipazione dei cittadini e, se non lo faranno (e possiamo facilmente prevedere che non lo faranno), dovranno provvedere le regioni nei successivi 45 giorni (articolo 2).

Queste norme si basano su meccanismi tradizionalissimi e notissimi per la loro totale inefficienza: forma esclusivamente scritta, partecipazione individuale, nessun contatto diretto (per carità), nessun confronto né dialogo, termini perentori, attribuzione di diritti astratti (non importa se saranno esercitati o no) invece di opportunità concrete. L’ordinanza reca il titolo: “Disciplina della partecipazione”. Ma si devono disciplinare fenomeni che sono esuberanti, incontrollati, eccessivi; non i fenomeni, come la partecipazione, che sono fragili e richiedono cura e sostegno.

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Chi provoca i ritardi nella ricostruzione

Si sarebbe potuto procedere diversamente? Certamente sì. Vasco Errani avrebbe potuto, per esempio, imitare quello che aveva fatto, nel 2010, la sua regione che, con una legge sulla partecipazione, aveva disposto di sostenere e co-finanziare progetti proposti da comuni, associazioni o gruppi di cittadini. Basandosi su questo modello o su quello adottato qualche anno prima dalla regione Toscana, e poi rivisto nel 2013, il commissario straordinario avrebbe potuto invitare comuni, associazioni, fondazioni, agenzie pubbliche o scuole a predisporre progetti partecipativi nei diversi comuni, impegnandosi a sostenerli. Avrebbe potuto chiamare a raccolta le competenze di facilitatori, mediatori e esperti di partecipazione (che in Italia sono notevoli) per sperimentare qualcosa di nuovo e di vario.

Le scelte di ricostruzione post-sismica meriterebbero di essere meditate con le popolazioni interessate, non mediante l’attribuzione di diritti astratti, ma mediante l’effettivo coinvolgimento; non mediante la formulazione di osservazioni individuali e scritte, ma mediante il confronto ragionato e la gestione dei conflitti che inevitabilmente emergono in qualsiasi comunità su temi così importanti, non mediante regole uniformi come quelle previste dall’ordinanza, ma lasciando a ciascun contesto locale la possibilità di cercare la propria strada.

La motivazione di questo disciplinamento, del tutto controproducente ai fini della partecipazione dei cittadini, è adombrata nella premessa, dove si dice che la regolazione delle modalità di partecipazione della popolazione deve tener conto della “necessità di assicurare, in ogni caso, la massima celerità, efficacia ed efficienza degli interventi”.

Certamente, l’esigenza di una ricostruzione rapida è un’evidente priorità, ma non sono i processi partecipativi che la rallentano, dal momento che sono brevi, strutturati e di durata prevedibile. Nuocciono molto di più gli scontri sordi tra istituzioni, imprese, cordate politico-affaristiche, i conflitti di competenze, la difficoltà di districarsi nel ginepraio delle norme che si accumulano senza sosta. D’altronde, l’idea di non dover disturbare il manovratore impegnato in scelte strategiche appare assai curiosa.

Se avesse voluto tranquillizzarsi, il commissario straordinario avrebbe potuto dare un’occhiata al rapporto finale redatto Chiara Pignaris sul dibattito pubblico che si è appena concluso a Gavorrano, sulle colline metallifere toscane, in cui una comunità attraversata da idee e interessi contrapposti ha lavorato per tre mesi su una scelta ambientale controversa.

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Tutti ci lamentiamo che l’Italia è soffocata dalla burocrazia, ma curiosamente nessuno fa niente perché i nuovi provvedimenti che vengono alla luce non continuino a alimentarla in modo perverso.

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  1. Alfonso Raus

    Molto condivisibile….grazie anche alla chiarezza che contraddistingue Luigi Bobbio. Sono le osservazioni che sostanzialmente gli sono state fatte in questi mesi a lui e soprattutto al suo staff, anche da parte di alcuni di noi attraverso Cittadinanzattiva onlus. “Se avesse voluto tranquillizzarsi…” come scrive sempre Bobbio, oltre al lavoro importante fatto da Chiara, bastava che avesse preso in esame tutta una serie di altri esempi che gli sono stati fatti, e che riguardavano approcci e metodologie che hanno funzionato o comunque dato ragione della necessità della partecipazione attiva, in contesti analoghi e non solo quanto fatto attraverso la L. R sulla partecipazione, come citato sempre da Bobbio. Per essere ancora più concreti, bastava che avesse assunto e valutato la portata innovatrice e sicuramente molto più pertinente, ad es., di una PROPOSTA di ORDINANZA sulla PARTECIPAZIONE che gli abbiamo proposto come Cittadinanzattiva e con cui abbiamo interagito, appunto, con il suo staff. Testo che parte, ad es., e utilizza anche, criteri rimandabili alla Carta della partecipazione. Per adesso, quindi, una occasione persa e una amara considerazione, che è quella con cui chiude l’articolo Bobbio: “Tutti ci lamentiamo che l’Italia è soffocata dalla burocrazia, ma curiosamente nessuno fa niente perché i nuovi provvedimenti che vengono alla luce non continuino a alimentarla in modo perverso.”

