Lavoce.info

Sgarbi è una “capra” in economia

Il fact-checking de lavoce.info passa al setaccio le dichiarazioni di politici, imprenditori e sindacalisti per stabilire, con numeri e fatti, se hanno detto il vero o il falso. Questa volta tocca alle affermazioni di Vittorio Sgarbi sulla disoccupazione giovanile.

Il video

In questo agosto afoso a molti capita di perdere le staffe: non è certo insolito per Vittorio Sgarbi, che ha reso le sue sfuriate in diretta tv ormai immortali. Sempre più il critico d’arte affida ai social network le proprie filippiche, come accaduto sabato scorso sul suo profilo facebook quando Sgarbi se l’è presa contro l’Istat (attenzione, nel video viene utilizzato linguaggio volgare).

Sgarbi nel video afferma che “una delle piaghe del nostro tempo è la disoccupazione” ma mette in dubbio le statistiche fornite da Istat sulla disoccupazione giovanile: “Dobbiamo credere a queste statistiche […] quando ci danno il 34% dei disoccupati tra i giovani? Naturalmente la fascia dei giovani è delimitata in un arco tra i 15 e i 24 anni. È chiaro che se prendi quel periodo, molti giovani che studiano sono disoccupati […], ma cosa dovrebbero fare?!”. E poi aggiunge: “Da ragazzi è giusto studiare, è bene studiare. Più si studia, più si troverà lavoro”. “Allora perché l’Istat dice disoccupati nella fascia giovanile dai 15 ai 24? […] Fino a 20 sono anni in cui altro deve fare, prepararsi a lavorare. […] Se dobbiamo pensare che qualcuno debba studiare e lavorare siamo di fronte a uno Stato figlio di dio minore, uno Stato in cui uno deve pagare gli studi per forza. […] Un giovane di 18 anni non è disoccupato! È occupato in altre cose, che sono quelle cose che se farà bene lo porteranno a portare un buon lavoro. Quindi non credete troppo a queste statistiche, perché tendono a drammatizzare una situazione, o forse qualcuno di voi a 15 anni si sente disoccupato?”

Parrebbe una boutade di metà agosto, se non fosse che il video ha ricevuto fino ad ora più di 470mila visualizzazioni. Peraltro alcuni commenti (di cui oscuriamo gli autori perché non oggetto di fact-checking) non sono meno confusi:

Figura 1

Occupati, disoccupati, inattivi: cosa significano?

In realtà le domande polemiche dell’opinionista sono frutto di un malinteso di fondo, piuttosto comune: chi non lavora non rientra per forza tra i disoccupati. Secondo il glossario di Istat (pagina 7 dell’ultima rilevazione mensile) la forza lavoro è la somma di occupati e disoccupati; questi ultimi sono invece coloro che – tra i 15 ed i 74 anni – non essendo occupati, hanno effettuato “almeno un’azione attiva di ricerca di lavoro nelle quattro settimane che precedono la settimana di riferimento” e sono disponibili “a lavorare le due settimane successive”; oppure, che inizieranno “un lavoro entro tre mesi dalla settimana di riferimento e sarebbe disponibile “a lavorare entro le due settimane successive, qualora fosse possibile anticipare l’inizio del lavoro”. Sulla base di questa definizione si calcola dunque il tasso di disoccupazione (disoccupati/forza lavoro).

Tutti coloro che non rientrano in questa categoria possono essere occupati, cioè coloro che nella settimana di riferimento hanno svolto almeno un’ora di lavoro – retribuita o gratuitamente, se in azienda famigliare – o sono assenti dal lavoro (per ferie o malattia), oppure inattivi: chi non lavora e non è alla ricerca di un’occupazione, quindi – ad esempio – gli studenti. Rispettivamente, sono calcolati il tasso di occupazione (occupati/popolazione di riferimento) ed il tasso di inattività (inattivi/popolazione di riferimento).

