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Bce, politica monetaria per una moneta incompleta

La premessa è che l’unione economica e monetaria è ancora incompleta. È in questo quadro che la Bce si muove e prende decisioni. A partire dal proseguimento della politica straordinariamente accomodante in virtù del mandato sulla stabilità dei prezzi.

Cosa dice Draghi

Lo ha detto Mario Draghi giovedì 7 settembre a Francoforte, rispondendo a una domanda sul “ministro delle finanze europeo”: la Banca centrale europea è lieta di constatare che gli stati membri hanno compreso che la crisi dell’Eurozona è stata aggravata dall’incompletezza dell’unione monetaria, ed è bene che la discussione sia cominciata. Pur pronunciate in coda alla conferenza stampa, queste parole fanno da premessa alle considerazioni sulla politica monetaria. Che fa quel che può.

Il presidente della Bce ha rivendicato l’efficacia del pacchetto delle misure avviate tre anni fa, sottolineando l’entità della ripresa in atto. Ma è chiaro che le previsioni di crescita del Pil (2,2 per cento nel 2017, 1,8 per cento nel 2018 e 1,7 per cento nel 2019) non sono affatto straordinarie, soprattutto per un’area che deve recuperare il terreno perduto di due recessioni. Né le previsioni di inflazione appaiono migliori: 1,5 per cento, 1,2 per cento e 1,5 per cento. In ogni caso, dovrà ricredersi chi lamentava che la politica della Bce fosse “bloccata” dal mandato che, a differenza di quello della Fed, non comprende il livello di occupazione, ma si limita alla stabilità dei prezzi. È proprio in forza del singolo mandato che la Bce oggi legittima il proseguimento della politica straordinariamente accomodante senza guardare al miglioramento dell’occupazione dell’Eurozona. Politica che continuerà, dice la Bce, fino a che il ritorno all’inflazione obiettivo sarà consolidato, e dunque i tassi resteranno bassi ben oltre l’orizzonte del Quantitative easing.

Draghi sapeva bene che dopo la lettura del comunicato sulle decisioni del Consiglio direttivo sarebbe partito un fuoco di fila sul futuro del programma ampliato di acquisto di attività e ha voluto subito approfondire i due temi caldi del giorno. Confermando, in primo luogo, che in autunno la Bce “ricalibrerà” il Qe esclusivamente per quanto riguarda la dimensione e la durata del programma (e riservandosi peraltro di aumentarne la portata se le circostanze lo richiedessero). Riconoscendo, in secondo luogo, che l’euro forte è deflazionistico e rema contro la politica della Bce, alludendo quasi a una sfida: più i mercati spingeranno in alto l’euro, più a lungo la politica accomodante continuerà.

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Sempre a proposito di Qe, Draghi ha affermato che non esiste un problema di scarsità dei titoli da acquistare; che il reinvestimento di quelli in scadenza continuerà e la sua dimensione crescerà al proseguire del programma; e che le deviazioni degli acquisti dal capital key sono di carattere tecnico e temporaneo e non celano alcun mistero.

Dalle bolle agli Estcoins

Draghi ha poi opposto tre no ad altrettante tesi proposte in conferenza stampa. Il primo: non ci sono bolle all’orizzonte perché ne manca la componente essenziale, ovvero l’aumento della leva del debito privato. Ed effettivamente va detto che gli odierni prezzi elevati delle attività sono di per sé l’inevitabile conseguenza del livello straordinariamente basso dei tassi. È questo, dopotutto, l’effetto ricchezza sul quale conta la Bce per l’efficacia della propria azione.

Ha replicato anche a chi ha proposto la tesi che la battaglia della Bce per riportare in alto l’inflazione è persa e che la Banca centrale dovrebbe prendere atto che siamo entrati in un’era secolare di più bassa inflazione. Il presidente della Bce ha dissentito ricordando che la troppo bassa inflazione ha una causa precisa e congiunturale: la troppo bassa dinamica salariale, che potrà e dovrà accelerare con il consolidamento della ripresa.

A chi gli ha chiesto un’opinione sulla proposta estone di introdurre una cripto-valuta, Draghi ha risposto lapidario: “nessuno stato membro può introdurre la propria valuta”. Il che lascia molte domande inevase. Non sappiamo ancora se gli “Estcoins” saranno un mezzo di pagamento basato sulla tecnologia del blockchain come bitcoin, oppure una vera e propria valuta parallela.

C’è poi da intendersi su cosa significa “valuta parallela”. Per acquisire lo status di corso legale, la moneta parallela dovrebbe essere obbligatoriamente accettata a saldo di un debito in euro nei contratti privati e, a maggior ragione, negli obblighi dei cittadini nei confronti dello stato. Se è così, e se l’Estonia emettesse Estcoins e li accettasse a saldo degli obblighi fiscali, l’euro non sarebbe più la moneta unica dell’Eurozona e l’Estonia potrebbe violare l’articolo 128 del Trattato che recita che “le banconote emesse dalla Banca centrale europea e dalle banche centrali nazionali costituiscono le uniche banconote aventi corso legale nell’Unione”. Ma la discussione è aperta. Una moneta unica incompleta presta inevitabilmente il fianco a tentativi, più o meno ragionevoli, di correggerla da fuori.

