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  1. Henri Schmit Rispondi
    I professori addetti delle "scienze" politiche purtroppo misurano la realtà usando strumenti distanti dagli interessi degli elettori e più affini, guarda caso, degli interessi dei politici, da loro in apparenza criticati, ma in realtà solo stuzzicati per attirare l'attenzione alla loro expertise da consulenti. Gli elettori magari determinano psicologicamente la loro preferenza in base ad alcune alternative menzionate, ma, a parte in caso di referendum, decidono su cose molto diverse. Secondo la costituzione dovrebbero per diritto sacrosanto esprimere una preferenza per i rappresentanti parlamentari, ma, per via della legge elettorale questa scelta è stata trasformata (nel 1919) in una scelta di lista elettorale (sostanzialmente di partito politico), poi dal 2006 in modo esclusivo. In Italia da un secolo non si eleggono deputati ma organizzazioni partitiche. In altri paesi non è così (UK, F, USA, IRL senza liste, CH, SF, LX, PL con liste etc) quindi è possibile fare diversamente, basta pensare un po' e guardarsi in giro. Sembra di poca rilevanza, ma cambia tutto! Cambia la libertà degli elettori, dei candidati e dei deputati! Ma cambia anche la responsabilità dei deputati attenti a farsi rieleggere invece di farsi reinserire sulla lista. Perché l'onerosa macchina universitaria pagata con i soldi dei contribuenti non studia queste differenze? Prima dei programmi, è vero ci sono i valori, ma prima dei valori ci sono gli uomini in carne e ossa.