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I veri rischi di Deutsche bank

L’enorme esposizione di Deutsche bank sui contratti derivati rischia di produrre un crack dai gravi effetti sistemici? Intanto, l’esposizione effettiva è minore. E le obbligazioni emesse per assorbire le perdite non sono nei portafogli dei piccoli risparmiatori. Come invece accade in Italia.

Quanti sono i derivati di Deutsche bank

Il nostro governo vuole il via libera a un intervento pubblico nel capitale di alcune banche, in particolare Monte dei Paschi, cercando di sfruttare i margini che la direttiva sul bail-in sembrerebbe garantire per salvare gli obbligazionisti. Secondo Matteo Renzi i veri rischi per il sistema finanziario non sono i crediti deteriorati delle nostre banche, ma piuttosto i derivati di altre. Pensa a Deutsche bank che, a fine dicembre 2014, aveva una esposizione, misurata dal valore nozionale di tutti i contratti derivati, pari a circa 50mila miliardi di euro, tra quattro e cinque volte il Pil annuale degli Stati Uniti. La proposta del capo-economista della banca tedesca di creare un fondo europeo di circa 150 miliardi di euro per ricapitalizzare le banche fa suonare un campanello di allarme. Vi è forse il rischio di un crack finanziario con gravi effetti sistemici moltiplicati dalla esposizione sui derivati?
Un po’ di chiarezza sull’esposizione di Deutsche bank ai derivati, perché rifarsi a quella “nominale” è fuorviante.
Se DB ha venduto alla banca A un derivato che la impegna a pagare 100 se i tassi di interesse salgono e alla banca B uno per lo stesso importo se i tassi scendono, l’esposizione nominale è 200. Ma, naturalmente, i tassi di interesse possono scendere oppure salire e, quindi, l’esposizione effettiva è di 100. Inoltre, andrebbe valutata la probabilità associata alla variazione attesa dei tassi di interesse.
È perciò utile guardare al valore di mercato netto, pari a 19 miliardi di euro, o lo 0,03 percento della posizione nominale. In caso di fallimento di una controparte, pagamenti attesi su derivati utilizzati come coperture per altre posizioni si vaporizzano. Per questa ragione, le ultime modifiche alla regolamentazione bancaria privilegiano la creazione di istituti intermedi di compensazione che richiedono alle parti garanzie (margini) funzione del valore di mercato delle posizioni in derivati.
Per Deutsche bank, poco meno della metà del valore nozionale totale dei derivati viene regolato attraverso una stanza di compensazione centrale e poco meno di un terzo attraverso canali bilaterali. L’esposizione della banca tedesca rispetto ai derivati da un lato è legata al suo modello di business principale, di banca d’affari e non commerciale, e dall’altro spiega il suo elevato contributo al rischio sistemico, come sottolineato dal Fondo monetario internazionale. Avendo rapporti con tantissimi altri istituti, un suo fallimento avrebbe effetti “sistemici.” Ma, di per sé, questo non significa che la sua probabilità di default sia più elevata di quella di altre banche.
Allo stesso tempo, Deutsche bank non è certo in buona salute. Il cambio di leadership, nel 2015, ha dato il via a un piano di riorganizzazione (tra le altre misure, razionalizzazione dei costi, taglio dei dipendenti, cessione di asset come Postbank) che non ha ancora dato gli effetti sperati. E, infatti, ha perso in borsa circa il 45 per cento da inizio anno: più della media delle banche europee. Il valore di mercato vale solo il 27 per cento rispetto a quello di bilancio. La stessa misura vale il 60 per cento per Intesa e un misero 9 per Monte dei Paschi. Oltre alle difficoltà comuni alle altre banche europee, l’istituto tedesco offre bassi tassi di rendimento sul capitale ed è ancora esposto al rischio di multe salate per vari scandali di cui è stato protagonista (Libor e mutui sub-prime, per esempio).

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Sconti fiscali per i piccoli risparmiatori

