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No-tax area e quattordicesime, cosa cambia per i pensionati

Nella legge di bilancio sono previste misure per i pensionati meno abbienti. Obiettivo principale non è il contrasto delle forme più gravi di povertà, ma il sostegno dei redditi bassi. Il problema dei trasferimenti monetari basati sul reddito individuale e non sul complesso delle risorse familiari.

Due interventi sulle pensioni

Uno degli interventi contenuti nel progetto di legge di bilancio per il 2017 riguarda l’estensione della no-tax area a 8.145 euro (la soglia di reddito sotto la quale l’ammontare della detrazione compensa per intero l’Irpef) anche ai pensionati con meno di 75 anni, per allinearla a quella dei lavoratori dipendenti. La misura produce anche un effetto indiretto sulle addizionali regionali e comunali Irpef, che si annullano per coloro la cui Irpef si azzera con l’estensione della no-tax area.
Un altro intervento riguarda le quattordicesime. Per i 2,1 milioni di pensionati con reddito complessivo inferiore a una volta e mezzo il trattamento minimo che già ricevono la mensilità aggiuntiva è previsto un incremento del 30 per cento sull’assegno. Il diritto è poi esteso anche ai pensionati con reddito totale compreso tra una volta e mezzo e due volte il minimo, coinvolgendo così altri 1,2 milioni di pensionati.
Nonostante gli interventi siano mirati a incrementare le pensioni previdenziali più basse, a priori non è ovvio se vadano effettivamente a beneficio delle famiglie con redditi inferiori. Utilizzando il modello di microsimulazione Prometeia-Capp quantifichiamo l’effetto delle misure sia sui singoli individui, sia sulle famiglie.

Un’analisi a livello individuale

Per quanto riguarda l’innalzamento della no-tax area, si stima che i beneficiari siano circa 6,3 milioni, pari al 45 per cento dei pensionati e al 75 per cento di quelli under-75. Il risparmio medio per i beneficiari ammonterebbe a circa 43 euro annui, che aumentano a 46 euro considerando l’effetto indiretto sulle addizionali.
Per le quattordicesime, invece, si stima che l’importo medio annuo dell’incremento del 30 per cento si attesti intorno ai 134 euro, mentre quello per i nuovi percettori sia intorno ai 475 euro. La Relazione tecnica indica una maggiore spesa di 800 milioni. La cifra è confermata dalle nostre simulazioni, secondo le quali le due misure dovrebbero costare circa 850 milioni di euro, 300 per le quattordicesime già in essere e 550 per le nuove.
L’incidenza del risparmio in termini di Irpef è maggiore per i pensionati con un reddito più basso (tabella 1): si passa dal 2,2 per cento del reddito per il 20 per cento più povero nella distribuzione dei pensionati per reddito individuale allo 0,1 per cento per il 20 per cento più ricco.
Per le quattordicesime si deve considerare che i beneficiari si collocano solo nei primi tre quintili di reddito a causa della struttura della misura. Per il primo quintile, si prevede un’incidenza media sul reddito dell’11 per cento, nettamente superiore all’incidenza degli altri due quintili.
Considerazioni analoghe valgono per la platea di pensionati che beneficiano di entrambe le misure (circa 760mila individui).

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Tabella 1 – Importo medio e incidenza % sul reddito delle misure per quintile di reddito individuale e tipologia di beneficiario

