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A ogni età la sua imposta

La letteratura economica offre vari argomenti a sostegno di imposte sul reddito modulate in funzione dell’età del contribuente. Le obiezioni fondate su un presunto conflitto con il principio di equità orizzontale non appaiono molto convincenti.

Cosa dice la teoria

Alcune recenti proposte di modulazione delle aliquote Irpef in funzione dell’età anagrafica del contribuente (Fabio Marchetti e Luciano Monti, Dario Stevanato) si inquadrano nella cornice teorica della teoria della tassazione ottimale. Nella ricerca di forme di imposizione che riescano a coniugare il soddisfacimento delle aspirazioni di carattere redistributivo con la minimizzazione delle inefficienze dovute agli effetti distorsivi delle imposte, è stata così ripresa l’idea, originariamente formulata da George Akerlof, di ricorrere a forme di “tagging” dei contribuenti.
Nel caso della nostra Irpef, l’idea si traduce nel differenziare il carico tributario non più solo in funzione del reddito, ma anche in funzione di caratteristiche individuali (“tag”) che siano non alterabili (o poco) dal contribuente e al tempo stesso siano correlate con la capacità potenziale di generare reddito o con le modifiche che le variazioni dell’aliquota di imposta inducono sui comportamenti.
Tra le varie caratteristiche considerate, l’età anagrafica ha attratto a più riprese l’attenzione degli economisti (Michael Kremer; Sören Blomquist e Luca Micheletto; Matthew Weinzierl; Spencer Bastani, Sören Blomquist e Luca Micheletto).
Secondo James Banks e Peter Diamond, l’analisi di forme di differenziazione del carico tributario che tengano conto anche dell’età del contribuente rappresenterebbe uno dei campi più fecondi di indagine della teoria della tassazione. Innanzitutto, perché i guadagni in termini di benessere legati all’adozione di simili imposte sul reddito appaiono significativi. In secondo luogo perché rispetto ad altre forme di “tagging” proposte in letteratura, ad esempio imposte sul reddito differenziate per uomini e donne (Alberto Alesina, Andrea Ichino e Loukas Karabarbounis), questo tipo di tassazione è più in sintonia con il principio di equità orizzontale, secondo il quale gli individui che appaiono uguali negli aspetti economicamente rilevanti debbono essere trattati in modo uguale. Nell’attraversare le varie fasi della vita, infatti, tutti gli individui risultano via via assoggettati alle funzioni di imposta previste per le diverse classi di età (Daniel Hemel).

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Gli elementi da considerare

Per capire le giustificazioni economiche di un’imposta che tenga conto dell’età del contribuente nella tassazione dei redditi da lavoro è opportuno considerare gli elementi da cui dipende la scelta ottimale delle aliquote marginali: elasticità dell’offerta di lavoro, distribuzione dei redditi e incertezza sulle prospettive future di reddito. Ciascuno di questi elementi tende a variare a seconda della fase del ciclo vitale e dunque ciò è una prima ragione a favore dell’introduzione di imposte differenziate in ragione dell’età. Per esempio, il fatto che l’elasticità dell’offerta di lavoro risulti maggiore per i giovani rispetto ai lavoratori di età intermedia (“prime-age”) suggerisce l’opportunità di applicare, a parità di reddito, aliquote marginali più basse per i giovani. Lo stesso ragionamento vale per il livello medio e la variabilità delle remunerazioni, che risultano più alte tra i lavoratori “prime-age” rispetto ai giovani così come l’incertezza sulle prospettive future di reddito tende a essere maggiore per i lavoratori giovani rispetto a quelli di età intermedia.
Per quanto riguarda invece i lavoratori anziani, il fatto che l’elasticità dell’offerta di lavoro risulti relativamente elevata (soprattutto rispetto alla scelta se proseguire o cessare l’attività lavorativa) porterebbe a giustificare l’applicazione di un’imposta caratterizzata da aliquote medie più basse rispetto a quelle applicate ai lavoratori “prime-age”.
Anche l’esistenza di vincoli per l’accesso al credito da parte dei giovani costituisce una ragione per prevedere imposte differenziate e caratterizzate da aliquote medie più basse per loro. E se si può dimostrare (Spencer Bastani, Sören Blomquist e Luca Micheletto) che solo un’imposta in funzione dell’età permette sempre di influenzare il livello di accumulazione del capitale senza produrre effetti indesiderati sul piano equitativo, sul piano pratico ciò permette di giustificare uno spostamento dell’onere medio del prelievo dai giovani ai lavoratori di età intermedia.
Tra l’altro, l’adozione di imposte age-dependent sui redditi da lavoro consente di replicare in larga misura gli effetti dell’ottima tassazione dei redditi da capitale. Di conseguenza, se l’imposta in funzione dell’età sui redditi da lavoro fosse scelta in modo ottimale, la tassazione dei redditi da capitale perderebbe rilevanza quale strumento di politica redistributiva.

