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Attuare il Codice dei contratti per tornare a investire*

Gli investimenti pubblici continuano a diminuire. Per mancanza di risorse, ma anche per carenze nelle capacità progettuali, ritardi burocratici, casi di corruzione. Una soluzione può essere la piena e corretta attuazione del nuovo Codice dei contratti.

Sette anni di riduzioni

Anche nel 2016 è continuata, per il settimo anno consecutivo, la flessione degli investimenti pubblici, scesi a 35 miliardi di euro dal picco di 54 miliardi raggiunti nel 2009. Oggi sono il 2,1 per cento del Pil, contro il 2,9 per cento del 2007. Anche il primo trimestre 2017 ha visto un ulteriore calo, pari al 3,8 per cento rispetto allo stesso periodo del 2016.

Sulla riduzione avviatasi dopo il 2009 hanno influito le politiche fiscali restrittive: in assenza di una profonda strategia di revisione della spesa, gli oneri di aggiustamento dei bilanci pubblici si sono scaricati sulle uscite in conto capitale. Nonostante l’intonazione moderatamente espansiva della politica fiscale delle ultime due leggi di stabilità, in particolare con l’allentamento dei vincoli alle regole di bilancio degli enti locali, la tendenza negativa non si è ancora arrestata e nel dibattito sulla prossima legge di bilancio il tema del rilancio degli investimenti pubblici continua a essere assente.

Tuttavia, se si considerano gli stanziamenti destinati, attraverso le leggi di bilancio 2016 e 2017, alle reti di trasporto, all’edilizia scolastica, al dissesto idro-geologico, alla ricostruzione post-terremoto, l’impressione è che l’ulteriore flessione degli investimenti pubblici negli ultimi anni non sia unicamente un problema di risorse, ma sia anche ascrivibile ad altri fattori: scarsità di buoni progetti prontamente realizzabili, burocrazia e lentezza dei processi decisionali degli enti pubblici, casi di corruzione.

Ritardi nell’attuazione del nuovo Codice

Su tali fattori hanno cercato di incidere diversi interventi varati negli ultimi anni dai governi Renzi e Gentiloni, in particolare il nuovo Codice dei contratti pubblici (Ccp) e la riforma della pubblica amministrazione.

I principi alla base di tali provvedimenti sono in gran parte condivisibili. Secondo il sondaggio congiunturale condotto dalla Banca d’Italia nel 2016, anche le imprese – specie quelle di maggiori dimensioni – si aspettano in prevalenza un impulso positivo sulla produzione dal nuovo Ccp nel lungo periodo. Perché allora questi effetti positivi non hanno ancora cominciato a manifestarsi e cosa resta da fare?

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Al di là delle difficoltà legate all’adattamento degli operatori alle nuove norme del Ccp e di alcune criticità del nuovo quadro regolatorio, solo in parte affrontate dal recente decreto correttivo, il nodo fondamentale è individuabile nei ritardi nei provvedimenti attuativi. Questi ultimi risultano ancora in larga parte non adottati, specie quelli relativi agli istituti più significativi e innovativi, nonostante siano scaduti i relativi termini: degli oltre cinquanta provvedimenti di attuazione previsti dal nuovo Ccp e dal successivo decreto correttivo, ne sono stati definitamente approvati meno di un quinto. Si pensi alle disposizioni inerenti alla committenza pubblica, potenzialmente in grado di determinare una razionalizzazione anche qualitativa delle stazioni appaltanti, superando quindi una delle maggiori criticità del sistema attuale. In questo senso è auspicabile che sia recepito il suggerimento dell’Anac, del Consiglio di Stato e delle Camere di dilatare l’orizzonte temporale per l’introduzione di eventuali ulteriori modifiche legislative, anche per evitare interventi frammentari e disomogenei (come purtroppo verificatosi con il Codice precedente).

* Le opinioni espresse sono di esclusiva responsabilità degli autori e non impegnano in alcun modo le istituzioni di appartenenza. I temi qui trattati sono approfonditi in La finanza pubblica italiana: rapporto 2017.

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Il Punto

  1. Marcello Romagnoli

    Mi definite cortesemente cosa sono i buoni progetti prontamente realizzabili?
    come si riconoscono?
    Che caratteristiche hanno?

    Ad esempio per me la creazione di una rete internet superveloce è un buon progetto.
    La messa in sicurezza delle scuole è un buon progetto.
    La ricostruzione del sistema idrico è un buon progetto.
    Maggiori finanziamenti alla ricerca pubblica è un buon progetto (non la vergogna dell’ultimo PRIN).
    La messa in sicurezza e la riqualificazione energetica delle case è un buon progetto…ecc.
    Tutti sono velocemente cantierabili.

    • Paolo Bianco

      un “buon progetto” è un progetto che rispetta i requisiti del codice per definirlo esecutivo (ovvero che contiene al suo interno gli elaborati tecnici che lo rendono tale: disegni di prospetti sezioni planimetrie, schemi funzionali di impianti, calcoli strutturali e impiantistici, dettagli costruttivi, relazioni di rispetto delle norme, capitolati descrittivi dei materiali, computi metrici e prezzi delle lavorazioni, insomma tutto quello che lo rende affidabile a un impresa perchè lo realizzi).
      non è finita, naturalmente, occorre che disponga di tutti i permessi necessari (autorizzazioni sismiche, indagini geologiche, valutazioni di impatto ambientale, acustico, di prevenzione incendi, espropri se necessari, interferenze con gli enti quali ferrovie e consorzi, ecc.). I soldi si spendono soltanto se i progetti sono a questo livello, sennò i lavori non iniziano.
      E non abbiamo ancora parlato nè di valutazione costi benefici nè di compartecipazione dei cittadini.
      Quel che lei chiama progetto in realtà è un semplice intendimento concettuale, nulla a che vedere con la complessità tecnica specifica di cui si parla. Il nuovo codice ha reso tutto più lento e difficile e confuso, venedo già emendato pesantemente pur mancando di decine di provvedimenti che dovrebbero attuarlo.

  2. Michele

    L’ennesima dimostrazione (se ancora ce ne fosse bisogno) che le riforme fatte male, annunciate a parole e mai seguite dai fatti sono una calamità per l’Italia. Molto peggio che non fare nulla. Dobbiamo passare dallo story telling ai fatti. E soprattutto fatti bene.

  3. Mario

    L’individuazione dei progetti indicati attiene a scelte di opere opportune. Ma nelle fattispecie dell’articolo, per buon progetto s’intende un progetto esecutivo e, quindi, realizzabile perché è stato validato sotto il profilo ingegneristico. Ossia dettagliato con grafici e calcoli esecutivi delle strutture e degli impianti, corredato dei piani di manutenzione dell’opera, dei piani di sicurezza, del computo metrico estimativo, del cronoprogramma di esecuzione, di indagini geologiche e geognostiche congruenti con le scelte progettuali- il tutto in vista anche della verifica dell’impatto ambientale e della reale acquisizione di tutte le approvazioni ed autorizzazioni di legge.

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