Fonte: elaborazioni Prometeia-Capp

Fonte: elaborazioni Prometeia-Capp

Un’analisi a livello familiare

Le due misure dipendono dal reddito individuale del pensionato, ma il tenore di vita di una persona dipende dal complesso delle risorse familiari, che non è semplice tradurre in un sintetico indicatore di benessere economico. Tradizionalmente si fa riferimento al reddito disponibile corretto per la composizione familiare (il reddito equivalente), ma si potrebbe anche optare per l’Isee (indicatore della situazione economica equivalente), sempre più usato per selezionare le famiglie nell’accesso al welfare. L’Isee tiene conto anche del patrimonio posseduto e quindi è un indicatore più completo del reddito, anche se pone il problema della bassa liquidità della ricchezza immobiliare.
Per completezza, presentiamo la distribuzione del beneficio per decili sia di reddito equivalente familiare che di Isee. Le figure 1 e 2 si concentrano sulle sole quattordicesime. La prima mostra la ripartizione delle famiglie che percepiscono almeno una quattordicesima, la seconda la distribuzione della spesa totale, per decili, di entrambi gli indicatori. Ad esempio, la figura 1 ci dice che il 25 per cento del totale delle famiglie con quattordicesima si trova nel secondo decile della distribuzione del reddito, una quota che scende a poco più del 15 per cento nella distribuzione dell’Isee. In entrambi i casi, l’aumento della quattordicesima interessa soprattutto il secondo e il terzo decile, ma se si utilizza l’Isee come indicatore di benessere, il beneficio si estende più chiaramente anche ai decili più alti. Circa un quinto della spesa totale raggiunge infatti il 40 per cento più ricco della popolazione (figura 2). Guardando all’Isee rispetto al reddito, tutta la distribuzione si sposta a destra perché gli anziani, in gran parte proprietari dell’abitazione, hanno spesso un Isee superiore al reddito disponibile.

Figura 1 – Aumento delle quattordicesime: ripartizione delle famiglie con almeno una integrazione da quattordicesima per decili di reddito equivalente o di Isee (valori %)

fig1

Fonte: elaborazioni Prometeia-Capp

Figura 2 – Aumento delle quattordicesime: ripartizione della maggior spesa per decili di reddito equivalente o di Isee (valori %)

fig2

Fonte: elaborazioni Prometeia-Capp

La figura 3 si concentra sulle famiglie beneficiarie di almeno una delle due misure e mostra l’incidenza percentuale del beneficio sul reddito familiare e sull’Ise (indicatore di situazione economica) per decili di reddito o di Isee. In entrambe le distribuzioni si osserva una maggiore incidenza per le famiglie dei primi tre decili. L’impatto, come prevedibile, decresce al crescere del reddito o dell’Isee, ed è leggermente superiore sul reddito perché l’Isee è maggiore del reddito, includendo anche una stima del patrimonio. L’eccezione del primo decile deriva dalle particolari deduzioni previste nel calcolo dell’Isee, che incidono molto sui redditi bassi.

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Figura 3 – Incidenza media delle misure sul reddito disponibile familiare e sull’Ise per decili di Isee (valori %)

fig3

Fonte: elaborazioni Prometeia-Capp

Gli aumenti della no-tax area e della quattordicesima dei pensionati hanno un effetto distributivo progressivo anche se non sono concentrati sul 10 per cento più povero, ma soprattutto sul secondo e terzo decile della distribuzione del reddito o dell’Isee. Si tratta di un esito coerente con le intenzioni? Mesi fa, quando si è iniziato a discutere delle misure, l’accento era stato posto soprattutto sulla loro equità. Ora si sottolinea che la quattordicesima riguarda le pensioni previdenziali e non quelle assistenziali. L’obiettivo principale non è quindi il contrasto delle forme più gravi di povertà, ma il sostegno dei redditi bassi. In parte il giudizio dipende da quale indicatore di tenore di vita si preferisce – reddito equivalente o Isee – anche se in entrambi i casi le famiglie più interessate hanno redditi bassi o medio bassi. Il fatto che una parte delle risorse vada a beneficio di chi non ne ha bisogno è il prezzo che si paga quando si ricorre a trasferimenti monetari basati sul reddito individuale e non sul complesso delle risorse familiari.

L’articolo è pubblicato anche su L’Atlante, lo spazio online di Prometeia dedicato ad analisi e approfondimenti

 

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11 commenti

  1. Dario

    Il provvedimento risulta un regalo a coloro che hanno contribuito poco per la loro pensione e si invia un messaggio potenzialmente distruttivo al popolo. In pratica il provvedimento dice che è inutile faticare e contribuire per avere una decente pensione tanto primo o poi il governo te la darà lo stesso, è meglio lavorare in nero o poco. Questo provvedimento è una delle principali cause dei mali dell’Italia, mancanza di premio al merito a tutti i livelli e in tutte le situazioni.