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  1. Fulvio

    Mi sembra di capire che la proposta sia quella di determinare l’aliquota media dell’imposta sui redditi come funzione di due variabili: il reddito e l’età. Am = F(r, e). F sarebbe – sempre se capisco bene – crescente con r, unimodale con e. In pratica, per ogni dato reddito R, ci sarebbe un’età Er in cui è massima l’aliquota dell’imposta sui redditi.
    Non mi è chiaro se Er sarebbe a sua volta dipendente da R o se sarebbe “fissa” (al più adeguata in base all’invecchiamento della popolazione). Ovvero: Er = 47 anni sempre, oppure = 45 anni se il reddito è 30.000€ e 50 anni se il reddito è 40.000€?
    Un aspetto mi lascia perplesso: visto che si parla di equità, come è possibile trattare politicamente il transitorio (ovvero le coorti poco più giovani di Er che si trovano ad aver già pagato per “mezza vita” un’aliquota media più alta di quella prevista dalla nuova funzione, e che non sarebbero ricompensati nella restante mezza vita)?

  2. Michele

    Con un sistema fiscale che permette 110 miliardi di evasione all’anno, l’idea di taggare i contribuenti è un po’ come operare di appendicite con una sega elettrica invece che con un bisturi e preoccuparsi che sia del colore giusto

    • Lorenzo

      Lei ha ragione.
      I tanti come me che hanno sempre pagato quanto dovuto sono perfettamente taggabili (e sicuramente già lo siamo) ed è su codesti che l’agenzia delle entrate può sempre far affidamento (anche per gli esercizi di economia come quello espresso nell’articolo)

  3. Ricardo_D

    Mi sembra un’ottima idea da approfondire. Insieme all’età però vorrei vedere una serie di altri parametri (e.g. che ne é del quoziente familiare come esiste in Germania?) per permettere ad ogni cittadino di pianificare la propria vita lavorativa e familiare

  4. L’IRPEF legata all’età non è condivisibile per più motivi.
    1) contrasta con gli artt. 3 e 53 cost.
    2) la scala delle aliquote tiene giá conto della progressione del reddito (anche se a mio avviso andrebbe aggiornata).
    3) il nostro sistema fiscale è già complicato al punto tale che non si vede la necessità di contribuire ulteriormente.
    Infine per ridurre l’evasione e rendere il fisco piú equo, occorrono riforme serie. Tra queste una minore pressione sul lavoro ed un controllo piú efficiente, tenuto conto di tutti i dati a disposizione della P.A.

  5. Henri Schmit

    Condivido al 100% quello che dice con parole semplici ma convincenti Alessandro Pescari, tre argomenti e un paio di idee molto generali di riforma seria.

  6. Paolo Forin

    Non so cosa pensare.
    Io sono un lavoratore di età intermedia che spende tutto il suo reddito principalmente per consentire ai figli il completamento del ciclo di studi (laurea magistrale).
    Non accumulo nulla.
    Dovrei pagare più tasse? Se fossi più giovane i figli sarebbero alla scuola dell’obbligo, se più vecchio avrebbero terminato.
    Ai fini redistributivi molto meglio il quoziente familiare.

  7. Paolo Rebaudengo

    La proposta mi sembra una sciocchezza. Se si devono introdurre variabili diverse da quelle dell’ammontare del reddito nella determinazione dell’imposta sul reddito (ripeto: imposta sul reddito e non imposta sull’età) allora potremmo introdurre decine di altre variabili, geografiche, climatiche, composizione della famiglia, numero di giovani disoccupati o sottoccupati che ricevono un reddito dall’anziano de quo, stato di salute ecc. Tra l’altro le statistiche sulla povertà mettono in testa minori e anziani. Questi ultimi subiscono già una tassazione maggiore poichè le pensioni sopra una soglia piuttosto bassa sono bloccate da anni e, come si spiega in altro articolo della voce.info, l’inflazione funziona come tassa sui redditi fissi.Condivido le considerazioni di Alessandro Pescari. Perchè non alzare le aliquote per i redditi sopra i 100.000 euro all’anno, inserendo almeno altri tre scaglioni?

  8. Tamara

    Riprendo il commento di Ricardo_D e chiedo : i tre parametri indicati dal professore (elasticità dell’offerta del lavoro, distribuzione e variabilità del reddito) possono essere esaminati dal punto di vista dell’età e del quoziente familiare insieme, per ciascun individuo? Il principio di uguaglianza tributaria può essere osservato allestendo un sistema proporzionale oppure questo tipo di tagging risulta poi essere fin troppo dettagliato e dunque oneroso?

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