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Il brusco addio all’Ad

Bruschi addii ai vertici di Generali e Luxottica: lasciano gli amministratori delegati. Le cause sono oscure nel primo caso, come è tradizione a Trieste. Sono invece chiare per quanto riguarda Luxottica, dove siamo al terzo cambio in pochi mesi. A soffrirne è l’immagine italiana nel mondo.

Il caso Generali

Bruschi addii ai vertici di Generali e Luxottica; le cause sono oscure nel primo caso, chiare nel secondo, ma l’immagine italiana nel mondo ne soffre comunque. Mario Greco, amministratore delegato di Generali, dopo inconcludenti trattative sul rinnovo del mandato, ha accettato l’offerta della concorrente Zurich. Arrivato a Trieste tre anni fa, Greco aveva lavorato bene risollevando il gruppo – le cui azioni, complice anche un mercato pessimo, sono ora scese sotto i prezzi di prima del suo arrivo. Sui motivi dell’abbandono, nello stile generalizio, grava la nebbia. Per alcuni grandi azionisti, Greco, uomo adatto alle ristrutturazioni e d’indole polemica, ha solo accettato un’offerta migliore, amen. Il problema è che questa è arrivata proprio perché quella di Generali era poco attraente. A sentire i sussurri, forse qualche socio voleva metter le mani sulle proprietà immobiliari, forse Greco puntava a una fusione che avrebbe diluito i grandi soci. È incongrua la reazione del consiglio di amministrazione, che ha attribuito le deleghe al presidente Gabriele Galateri, e affidato a un cacciatore di teste la ricerca del nuovo ad. La pentola è rimasta troppo sul fuoco, i cuochi avevano tutto il tempo, anche per pensare alla successione; perché una risposta così flebile e lenta? Ciò nuoce alla compagnia: gli amministratori dovrebbero curarsene, almeno quanto del patrimonio dei gruppi che li han designati. Le Generali non meritano questo stillicidio, che rischia di farci tornare agli anni dei maneggi opachi fra Parigi, Milano e Trieste, passando dal Lussemburgo.

Chi comanda in Luxottica

La visibilità, così scarsa a Trieste, è invece perfetta ad Agordo, come si addice al leader mondiale nell’occhialeria. Il panorama però è fosco. Leonardo Del Vecchio, presidente di Luxottica e suo controllante al 61 per cento, è diventato un mito per i manager di molte imprese, decidendo di fare solo l’azionista e affidando la gestione non ai figli, ma a dirigenti di provata abilità. Poi qualcosa s’è incrinato e Del Vecchio s’è messo a imitare tanti altri patron del genere “fasso tuto mi”. Prima ha bruscamente “dimesso” Andrea Guerra, reo di aver manifestato qualche interesse per ruoli pubblici, poi ha scelto come amministratori delegati due dirigenti a lui noti da anni, Massimo Vian ed Enrico Cavatorta; un vertice a due teste doveva “meglio rispondere alla crescente complessità del gruppo e alle dinamiche competitive globali”. Dopo solo un mese però Cavatorta va via; resta Vian, cui Del Vecchio a gennaio 2015 affianca Adil Mehboob-Khan, strappato a suon di dobloni alla Procter & Gamble (da cui son transitati diversi amministratori di Luxottica). A quel punto le teste sono tre, dato che al presidente era (e resta tuttora) affidato “il compito di supervisione e indirizzo strategico dell’attività gestoria dei due amministratori delegati”. Ovviamente non funziona; dopo un anno pure Khan prende la porta, sempre ben remunerato, perché cacciato, come Guerra e Cavatorta. Ufficialmente Vian è ora amministratore delegato unico, ma il vero numero uno è Del Vecchio: un presidente con deleghe è ben più di un ad, vista anche l’insistenza sulla necessità di un suo impegno almeno fino al 2017. Le ragioni addotte prima per la leadership duale sono diafane quanto quelle poi usate per revocarla. Il mantra passa ora dalla guida duale (o triplice) all’unità di comando. Ci si potrebbe chiedere quanto durerà, ma la vera domanda è un’altra: Del Vecchio non caccerebbe in tronco un boss così mutevole, che assume e licenzia gente a questo ritmo, con così flebili giustificazioni? La relazione di corporate governance di Luxottica per il 2014, ultima disponibile, dà “Informazioni sull’attuazione delle previsioni del codice di autodisciplina”, ma non chiarisce se la società aderisce al codice, o ritiene di rispettarne altrimenti la sostanza. Soprattutto, elenca sì la catena di dimissioni, ma ignora cause ed effetti dei ripetuti rebalton al vertice. Neanche i tanti professionisti capaci e seri in cda pare abbiano detto alcunché, né sui precedenti episodi del serial agordino, né su quello più recente (difficile che sia anche l’ultimo). A questo punto sarà solo un dettaglio, ma per il codice di autodisciplina i ruoli di presidente e amministratore delegato vanno separati se l’impresa ha un azionista di controllo; tanto più quando è proprio costui a sommare i ruoli. La relazione sulla governance del 2015 si deciderà ad affrontare il tema, o continuerà a mettere la testa sotto la sabbia? Una delle cause del sequel, scrive Il Sole-24Ore, è l’importante ruolo in azienda di Francesco Milleri, amico e fidato consulente di Del Vecchio, che vuol farlo entrare in cda; fino al prossimo rebalton. Serve poi tanto coraggio, per dire chiaro che in Luxottica gli amministratori delegati non possono più fare il loro lavoro? Del Vecchio è un grande imprenditore, ma anche i grandi sbagliano: condotte così erratiche mettono a rischio i frutti di decenni di fantastico lavoro. Il metodo è pessimo, ma speriamo per Luxottica (e per il paese) che la fortuna arrida benigna a chi così spensieratamente la provoca.