    • Qualewelfare

      Al di là della valutazione sul provvedimento del governo, che ha evidentemente diversi limiti, c’è da auspicare che l’approccio cognitivo e normativo così esplicito nel commento del signor Dario venga superato al più presto. Come evidenziato da ormai un’ampia letteratura i principi del cosiddetto “merito”, corrispondenza tra contributi versati e prestazioni pensionistiche erogate (leggi, metodo contributivo e a contribuzione definita) sono strutturalmente inefficaci a garantire redditi adeguati dopo il pensionamento in un contesto caratterizzato da mercato del lavoro fessibile e segnementato, con carriere frequentemente interrotte e più o meno lunghi periodi di disoccupazione. Pensi, Dario, che in alcuni paesi la pensione, almeno quella pubblica e di contrasto alla povertà viene erogata senza alcun requisito contributivo, finanziata dalla fiscalità generale (Danimarca, Svezia) o addirittura dai contributi (Olanda) ed è uguale per tutti, alla faccia del cosiddetto “merito”. L’evasione fiscale è questione di etica, regole (severe) e adeguati controlli, non si può disegnare un sistema pensionistico sulla base del comportamento non etico di molti italiani e di pene/controlli inefficaci! …

      • Dario

        Spiace vedere quanto lei sia lontano dalla realtà, è assolutamente impossibile controllare che una persona non contribuisca abbastanza o non lavori senza sua colpa. Nessun controllo può entrare nella mente delle persone, la certezza che, sforzarsi di lavorare, faticare e salvare per il futuro, è inutile perchè tutto o quasi ti sarà dato in ogni caso è distruttivo per la società e il concetto si insinua corrosivo nella società. Sono sensibilizzato e scrivo così perchè persone a me relativamente vicine si sono comportate tutta la vita in questo modo, hanno lavorato poco ma tutto gli è stato dato, casa pubblica con un affitto ridicolo (perchè povero), pensione, assistenza medica senza alcun ticket, buoni pasto, vacanze pagate ecc. Peccato che li potevate trovare spessissimo a giocare a carte e nessuna voglia di cercare lavoro, ma erano poveri! Rifletta!

        • luigi

          Per quanto riguarda la no tax area è provvedimento di equità fiscale tra redditi da lavoro e redditi previdenziali (cioè che ha versato contributi in tutta la sua vita lavorativa) che centra il merito? Non sono pensioni assistenziali (pensione sociale) ma calcolate sui versamenti fatti!
          Anche la 14^ è provvedimento previdenziale (pensioni basse non pura assistenza), 14^ non viene data alle pensioni assistenziali cioè di chi non ha mai versato contributi!
          Ma è appunto un sostegno al reddito, che tra l’altro, in molti casi evita di portare sulla soglia di povertà e quindi di dover poi contribuire con provvedimenti di pura assistenza.
          Molto spesso le pensioni più basse sono quelle di donne lavoratrici che sono state obbligate a lasciare il lavoro per curare in famiglia figli , nipoti o anziani supportando enormi spese di assistenza che avrebbe dovuto sborsare lo Stat,,,,,,che poi saremmo tutti noi con le nostre tasse!!
          La pensione è un “reddito” individuale su cui vengono calcolate le imposte, non c’entra nulla il reddito familiare!
          Si arriverebbe all’assurdo che a due coniugi che hanno lavorato e versato contributi entrambi sul loro stipendio, se si dovesse calcolare la pensione sul reddito familiare si dovrebbe tagliare la pensione di uno o di tutti e due? E quale sarebbe il reddito familiare massimo? Più giusto porre tetto “pensioni d’oro”!

        • Qualewelfare

          Distruttivo, in effetti i paesi che ho citato, Olanda, Danimarca, Svezia, sono corrosi dal lassismo….o non vorrà per caso insinuare un pensiero, al limite del razzismo, che noi italiani siamo “diversi e nullafacenti per natura” … comunque, proprio non riesce a uscire dalla sua logica che la pensione uno se la deve guadagnare…idea rispettabile per carità, ma ne esistono altre, altrettanto rispettabili e più efficaci (veda sotto), che riflettono l’idea che un minimo di risorse per una vita dignitosa spettino a tutti, ma proprio a tutti sa…bianchi, neri, italiani e non, brutti e cattivi pure….si faccia questa domanda: come mai, se pensa alle pensioni immagina subito che debbano essere il frutto di lavoro e contribuzione, mentre praticamente nessuno si scandalizza rispetto alla gratuità delle prestazioni sanitarie in Italia? perchè la salute è garantita (ormai quasi, ahimè) gratis a tutti e le pensioni no? esistono paesi, non corrosi e non distrutti, che hanno forme organizzative esattamente opposte….forse prima di commentare sull’architettura dei sistemi pensionistici è meglio informarsi, leggere, studiare, e soprattutto mai partire dall’esperienza personale..mi scriva, le consiglierò una decina di testi e documenti scientifici sul punto. cordialità, QW

