logo


  1. Pier Doloni Franzusi Rispondi
    Articolo semplicemente imbarazzante. Nulla da aggiungere se non che dubito rispetti gli standard a cui LaVoce.info ci ha abituato.
  2. Marco Tanici Rispondi
    Articolo dai contenuti decisamente imbarazzanti per una testata come lavoce. Come minimo dovreste cominciare una policy di disclosure dei conflitti di interesse.
  3. Guglielmo Fasce Rispondi
    Prima ancora di entrare troppo nei contenuti, vorrei far notare che l'autore è in consiglio di amministrazione CARIGE. A chi ha approvato la pubblicazione di questo pezzo non sono mai passate per la testa le parole "conflitto di interessi"?
  4. george Rispondi
    La "costituzione garantisce"... forse bisognerebbe aggiornare la costituzione o la sua interpretazione visto che lo stato italiano non controlla la BCE, unica artefice della politica monetaria, e non può quindi garantire, p.e., l'equo indennizzo per eventuali "espopri". PS "equo indennizzo" dovrebbe significare qualche cosa tra il giusto ed il possibile, quindi un qualcosa di variabile nel tempo come "quantità"... visti i tempi che corrono limitare l'indennizzo a, p.e., 100000€ potrebbe essere "grasso che cola"! (chiacchiere a parte, ovviamente)
  5. Samuele Baggio Rispondi
    Lo scrivente deve spiegarmi, cortesemente, cosa rende differente l'investimento di un risparmiatore nel capitale (di rischio o di debito) di una banca, rispetto all'investimento in una qualsiasi società quotata e non. Alla luce della criticità di cui al punto precedente, dovrebbe altresì spiegarmi perchè - l'intera legge fallimentare sia "costituzionale" - quantomeno nel trattamento dei crediti di natura finanziaria o quote di proprietà, che da come desumo, dovrebbero essere "tutelati" ex art. 47 costituzione. Ringrazio per i cortesi chiarimenti.
  6. Henri Schmit Rispondi
    Il primo argomento è un'interpretazione storta del divieto di non retroattività dei principi legali, perché gli investitori avevano ampio tempo per spostare i loro depositi in contanti in altre banche e per cedere azioni e obbligazioni bancarie. Non commento gli argomenti due a quattro che invocano secondo me del tutto abusivamente alcuni grandi principi costituzionali (come sostenuto anche da altri commentatori). L'ultimo argomento sembra più serio, ma sanabile senza far cadere l'intera impalcatura; se fosse accolto invaliderebbe praticamente tutti i poteri più o meno inquisitori di Banca d'Italia, purtroppo utilizzati malissimo. L'osservazione più importante da fare contro la tesi della non conformità lanciata recentemente - nell'interesse proprio - dal presidente dell'ABI Patuelli è la seguente: chi si si trova in una posizione di autorevolezza e di responsabilità doveva parlare nei tempi utili (il governo italiano ha cooperato nell'elaborazione della normativa ora contestata!), ora farebbe meglio stare zitto .
  7. Daniele Muritano Rispondi
    Trib. Arezzo e App. Arezzo, nella controversua relativa a Bsnca Etruria hanno già ritenuto manifestamente infondate alcune di tali q.l.c.
  8. Mojtaba Rispondi
    Sarebbe bene che i principi costituzionali vengano messi a fuoco con la concretezza dell'economia più che lasciarli ingessati nella propria interpretazione. Interpretare come esproprio la riduzione del credito verso una banca in dissesto e pertanto vietato dalla costituzione, vorrebbe dire che tutte le norme fallimentari sono incostituzionali perchè esproprierebbero i creditori. A mio avviso il dott. Cuocolo ha delle interpretazioni che sono fuori dalla realtà terrena.
  9. Maurizio Cocucci Rispondi
    Se l'attuale procedura di Risanamento e Risoluzione delle crisi bancarie, e nella fattispecie il 'salvataggio interno' o Bail-in, fosse incostituzionale ne deriva che la Costituzione obbliga lo Stato a salvare la banca o quantomeno a garantire tutti i correntisti, a prescindere da quanto ammonta il saldo di conto corrente. Quindi anche in precedenza la separazione tra conti correnti inferiori ai 100 mila euro e maggiori era incostituzionale. Per quanto riguarda invece coloro che hanno acquistato obbligazioni, mi risulta difficile considerarli coperti costituzionalmente, in quanto acquistando una obbligazione da una parte prestano denaro alla banca, ma dall'altra accettano il rischio di perdere quella somma e così come accade in altri ambiti possono solo rivalersi verso chi ha ricevuto il prestito, ovvero la banca, non possono pretendere che sia lo Stato a rimborsarli. Non fosse altro perché le banche sono private.
  10. Luca Melindo Rispondi
    Non ho le competenze per ibattere puntio su punto, ma una domanda aleggia sempre: se non gli obbligazionisti/correntisti, chi paga? I contribuenti? Perché alla fine, con buona pace di tutti i nostri "esperti di diritto" (ivi inclusi quelli che siedono alla Corte Costituzionale), non esistono "pasti gratis".....