Riassumendo:

TERMINE DEFINIZIONE
Occupato Chi lavora almeno un’ora alla settimana.
Disoccupato Chi cerca lavoro ed è disponibile a lavorare, mentre nel frattempo non ha un’occupazione.
Inattivo Chi non cerca lavoro e/o non è disposto a lavorare
Forza lavoro La somma di persone occupate e quelle disoccupate (sono esclusi dunque gli inattivi).

 

Perciò gli studenti non rientrano nella categoria della disoccupazione come pare credere Sgarbi, al di fuori di chi tra gli studenti-lavoratori è alla ricerca di un’occupazione. Dunque se è vero che il tasso di disoccupazione giovanile (15-24 anni) a giugno si attesta al 35,4 per cento, ciò non significa che il restante 64,6 per cento abbia lavorato né tanto meno che in quel 35,4 rientrino gli studenti (sarebbe altrimenti un dato drammaticamente basso).

I dati (quelli veri)

Sempre Istat certifica i seguenti dati sulla fascia più giovane, per il mese di giugno 2017:

Figura 2

Fonte: Bollettino sul mercato del lavoro in giugno 2017 – Istat

Il tasso di occupazione ed il tasso di inattività (in cui rientrano gli studenti) misurano rispettivamente sulla forza lavoro quanti giovani hanno un lavoro e quanti invece non cercano un’occupazione, secondo i criteri spiegati in precedenza. L’incidenza dei disoccupati sulla popolazione – 9,1 per cento – calcola invece quanti sono effettivamente i giovani disoccupati sul totale della popolazione tra i 15 ed i 24 anni (occupati + disoccupati + inattivi, che a differenza della forza lavoro ora vengono presi in considerazione), riportando così una percentuale considerevolmente minore. Una cifra divisa per un divisore più grande porta a un risultato più piccolo (9,1 vs 35,4).

Il fatto che tra i giovani gli studenti rientrano nella categoria degli inattivi è osservabile anche a partire dai dati sul resto della popolazione: se infatti il tasso di inattività 15-24 anni è al 74,4 per cento, tra i 25 e i 34 anni si attesta al 26,3 per cento e tra i 35-49 anni addirittura al 19,7. Proprio perché al crescere dell’età anagrafica, il numero di studenti diminuisce.

Gli “scoraggiati”

Il 74,4 per cento dei giovani inattivi può inoltre essere ulteriormente scomposto tra chi non cerca un lavoro perché non interessato (ad esempio, gli studenti non lavoratori) e gli “scoraggiati”, cioè coloro che sarebbero disposti a lavorare ma per le difficoltà nel trovare un’occupazione hanno ormai smesso di cercarla. Per calcolarli viene utilizzato il tasso di mancata partecipazione, che al numeratore comprende, oltre ai disoccupati, anche quanti non cercano lavoro ma sarebbero disponibili a lavorare (gli “scoraggiati”, appunto), e al denominatore insieme a questi ultimi anche le forze di lavoro (occupati + disoccupati). Secondo Istat il tasso di mancata partecipazione ha raggiunto il 51,5 per cento nel primo trimestre del 2017, livello più basso rispetto ai trimestri precedenti.

Il verdetto

Dunque no: Istat non rileva tra i disoccupati gli studenti non lavoratori, ma segue semplicemente standard affermati a livello internazionale (ecco perché l’analisi parte dai 15 anni, mentre l’età dell’obbligo in Italia è di 16). I dati pubblicati dall’istituto di statistica sono corretti, una volta che si presti attenzione alle definizioni che peraltro sono riportate nelle note esplicative.

Mai ci azzarderemmo a verificare una dichiarazione di Sgarbi in campo artistico, ma è chiaro che la statistica non è proprio il suo campo. Visto il personaggio e la gravità dell’errore, riteniamo che al classico giudizio di veridicità secondo le nostre regole di ingaggio questa volta sia preferibile un modo migliore per manifestare il verdetto. Non possiamo infatti che sfruttare il vasto repertorio prodotto negli anni dallo stesso Sgarbi.