          • massimo gandini

            Chi attualmente percepisce pensioni basse è perché ha versato importi ridicoli, il precedente sistema pensionistico era il piu generoso al mondo sia in termini di rendimento sia in rapporto all’età del ritiro. I giovani e i lavoratori attuali avranno condizioni incommensurabilmente peggiori. Tra l’altro le aliquote degli anni 70/80 erano risibili, non certo il 33 per cento attuale dei lavoratori dipendenti stabilito dopo la riforma dini, quindi anche in assoluto i versamenti di quel periodo sono ben poca cosa. Premiare costoro e continuare a castigare i pensionandi futuri con coefficienti di trasformazione sempre rivisti al ribasso e allungamenti irrealistici dell’età lavorativa non mi sembra un bel messaggio

          • massimo gandini

            Volevo aggiungere che quasi nessuno degli attuali pensionati si è “pagato la pensione”, con quanto effettivamente versato percepirebbero assegni previdenziali da fame. Solo una sparuta minoranza lo ha fatto e ,ironia della sorte, sono in genere coloro che hanno le pensioni piu alte i quali in alcuni casi con il contributivo otterrebbero importi piu elevati di quelli che ricevono con il sistema retributivo

        • Qualewelfare

          aggiungo, circa l’efficaca: il suo ragionamento starebbe in piedi, pur scricchiolando, se in Italia non esistesse già una prestazione assistenziale quale l’assegno sociale. Inoltre, al fine di far lavorare e contribuire le persone, ci sono strategie più efficaci che disegnare un sistema pensionistico di tipo contributivo. Quali? politiche economiche e industrali che favoriscano la DOMANDA di lavoro, politiche ATTIVE del lavoro che consentano un efficace ed effciente match tra DOMANDA (da parte delle imprese) e OFFERTA sul mercato del lavoro…anche qui, bisogna informars ed essere seri quando si affrontano questi argomenti…molto seri…

          • Dario

            Non esistono politche efficaci per favorire l’accesso al lavoro se l’idea che lavorare non paga si diffonde nella mente delle persone. Lei non vuol capire! Lavorare è in genere faticoso e deve essere premiato. Ribadisco che se tutto viene comunque dato, lentamente ma inesorabilmente cessa, per la maggior parte delle persone, lo stimolo a lavorare, conviene farsi mantenere a vita dalla stato (da noi tutti). Il concetto di lotta alla povertà deve farsi attraverso il premio al merito e alla punizione di chi non vuol lavorare. Certo alcuni incolpevoli saranno penalizzati. Probabilmente nel lungo periodo il suo concetto di assitenza a prescindere dal merito sarà necessaria a causa dell’ormai inevitabile avvento dei robot antropomorfi e alla conseguente drastica diminuzione dei posti di lavoro (specie di quelli meno qualificati), ma questo avverrà in tempi ancora lunghi.

          • Qualewelfare

            e infatti, caro dario, in olanda, danimarca e svezia non lavora nessuno, no? o forse in quei paesi il lavoro non è fatica..sa com’è, caro dario, io non voglio capire, ma parto da dati di realtà…lei no, solo da pre-giudizi..contento lei..

  2. Massimo Gandini

    Concordo con Dario. Si tratta solo di provvedimenti demagogici atti solo ad acquisire consenso in funzione del referendum e dal forte valore diseducativo. Un giovane potrebbe (giustamente) pensare che pagare i contributi previdenziali non abbia nessuna utilità. Tanto un pensionato al minimo attuale , che non ha mai versato una lira, percepisce la stessa pensione di un futuro iscritto alla sfigatissima gestione separata con un montante di importo ragguardevole

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