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  1. Felice Rispondi
    Salve, vorrei porre alcune domande relative soprattutto a quanto scrivete nel paper. 1 – Avete verificato la presenza di un eventuale problema di multicollinearità? (nel paper scrivete che [...] This strong collinearity suggests that mean and standard deviation supply broadly similar information."). Avete provato a escludere dalle regressioni una delle due variabili suddette? Nel caso, che risultati ottenete? 2 - Indipendentemente dalla volontà di confermare i vostri risultati teorici, oltre alla media avete provato a utilizzare la mediana? In analisi eventualmente complementari, l'utilizzo alternativo della mediana potrebbe essere interessante perche' banalmente rilevano meno gli outliers, si dà un peso minore alle superstar. 3 – la chiarezza sull’assenza di nessi di causalità appare piu’ netta nel paper che nell’articolo divulgativo (ad es., “la disuguaglianza tra colleghi migliora la ricerca.”). Inoltre la stessa significatività dei risultati del vostro paper sulla relazione tra deviazione standard e risultati della REF non appare cosi’ evidente (ad es., colonna 4 della tabella 3, tabelle 5 e 6). 4 – se non ricordo male i dati del REF si riferiscono ad una platea che non supera 1/3 del totale dei ricercatori nelle università UK. Secondo gli autori, quanto i risultati possono essere generalizzabili alla popolazione complessiva? Grazie anticipate (e ovviamente grazie agli autori per il contributo).
    • Gianni De Fraja Rispondi
      Grazie Felice. 1. Sì abbiamo provato diverse specificazioni, e il risultato è decisamente robusto (la media salariale è associata a miglior performance, la disuguaglianza pure, ma meno nettamente. 2. Non cambiava molto, mi pare di ricordare; le ultime variabili che avevamo provato (e che non risultavano significative) erano il cambio dei salari nell’ultimo anno, la percentuale del mote salari del top quartile, il rapporto tra il salario medio degli under 50 e degli over 50. 3. Sì. Il vincolo delle 5000 battute è difficile da rispettare… 4) dei ricercatori è vero (un po’ di più, mi pare), ma qui noi guardiamo solo i professori ordinari: per professori associati e assistenti, si sta sulla scala salariale, dove lo stipendio dipende dall’anzianità in ruolo (con varie eccezioni). E poi non abbiamo i dati…
  2. Enrico Motta Rispondi
    L'articolo non accenna a una questione secondo me fondamentale nella valutazione dei docenti universitari. Docenti, quindi tenuti all' insegnamento, e non solo alla ricerca e alle pubblicazioni. Non valutare quanto uno sa insegnare, cioè trasmettere il sapere e il suo possesso critico, mi sembra piuttosto grave da parte di una Università. Ammetto che tale tipo di valutazione è difficile, ma non ci si può rinunciare e sostituirla esclusivamente con altri metodi. Inoltre non tutte le materie sono uguali da questo punto di vista; il peso della ricerca in Genetica non è paragonabile a quello in Diritto Romano. E un ottimo ricercatore, magari con l'ansia da pubblicazione (altra questione), non è detto che sappia insegnare. Quale stipendio per quest'ultimo?
    • Gianni De Fraja Rispondi
      Certo Enrico, l'insegnamento è importante. La momento non c'è valutazione nazionale dell'insegnamento, ma il governo inglese intende introdurre il TEF (teaching reference framework) a fianco del REF. Sarà interessante valutare se le università in cui i professori sono pagati di più ottengono risultati migliori nell'insegnamento. Se dovessi fare una previsione direi di no, non tanto perché alle univeristà non interessa l'insegnamento, ma perché è molto più difficile valutare un insegnante che acquisire pubblicazioni tramite l'assunzione di un professore con un ottimo CV.
  3. Gianni De Fraja Rispondi
    Grazie Andrea e Daniele delle precisazioni. Come notate, i grafici illustrano solo correlazioni, senza controlli: le regressioni (ottenibili dal paper, il cui link è nell’articolo), dimostrano significatività statistica; e, nei limiti della disponibilità dei dati, robustezza, dato che i risultati non cambiano aggiungendo variabili di controllo (e abbiamo un r-quadro superiore al 90%). Per quanto riguarda la dimensione dell’effetto, un aumento del salario medio del 10% è associato a un aumento del finanziamento del 5%. Con molta cautela, i dati sono quelli che sono, nel paper usiamo alcuni curiosi dettagli del meccanismo di valutazione per congetturare che la direzione di causalità sia che le università cercano di “acquistare” curricoli prestigiose all’avvicinarsi della scadenza della valutazione. Gli incentivi funzionano…
  4. Daniele Zuddas Rispondi
    Scusate, una semplice domanda per gli autori dell'articolo: siete sicuri che i grafici supportino le vostre conclusioni? su quale teoria statistica vi siete basati? a me le nuvolette sembrano indicare una assenza di correlazione... Grazie e buon lavoro.
  5. Andrea Idini Rispondi
    La correlazione di quel bulge sara' 0.15 gia' cosi' com'e', se correggiamo per andamenti piu' che comprensibili (come la progressione salariale e il rendimento bibliografico dei senior vs junior, e le poche star) non vedo come sia possibile adottare certe conclusioni... p-value 0.075 fra due pannelli, considerando il p-hacking intrinseco in un'anlisi di questo di questo tipo, praticamente e' una invalidazione automatica d'altronde a casa mia...