Lavoce.info

Controllo delle nascite, l’altra faccia della lotta alla povertà

Mentre l’Europa e molti paesi occidentali sono alle prese con l’invecchiamento demografico, la popolazione mondiale continua a crescere. Il tema non è certo nuovo, ma va affrontato nell’ambito di politiche di sviluppo basate sulla crescita economica.

Le tappe del dibattito

L’interesse dell’opinione pubblica e degli organismi internazionali per le questioni demografiche non è recente. Produsse un primo risultato tangibile nel lontano 1962, con la decisione delle Nazioni Unite di fornire aiuti ai paesi in via di sviluppo desiderosi di attivare politiche denataliste. Nel 1972 fu pubblicato il rapporto “I limiti dello sviluppo” commissionato dal “Club di Roma” al Mit di Boston, che esprimeva grande preoccupazione per la futura crescita demografica mondiale in rapporto alle risorse alimentari e alle dinamiche ambientali.

Nel 1974, proclamato dall’Onu “Anno della popolazione del mondo”, fu convocata a Bucarest la prima conferenza mondiale sul tema, che vide uno scontro tra i paesi industrializzati e quelli in via di sviluppo, che mal tolleravano politiche demografiche restrittive: al contrario, sostenevano che fosse proprio la dipendenza economico-politica a causare l’eccessivo aumento della popolazione. La conferenza si concluse comunque con una raccomandazione ai paesi più prolifici di diminuire la natalità, almeno di un 5-10 per cento entro un decennio.

Nel 1979 la Cina introdusse per la prima volta la politica del figlio unico, che è durata ininterrottamente per 35 anni, fino al 2014, e che ha contribuito fortemente a rallentare la crescita demografica del paese più popoloso del mondo, pur con una serie di effetti collaterali.

La seconda conferenza dell’Onu (Città del Messico, 1984) fu convocata proprio su pressione dei paesi in via di sviluppo che intendevano affrontare non solo le questioni demografiche in senso stretto, ma anche una serie di problemi sociali (come povertà, crescita indiscriminata, profughi e condizione femminile). Lo sviluppo sociale e l’emancipazione femminile vennero riconosciuti come fattori decisivi nella lotta per il contenimento del tasso di natalità.

La terza conferenza (Il Cairo, 1994) continuò a perorare un rafforzamento del ruolo della donna, ma manifestò posizioni più controverse e per alcuni aspetti inconciliabili sul tema dell’interruzione di gravidanza. Un anno dopo, nel 1995, a Pechino fu convocata una conferenza mondiale specificamente dedicata alla questione femminile.

Leggi anche:  Per il reddito di cittadinanza è tempo di bilanci

Popolazione e sviluppo

Nel frattempo, la popolazione mondiale ha continuato a crescere: le previsioni Onu più recenti parlano di 8 miliardi nel 2023 e di quasi 10 miliardi nel 2050. Metà della crescita prevista tra oggi e il 2050 si avrà in Africa, il continente con i maggiori tassi di fertilità e il più basso utilizzo di mezzi di contraccezione, spesso limitati da influenze religiose, tradizioni locali e posizioni ideologiche che ostacolano le politiche di controllo delle nascite.

La popolazione di 26 paesi africani dovrebbe come minimo raddoppiare di qui al 2050. Alcuni esperti temono che il boom demografico africano non solo aggraverà l’attuale flusso migratorio verso l’Europa, ma potrebbe giocare un ruolo nell’attivismo dei gruppi terroristi islamici nella regione del Sahel, che cercano reclute tra i giovanissimi delle famiglie numerose.

Ad aggravare la situazione è arrivata la decisione dell’amministrazione Trump di tagliare i fondi alle Ong che includono gli aborti nelle loro attività. La scelta non è una novità per le amministrazioni repubblicane, ma indebolisce il ruolo del paese finora più impegnato con circa 600 milioni di dollari l’anno di donazioni.

Tra i sostenitori delle politiche di controllo delle nascite rimangono ora prevalentemente l’Unfpa (Fondo Onu per la popolazione), alcuni paesi anglosassoni (Regno Unito, Canada, paesi scandinavi) e istituzioni private come la Fondazione Bill e Melinda Gates.