CORREZIONE 29/08/2017

Come segnalato da alcuni lettori nei commenti, nel testo era presente un errore: il tasso di occupazione è il risultato del rapporto tra occupati e la popolazione di riferimento, e non la forza lavoro. Abbiamo corretto.

Ecco come facciamo il fact-checking.

Lavoce è di tutti: sostienila!

Lavoce.info non ospita pubblicità e, a differenza di molte altre testate, l’accesso ai nostri articoli è completamente gratuito. L’impegno dei redattori è volontario, ma le donazioni sono fondamentali per sostenere i costi del nostro sito. Il tuo contributo rafforzerebbe la nostra indipendenza e ci aiuterebbe a migliorare la nostra offerta di informazione libera, professionale e gratuita. Grazie del tuo aiuto!

Precedente

Abuso di mercato: la riforma è necessaria

Successivo

Cento di questi anni

21 commenti

  1. Emanuele Improta

    Credo che lei non abbia capito il concetto sotteso al video di Sgarbi: il quesito che si pone è come sia possibile che ci siano minorenni che cerchino lavoro ma sopratutto come sia possibile che fino ai 24 (età alla quale ci si dovrebbe laureare) ci siano così tante persone che cerchino attivamente lavoro. Il dato che andrebbe analizzato è il tasso di disoccupazione tra i 25 e i 30 anni, questo farebbe capire qual è il polso della situazione lavorativa giovanile.

  2. Caro Lorenzo, come sempre un bell’articolo. Si potrebbe “rincarare” la dose sul buon Sgarbi facendo un fact-checking sulle sue dichiarazioni in merito al prezzo dei ghiaccioli (si trovano per esempio in un intervento a piazzapulita) che egli usa per criticare l’euro. È chiaro che Sgarbi confonde il prezzo di un singolo bene con il livello generale dei prezzi.

    • Gentile Paolo, grazie degli apprezzamenti. Secondo un meccanismo di rotazione ed alternanza cerchiamo di non verificare le dichiarazioni di un unico personaggio più volte in un solo mese. Di certo in futuro non mancheremo di verificare nuove dichiarazioni dubbie, anche di Sgarbi.

  3. Moreno

    Se i due tassi (occupazione e disoccupazione) hanno lo stesso denominatore (forza lavoro) che secondo quanto indicato corrisponde alla somma dei due numeratori, perché la somma dei due tassi non fa 100%?

    • Paolo

      Forse c’è un refuso: tasso di occupazione ed il tasso di inattività hanno come denominatore la popolazione di riferimento, non la forza lavoro.

  4. Rainbow

    Non e’la prima volta che Il tuttologo Sgarbi dice sciocchezze in materia Economica,che non e’proprio il suo campo. Nessun analista serio prende in considerazione le sue opinioni in materia economica tranne Lilli Gruber che continua ad invitarlo ad Otto e Mezzo per parlare anche di politica economica.

  5. Aldo Di Fabrizio

    Faccio solo una precisazione: esiste una differenza non ISTAT tra gli inoccupati ed i disoccupati: l’inoccupato è chi non ha mai lavorato; il disoccupato è chi ha lavorato ed ora è senza lavoro. Inoltre ci sarebbero anche i sottoccupati. Anche se queste definizioni esulano dagli scopi ISTAT sono importanti per capire. Giusto sig. Borga?

  6. Savino

    Avere l’ISTAT sotto l’egida della Presidenza del Consiglio lo rende meno credibile ed obiettivo.
    Calcolare solo chi è iscritto ai CPI o solo chi cerca attivamente il primo lavoro o un nuovo lavoro esclude intere categorie, dai neet agli studenti universitari, agli specializzandi a chi tenta la fortuna dei concorsi pubblici.
    Sgarbi non è una capra, ma è il sistema delle politiche attive del lavoro ad essere incapace persino di contare le sue pecorelle.

