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  1. Henri Schmit Rispondi
    L'autore, se interpreto bene, sostiene che i valori della liberal-social-democrazia si affermano in società di matrice islamica non contro la morale islamica, ma propria in sintonia con la morale religiosa e conservatrice servendosi in qualche modo di questa morale per far valere anche principi liberal-democratici (che, se ben compresi, includono i valori sociali) contro politiche oppressive. Intuitivamente il ragionamento mi sembra convincent. La nostra storia è stata parallela: il costituzionalismo liberale di Locke era fondato sulla morale cristiana ritenuta valida universalmente; la stessa cosa vale per la liberal-democrazia americana. Aggiungerei una sola condizione fondamentale al ragionamento dell'autore: la TOLLERANZA, il rispetto delle convinzioni altrui, senza la quale qualsiasi morale tradizionale è oppressiva. La tolleranza ha avuto un ruolo essenziale per Locke e per i rivoluzionari americani. Tolleranza individuale e soprattutto dello Stato che garantisce tutti. Potrebbe essere quello il criterio fra liberal-democrazia vera e costituzionalismo occidentale finto, adottato solo per fini di oppressione, sempre all'agguato; l'esempio sotto gli occhi di tutti è la Turchia di Erdogan.
  2. giancarlo Rispondi
    Nel corso della storia si sono trovate varie e mutevoli forme di compromesso fra politica e religione. Nei Paesi cristiani (del dio che si fa uomo) le autorità religiose cattoliche e ortodosse accondiscendono il potere politico. Dittatoriale o democratico che sia. Nei Paesi islamici (del dio-natura e contemplativo) è la politica che accondiscende la religione. E questo crea sudditi, non cittadini. Fino al punto che in Senegal la mistificazione della "democrazia laica" consente ai presidenti della repubblica di esercitare un potere totale. Come appunto i grandi Maraboutes. Cordiali saluti.
  3. gmpp Rispondi
    L'autore scrive che" ....E ciò suggerisce che l’islamismo non riguarda necessariamente solo gli islamisti, ma riguarda la popolazione in generale, aperta a un Islam che gioca un ruolo centrale nello stabilire leggi e regole dello stato..." E per quelli che non sono islamisti, ma cristiani o agnostici o altro? vale lo stesso la sharia e le regole per le quali bisogna conoscere certi passi del Corano ..... Mi sembra un concetto ed un'applicazione della laicità lontana dalla nostra ....
    • Stefano Spada Rispondi
      Se fosse vero, come l’autore lascia intendere, che l’Indonesia sia un modello di democrazia, pluralismo e tolleranza per concluder che l'islamismo possa benissimo coesistere con la democrazia perchè l’autore non ammette che in realtà durante l’attuale presidenza Widodo, la violenza di natura religiosa in Indonesia è invece aumentata specie contro le minoranze cristiane, Gafatar, Ahmadiyah, ed omosessuali come del resto denunciano varie associazioni internazionali come Amnesty International e Human Rights Watch ? L’autore omette persino di citare casi documentati di forte complicità dello stesso stato indonesiano nel fomentare l’odio di natura religiosa da parte della maggioranza musulmana in Indonesia. Tutto ciò nonostante i proclami contro i fondamentalisti islamici dello stesso stato presidente Widodo che aveva promesso la fine della violenza di natura religiosa ! Se l’Indonesia si proclama la terza più grande democrazia al mondo, questo vanto diventa assai discutibile quando le minoranze del paese vivono in costante paura per la propria vita senza alcuna protezione dello stato stesso. La verità è che il tanto blasonato modello di democrazia indonesiano si sta putroppo trasformando nella tirannia della maggioranza (musulmana) con le piazze che stanno diventando, ahimè, teatri di scherno e persecuzioni di minoranze e dove putrroppo la libertà di parola significa libertà per colpire e diffondere l'odio.
      • Stefano Spada Rispondi
        Come ammoniva il monaco Alcuino a Carlo Magno : Nec audiendi qui solent dicere, Vox populi, vox Dei, quum tumultuositas vulgi semper insaniae proxima sit Ergo, la sfrenatezza della folla (i.e. il popolo) è sempre molto vicina alla follia esimendo ciascuno di noi dalla fatica della critica, della verifica e, se necessario, di andare contro corrente In fondo, l’autore dimentica che c’è una differenza abissale tra democrazia intesa come governo del popolo e democrazia liberale (all’occidentale) le cui costituzioni incardinano i prinicipi del rule of law, uguaglianza dinanzi la legge, tutela delle minoranze, separazioni di poteri, libertà d’espressione, religione e di assemblea e tutela dalla tirrania di stato. D’altronde la principale tesi dell’autore è sempre stata che l’islamismo sia un tentativo di riconciliare la legge islamica pre-moderna con la nozione moderna di stato-nazione. Ma l’autore così facendo non coglie il punto essenziale : ossia che i valori e le istituzioni della Modernità in quanto basati su una concezione della vita priva di ogni riferimento alla trascendenza e basati sulla ragione sono, volente o nolente i valori della cultura Occidentale. Modernità come insegna Luciano Pellicani vuol dire prima di tutto e soprattutto vita senza valori sacri o quantomeno rigorosa separazione tra il regno della politica e il regno della religione : lo stato laico, l’esatto contrario dello stato concepito nel Dar-al-Islam.
        • Stefano Spada Rispondi
          Ma una religione ridotta a una faccenda privata è precisamente ciò che (almeno) i musulmani rigoristi non possono accettare, poiché essa implica l’abbandono dell’Islam e la sua Sharia quale legge di stato. E significa altresì che esiste una incompatibilità di principio fra l’Islam, la sua Sharia e la Modernità. Ragione per la quale accade così che, ancora oggi, due cose caratterizzano in maniera forte la condizione esistenziale dei popoli musulmani alle prese con quello che essi stessi chiamano « sadmat al-hadatha » (il trauma della Modernità): il loro immenso senso di collera e di frustrazione e il fatto che vivono l’Occidente come una presenza al tempo stesso oppressiva e invadente. Oppressiva, per la sua schiacciante superiorità materiale; invadente, perché la Modernità costituisce una permanente minaccia per le tradizionali forme di vita del Dar al-Islam.
          • lp
            Quale compendio all'intervento di Spada, aggiungo una considerazione di tip tecnico; una democrazia popolare non liberale ha originato il pù grande flagello del XX secolo (il nazismo), certificandolo con un voto popolare (1933 vittoria del Partito Nazista alle elezioni per il Bundestag e nomina di Hitler a cancelliere). Ciò accade quando la forma democratica non è sorretta da valori laici e social-liberali, in cui preminente sia la tutela dell'individuo e non dei gruppi.