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Consulenza finanziaria: la chiede chi è già informato

In Italia, ai consulenti finanziari si rivolgono per lo più i risparmiatori che hanno maggiori conoscenze effettive. Chi ha una fiducia eccessiva nelle proprie competenze tende a scegliere da solo gli investimenti. Difficile supplire così ai bassi livelli di educazione finanziaria degli italiani.

Chi chiede lumi al consulente

La consulenza finanziaria può contribuire a migliorare le decisioni di investimento dei risparmiatori, supplendo ai bassi livelli di educazione finanziaria? La risposta non è univoca. In alcuni casi sembrerebbe di sì, poiché la domanda di consulenza è più alta per gli investitori con minori conoscenze; in altri, viceversa, la propensione ad avvalersi di un esperto sembra essere più diffusa tra i soggetti con conoscenze finanziarie più elevate; in altri casi ancora, infine, sono le conoscenze percepite (e quindi l’overconfidence) a determinare lo stile di investimento.
Un recente studio della Consob indaga questi aspetti, utilizzando dati di indagini relative a conoscenze finanziarie, abitudini di investimento e variabili socio-demografiche di individui appartenenti a un campione rappresentativo di risparmiatori italiani.
La ricerca parte dall’ipotesi che la propensione ad avvalersi del supporto di un consulente dipenda non solo dalle conoscenze finanziarie effettive, ma anche dalle competenze percepite e che queste ultime possano essere a loro volta influenzate dal livello di educazione finanziaria. Lo studio utilizza misure alternative di conoscenza finanziaria e di autovalutazione delle proprie competenze, cogliendo sia il divario tra conoscenze percepite ed effettive sia la consapevolezza delle proprie abilità e dei propri limiti.
Secondo i risultati dell’analisi, la propensione ad affidarsi a un consulente cresce al crescere delle conoscenze finanziarie: a seconda delle specificazioni utilizzate, infatti, la probabilità di consultare un esperto può aumentare fino a un massimo del 170 per cento circa per i soggetti che esibiscono il livello di alfabetizzazione finanziaria più elevato. L’(eccessiva) fiducia in se stessi, invece, sembra scoraggiare la domanda di consulenza: la probabilità di avvalersi del servizio si riduce anche del 60 per cento per gli individui che ritengono – immotivatamente – di avere competenze superiori alla media o superiori a quelle effettive. L’overconfidence, tuttavia, si riduce con l’alfabetizzazione finanziaria: in particolare, la propensione a valutarsi sopra la media per gli individui con più cultura finanziaria può risultare inferiore del 30 per cento rispetto agli altri.

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La necessità dell’alfabetizzazione finanziaria

Le conclusioni dello studio indicano che la consulenza raggiunge solo i soggetti con maggiori conoscenze finanziarie e non può contribuire, dunque, alla qualità delle scelte di investimento dei risparmiatori potenzialmente più bisognosi dei consigli di un esperto. L’analisi, inoltre, fornisce indicazioni a sostegno delle iniziative di educazione agli investimenti, sia per gli effetti diretti in termini di innalzamento di conoscenze e competenze sia come strumento per mitigare l’eccessiva fiducia in se stessi, un importante preconcetto comportamentale che, oltre a ridurre il ricorso alla consulenza, può condurre a scelte subottimali in diversi ambiti economici e finanziari.
Le evidenze raccolte risultano particolarmente rilevanti nel contesto italiano, connotato da un basso livello di conoscenze finanziarie, da una tendenza ricorrente a sopravvalutare le proprie competenze economico-finanziarie e da una diffusa propensione ad avvalersi del cosiddetto consiglio informale, ossia a investire sulla base di suggerimenti di parenti e conoscenti (si veda il Rapporto Consob sulle scelte di investimento delle famiglie italiane, 2015).

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  1. Molto interessante. Nello studio cui fate riferimento avete fatto distinzione tra consulenti finanziari che lavorano per reti e quelli indipendenti? Rp

  2. Francesca

    In Italia esistono dei consulenti finanziari che non siano dei semplici venditori interessati soprattutto al proprio guadagno? dove si trovano?

  3. rosario nicoletti

    Trovo questo articolo molto interessante: se posso sintetizzarlo brutalmente direi che i consulenti finanziari non servono a nulla. Diventano nettamente controproducenti quando lavorano presso istituzioni che sono parte in causa nel mercato finanziario. Sarebbero utili solo se fossero (o sono) in grado di consigliare in assoluto personale disinteresse.

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