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  1. Mario Rossi Rispondi
    Tutte fandonie. Io sono ingegnere laureato a 24 anni con 106/110 iscritto subito all'ordine degli ingegneri ho servito il mio paese come ufficiale del corpo degli ingegneri e quando ho provato ad entrare nel mondo del lavoro come neolaureato ho trovato un sistema che di ingegneri non ha bisogno. Ha bisogno di operai specializzati e di politici perchè non esistono più in italia imprese che possono investire sullo sviluppo e sulla tecnologia ma sono costrette a correre dietro ai costi abbarbicate ad una idea di un buon capofabbrica ma di sicuro non uno che può far fare un salto di qualità ai suoi prodotti. Noi produciamo oramai solo sottoprodotti per le industrie tecnologiche tedesche che si hanno bisogno di ingegneri e quelle poche industrie che brillerebbero di luce propria sono oramai state già spostate ad illuminare altri paesi. Il mio unico rammarico è di avere ceduto al desiderio di fare una famiglia e poi di sacrificarmi per non sfasciarla altrimenti me ne sarei andato da tempo. In Italia purtroppo il sistema politico non è solo nel pubblico ma anche nel privato dove mi sono visto scavalcare molte volte da gente fidata piuttosto che brava!!!!! e non parlo a caso mi ricordo i risultati in termini di euro guadagnati sui budget miei e altrui. Da noi fa più comodo un buon imbonitore di sindacalisti piuttosto che un ottimo manager che porta risultati. (MPS docet)
  2. Giovanni Rossi Rispondi
    A parte la miopia di molti PRENDITORI e pochi veri imprenditori, il primo pessimo esempio è lo stato Italiano, che paga poco i dipendenti anche laureati; poi le grandi aziende che non valorizzano economicamente i laureati; soprattutto quelli nelle discipline scientifiche; infine i sindacati che non difendono la meritocrazia, ma preferiscono tutelare l'interesse della maggioranza
  3. Nicolò boggian Rispondi
    Il problema è quanto siamo attrattivi per talenti stranieri e per italiani all'estero. Chi riesce a fare una bella ricerca su questo. Che L'argomento della fuga dei talenti venga utilizzato per difendere la qualità della didattica universitaria è il classico esempio di come si crede quello che fa comodo credere. Non abbiamo bisogno di difese corporative nelle università ne nelle aziende, ma di più servizi professionali di orientamento, placement, matching domanda offerta di lavoro, etc etc
  4. Marco La Colla Rispondi
    Come spesso succede, si parla di percentuali di guadagno maggiori, senza prendere in considerazione il diverso costo della vita dei paesi in cui si emigra. Ed anche quando tale costo non è superiore al nostro, il maggior guadagno viene eroso dai costi legati ad una vita lontano dalla propria famiglia. Il vero motivo è una maggior possibilità di carriera e comunque un'esperienza di lavoro che potrebbe essere utile se si dovesse rientrare in Italia.
    • Maurizio Paolini Rispondi
      Tanti emigrati, come il sottoscritto tanti anni fa, non hanno ancora una moglie o un marito quando se ne vanno e li trovano all'estero. O devo interpretare "costi legati ad una vita lontano dalla propria famiglia" come "non sta a casa della mamma fino a cinquant'anni"? Qua in Germania, come è giusto che sia, sono pochissimi i trentenni che vivono ancora a casa della mamma o del papà.
  5. FRANCESCO FERRANTE Rispondi
    Si tratta di risultati simili a quelli che abbiamo ottenuto in passato sui dati AlmaLaurea. Il fatto più preoccupante è che la propensione ad emigrare è maggiore proprio tra coloro (ingegneri informatici) di cui le imprese lamentano l'eccesso di domanda. Come affermato in altri interventi, è urgente affrontare il tema della riqualificazione del tessuto produttivo attraverso appropriate politiche industriali. Negli ultimi anni si è coltivata l'idea che il problema principale dell'Italia fossero le competenze prodotte dal sistema formativo e si sono concentrati tutto gli sforzi su scuola e università (spesso con misure discutibili). http://www.lavoce.info/archives/43730/per-la-crescita-ripartire-dalle-risorse-umane/