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  1. Luca Rispondi
    Insolitamente per La Voce, questo è un pessimo articolo: 1) Il rischio di credito è quantitativamente di gran lunga il rischio più rilevante all'interno di ogni sistema bancario, soprattutto in un'economia bancocentrica come quella europea. 2) La dicotomia banche nordiche orientate ai mercati e banche del sud orientate al credito è pura fantasia. 3) L'autore lamenta che il legal risk è ignorato, e che dire invece dei problemi di governance delle banche italiane? Parte della situazione disastrata del sistema bancario italiano è dovuta anche a questo. Sarebbe molto più utile occuparsi di come risolvere i tanti problemi autoinflitti che attenagliano l'economia italiana, invece di lamentarsi di presunti sfavoritismi stranieri.
    • Henri Schmit Rispondi
      Firmo anch'io.
  2. andrea Rispondi
    Ma... le banche che fanno trading ti permettono di operare solo se sul tuo conto c'è gia la copertura? A me risulta che il cliente non puo "scommettere" soldi che non ha
  3. Lorenzo Marzano Rispondi
    Complimenti per l'articolo. Da profano della materia ( sono un tecnologo) ho capito quasi tutto e in particolare che le critiche di BUBA e politici austeri tedeschi a Dragh,i in quanto favorirebbe i PIGS e noi in primis, sono balle
  4. Henri Schmit Rispondi
    Articolo interessante che tuttavia non convince e rischia di essere proprio solo un alibi. Le due categorie di attività bancarie, crediti e investimenti finanziari, comportano entrambe sia un rischio di controparte sia un rischio di mercato, cioè di evoluzione dei tassi; è poco rigoroso e abusivo, rischia di essere pretestuale. Nega implicitamente la validità dei criteri internazionali di copertura delle attività (finanziarie e di credito) con mezzi propri. Alle banche italiane si contestano, giusto o sbagliato, due caratteristiche negative; la prima: di avere troppi titoli di stato che non è attività finanziaria speculativa da denigrare, ma nemmeno un'attività di credito; la seconda di avere troppo sofferenze proprio nell'attività di credito. Il ministro Padoan ha aggiunto ieri un terzo vizio caratteristico: avere troppo personale. Dubito che in queste condizioni all'Italia convenga cercare un confronto trasparente per modificare le regole convenute. Analizzare il valore delle banche lo fanno già agenzie di rating e investitori istituzionali, insomma i colpevoli della speculazione truffaldina a danno del credito alle imprese. Ma siamo seri?
  5. Michele Rispondi
    Ottimo articolo, interessanti riflessioni. La conclusione più che una domanda mi sembra un dato di fatto. Che piaccia o no...
  6. Henri Schmit Rispondi
    Interessante come sempre. Mi rimane comunque il sospetto dell'alibi, del pretesto. Non mi convince la contrapposizione fra rischio di credito e rischio di mercato presentata come parallela a quella fra istituti di erogazione del credito e istituti d'investimento. In entrambe le categorie ci sono entrambi i rischi di controparte e di evoluzione dei tassi. Con tutti i titoli di stato (mica roba truffaldina) in pancia e i tanti crediti fasulli erogati per amici e compari, senza speranza di rimborso, nell'altra tasca, non penso che all'Italia convenga un raffronto trasparente e accurato con le banche degli altri due paesi. L'unica che forse si salva è Intesa (e Unicredit prima dell'incorporazione del marciume romano). Applichiamo il suo modello alle altre.