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Mattarellum, la legge più semplice

Governabilità, regole e scelta dei candidati

Ringraziamo tutti per gli interessanti commenti al nostro articolo “Alla ricerca della legge elettorale perduta”. Vorremmo innanzitutto ribadire che il messaggio principale del nostro articolo è che il Mattarellum, al momento, ci sembra la legge elettorale più facilmente attuabile (e approvabile) delle alternative possibili. Si tratta di una legge già utilizzata, il testo è già pronto ed è un meccanismo relativamente semplice da capire.

A nostro avviso, in mancanza di una proposta maggioritaria di nuova legge elettorale, varrebbe la pena di tentare anche questa strada. Tanto è vero che in commissione Affari costituzionali sono già state depositate alcune proposte per cancellare le ultime due leggi elettorali, ripristinando così proprio il Mattarellum. Naturalmente, la commissione si occuperà anche delle nuove proposte di cui tanto si parla in questi ultimi giorni e che approfondiremo in un contributo successivo.

Per adesso, i punti principali sollevati dai commenti ci sembrano tre.

  1. Governabilità: a differenza di altre realtà, in Italia governabilità e stabilità scontano un problema aggiuntivo dato dal bicameralismo perfetto, che richiede che il governo ottenga un voto di fiducia da entrambe le Camere. È quindi auspicabile, anche se naturalmente non lo si può pretendere a priori, che Camera e Senato esprimano maggioranza simili e riteniamo che una legge elettorale debba limitare le differenze di risultato nelle due assemblee legislative.
  2. La competenza sulle regole: è abbastanza evidente che a decidere delle regole elettorali, in quanto organo legislativo, debba essere il parlamento. Di conseguenza, è ovvio che i partiti possano influenzare la scelta. Una possibile alternativa potrebbe essere quella di inserire le regole elettorali direttamente in Costituzione. Sarebbero ancora modificabili, ma attraverso un meccanismo meno semplice di quello legislativo ordinario. In effetti, la Costituente ha scelto di non inserire la legge elettorale nella Costituzione proprio per renderla uno strumento più flessibile, anche se appare molto chiara l’impostazione “proporzionalista” della nostra Carta. Tanto è vero che le riforme elettorali di spirito maggioritario portano sempre a porre la questione della compatibilità con alcune regole costituzionali (ad esempio tutte quelle che concernono nomine).
  3. Democrazia, rappresentatività e governabilità: alcune leggi elettorali, come quelle che ricorrono ai collegi uninominali o alle preferenze, facilitano la scelta del candidato da parte degli elettori. Tuttavia, qualunque sistema democratico in cui operano i partiti deve scontare che la selezione della classe politica (i candidati se non addirittura, come la recente esperienza italiana ci insegna, anche gli eletti) sia fatta dai partiti stessi. Da questo punto di vista, più che una specifica legge elettorale, ad aumentare il potere dei cittadini nella selezione della classe dirigente potrebbe essere il ricorso alle elezioni primarie per la scelta dei candidati.

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  1. Francesco Tedeschi

    Il dibattito di queste ore sulla nuova proposta di legge elettorale, che di tedesco ha solo il nome [cfr. l’editoriale sulla Stampa di ieri di Gian Enrico Rusconi] conferma come il ritorno, o meglio una ripresa del percorso migliorativo del “Mattarellum” interrotto nel 2005, è la strada più giusta, ricordando in tal senso gli studi scritti all’indomani delle elezioni del 2002. Al momento, con una convinzione “artificiale” si è optato per l’ennesimo esperimento in direzione del proporzionale, ancorando il tutto ad una soglia di sbarramento troppo alta per essere vera. Niente di nuovo sotto il sole: a promuovere la “riforma” sono gli alfieri del populismo “vecchi e nuovi” in quanto fautori della democrazia immediata che non prevede mediazioni di alcun genere nel rapporto tra il leader e il suo popolo (con buona pace di chi, con ingenuità infantile, si ostina a sostenere il contrario…).
    Nel merito il sistema “tedesco” un risultato lo anticipa già: non il vincitore certo auspicato qualche tempo fa, ma una coabitazione fondata su una rappresentanza sterile, perché minoritaria in partenza. Rimane attuale quanto scritto da Giovanni Sartori nel 1992 [Seconda repubblica? si ma bene]: “Ma chi oggi invoca per l’Italia il sistema tedesco mal capisce quel sistema e se ne aspetta benefici che in Italia non produrrebbe”. Di certo la proposta attuale non va nella via maestra del legame tra eletti ed elettori fondato sul territorio e non nelle segreterie di partito…

  2. enzo

    Rispetto alle numerose proposte avanzate certo il mattarellum resta il migliore. Certo dopo le osservazioni della corte, per evitare che a prendere tutto nel collegio sia una forza poco rappresentativa, si potrebbe introdurre il secondo turno di ballottaggio (di collegio). Non si risolverebbe comunque il malcostume italiano di listoni fatti per vincere e che poi ,una volta accaparatisi i posti in parlamento, tornano a creare partitini sotto forma di gruppi parlamentari. Ma la principale domanda è : perché di fronte all’evidenza della preferibilità del sistema maggioritario anche i partiti che ne trarrebbero i maggiori benefici ci stanno riportando al proporzionale? per ottenere la maggiore quota possibile di potere rappresentativo ma nello stesso tempo essere sicuri di non dover fare un governo da soli , ma coinvolgere come minimo altri due partiti, per formare un governo rispetto al quale far finta di non condividerne le scelte. In altri termini fiducia in parlamento , opposizione chiacchiereccia in tv e sui giornali.

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