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  1. Michele Rispondi
    Non vale la pena di discutere una manovra finalizzata unicamente a comperare consenso a spese dei contribuenti
  2. Max Rispondi
    Come osserva l'autore dell'intervento, sarebbe stato molto meglio dotare le scuole dello stesso ammontare procapite (per studente) per finanziare attività culturali per tutti gli studenti (comunitari e non, sia che votino sia che non votino). Temo fortemente che l'educazione alla cultura dipenda dal contesto familiare in cui uno è cresciuto, e che un bonus di 500 euro a 18 anni non crei molta cultura. Molto meglio cercare di creare cultura (ed integrazione) all'interno delle scuole, già in "tenera" età e con la guida degli insegnanti. Iniziativa "schizofrenica" anche, e soprattutto, se valutata alla luce della contrazione di altri investimenti che creano sicuramente cultura, come nell'istruzione universitaria. Iniziativa veramente molto difficile da comprendere (se non si vuole pensare male).
    • Sergio Brenna Rispondi
      Non solo non tutti i 18enni sono uguali, ma i 19enni, i 20enni e così via non si capisce perché sia da meno. Meglio sarebbe stato, appunto, dare un contributo alle scuole o quanto meno a tutti i giovani in corso di studi
    • Daniel Rispondi
      Non sono d'accordo con le vostre interpretazioni. La differenza tra questi 500 euro e "risorse" generiche aggiunte al mucchio sta nel modo in cui un diciottenne percepisce questi soldi. Sono soldi dati all'individuo, direttamente, quindi: 1) Si evitano sprechi: io che ho questi 500 euro di certo vorrò massimizzarne l'utilità per me stesso 2) Si rende più personale e personalizzabile ciò che è cultura, sottraendo una scelta che a diciotto anni si dovrebbe essere in grado di compiere, per se stessi, meglio di qualsiasi burocrazia o professore bigotto come ce ne sono ancora molti In sintesi, una misura del genere, con la stessa quantità di spesa genera un risultato molto migliore e molto più efficace. Peccato solo siano stati esclusi gli stranieri extracomunitari, un occasione per fare meglio la prossima volta.
      • Max Rispondi
        Daniel, bisogna mettersi d'accordo sullo scopo di quel bonus. Se lo scopo è quello di aumentare l'utilità degli individui (e non di produrre cultura) allora hai perfettamente ragione, uno può farne l'uso che vuole (entro i vincoli stabiliti dalla legge), e la sua utilità aumenta, magari non la sua cultura. Due, non tutti i diciotenni daranno lo stesso peso alla cultura, o sono in grado di comprenderne il valore. Se così fosse, solo chi è "educato alla cultura" accederà ed utilizzerà il bonus, aumentando ulteriormente il gap già esistente tra gli individui. Un intervento in giovane età ed a scuola consentirebbe di attenuare queste differenze. La letteratura su education economics (James Heckman e numerosi altri), ad esempio, mostra che politiche che mirano ad influenzare le scelte educative degli individui (ad esempio la decisione di iscriversi all'università) sono efficaci soprattutto se intervengono su individui di giovane età. Sarà comunque difficile valutare questa politica, a meno di considerare come creazione di cultura l'aumento di consumi culturali, in questo caso l'effetto positivo è tautologico. Più difficile sarà farne un'analisi costi-benefici, dato che quei fondi sono stati sottratti ad altri usi. E' però sicuro che creando un rapporto diretto tra "erogatore" e beneficiario (che aumenta la sua utilità), questa politica avrà probabilmente dei maggiori rendimenti elettorali rispetto ad un'erogazione alle scuole.