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  1. Wallerstein Rispondi
    Mah... io penso che il voto sarà l'espressione del proprio stato di benessere o malessere. Già Max Veber aveva notato che le adesioni al partito comunista erano provenienti dai disoccupati. Perciò se di qualche cosa dev'essere indicatore, il voto lo sarà dell'umore generale - e non dei meriti o demeriti di una riforma - su cui probabilmente l'1% della popolazione ne sa qualcosa.
  2. Henri Schmit Rispondi
    Era possibile spacchettare in parlamento, al momento del voto: approvare per blocchi indipendenti. Per esempio il titolo V poteva passare alla maggioranza qualificata, senza referendum, mentre sul senato ci sarebbe stata comunque solo una maggioranza semplice che permetteva l'utilizzo del referendum da qualsiasi numero sufficiente di deputati. Ma i promotori (governo e maggioranza) hanno fatto una scelta diversa invitando loro stessi al plebiscito, tutto o niente - che in caso di fallimento diviene un gioco al massacro. Chi ne ha colpa? Chi vota di no sul tutto perché non può accettare il nuovo senato diciamo mal definito?
  3. Michele Lalla Rispondi
    Ha ragione Enrico Rettore: spacchettare è complicato, perché molti articoli di argomenti diversi sono interconnessi: l'unico quesito distinto/ evidente, rispetto agli altri possibili, è l'abolizione del CNEL. Credo che non sia stato attuato per motivi di convenienza politica-organizzativa, che non avrebbero dovuto esserci. Da questa considerazione emerge anche che Enrico non ha del tutto ragione: l'abolizione del CNEL non interagisce con nessun altro articolo, in modo rilevante, e poteva essere spacchettato.
    • luigi Rispondi
      COMPLIMENTI, SONO PIENAMENTE CONCORDE CON H. SCHMIT! RITENGO CHE SIA L'INTERVENTO CON L'ANALISI PIù SCIENTIFICA, GLI ALTRI MI SEMBRANO Più VIZIATI POLITICAMENTE!
  4. Roberto Rispondi
    Infatti, non una scheda di rilevazione statistica per misurare l'atteggiamento degli elettori verso la legge. E' parte di un procedimento stabilito per legge che non prevede nessun spacchettamento o articolazione del quesito (con quali criteri? e le figurine a lato sì o no?) e, idealmente, una graduazione del gradimento (da uno a 9, quanto ti piace?). Quindi, di che cosa stiamo parlando? O per meglio dire, l'autrice è completamente uscita fuori tema.....
  5. enrico rettore Rispondi
    La decisione di spacchettare avrebbe generato una quantità di problemi - e di contenziosi - infinita. Chi e secondo quali criteri decide la composizione dei pacchetti? Il pacchetto unico ha un'ovvia ragione di essere: è il pacchetto che è stato votato - con un unico voto - dal parlamento in sede di decisione finale. Il referendum serve per ratificare quella decisione.
  6. Andrea Rispondi
    intanto il governo poteva spacchettare il CNEL con una semplice legge costituzionale senza chiedere agli elettori, fuori uno.....sugli altri si può solo dire che sono scritti veramente male
  7. Henri Schmit Rispondi
    Non di metodo statistico, ma di teoria della scelta razionale (logica e normativa, Arrow) si tratta. Non si misura, si decide. Mesi fa ho fatto notare su questo sito che il quesito non è decidibile. Ma è un falso problema, perché è chi pone la domanda che decide su che cosa si decide. In perfetta sintonia con la costituzione l'elettorato è chiamato ad esprimersi su una revisione non approvata da una maggioranza qualificata delle camere. Si dà al popolo la possibilità di bocciare una riforma qualora la ritenesse lesiva dei diritti o semplicemente mal fatta. Secondo dei sondaggi (letti oggi online) solo il 20% degli Italiani (o di quelli che intendono andare a votare? poco più della metà) ha capito di che cosa si tratta, benché il 37% di loro ritenga che la riforma sia una cosa importante. Il referendum non riguarda gli elementi della revisione, ma l'approvazione o la bocciatura nel suo insieme. Siccome il governo presenta la riforma costituzionale come strumento per le (future) riforme eco-socio-finanziarie e quindi come scusa del suo scarso successo in quel campo, il popolo si pronuncia giustamente ed inevitabilmente su tutto questo. Nemmeno chi vota si, ci crede veramente all'adeguatezza di tutte le singole modifiche. Chi ha preso l'iniziativa del referendum, né ha determinato la natura plebiscitaria. Per farne uno strumento di scelta democratica razionale, nel rispetto dei criteri menzionati nell'articolo, bisogna introdurre l'iniziativa popolare vincolante con referendum.
  8. guido Rispondi
    articolo che lascia un po confusi. che il referendum costituzionale copra materie eterogenee che potevano essere scorpate e' indubbio. questo sarebbe stato probabilmente un bene ma non c'era nessun altro se non il legislatore a dover decidere su cio. chi se non il legislatore poteva decidere quali modifiche debbano rappresentare un pacchetto e quali potevano essere scorporate. il legislatore ha optato per considerare tutte le misure come parte di un pacchetto unico e su di esso, conformemente alla legge, gli elettori dovranno pronunciarsi. per cui, di cosa stiamo parlando?