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  1. Henri Schmit Rispondi
    Penso che il referendum promesso e promosso da Cameron sia una mossa astuta sia internamente che per i rapporti con l'UE, a patto che vinca la permanenza nell'UE, come sarà. Il voto popolare è sempre un rischio, condizionato da fattori esogeni, spesso casuali e emotivi. Ma questo vale per tutte le votazioni. Cameron vincerà all'interno perché disarmerà gli euro-scettici più radicali; con l'UE perché migliorerà la posizione del RU in termini finanziari e politici (ha ragione sul deficit democratico). Dà un contributo alla democrazia, perché provoca un dibattito pubblico. Dà un contributo allo sviluppo dell'UE che nella scia del dibattito britannico si deve chiarire le idee su che cosa ha sbagliato nel passato e su come può migliorare nel futuro. L'apparente indifferenza dell'opinione pubblica britannica dà ragione a Cameron: la brexit non entusiasma perché non convince. Unico rammarico: per essere democraticamente (e non solo despoticamente) valido, il referendum dovrebbe essere di potenziale iniziativa popolare ed essere permesso su tutti i temi di rilevanza, in tutti i paesi. Poche campagne referendarie mirate su temi cruciali cambierebbero l'Italia più di decenni di riforme promosse all'interno dei palazzi.