  7. enrico

    Ricordato brevemente che ai numeri si può far dire tutto ciò che si vuole, segnalo che alcuni studenti, non tutti, si iscrivono alle liste dei disoccupati non perché stiano cercando un lavoro, ma per ottenere agevolazioni nelle future assunzioni. Come faccia l’Istat a sapere se io stia cercando un lavoro oppure no, proprio non lo so.

    • Lorenzo Borga

      Gentile Enrico, ecco la spiegazione dal sito di Istat: “Le informazioni vengono raccolte dall’Istat intervistando ogni trimestre un campione di quasi 77 mila famiglie, pari a 175 mila individui residenti in Italia, anche se temporaneamente all’estero. Sono escluse le famiglie che vivono abitualmente all’estero e i membri permanenti delle convivenze (istituti religiosi, caserme ecc.). Negli anni l’indagine è stata più volte rinnovata per tenere conto, da un lato, delle continue trasformazioni del mercato del lavoro, dall’altro, delle crescenti esigenze conoscitive degli utenti sulla realtà sociale ed economica del nostro paese. L’ultima modifica è stata avviata all’inizio del nel 2004 in linea con le disposizioni dell’Unione Europea. L’attuale rilevazione campionaria è continua in quanto le informazioni sono raccolte in tutte le settimane dell’anno e non più in una singola settimana per trimestre.”

  8. Fabio

    A me invece sfugge perché una “voce” che dimostra coi fatti di essere autorevole, studi le dichiarazioni di un signore condannato per truffa aggravata e continuata ai danni dello Stato. Sono peraltro noti i casi di plagio quando scrive di arte. Non si può fare di tutt’erba un fascio, perché un personaggio è pubblico, anche perché sono decine le dichiarazioni nelle quali invita a non pagare le tasse, perché immorale.

    • francesco daveri

      Il video di Sgarbi ha avuto 500 mila visualizzazioni. Solo una parte di chi ha visto il suo video legge lavoce.info. Comunque spiegare nel dettaglio dove e perché Sgarbi sbaglia ha un suo perché.

  9. ALESSANDRO

    SGARBI HA SEMPRE RAGIONE

  10. Savino

    Facciamola finita con questo giochino, che non fa ridere, del fatto che aumenti la disoccupazione e, allo stesso tempo aumentino i disoccupati.
    Una giornata di lavoro con annessi contributi è solo 1/365 annui e non può valere un conteggio ai fini statistici su base annua. Finiamola di prendere in giro la gente.

  11. bob

    caro Borga maneggiare le statistiche e i dati che ne conseguono è come maneggiare la nitroglicerina. Si dovrebbe per onestà intellettuale sostenere che la statistica non è una scienza esatta almeno in termini puramente numerici, ma una scienza ” che raccoglie dati” per indicare un processo, una proiezione, una strategia. Quindi il problerma non è la statistica di per se, ma di come questa scienza viene utilizzata. Quando un sommo ingegnere progetta nei minimi particolari un palazzo ci sarà sempre un modestissimo muratore che lo riporterà con le sue modifiche con i piedi per terra…in pratica i dati non sono la realtà…mai!

    • Tuttavia i dati sono uno dei modi migliori per leggere la realtà, se ben interpretati. E Sgarbi non ci va nemmeno vicino: per questo il fact-checking.

Lascia un commento

Non vengono pubblicati i commenti che contengono volgarità, termini offensivi, espressioni diffamatorie, espressioni razziste, sessiste, omofobiche o violente. Non vengono pubblicati gli indirizzi web inseriti a scopo promozionale. Invitiamo inoltre i lettori a firmare i propri commenti con nome e cognome.

Powered by WordPress & Theme by Anders Norén