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  1. dave marler Rispondi
    Bello, ma l’articolo ignora l'altra faccia della medaglia: l’evolversi dell’UE. 1) La possibilità di ‘breakup’ diventerà medio-alta per l’UE come per l’UK in quanto non sono due eventi distinti ma correlati geo-politicamente e politicamente 2) Da anni, nell’UE, politiche fiscale e monetarie vanno in direzioni opposti, aumentando, senza un correttivo, il rischio di una fortissima crisi nell’eurozone. 3) Ricordiamoci qui che l’UE ha già perso il suo unico ‘global financial center’ e non sarà facile crearne un altro a breve, se non in senso provinciale e/o frammentario 4) La Commissione e il Parlamento europeo sono usciti mali della Brexit, comportandosi come complici, quasi in combutta, dimostrando poco rispetto per un voto democratico e legittimo, anche secondo i trattati 5) Al momento, l’UE non possiede alcun meccanismo, né istituzionale né costituzionale, in grado di conciliare le divergenze fra i diversi poteri ‘nazionali’ e ‘federali’; cioè, il vero casus bellum fra lo stato italiano che vuole proteggere i suoi risparmiatori e l’UE che vuole imporre le regole ‘condivise’ 6) ‘Crisi è quel momento in cui il vecchio non muore ed il nuovo stenta a nascere’: la UE è in crisi tanto quanto i suoi stati nazionali. Sarebbe meglio ricordarselo prima delle elezioni in Francia. Eppur se muove o si muore… in Europa come nell’UK.
    • Henri Schmit Rispondi
      Ottimo intervento. Panoramica intelligente delle criticità europee emerse col Brexit.
    • Marcello Rispondi
      Guarda che è l'Europa che sta difendendo i risparmiatori italiani. Il governo gli sta appioppando i debiti di MPS per salvare il controllo della Fondazione
      • Francesco Rispondi
        ... di che controllo parli ? La Fondazione ha meno del 2% di MPS .
  2. Emanuele Rispondi
    Ottimo articolo, l'autore si è solo perso per strada il punto 7 del paragrafo "scenari futuri" :)
  3. Henri Schmit Rispondi
    Analisi economica interessante, analisi politica deludente. Se un criterio dell’incompetenza politica fosse la bocciatura dall’elettorato dovremmo chiamare tali uomini di incontestata competenza, dotati di coraggio per promuovere politiche impopolari quali Schroeder e Monti. Prevedendo un sicuro successo Cameron ha utilizzato l’arma del referendum per obiettivi condivisibili 1. di costringere i partner UE a fare concessioni (forse sensate), 2. marginalizzare il movimento anti-UE guidato da UKIP e 3. convertire l’euroscetticismo più razionale di numerosi Tories. Sfortunatamente i proponenti si sono bruciati le mani perché non c’era una maggioranza sufficiente per far vincere il remain, cioè la ragione. Hanno vinto le passioni, purtroppo reali, a volte giustificate, raramente buon consiglio per le decisioni da prendere. Se quest’analisi è corretta, la causa del voto per il leave è la paura (e non le menzogne o le volgarità del dibattito pubblico), e la causa della paura è la dubbia capacità dei principali leader UE e nazionali 1. di controllare i flussi migratori e 2. di costringere i paesi inadempienti o in difficoltà come l’Italia ad autodisciplinarsi. La bestia nera degli europeisti, Farage, presente alla convention repubblicana, invitato durante una cena ad esprimersi sul dopo Brexit, ha risposto: "L'Italia lasci l'Europa altrimenti la distruggerà". Benché eccessiva la provocazione dovrebbe far spingere tutti a riflettere e a valutare i propri rischi del dopo Brexit.