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  1. Enrico Cecchi Rispondi
    L'articolo contiene una serie di inesattezze: l'assegno ordinario di invalidità, riconosciuto ad un lavoratore, viene accertato e pagato dall'INPS, in funzione dei contributi versati, se l'invalidità determina un'incapacità lavorativa superiore ai due terzi (quindi il 66% non c'entra nulla), incapacità lavorativa che va confrontata con lo specifico lavoro effettuato. Tant'è che il medico legale dell'INPS effettua la sua valutazione a prescindere dalla percentuale di invalidità stabilita dalla commessione degli invalidi civili. L'importo è variabile, perchè dipende dai contributi previdenziali, versati per tre diverse motivazioni: vecchiaia, invalidità e per i superstiti (non a caso sono detti contributi IVS). L'assegno non si trasforma in pensione all'atto della cessazione dal lavoro, ma solo al compimento dell'età per accedere alla pensione di vecchiaia (quindi, chi fruisce dell'assegno di invalidità non può accedere alla pensione anticipata, che ha sostituito la pensione di anzianità). l'assegno di invalidità assistenziale (quello dei 279 euro), è invece a carico della collettività (quindi pagato a prescindere dai contributi), è pagato dall'INPS ma non è deciso dall'INPS, e non è correlato all'attività lavorativa svolta (che potrebbe anche mancare). La percentuale è stabilità dalla Commissione Invalidi in maniera "automatica" (ad una determinata patologia corrisponde una certa %). Sono quindi 2 istituti diversi, anche se comunemente sono chiamati nella stessa maniera.
  2. Carlo Giacobini Rispondi
    Vi sono ulteriori elementi di differenziazione derivanti da provvidenze di natura assistenziale: quelli di origine regionale. Alcune regioni prevedono assegni e contributi di vario importo, altre no. Alcune per questi prevedono obbligo di rendicontazione (es. Sardegna), altre no (es. Emilia Romagna). Nessuna verrebbe più computata. Ne esce effettivamente uno strumento scarsamente selettivo. Ma c'è anche un altro aspetto di disparità. Le sentenze non escludono dal computo le forme di assistenza che non siano per la disabilità (esempio povertà o inclusione sociale).