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  1. Maurizio Sbrana Rispondi
    In 90 casi su 100 si usano i paradisi per nascondere proventi da attività illecite. Quindi tutti i Paesi dovrebbero accordarsi per fare una vera guerra a tali paradisi...Ė qui il punto cruciale: manca questa volontà politica! Chiediamoci il perchè .......
  2. Henri Schmit Rispondi
    Un corollario del mio modo di riformulare l’analisi dell’illustre autore è che il vero problema non sono i paradisi fiscali e con loro la concorrenza internazionale, ma la segretezza e gli inferni fiscali, perché (per mancanza di volontà e di interesse, quindi per connivenza) sono loro i veri artefici degli abusi, dell’opacità delle transazioni e della non tracciabilità dei fondi, dei bilanci falsi e dei conti truccati, dei conti fiduciari e dei conti neri, dei corruttori e dei corrotti, dell'economia grigia e della criminalità economica, insomma delle ricchezze inconfessabili. E non mi convince l'argomento delle aree ad alta densità criminosa, perché in Svizzera per esempio non c'è riservatezza (fiscale), ma né le mafie né i rapinatori né gli estorsori non vi hanno mai preso piede. Lo stesso argomento, guarda caso, viene invocato contro il voto di preferenza. In Svizzera il voto è interamente di preferenza benché venga contato prima per liste. PS: Non sono Svizzero.
  3. IC Rispondi
    In certe aree a rischio criminalità la riservatezza in tema di redditi e ricchezza delle famiglie può essere ricercata anche da persone che non evadono il fisco e che non hanno attività e guadagni illeciti da nascondere
  4. Henri Schmit Rispondi
    Sono d'accordo con l'idea di base espressa dall'autore (al quale non posso certamente insegnare nulla), ma dissento dal modo come è stata esposta. Com'è possible distinguere razionalmente fra un operatore istituzionale che cerca il miglior strumento per la sua attività (presunta internazionale) e un ricco privato (sicuramente titolare di qualche family office o simile e raramente senza investimenti esteri)? Non si può e non si deve distinguere su questa base, a meno di accettare l'arbitrario che purtroppo fa da padrone in questo paese. Il criterio della liceità dell'uso di veicoli finanziari è un altro, ed è più semplice: tutto quello che è trasparente (quindi anche al fisco!) è lecito, quello che viene appositamente nascosto a volte (o spesso) non lo è. Peggio ancora: il desiderio di segretezza accomuna chi solo intende (legittimamente) nascondere che possiede o guadagna tanto e chi invece (abusivamente) non paga le tasse,chi evade e chi crea fondi neri, chi corrompe con soldi che circolano sottobanco o chi si fa corrompere, chi traffica con merce vietata come armi o droga, etc. L'unica soluzione è quella che vale in Svizzera per i residenti: tutto deve essere trasparente, non solo la dichiarazione fiscale dei ministri e dei deputati, ma per tutti. E legittimo preferire non far sapere quante tasse si pagano? Se qualcuno possiede e guadagna molto è anche per merito di un sistema di garanzia giuridica pubblica al mantenimento del quale è giusto che partecipi. I ladri nascondo.
  5. Antonio Sechi Rispondi
    Una possibile soluzione unilaterale ci sarebbe. Considerare per legge inesistenti tutti i rapporti giuridici tra soggetti domestici e controparti nella cui catena partecipativa figuri un soggetto residente in uno dei paesi opachi di cui si parla. Naturalmente, questo colpirebbe anche veicoli costituiti e gestiti in modi e per fini del tutto leciti e legittimi. Oggettivamente è un problema complesso.