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Ma i notai garantiscono certezza negli atti

  1. Francesco

    “Il presidente della Bce ha dissentito ricordando che la troppo bassa inflazione ha una causa precisa e congiunturale: la troppo bassa dinamica salariale, che potrà e dovrà accelerare con il consolidamento della ripresa”: ecco appunto, qui si nasconde (e nemmeno troppo) la contraddizione: si sono fatte le famose “riforme” del mercato del lavoro proprio per dare maggior potere contrattuale alle imprese e abbassare il costo del lavoro (ritenuto troppo alto rispetto alla produttività nei paesi del sud europa) e ora ci si lamenta della bassa dinamica salariale ? Ci vuole un bel coraggio…che anni di riforme volte a precarizzare il lavoro avrebbero portato a questo risultato era ovvio…mettiamoci ora un bel po’ di immigrazione e quindi maggiore concorrenza dal lato dell’offerta del lavoro e il gioco è fatto. Questa frase smaschera l’ipocrisia: la banca centrale non è e non è mai stata in grado di controllare l’inflazione specialmente nei periodi di crisi semplicemente perché non è vero che i prezzi sono determinati dalla massa monetaria in circolazione; l’unica cosa che controlla sono i tassi di interesse.

    • Virginio Zaffaroni

      Penso che le riforme del mercato del lavoro abbiano inciso sul lato offerta (del lavoro) e sua flessibilità. Draghi invece auspica che a far da lievito agli aumenti salariali sia la domanda (di lavoro) messa in moto dalla ripresa. Spingere gli aumenti salariali dal lato offerta avrebbe forse significato più reddito per chi ha il posto ma tanti disoccupati fuori. Spingere i salari dal lato domanda può significare più reddito e meno disoccupati.
      Quanto all’inflazione, concordo parzialmente. Nel senso che vedo una asimmetria tra la politica monetaria restrittiva e quella espansiva. A me pare che funzioni meglio la restrittiva. Non potrò costringere il cavallo a bere (espansiva), ma di certo al contrario posso anche schiantarlo dalla sete (restrittiva).

      • Francesco

        Sulla politica monetaria restrittiva sono d’accordo, un po’ meno su questa storia della ripresa salariale dal lato della domanda di lavoro: una volta cambiate le regole in maniera smaccata a favore delle imprese, è illusorio pensare che la ripresa determini un aumento dei salari secondo me…il bacino di disoccupati a disposizione delle imprese, unito alla massa di immigrati che si vuole far entrare in Italia costituisce un grosso esercito di riserva a favore del padronato…la vedo molto molto dura…l’idea che una minor flessibilità avrebbe prodotto più disoccupazione è tutta da dimostrare e mi sembra che persino FMI, Blanchard e svariati altri economisti abbiano rivisto questa posizione, flessibilità e tassi di occupazione non sono correlate…

  2. bruno puricelli

    Colgo l’occasione per avanzare una mia vecchia idea datata gen 2011.
    Il limite di 1500 caratteri mi impone una sintesi che, spero, sia prodromica ad un approfondimento magari in occasione del convegno il 18 p.v
    50 mlds/a gratis fino a 30 anni senza intaccare il debito è il richiamo necessario per il dibattito tra esperti, io sono un pensionato cl 1947. Ho la mia esperienza nel gestire il rischio mio e del mio team in settore operativi
    pericolosi. Aggiungo di operare sui derivati da 8 anni ed ho appreso a gestire le fasi di stress più di un normale lavoratore. La mia proposta è incentrata su un sottostante sul quale stampare titoli ad hoc che intesterei ai proprietari di immobili italiani(TDPII). Otterremmo i seguenti :
    SPUNTI RIASSUNTIVI
    Creazione gratuita di 50 mlds/a per 30 anni (1500 mlds in 30 anni); riduzione certa del debito pubblico di 13 mlds/a (400 mlds in 30 a); Temporanea ulteriore riduzione del debito di 10 mlds/a (300 in 30 anni) da restituire come premio ai proprietari cedenti il 10% della proprietà rapportato a 1/30° di proprietà per ogni anno; le società godranno di forte riduzione delle tasse (50 mlds in meno dopo il 5° anno); ci saranno almeno 12 mlds/a per investimenti pubblici aggiuntivi a quelli che il governo prevedrebbe senza codesta proposta; dal nono anno l’incasso dei 50 mlds/a risulteranno aggiuntivi subentrando ai 50 iniziali anno per anno (i 400 in circolazione manterranno gratis tale ritmo di autofinanziamento gr ..segue nella succesiva email

    • bruno puricelli

      Seguito di ” 50 mlds gratis/a per 30 anni”gratuito e quel che avanza/viene in più sarà manna); avremo un paese più sicuro e nuovi cittadini più acculturati e civili di oggi.
      Bisognerà prevedere un coinvolgimento dei 4 maggiori sindacati per un accordo salariale per un aumento di circa il 10 % da subito con dati certi (c’è parecchio grasso per gente che ha sofferto molto in tutti questi anni, ricordiamocelo) per almeno i primi 10 anni aggiornabili ogni 2 anni o in caso di particolari emergenze gravi. Deve apparire chiaro il vantaggio di chi lavora (qualunque lavoro) nei confronti di chi non lavora.

  3. bruno puricelli

    Desidero ringraziare il Prof. TERZI per la puntualizzazione circa l’osservazione del Presidente DRAGHI su altra moneta. Mi si è riaperta una speranza che da tempo consideravo persa.

  4. Savino

    Non dobbiamo avere paura dell’euro forte.
    Più l’euro è forte, più siamo al centro dell’economia globale e più facile sarà risolvere i deficit degli Stati.
    Bisogna essere inflessibili sia verso il ritorno a monete statali, che verso l’introduzione di pseudo-monete virtuali, le quali, a mio avviso, inquinano l’economia ed il mercato, ponendo forti limiti di competitività a chi adopera le monete coniate.

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