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Perché lo spread è tornato a salire

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Si torna a parlare di spread. I tassi dei titoli di stato di Italia, Spagna e Francia aumentano rispetto a quelli della Germania – che anzi si riducono – in un clima politico che si fa sempre più rovente con l’avvicinarsi di importanti appuntamenti elettorali. In particolare, le dichiarazioni di Marine Le Pen in occasione dell’apertura della sua corsa alla presidenza hanno dato uno scossone ai mercati dei titoli sovrani. Che non sembrano aver particolarmente apprezzato le ipotesi di uscita della Francia dall’Unione Europea – e quindi dall’euro – e dalla Nato prospettate dalla candidata del Front National. Lo spread francese è sostanzialmente raddoppiato rispetto ai valori registrati nello scorso autunno.
E l’Italia paga il fatto di essere considerato l’anello debole. Il differenziale Btp-Bund ha toccato la quota dei 200 punti base, livello che non si registrava da circa tre anni. Rimaniamo osservati speciali, dunque, in un contesto che si conferma di incertezza per i conti pubblici, oggetto di continue trattative tra il governo e la Commissione europea.
Anche la Spagna ha accusato un rialzo dei tassi nelle ultime settimane, praticamente parallelo a quello italiano. Il paese, però, non sembrerebbe essere su un trend negativo, forse aiutato dai dati sulla crescita economica sopra la media europea. Si noti che è da metà giugno – ossia dal mese della Brexit e delle elezioni in Spagna – che lo spread italiano è più elevato di quello spagnolo.
In conclusione, i mercati scontano un clima di incertezza politica non indifferente, che spinge gli operatori a rifugiarsi in posizioni più sicure, come i Bund tedeschi, e ad alleggerirsi di attività più rischiose. Il risultato è il ritorno dello spread in salita.

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  1. Bisognerebbe domandarsi perché nel grafico su 14 mesi lo spread dei titoli spagnoli è peggiorato da circa 120 a 140 bp (con un allargamento massimo a 160), mentre quello italiano è andato da 100 a 200 bp. La causa di questo differenziale NON è l’evidente aumento internazionale del rischio (BREXIT; protezionsimo e isolazionismo USA; movimenti anti-UE in NL, F, D e I) MA 1. l’insufficienza delle riforme del precedente governo e 2. l’eccessiva debolezza dell’attuale governo per fare riforme. Le due cause 1. + 2. traducono l’inettitidine dell’Italia di fermare il proprio declino; questo è la maggiore debolezza della zona euro. Tutto questo era perfettamente prevedibile, almeno sei mesi fa, per chi non si faceva ingannare dalle apparenze del discorso delle riforme istituzionali (catastrophe annoncée, fine settembre 2016, http://www.land.lu/2016/09/30/catastrophe-annoncée
/).

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