    • Luigi Bobbio

      Caro Alfonso Raus,
      non conoscevo la vostra proposta, mi dispiace. Ma è bene che continuiamo a insistere da diverse parti,

  2. “L’abbandono del territorio appenninico progredisce da più di un secolo a seguito di catastrofi naturali e delle evoluzioni sociali e economiche, l’abbandono si localizza ora nelle comunità colpite. Le case nei centri e nella miriade di frazioni e le case sparse, sono luogo di residenza per chi ci vive e lavora stabilmente, sono luogo del rientro periodico per figli e nipoti emigrati, quindi centro storico e frazioni hanno un valore proprio ed affettivo storico per le famiglie, sono un valore ambientale e storico che permette il turismo diffuso, importante integrazione al reddito. La guida nelle chiese delle frazioni di Amatrice come di ognuno degli altri comuni, ne conosce ogni angolo, lei con la sua comunità e le chiese hanno senso lì insieme e sono un patrimonio culturale storico ed umano non ripetibile e non rinunciabile. Prima del sisma si poteva temere di contare in ogni frazione quante famiglie nel giro di dieci anni si sarebbero estinte perché figli e nipoti sarebbero emigrati a fondovalle, dove ancora il lavoro resiste. Ora questo conto rischia di diventare realtà immediata. Il danno psicologico è accentuato dal senso della incertezza determinato dallo sciame sismico intercorso tra agosto e gennaio. La ricostruzione non può fare a meno di una adeguata diffusa e costante partecipazione della popolazione residente che è l’unica in grado di riconosccere il valore dei paesi e del paesaggio.” PsichiatriaOggi_annoXXIX_n2_06_DamianiSisma.pdf

    • bob

      l’ Appennino è tutto spopolato dalla Liguria alla Calabria causa di miopia di scarsa lungimiranza di mancanza progetti di sviluppo e strategie politiche. Non solo, lo spopolamento dell’ Appennino ha causato uno squilibrio demografico creando enormi periferie dormitori ( come nel caso di Roma) con scarsa qualità della vita. L’ Appennino è una enorme risorsa sia in termini agricoli, di turismo, di produzione di energia pulita risorse oltretutto di qualità ( la mela prodotta in Appennino non ha nulla da vedere qualitativamente con la mela prodotta in Trentino). In Appennino doveva essere applicata la stesse politiche utilizzate in Alto Adige per fare rimanere vive e vegete quelle vallate. Non ho mai capito perchè a mia madre che coltivava gerani sul balcone a 900 mt di altitudine non veniva dato quel contributo che invece per la stessa cosa prendeva la signora di Vipiteno. Tanti masanielli ma nessun statista vero!

  3. bob

    “Tutti ci lamentiamo che l’Italia è soffocata dalla burocrazia..” Dott Bobbio la burocrazia rappresenta in assoluto la prima industria Italiana, la prima industria come numero di dipendenti, l’azienda con il maggior numero di “filiali” sparse per il Paese nessuno si sogna di eliminarla. Conoscendo molto bene quelle zone vorrei dire che la maggior parte delle persone si sono acquistate le case da soli o aiutati da onlus e associazioni private…molto spesso osteggiati proprio dalla burocrazia.

  4. La nomina di un commissario straordinario di estrazione veterocomunista ha prodotto i risultati che si potevano attendere. Speriamo che il suo successore (purtroppo di pari estrazione) non continui la stessa impostazione, ma non c’è da farsi illusioni. Il dirigismo e la convinzione di essere sempre illuminati dal verbo non finiscono mai.

  5. Eppure proprio Errani ha promosso la realizzazione di un progetto strategico di ricostruzione a Camerino attraverso un processo partecipativo a Camerino. Errani lo ha affidato a Mario Cucinella che ha dato vita, con la school of Sustainability, a WSR Camerino. Alla luce dell’ordinanza, ci si domanda che idea di partecipazione avesse in mente. A Camerino però delle cose sono successe davvero. Ascolto Attivo è stata chiamata a collaborare, proprio per coordinare e gestire il coinvolgimento dei cittadini. Abbiamo realizzato 4 laboratori nell’arco di un mese, hanno partecipato tra le 60 e le 150 persone ogni volta, coinvolte in tavoli che hanno lavorato per 2, 3 ore ogni volta. Cittadini ed architetti, insieme, hanno messo a fuoco la visione futura di Camerino. Abbiamo trovato grandissima disponibilità, competenza, voglia di mettersi a disposizione di un processo innovativo di vera partecipazione. Tutto il lavoro fatto, il processo attivato, sono stati descritti ad Errani e allo staff del Commissario, in più occasioni, al festival di Treia: http://symbola.halleymedia.com/live200-FESTIVAL-SOFT-ECONOMY-2017-Intervista-a-Marinella-Sclavi.html. Noi stiamo andando avanti a Camerino secondo questo modo di intendere la partecipazione. Certo, è un vero caso di stravolgimento burocratico, che non ne ha minimamente tenuto conto, come non ha tenuto conto delle altre esperienze che Bobbio cita. http://www.ascoltoattivo.net/progetti/workshop-ricostruzione-camerino/

    • Luigi Bobbio

      Cara Agnese di Ascoltoattivo, effettivamente è impressionante il totale distacco tra l’esperienza di Camerino e lo squallido contenuto dell’ordinanza. Evidente la struttura del Commissario Straordinario è completamente fagocita da burocrati formalisti indisponibili ad ascoltare alcunché.

  6. In questo articolo firmato da me, Stefania Lattuille e Marianella Sclavi, qualche altra considerazione anche alla luce della nostra esperienza concreta a Camerino http://www.ascoltoattivo.net/blog/

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