Secondo molti analisti, Deutsche bank dovrà chiedere nuove risorse al mercato, dopo i quasi 20 miliardi di euro raccolti a partire dal 2009. E, non a caso, le sue obbligazioni CoCo, un ibrido tra obbligazioni e azioni pensato per assorbire le perdite, hanno perso molto del proprio valore. Queste obbligazioni sono nei portafogli di investitori specializzati e, quindi, il governo tedesco non si trova oggi nella condizione di dovere rispondere a elettori infuriati. Al contrario, obbligazioni subordinate, non tanto diverse dalle CoCo, emesse dalle banche italiane, sono nei portafogli di tanti piccoli risparmiatori (per circa 30 miliardi di euro).
Piuttosto che con i derivati e la finanza “cattiva”, il nostro governo dovrebbe prendersela con chi ha consentito, o non ha impedito, che certi prodotti finissero nei portafogli dei piccoli risparmiatori.
Nel frattempo, se non sarà possibile evitare una loro compartecipazione alle perdite, si può quantomeno intervenire garantendo “sconti” fiscali proporzionali alle eventuali minusvalenze. Per esempio, potrebbero essere utilizzate per ridurre la base imponibile non solo dei redditi da attività finanziarie, ma anche da lavoro. Il regime potrebbe essere facilmente esteso, per un arco di tempo ristretto e limitatamente ai piccoli risparmiatori, alle minusvalenze prodotte da altre attività finanziarie, per evitare ogni accusa di violazione della direttiva sul bail-in. Al contrario, la legislazione fiscale corrente consente solo di compensare eventuali plusvalenze, da attività finanziarie, con le minusvalenze maturate negli ultimi quattro anni.

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  1. Sarebbe opportuna un’analisi più dettagliata per capire la reale situazione.
    Presentata così sembra la vicenda di quel tale che, aspettando tempi migliori, emetteva cambiali per pagare cambiali.

  2. SpeculaThor

    Vi siete dimennticati di dire che recentemente si son accordati a livello europeo x contabilizzare i derivati. E che casualmente il capo della divisione derivati è stato cacciato. Inoltre a me risulta che la posizione netta sia cmq 2 trilion
    Infine che il FT ha lasciato uscire la notizia che esposizione ad Italia è ancora, nonostante parziale scarico 2011, pari al doppio della attuale capitalizzazione Db (sotto il minimo 2011). In sintesi: banche italiane saran salvate. Ed il motivo x cui le nostre han piazzato al retail (Bankitalia e Consob dormienti) il triplo dei CoCo e Subordinate degli altri stati nn è dovutl al fatto che i nostri manager son peggiori degli altri (sono uguali cioè senza scrupoli), ma semplicemente gli altri avevano potuto fruir di bail out prima del 2013.

  3. Piero

    Nel 2015 sono state applicate in anticipo le regole del bail in in Italia, migliaglia di risparmiatori hanno perso i loro risparmi, oggi perché vengono toccati i risparmiatori tedeschi cambiamo le regole, se la Merkel vuole statalizzi la DB, non penso che vi siano margini politici affinché venga creato un fondo per il salvataggio della DB.

  4. Piero

    I derivati non sono altro che scommesse fatte, sicuramente la DB è piena di derivati sulle coperture degli aumenti dei tassi; oggi con la politica dei tassi vicini allo zero, tutti i sottoscrittori non sono più disposti a pagare i premi, dovrebbe saltare tutto e quindi la DB si troverà a sostenerne gli oneri.

  5. Henri Schmit

    Ottimo articolo che con coraggio difende una posizione controcorrente che infatti equivale a una doppia denuncia: 1. L’uso strumentale e distorto della questione dei derivati della DB a fini politici di breve respiro; e 2. L’errore del governo e della tifoseria patriottica di prendersela con i derivati DB piuttosto che con chi a emesso, permesso o non saputo impedire che fossero emesse e sottoscritte dalla propria clientela retail le subordinate ad alto rischio delle banche locali pericolanti. BRAVO.

  6. Spero che il nostro governo si opponga alla richiesta di volere modificare il fondo Esm per utilizzarlo nell’aiuto alle banche. C’è il rischio che tutti i soldi disponibili (circa 400 miliardi), vengano utilizzati per salvare la DB

  7. Denise

    Ottimo articolo, anche l’idea sugli sconti fiscali. Io sono contraria ai salvataggi pubblici, ma lo sconto fiscale invece mi pare una bella idea che viene incontro anche ai piccoli risparmiatori.

  8. Maurizio Cocucci

    Riguardo la proposta di procedere temporaneamente con particolari sconti fiscali, ammesso che si trovi il modo di rendere tale provvedimento costituzionale e in seconda battuta in linea con le regole europee, mi chiedo se questo sia eticamente accettabile. Ciascun soggetto è libero di investire i propri risparmi ed i guadagni sono legittimamente suoi, se invece subisce perdite è giusto che sia lui a rimetterci e non possa chiedere che siano altri contribuenti che in un modo o nell’altro paghino al posto suo. Lo sconto fiscale andrebbe proprio in questo senso, ovvero il risparmiatore si vederebbe scontare una parte delle imposte dovute che sarebbero così pagate da altri! Finiamola con questa cultura imperante che i contribuenti o salvano aziende, banche o come in questo caso le perdite di incauti investitori (o risparmiatori) e si accettino le regole del mercato: una azienda o una banca insolvente deve cessare l’attività. E chi ha investito deve farsi carico degli oneri. E questo vale anche per la Deutsche Bank, dato che l’articolo riguarda la sua situazione.

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