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Una precisazione del Gruppo Generali

Segnalo che, riguardo alla parte inerente a Generali, e in particolare all’andamento del titolo azionario, c’è un imprecisione che vi chiedo cortesemente venga rettificata: le azioni del Gruppo, infatti non sono mai scese, nell’ultimo periodo, sotto il valore precedente all’arrivo di Mario Greco.

 

La risposta dell’autore

La precisazione è corretta: Greco è arrivato in Generali ad agosto 2012 e nel luglio 2012 il titolo Generali ha oscillato fra 10,01 e 10,77 €. Oggi, 19 febbraio, ha oscillato fra un massimo di 11,84 e un minimo di 11,55 €. Ho sbagliato perché, fidando sulla memoria, ero sicuro che Greco fosse arrivato ad aprile 2013, e a marzo 2013 l’azione quotava più di ora. Avrei dovuto invece scrivere che ‘Il titolo è sceso tanto da avvicinarsi ai livelli precedenti l’arrivo di Greco’. Resta vero che il titolo Generali paga duramente l’addio di Greco. Speriamo che la scelta del nuovo ad riporti il Leone su valori più congrui, e soprattutto che anche in futuro la gestione eviti accordi trasversali fra i grandi soci.
S.B.

Una versione di questo articolo è disponibile su www.tvsvizzera.it

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  1. Artemio Franchi

    Caro Bragantini, mi permetto di far notare che sarebbe piu’ corretto confrontare la performance di Generali rispetto al settore assicurativo europeo che nel periodo di riferimento (indice eurostoxx insurance o indice stoxx 600 insurance) e’ quasi raddoppiato. Anche correggendo per il fattore paese (indice azionario italiano ha performato peggio dell’indice europeo) il risultato non cambia sostanzialmente. Durante il periodo di Greco, quindi, c’e’ stata una enorme distruzione di valore (esattamente il contrario di quello che Lei voleva dimostrare). Questo tuttavia non contraddice la sua analisi (le statistiche possono essere facilmente utilizzate anche per confutare una analisi, come la sua, totalmente condivisibile) ma conferma la pochezza del gruppo dirigente di Generali (a prescindere o meno da Greco). Pochezza che si evince anche dalla precisazione a dir poco fuori luogo e inconsistente che hanno fatto alla sua analisi. Cordiali Saluti. Artemio Franchi

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