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  1. marco Rispondi
    La spina nel fianco e la dispersione produttiva delle micro aziende. Ormai i grandi gruppi sono pochissimi e la partita è stata giocata. Invece di concentrarsi il capitalismo italiano si è polverizzato e se non teneva il passo con la Germania o la francia figurarsi con la Cina. Nel mercato mondiale si confrontano delle grandissime società che hanno fatturati della dimensione di un medio stato e stati che hanno la stazza di continenti. Liberisti per non pagare le tasse e protezionisti per difendere piccoli recinti che si reggono solo sul nero e sulla precarietà. La crisi di questi anni sta selezionando brutalmente e non c'è padrino politico che tenga. Resistono medi gruppi votati all'export ma la debolezza finanziaria loro e del sistema (in ritardo) bancario renderà problematico il futuro. Onor del vero la soluzione non la si ricava dallo studio di qualche ricercatore ma dalla realtà Notizia di oggi l' aquisizione dell'autostrada Serenissima da parte della spagnola Abertis, senza Europa c'è il declino.
  2. Giancarlo Rispondi
    Per l'Italia la Cina costituisce sicuramente una spina nel fianco. La domanda interna italiana è debole e la stragrande maggioranza degli italiano per sopperire ai crescenti costi per gestire la famiglia ha optato per prodotti di basso costo, anche se di bassa qualità. E' stato gioco forza una scelta quasi obbligata. Infatti molte aziende italiane che facevano certi prodotti sono entrate in rotta di collisione con gli stessi prodotti fatti in Cina e molte per non fallire hanno optato per commercializzare gli stessi prodotti fatti appunto in Cina. E' un gioco perverso come quello della globalizzazione mai gestita o dei mancati controlli alle frontiere europei di prodotti cinesi dannosi se non pericolosi per la salute umana. Non parliamo poi del WTO che ha permesso l'entrata di paesi che si sapeva sarebbero stati "devastanti" per certe economie e non aver previsto un periodo transitorio ben definito non ha favorito alcun beneficio all'Italia ma solo alla Cina. Vista così sembra di vivere in un mondo dove si persegue più il caos che il benessere dei Popoli e vediamo quali risultati stiamo ottenendo da tutto ciò. L'italia dovrà faticare per aumentare le proprie esportazioni in Cina, ma se non dovesse ottenere risultati importanti a breve, la bilancia commerciale andrà sempre più in passivo. Insomma non c'è da stare allegri e tutto l'apparato diplomatico, industriale e via dicendo dovrà darsi da fare per controbilanciare le nostre importazioni dalla Cina.
    • bob Rispondi
      nella divisone geo-politica delle Nazioni futura, non potrà l'Italia fare fronte al colosso cinese. Tempo 10 anni sulle carte dei vini dei ristoranti di Londra e Berlino ci saranno più vini cinesi che italiani ( provate ad aprire già adesso un listino a Londra e vedrete che il Cile e il Sud-Africa ha numericamente gli stessi vini nostri). Ai grandi continenti come Cina- USA- Brasile- India può contrapporsi solo il continente Europa. Come? Ristrutturando velocemente la "classa media europea" fin qui distrutta e annientata e di conseguenza difendere e accrescere, quella che è stata una conquista unica ed epocale: lo Stato sociale! Alla Cina del " disordinato formicaio" senza regole e senza assitenza, agli USA della pena di morte e la colt alla cintola, all'India delle caste e della gente che defeca per strada...possiamo sopravvivere solo se ci convinciamo quanto di buono e qualitativo abbiamo conquistato...anche con rivoluzioni e immense tragedie di guerre fraticidie. Insegnanti dunque è non alunni di cattivi e pessimi maestri
    • Edoardo Rispondi
      Per migliorare la situazione applichiamo le sanzioni alla Russia, litighiamo con l'Egitto, con l'Iran non si capisce bene come si va a parare mentre accogliamo investimenti del qatar e degli altri paesi del golfo, notori finanziatori del peggior terrorismo islamico. Bene così!!