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  1. Eric Rispondi
    Condivido pienamente. Per me il punto centrale sono queste corti arbitrali che rischiano di intaccare non solo salute e ambiente ma anche i diritti dei lavoratori. Sono il vero problema di questo trattato: la democrazia verrebbe fortemente svuotata da questo sistema alternativo di tribunali.
  2. Guido Citoni Rispondi
    Mi trovo d'accordo con il commento di Rumignani. Ad esso vorrei aggiungere due postille: La prima, su cui ovviamente è possibile concordare o meno, è che l'entrata, sui nostri mercati ( e in particolare su quello italiano) di imprese di scala mediamente maggiore, quali quelle USA, e quindi molto più potenti, avrebbe ricadute indesiderabili (si legga anche l'articolo di Ponti su questo numero della Voce). La seconda è, a mio avviso, ancora più foriera di conseguenze indesiderate. Poiché infatti gli standard scientifici con i quali si dovrà valutare se possa essere applicato il principio di precauzione in qualsiasi tipo di arbitrato o tribunale, sono generalmente importati da uno dei paesi che effettuano la trattativa (USA), basterà che tale paese, per interessi di parte, modifichi tali standard, per invalidare ogni tentativo di difesa del paese che adotta una maggiore precauzionalità. Faccio un esempio: per invocare il principio di precauzione basterà in futuro una forte correlazione od associazione statistica tra due variabili osservate nello stesso periodo (inquinamento e morti) o sarà necessario che l'inquinamento preceda nel tempo e in modo continuato il verificarsi delle morti? E quanto dovrà essere il lasso temporale: vari anni....vari morti?
    • Pierantonio Rumignani Rispondi
      Ti ringrazio per il commento. Io però non mi soffermerei troppo sul paese di origine che proietta ombre dilatate. Non bisogna andare troppo lontano. La Bayer, tedesca, che ha un fatturato di circa 43 miliardi di euro (2015), ha appena presentato un'offerta di acquisto "unsolicited" alla Monsanto, regina dei prodotti geneticamente modificati per l'agricoltura e produttrice del glyphosat. Le bandiere hanno un'importanza relativa. Gli interessi europei sono enormi e rivaleggiano a buon titolo con quelli di altri continenti. Quello che cerco di dire, fra le altre cose, tra le righe nella mia breve risposta è che la gestione dei rischi ambientali è determinata da decisioni politiche, qualunque sia il meccanismo seguito. La scienza dà elementi di decisione, ma non produce decisioni in sé. È ingenuo (o peggio che ingenuo) prospettare su temi che interessano la collettività meccanismi di decisione sostanzialmente sottratti a processi democratici e affidati a terne arbitrali come se esse funzionassero in modo causale sulla base di un input "scientifico" oggettivo. Ma anche chi è a favore del sistema ISDS sa queste cose.