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  1. Jorge Rispondi
    Prima di suggerire ulteriori aumenti della progressività dell'IRPEF suggerirei di dare un'occhiata ai dati (vedi per esempio le analisi sul sito "Itinerari Previdenziali"): l'11,3% dei contribuenti già ora versa oltra il 52% dell'IRPEF totale, pagando in pratica il welfare alla maggioranza degli italiani. Volete sapere chi sono questi famigerati riccastri spremuti in questo modo? Sono coloro che superano la stratosferica cifra di 35 mila euro lordi annui (neppure 2 mila netti al mese). In realtà il problema in Italia è che chi potrebbe aspirare, per competenze e produttività, a stipendi sopra la media è fortemente disincentivato a darsi da fare, se non addirittura incentivato ad espatriare.
  2. Pietro Brogi Rispondi
    L' Irpef non è una tassa sul lavoro ma sul reddito da lavoro. Se vogliamo veramente favorire il lavoro, seguendo i precetti Costituzionali, si dovrebbero abolire le imposte, chiamate indirette, ma in realtà strettamente legate al costo del lavoro quali l'IVA, per la porzione di costo del prodotto relativa al lavoro. Per mantenere lo stesso introito fiscale si dovrebbero rivedere le aliquote sulle porzioni di consumo del costo: materie prime, energia etc. In questo modo si renderebbero più competitive le aziende che aggiungono molto valore umano al prodotto.
  3. Michele Rispondi
    Il cuneo fiscale in Germania è maggiore di quello italiano. In media le retribuzioni in Germania sono maggiori che in Italia. Malgrado ciò la Germania cresce 2 volte in media più dell'Italia, la Germania ha più che recuperato la crisi del 2009, l'Italia invece ha un PIL del 7,5% inferiore a quello del 2007, per non parlare della produzione industriale (-20%). Il problema è la produttività che però è tutta funzione delle capacità delle imprese. Come imprenditore mi conviene di più vendere l'azienda e pagare 1.6% sul capital gain (grazie alla pex) oppure lottare contro la burocrazia e pagare il 30% e oltre?
  4. Michele Rispondi
    Forse sarebbe più onesto dire agli elettori che: 1) in contesto di tassi in probabile salita e debito pubblico ai massimi, gli spazi per riduzioni delle tasse sul lavoro sono minimi. 2) una rimodulazione delle aliquote IRPEF, senza una draconiana lotta all'evasione (solo lo 0,25% dei contribuenti dichiara più di 300.000 €) è destinata a fallire. 3) il taglio del cuneo fiscale può essere utile, ma dopo aver ridotto il deficit pubblico e comunque non darà mai risultati sul l'occupazione (non si assume un dipendente perché costa meno, ma perché aumenta la produzione), ma sui consumi posto che tutto il taglio va ad aumentare i salari
  5. Henri Schmit Rispondi
    Un governo che naviga a vista pensa a misure spot a favore del consumo; perché il consumo vota. Un governo giudicato sul medio termine “capisce” che deve incentivare gli investimenti (privati), soprattutto ma non solo fiscalmente. L’obiettivo principale dovrebbe quindi essere una riduzione della tassazione delle imprese, IRAP, IS. Aumentare accise su alcool, tabacco e gasolio è percepito dai consumatori, ma forse non deprime l’economia, mentre un aumento generale dell’IVA la frena ovviamente. Razionalizzare la tassazione immobiliare è un dovere, anche per ragioni di equità. Quello che nessuno osa dire (perché chi fa i discorsi e prende le decisioni fa parte della fascia a reddito alto) è che riformando e semplificando l’IRPEF c’è anche la possibilità di alleggerire i redditi più bassi ma di aumentare ulteriormente la tassazione sui redditi più alti. Per la classe imprenditoriale un tale aggravio è accettabile se compensato da una riduzione drastica delle tasse sui profitti aziendali. Quello che conta veramente è che il monte IRPEF non aumenti, ma diminuisca; la minor tassazione dei redditi più bassi incide meccanicamente sul consumo. Questa analisi approssimativa valeva già, tale quale, tre, cinque, dieci anni fa. Il paese ha votato nel 2008, ha cambiato registro nel 2011, ha votato nel 2012, ha cambiato ancora nel 2013, votato per le europee nel 2014, per le amministrative nel 2015 e per il referendum nel 2016. La molla della politica fiscale è il consumo che vota.
  6. alessio masini Rispondi
    Probabilmente la riduzione delle aliquote con la riduzione della deducibilità dei farmaci e degli interessi sui mutui sarebbe neutra dal punto di vista del bilancio; mi chiedo se sarebbe equa nei confronti delle fasce di popolazione a minor reddito. Mi sembra che uno dei problemi più urgenti da affrontare sia quello di (ri) trasferire ricchezza da chi ne ha accumulata anche troppa, a chi ne ha persa tanta da non poter più mantenere i livelli "minimi" di consumo. Ad esempio, si potrebbe tagliare la deducibilità degli interessi sui mutui superiori a una certa soglia... Vedo meno semplice individuare un sistema equo per limitare le agevolazioni sulle spese sanitarie: a una persona puoi dire che se si compra una casa grande deve pagare, ma a un malato dire che spende troppo per curarsi mi sembra un po' difficile.
  7. Ferrari Alberto Rispondi
    Da tempo mi chiedo perché anziché seguire strane vie che aumentano confusione a confusione e creano continue confusioni il Governo non vuole seguire la via più trasparente di una seria revisione dell'IRPEF. Incominciando, a PARITA' di gettito fiscale Irpef COMPLESSIVO, con l'introdurre più aliquote fiscali in modo da riequilibrare la tassazione aumentando le aliquote marginali per i redditi più alti per ridurre le aliquote ai redditi più bassi. In fondo è quello che dice l'art. 53 della nostra Costituzione ( e che si fa in altri Paesi europei). Invece di inventarsi tasse di solidarietà in più per categorie che vengono sistematicamente bocciate dalla Corte Costituzionale.
  8. Enzo FACONDI Rispondi
    D'accordo sul fatto di intervenire sulle aliquote irpef, ma neanche Lei fa capire (almeno a me, cittadino comune) in che senso. Cioè, se ridurre le aliquote significa che invece di farmi pagare il 23, il 27, il 38, eccetera, mi fa pagare il 20, il 25, 34... oppure significa ridurre gli scaglioni da 5 a 4 o a 3. INVECE, perchè NESSUNO parla di ridare fiato all'articolo 53 della Costituzione sulla PROGRESSIVITA', ri-aumentando gli scaglioni da 5 a ...10 (per esempio, e non dico 32 come nel 1974!) e facendo pagare di meno ai redditi più bassi (il 15% fino a 15mila€) e di più ai redditi più alti (fino al 55-60% per i redditi oltre i 200mila€)?