Una conferenza svoltasi a Londra il 10 e 11 luglio scorsi ha lanciato un allarme significativo: il programma di otto anni (lanciato cinque anni fa) per raggiungere 120 milioni di donne e ragazze entro il 2020 in 69 dei paesi più poveri del mondo, per ora ha coinvolto appena 30 milioni di beneficiari, circa 20 milioni in meno di quanto atteso. L’Unfpa sta già fronteggiando la mancanza di 700 milioni di dollari per contraccettivi, nei prossimi tre anni. Secondo il Guttmacher Institute di New York, il costo per raggiungere i bisogni di tutte le donne che necessitano di moderni metodi contraccettivi nei paesi poveri sarebbe di 1,75 dollari per persona all’anno e produrrebbe un declino del 75 per cento annuo di gravidanze involontarie, di nascite non pianificate e di aborti.

Leggi anche:  Il reddito? Si capisce dal Cap

Così, mentre l’Europa fronteggia il problema dell’invecchiamento demografico, alcuni paesi del Sud del mondo continuano a registrare tassi di crescita demografica impressionanti. Nel (confuso e inconcludente) dibattito europeo sulle migrazioni, in cui spesso vengono citati gli aiuti allo sviluppo come strumento per rallentare i flussi, il tema del controllo delle nascite non viene quasi mai citato, nemmeno per ribadire la consapevolezza della difficoltà degli obiettivi da raggiungere.

Lotta alla povertà, cooperazione internazionale e controllo delle nascite vanno invece considerati come aspetti strettamente connessi. E i prossimi decenni saranno decisivi: difficile immaginare politiche di sviluppo e di lotta alla povertà efficaci senza attente (e organiche) politiche di controllo delle nascite.

Lavoce è di tutti: sostienila!

Lavoce.info non ospita pubblicità e, a differenza di molti altri siti di informazione, l’accesso ai nostri articoli è completamente gratuito. L’impegno dei redattori è volontario, ma le donazioni sono fondamentali per sostenere i costi del nostro sito. Il tuo contributo rafforzerebbe la nostra indipendenza e ci aiuterebbe a migliorare la nostra offerta di informazione libera, professionale e gratuita. Grazie del tuo aiuto!

Precedente

Debiti pregressi: il colpo di spugna non convince

Successivo

Il messaggio di Draghi sul Qe tra parole e silenzi

11 commenti

  1. Savino

    E’ la prima volta nella storia dell’umanità che si vede tanto egoismo nelle generazioni precedenti nei confronti di quelle future o potenzialmente tali.
    Oggi l’egoismo è il più grande ostacolo alla felicità, al benessere, alla crescita economica, alla miglior distribuzione delle risorse, all’uguglianza sociale, alla creazione di qualsiasi sistema di sussidiarietà.
    La juvenilizzazione della vita ed il mito cinico dell”immortalità” in alcuni 60-70enni nel mondo occidentale ne è il plastico esempio.
    Difficile immaginare politiche di sviluppo e di lotta alla povertà efficaci se ognuno pensa solo al proprio ombelico e pensa di vivere in eterno (tra le promessere di Berlusconi ricordo c’era anche quella di allungare la vita a 120 anni di media!).

    • shadok

      Savino, leggendo un po’ di libri di storia direi che, al contrario, in passato non ci si facevano troppi scrupoli nel ‘risolvere’ problemi di sovrappolazione, flussi migratori, incomprensioni culturali…

      • Savino

        Perchè ,oggi se li fanno gli scrupoli lasciando i giovani alla fame?

    • Sono d’accordo. Ma il problema è anche che le generazioni più giovani non si rendono conto che la torta non è infinita e che i loro genitori e nonni se ne stanno mangiando una grande fetta. Quando lo faccio notare mi sento rispondere che non bisogna fare lotta tra poveri. Ma quali poveri? Quasi tutti i pensionati che conosco guadagnano più di quasi tutti i giovani che conosco! E hanno le proprietà, le eredità, e tutti i bonus per gli over 60… Ci sono eccezioni ma ormai le statistiche parlano chiaro sul relativo arricchimento dei più anziani e l’impoverimento dei più giovani.
      Comunque sono contenta che questo sito cominci ad affrontare la questione demografica. Si sente dire che i migranti scappano da guerre, fame, conflitti, ma mai dalla sovrappopolazione…

      • LucaM

        Sai com’è…i pensionati lavorano da una vita ed è logico che abbiano una disponibilità economica migliore; anzi è doveroso che sia così, visto che in vecchiaia si è afflitto da problemi di salute, spesso dispendiosi.

        Leggo tanto di altruismo verso le generazioni future, ma credo sia una visione miope, unita al non rispetto per le generazioni passate che sono ancora qui tra noi.

  2. Marcomassimo

    La precarizzazione del lavoro, la mancanza di certezze per il futuro, le richieste pressanti di performance del mercato non fanno altro che indurre donne e coppie a rimandare la procreazione a volte sine die; molte coppie ritengono già miracoloso mantenersi a galla in due

  3. IvanEX

    Io ribalterei il concetto finale così: “Difficile immaginare politiche di controllo delle nascite efficaci senza attente politiche di sviluppo e di lotta alla povertà”. In Africa tanti genitori procreano numerosi figli perchè per esempio, non disponendo della protezione pensionistica, sanno già che da vecchi dovranno fare affidamento esclusivamente su figli e nipoti.

  4. giuli 44

    Plaudo incondizionatamente a quanto contenuto nell’articolo. Credo che il pianeta esploderà per sovra popolazione e che, quindi, negli aiuti ai paesi del terzo mondo debbano essere contemplate obbligatoriamente politiche di contenimento delle nascite. In caso contrario l’aiuto al pianeta può venire solo dal diffondersi di una qualche imprevista ed incontrollabile pandemia. In fin dei conti la natura ha da sempre agito così di fronte ad eccessivi squilibri.

  5. Lorenzo

    L’impostazione dell’intervento è vagamente ansiogeno,
    Viceversa un approccio più concreto lo si può trovare in [http://www.saluteinternazionale.info/2011/01/la-popolazione-mondiale-nel-2050/].
    Fra le altre cose si apprende che in tutto il mondo sta avvenendo una convergenza del tasso di natalità (verso il basso) e sta avvenendo una redistribuzione degli abitanti della Terra nei vari continenti.
    Infine entrambi gli interventi non tengono conto degli aiuti (seppur interessati) della Cina all’Africa (ha superato l’Europa) e all’intero pianeta.

  6. Dario

    Nella vicenda della sovra popolazione del pianeta meraviglia l’assordante silenzio delle organizzazioni ambientaliste. Sembra che queste persone non si rendano conto che il pianeta in generale e l’Africa in particolare, non può sostenere altri 2,5 milardi di persone. Dovrebbe essere evidente che questi nuovi abitanti vorranno mangiare, avere una casa, divertirsi, viaggiare e certo non si faranno scrupolo di eliminare le ultime parti intatte dell’Africa (la necessità non è amica dell’ambientalismo!). Gli ambientalisti (se non fossero per la maggior parte ottusi fanatici) dovrebbero mettere il problema del controllo delle nascite in cima ai loro pensieri e invece nessuno ne fa il minimo cenno. Sembra che considerino l’aumento incontrollato della popolazione del mondo assolutamente ininfluente rispetto all’ambiente che dicono di voler proteggere.

    • Flavio

      Caro Dario, sono un ottuso fanatico ambientalista e come te penso che, se non si arresta l’aumento della popolazione, il problema dei cambiamenti climatici non verrà mai risolto perchè non è nella ratio umana ridurre i consumi pro-capite e quindi le emissioni pro-capite. Quindi vanno ridotti i “capite”. Penso che, in generale, il tema è passato in secondo piano nella discussione per una “strana” alleanza fra credenti (di quasi tutte le religioni, non solo quelle radicali) che vedono nella natalità uno dei prioncipi base della siocietà e “liberalisti” che non vedono di buon occhio politiche coercitive. Anche io sono in disaccordo con politiche coercitive ma farei di tutto per diffondere una cultura della “moderazione demografica”. Quindi grazie agli autori di questo articolo e a lavoce per averlo ospitato.

Lascia un commento

Non vengono pubblicati i commenti che contengono volgarità, termini offensivi, espressioni diffamatorie, espressioni razziste, sessiste, omofobiche o violente. Non vengono pubblicati gli indirizzi web inseriti a scopo promozionale. Invitiamo inoltre i lettori a firmare i propri commenti con nome e cognome.

Powered by WordPress & Theme by Anders Norén